Cinque tra i migliori fumetti usciti nel 2013

I 5 migliori fumetti del 2013 secondo noi

Inauguriamo oggi, con questo pezzo, una serie di otto articoli che ci terranno compagnia da qui al 7 gennaio prossimo (giorni festivi esclusi) per cercare di tracciare una summa di quanto di bello e memorabile è uscito nell’anno che si avvia a concludersi. Partiamo dai fumetti, ma già domani proseguiremo coi dischi e poi verranno i film, le serie tv, i libri, i videogiochi ed altro ancora. È il nostro modo per cercare di segnalare qualcosa che a molti di voi magari non è sfuggito ma ad altri sì, e per assegnare dei giusti riconoscimenti. Visto però che il compito è arduo e le possibilità di scelta sono varie, vi invitiamo anche ad aggiungere – nell’apposito spazio per i commenti, in calce all’articolo – le vostre preferenze, in modo che questa e le altre pagine possano diventare una raccolta di consigli in divenire. Ma ora lasciamo spazio a cinque grandi fumetti usciti nel 2013 e che a nostro avviso vale la pena recuperare.

 

Topolino

Dal numero 3000 al cambio di editore

Ci sarebbero tanti, tantissimi motivi per consigliare Topolino: da decenni è una colonna portante della nostra editoria, ha allevato milioni di italiani e continua imperterrito, ancora oggi, a proporre alcuni dei migliori autori nostrani in storie divertenti e intriganti. Quest’anno, però, più degli altri è stato un anno speciale per il settimanale a fumetti più longevo d’Italia, principalmente per due motivi: primo, il 28 maggio è uscito lo storico numero 3000; secondo, l’8 ottobre è arrivato in edicola il primo numero targato Panini Comics, nuova casa editrice che ha rilevato i diritti dalla Disney Italia. In questo modo Topolino è ritornato per settimane sotto il riflettore dei principali mass media, come forse non accadeva da anni, e ha potuto godere di una certa visibilità. Visibilità meritata anche a riguardare a volo d’uccello le storie uscite nel corso di questo anno: solo per citare le più celebri, ricordiamo il bellissimo adattamento di Moby Dick firmato da Francesco Artibani, Paolo Mottura e Mirka Andolfo e la chicca d’apertura del numero 3000 creata da Tito Faraci e Giorgio Cavazzano.

 

unastoria

Il ritorno di Gipi

Ci sono alcuni autori con i quali si va sul sicuro. Sono pochi, certo; in Italia probabilmente si contano sulle dita di una mano. Ma ci sono. E uno di questi è indubbiamente Gipi, alias Gianni Pacinotti, 50 anni appena compiuti e da una decina scarsa sulla breccia dell’onda nel panorama del fumetto italiano. Sempre che di fumetto si possa propriamente parlare: le opere di Gipi stanno in una specie di limbo che si trova a metà strada tra graphic novel, sogno e illustrazione; sono storie, sì, ma storie che distruggono il concetto tradizionale di storia, sono divagazioni in incubi, sogni e ricordi, sono esplorazioni nella psiche e nei paradossi dell’esistenza. LMVDM, l’ultima opera di un certo peso, era uscita nel 2008, e dopo cinque lunghi anni si sentiva l’esigenza del ritorno dell’autore pisano a un racconto più arioso, complesso, dei suoi: e così è stato con unastoria, data alle stampe dalla consueta Coconino lo scorso novembre e già un ottimo successo di critica prima ancora che di vendite. La trama è come sempre difficile da raccontare, ma si dipana in parallelo tra uno scrittore in crisi che finisce in un ospedale psichiatrico e il di lui nonno, soldato durante la Prima Guerra Mondiale.

 

Saga

La consacrazione di Brian K. Vaughan

Un assaggio ci era già stato dato da BAO Publishing alla fine dell’anno scorso, quando nelle nostre librerie era comparso il primo volume di Saga, la nuova serie di Brian K. Vaughan (già autore degli apprezzati Y L’ultimo uomo e Runaways) e Fiona Staples (qualche miniserie e qualche bella copertina, ma qui al primo lavoro di una certa importanza); ma è quest’anno che la storia fantascientifica e fantasy pubblicata da Image ha conquistato sia gli Stati Uniti che l’Italia, portando a casa premi – tre Eisner Award e un Hugo Award – e grandi apprezzamenti da parte della critica. Tra l’altro, proprio nel luglio di quest’anno BAO ha mandato in stampa il secondo volume, che continua a presentare la fuga dei due protagonisti – una coppia interrazziale, se così si può dire visto che provengono da due pianeti diversi – da altrettanti cacciatori di taglie, in un’atmosfera che è stata definita l’incontro di Star Wars e Il trono di spade.

 

Orfani

Il colore sbarca in casa Bonelli

Di Orfani, l’ultima collana nata in casa Sergio Bonelli Editore, si è già scritto tutto e il contrario di tutto: la si è osannata o criticata, attaccata e difesa. Gran parte della discussione, bisogna dirlo, si è limitata ai numeri: a quanto è stato investito dalla Bonelli in termini di promozione e quanto ha venduto finora la miniserie di Recchioni e Mammucari. Ma, ci sia consentito, non ci si può fermare solo a questo; Orfani è probabilmente la più importante sperimentazione nel campo del fumetto popolare italiano degli ultimi venticinque anni, sia a livello editoriale che di stile narrativo: da un lato, per la prima volta la Bonelli ha deciso di fare una deroga al proprio classico formato, presentando tutti i numeri a colori e ad un prezzo maggiorato, oltre che programmando a priori due “stagioni” della serie; dall’altro, lo stile scelto è molto veloce e “videoludico”: pochi dialoghi, parecchia azione, infinite citazioni e rimandi ai classici del genere, grande spazio lasciato non solo al disegno ma anche all’impostazione grafica vera e propria. Il fumetto italiano, insomma, sembra incontrarsi con quello americano (e in misura meno netta con quello giapponese), e a sua volta questo nuovo miscuglio si confronta faccia a faccia con altri media, soprattutto tv e videogame. Il gioco sarà valso la candela? Lo potremo dire compiutamente solo tra qualche mese, ma per ora il dado è stato tratto, e forse non si potrà tornare indietro tanto facilmente.

 

L’attacco dei giganti

Scenari post-apocalittici dall’estremo oriente

Concludiamo con un manga, in realtà anche questo comparso nelle nostre fumetterie nel 2012 ma giunto al successo – di pubblico e di critica – soprattutto nel corso del 2013: L’attacco dei giganti del giovane Hajime Isayama, classe 1986, pubblicato da Planet Manga. Anche qui il tema, come già in Saga e Orfani (sembra essere la tendenza più comune nella nuova narrativa a fumetti), è fantascientifico al limite col post-apocalittico: in una realtà alternativa, infatti, l’umanità è perennemente minacciata dalla presenza di giganti che si nutrono di uomini e donne. Tre ragazzi, due maschi e una femmina, fanno parte del corpo di difesa della città e dovranno affrontare la nuova avanzata di questi strani e altissimi esseri di cui si sa poco o nulla. Premiatissima in Giappone e già oggetto, dopo poco più di tre anni dal lancio su rivista, di un anime da 25 episodi, la serie continua a trainare in madrepatria il mensile Bessatsu Shonen Magazine della Kodansha e ha segnato l’esordio assoluto dell’allora ventitreenne Hajime Isayama, che è arrivato a pubblicare dopo aver partecipato ai vari concorsi che le case editrici inducono annualmente in Giappone. Solo in madrepatria, a fine 2012 il manga aveva superato, con i tankobon, le dieci milioni di copie vendute.

 

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