Ci siamo: finalmente oggi le nostre analisi del 2013 finiscono, e da domani potremo tornare a riguardare con calma e interesse a quello che ci può regalare, in termini di cinquine, il 2014. Ma prima non potevamo esimerci dall’aggiungere un ultimo capitolo al libro delle revisioni, un capitolo dedicato ai videogame per console e PC, di cui in effetti non abbiamo ancora parlato. Eccovi dunque la nostra selezione di cinque grandi videogiochi usciti nel 2013.

 

Grand Theft Auto V

Record di vendite e non solo

Non sempre i dati degli incassi coincidono con la qualità: la storia del nostro cinema, della nostra letteratura e di molte altre “arti di consumo” è piena di esempi di capolavori ignorati dal grande pubblico ed immonde schifezze invece vendutissime e amate dalle masse. Nel campo dei videogiochi, però, in cui il marketing incide solo relativamente ed in cui più forte è la presenza di appassionati è più difficile che si verifichino casi di questo genere, e quasi sempre buone vendite sottintendono una buona qualità. L’ultimo capitolo di Grand Theft Auto, rilasciato da Rockstar Games nel settembre scorso, è un perfetto esempio di quanto detto finora: ha surclassato tutti i record non solo nel mondo dei videogiochi ma più in generale di tutte le forme d’intrattenimento per quanto riguarda gli incassi nei primi giorni di commercializzazione, ma ha anche stupito gli appassionati per la qualità e l’efficacia della realizzazione. Già la serie ambientata nel mondo della delinquenza della costa ovest si era imposta, da anni, come una delle più appassionanti del mondo delle console, ma questo quinto capitolo, la cui realizzazione è durata anni ed ha coinvolto migliaia di persone, è decisamente un capolavoro per precisione nei dettagli, impatto, giocabilità e capacità di coinvolgimento. In particolare, in questo nuovo episodio ci sono piaciuti la profondità del gioco, capace di offrire scenari sempre diversi e nuovi; la possibilità di passare da un personaggio all’altro, anche all’interno di una medesima azione, cosa che consente di creare delle situazioni di particolare interesse soprattutto durante le missioni; la modalità online, sempre più il punto forte della serie.

 

Pokémon X e Y

L’arrivo della tridimensionalità

I videogiochi dei Pokémon pensati per le varie console portatili concepite lungo gli anni dalla Nintendo hanno allevato milioni di videogiocatori, allenandoli alle dinamiche dei role-playing-game e, nonostante una grafica spesso spartana e bidimensionale, alla gestione strategica di decine di personaggi, abilità, caratteristiche. L’ultimo doppio capitolo della saga, il Pokémon X e Y annunciato a gennaio e pubblicato a ottobre del 2013, ha però decisamente rinnovato la serie e l’ha fatto alla grande: il primo punto che salta all’occhio è infatti l’avvento del 3D, introdotto in maniera efficace e coinvolgente, volto a rendere ancora più realistico il mondo immaginato per primo da Satoshi Tajiri; in secondo luogo, però, miglioramenti sono stati apportati anche alla dinamica delle battaglie e alla varietà dei personaggi (sono stati aggiunti 69 nuovi Pokémon e 28 altre Mega Evoluzioni), rendendo il gioco più moderno e coinvolgente. Certo, non manca qualche pecca qua e là – in molti hanno lamentato, e non senza ragioni, la piattezza della trama e dei personaggi – ma in generale questa ci sembra probabilmente l’uscita più convincente da molti anni a questa parte della serie dedicata ai “mostri tascabili” collezionabili.

 

The Last of Us

Protagonisti di un film

Cinema, fumetti e televisione negli ultimi anni ci hanno abituati a frequenti capatine in realtà post-apocalittiche, in cui un olocausto nucleare, una malattia infettiva o un evento atmosferico catastrofico hanno ridotto l’umanità a poche migliaia di persone che lottano forsennatamente per la loro sopravvivenza. Ovvio che questo tema, che nel mondo dei videogiochi ha avuto varie incarnazioni nel corso del tempo, diventasse protagonista di alcune uscite anche quest’anno, e in particolare a noi – e non solo a noi, a giudicare dai premi e dalle vendite – è piaciuto The Last of Us, realizzato da Naughty Dog in esclusiva per PlayStation 3. Il punto di partenza della storia è un fungo che ha infettato gli esseri umani e li ha resi qualcosa di simile a zombi ostili; il protagonista però, ovviamente, è uno dei sopravvissuti, il disincantato Joel che ha come compito quello di portare la giovane Ellie fuori dall’area militarizzata in cambio di un discreto compenso. E il punto di forza di The Last of Us, per una volta, è proprio nella trama, accurata, realistica, cinematografica: la psicologia dei personaggi, per quanto non originalissima, è convincente, così come le loro motivazioni, che li rendono per una volta finalmente simili a persone reali che interagiscono allo stesso modo in cui forse faremmo noi, favorendo così l’immedesimazione dei giocatori. Un effetto di realismo che, infine, è ulteriormente potenziato dalla grafica spettacolare e dalla complessità delle situazioni che il giocatore si trova di volta in volta ad affrontare.

 

Dota 2

Il MOBA dell’anno

Se avete le spalle larghe e se da un’esperienza videoludica non cercate facili conferme per il vostro ego ma una sfida difficile – se non quasi impossibile – da superare, il gioco che probabilmente fa per voi è Dota 2, il multiplayer online lanciato la scorsa estate da Valve Corporation come seguito non ufficiale di Defense of the Ancients, a sua volta mod di Warcraft III lanciato nella sua prima versione addirittura nel 2003. Sviluppato a partire dal lavoro di “IceFrog”, programmatore attivo anche su DotA, il videogame si può giocare tramite Steam su Windows, Mac e Linux e in questi primi mesi dopo il lancio ha raggiunto punte di 600mila giocatori attivi contemporaneamente. Ma parlavamo di spalle larghe e di ego: perché Dota 2 è un gioco di una difficoltà raramente vista sugli schermi, in cui un neofita può realmente fare molta fatica. Al di là di questo, però, e anzi forse proprio per questo il MOBA si rivela incredibilmente competitivo, una sfida entusiasmante e coinvolgente: lo scopo è quello di distruggere la base del proprio avversario guidando una propria squadra di eroi attraverso vicoli e percorsi, utilizzando strategie real-time e ovviamente le abilità dei vari personaggi scelti a comporre il proprio team. Il gioco è disponibile gratuitamente e, da qualche settimana, vi si può accedere anche senza registrazione.

 

BioShock: Infinite

Sulla città volante

In un videogioco moderno, sempre più peso è dato alla storia – come abbiamo avuto modo di raccontare poco sopra – ma anche e soprattutto all’ambientazione, che non è più un suppellettile carino ma sostanzialmente inutile ma è diventato sempre più negli ultimi anni un elemento cardine nella fascinazione e nell’immedesimazione del giocatore. Potremmo anzi dire, cercando di parlarne a volo d’uccello, che alcuni videogame hanno per le giovani generazioni preso il posto di quello che facevano un tempo il cinema e la letteratura, cioè hanno saputo ricreare dei mondi di fantasia credibili, affascinanti e originali in cui immergere i loro fruitori. Questo è, ci sembra, anche il principale pregio di BioShock: Infinite, terzo capitolo – ma in realtà storia a sé stante – di una saga inaugurata nel 2007, che è sbarcato nella primavera scorsa su Windows, PlayStation e Xbox e poco dopo pure su Mac. Il plot è facilmente riassumibile: nel 1912, un ex agente di un’agenzia investigativa, Booker DeWitt, ha il compito di salvare una ragazza che è intrappolata in una città galleggiante, Columbia, nata come un’utopia del sogno americano ma presto degenerata, e per farlo dovrà ovviamente affrontare avversari pericolosi e, soprattutto, sparare. Proseguendo la tradizione inaugurata col primo BioShock, insomma, i tipi della Irrational Games hanno deciso di creare un altro controverso universo parallelo, in cui i rischi del progresso e dello stile di vita americano emergono in tutta la loro forza e pericolosità: Columbia, infatti, si regge sul lavoro schiavistico e su un fondo di idee profondamente razziste che, a cavallo del Novecento, erano appunto ancora diffusissime non solo negli Stati Uniti; e in questo ambiente, in questa realtà il giocatore si muove, cercando di portare un po’ della ragione – e delle capacità balistiche – dell’uomo moderno.

 

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