Cinque tra i migliori videogiochi del 2014

Alla scoperta dei migliori videogiochi del 2014

Dal punto di vista dei videogiochi, il 2014 è stato a mio avviso l’anno dell’assestamento delle console. Lanciate la PlayStation 4 e la Xbox One sul finire del 2013, le due piattaforme si sono date battaglia per tutto quest’anno, cercando di sfornare esclusive, bundle, promozioni e quant’altro pur di surclassare l’avversario.

Per una volta, però, il dominio di Sony e Microsoft sembra anche pronto per essere finalmente messo a dura prova dai dispositivi portatili: il progressivo miglioramento di tablet e smartphone, le cui dimensioni vanno tra l’altro crescendo, ci fa pensare che questo possa essere forse l’ultimo anno di dominio effettivo delle console tradizionali, sempre più minacciate da più parti da rivali che non puntano più solo al mercato dei giocatori occasionali, ma anche – e sempre più nettamente – dello “zoccolo duro”.

Un anno di assestamento

Questa tendenza, ci pare, emerge anche dalla lista che abbiamo cercato di assemblare relativa ai migliori videogiochi del 2014: accanto ai classici giochi d’azione o rpg, infatti, ne abbiamo inserito uno uscito solo per PC e iOS e un altro per Wii U e 3DS, ma anche altri videogame di questo tipo hanno tallonato la fatidica quinta posizione, mancando di poco l’inclusione in classifica.

D’altro canto, anche i giochi nati quest’anno primariamente per PlayStation e Xbox mi sembrano essere sì degli ottimi prodotti, ma che però aggiungono tutto sommato poco a quanto già era uscito negli scorsi anni. Il 2014, insomma, in generale potremmo inquadrarlo come un anno interlocutorio, in cui si sono sfornati videogiochi interessanti ma in cui poco di nuovo è stato realmente detto: vediamo comunque in che modo i produttori ci stanno traghettato verso le nuove sfide del futuro.

 

Hearthstone: Heroes of Warcraft

Un gioco di carte collezionabili gratuito e appassionante

Cominciamo, seguendo un ordine basato esclusivamente sulla data di uscita nei negozi, proprio con il gioco che citavamo implicitamente in introduzione, Hearthstone: Heroes of Warcraft, rilasciato nel marzo 2014 per Windows, OS X e iOS (anche se presto dovrebbe arrivare pure una versione per Android).

La sua particolarità è quella di essere un gioco di carte collezionabili basato su World of Warcraft e sviluppato non a caso dai detentori dei diritti di quest’ultimo, la Blizzard Entertainment che ha sede ad Irvine, in California. Come in molti titoli di questo genere, dopo aver sfidato un giocatore online – sia esso uno sconosciuto trovato tramite il servizio di ricerca Battle.net o un amico inserito nella propria lista di possibili contatti – l’obiettivo è quello di azzerare i punti salute dell’avversario utilizzando le carte del proprio mazzo.

Due sono le categorie in cui possono idealmente essere divise queste carte: da una parte quelle magia, dall’altra quelle servitore. Le prime servono per produrre un incantesimo utile a infliggere danni, distruggere un servitore, far pescare carte all’avversario o potenziare i propri servitori; le seconde, invece, evocano appunto un servitore dotato di un proprio valore di attacco e di salute che può attaccare o un servitore avversario o direttamente il proprio nemico, usando spesso le caratteristiche aggiuntive che sono a lui associate, che possono riguardare la carica, il grido di battaglia, la rabbia, lo scudo divino e così via.

Il gioco è stato pensato per garantire un facile accesso anche ai neofiti o a chi non è propriamente esperto del mondo di Warcraft, anche tramite partite veloci e non troppo ingarbugliate, pur mantenendo un’alta attenzione ai dettagli; l’elemento più interessante anche per il futuro dei videogame, comunque, è la sua gratuità, visto che gli sviluppatori incamerano fondi solo dalla vendita di carte – che comunque si possono conquistare anche senza spendere denaro reale – o, secondo quanto programmato per il futuro, dalla possibilità di personalizzare l’esperienza utente tramite pacchetti scaricabili a pagamento.

 

Dark Souls II

Immergersi in un mondo difficile e terribile

Era dal 2011 che aspettavamo un seguito per Dark Souls, il bel videogioco d’azione sviluppato dalla From Software, e finalmente quest’anno la nostra fedele attesa è stata ripagata con l’uscita – a marzo per le console e ad aprile per Windows – di Dark Souls II, una nuova avventura in cui il protagonista si trova ad affrontare una serie di pericoli, di anime e di Giganti nel percorso per diventare re.

Quello che conta, però, è che rispetto al predecessore la filosofia di gioco è rimasta immutata, mentre nel contempo varie sono state le migliorie apportate alla grafica e ai meccanismi d’azione: così se i comandi sono grossomodo gli stessi di Dark Souls e il passaggio dall’uno all’altro è praticamente indolore, qui si nota una maggior cura dei dettagli, una grafica più adatta al 2014, una fisica migliorata ma anche un’intelligenza artificiale degli avversari più realistica. Inoltre sono stati ovviamente creati nuovi boss da sconfiggere, alcuni particolarmente intriganti.

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Il gioco è stato giustamente esaltato dalla critica specializzata, che non ha risparmiato elogi, sottolineando come, rispetto alla concorrenza, qui siano molto più stimolanti la forza dei nemici da affrontare, ma anche l’atmosfera e tutto il settore visivo, di grande impatto. Il gioco trova in effetti il suo punto di forza nella capacità di coinvolgere a 360° il giocatore, nell’intento – pienamente riuscito – di farti sentire davvero parte del gioco, di immergerti in una realtà alternativa in una maniera che pochi altri giochi riescono a fare.

Certo, Dark Souls II non è affatto un titolo semplice e, soprattutto per chi non ha giocato al primo capitolo o è un neofita del genere, approcciarvisi può essere un’esperienza particolarmente frustrante; ma se siete dei videogiocatori appassionati e questo è il vostro genere, non potete farvi mancare questo gioco.

 

Super Smash Bros. per Nintendo 3DS e Wii U

Il picchiaduro che fa la storia dei videogiochi

Meno complesso ma non meno entusiasmante è Super Smash Bros. per Nintendo 3DS e Wii U, l’unico gioco in esclusiva per le console della Nintendo che abbiamo inserito nella nostra classifica, un gioco che però è stato fin dalla sua uscita, avvenuta per il mercato europeo il 3 ottobre scorso, un sicuro candidato a qualsiasi graduatoria si fosse stilata per i migliori giochi dell’anno.

La serie, sviluppata dalla Bandai Namco già a partire dal 1999 e giunta alla sua quarta avventura, si è sempre caratterizzata per presentare dei picchiaduro in cui si riunivano personaggi provenienti da serie tra loro molto diverse, come quella di Mario e The Legend of Zelda, i Pokémon e Donkey Kong e così via. Per la prima volta, quest’anno, la serie ha però compiuto un deciso salto in avanti a livello grafico, con una definizione in HD e l’uso del 3D stereoscopico. Tutto questo non ha potuto che giovare al gioco, che non a caso ha fatto registrare delle vendite record sia in Giappone che nel resto del mondo.

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Moltissimi sono infatti i personaggi selezionabili, che spaziano anche ben al di fuori del consueto mondo della Nintendo e vanno ad abbracciare anche dei pezzi importanti di storia del videogioco: oltre ai soliti Mario, Luigi, Peach, Donkey Kong, Link, Zelda, Yoshi e Kirby, infatti, molti sono i personaggi provenienti dai Pokémon (Pikachu, Lucario, Charizard, solo per citarne alcuni), ma anche dai mondi di Duck Hunt, Sonic, Mega Man, PAC-MAN ed altri giochi ancora. E nella modalità All Stars, tra l’altro, si può giocare contro tutti gli sfidanti ordinati proprio per annate, partendo da quelli nati negli anni ’80 fino ad arrivare ai giorni nostri.

Degna di nota è poi la modalità multiplayer, sia sul 3DS che su Wii U, che rende il gioco molto più appassionante di quanto non sia invece se giocato da soli; in ogni caso la miglior esperienza di gioco la si ha sulla console fissa, attraverso la quale la grafica avanzata può essere goduta in tutta la sua bellezza, mentre sul piccolo schermo del 3DS ci possono essere difficoltà di comprensione di ciò che sta avvenendo.

 

La Terra di Mezzo: l’ombra di Mordor

Rivivere le atmosfere di Tolkien

La fortuna delle grandi saghe tolkeniane, al cinema come nel campo dei videogiochi, sembra essere ben lontana dall’affievolirsi: mentre al cinema prosegue con grandissimo successo la trilogia tratta da Lo Hobbit, anche i giochi – sia quelli digitali che quelli “analogici” – continuano a celebrare le avventure degli eroi della Terra di Mezzo.

Nel campo videoludico, il contributo di quest’anno a questo sottogenere ormai più che florido è stato La Terra di Mezzo: l’ombra di Mordor (titolo originale: Middle-earth: Shadow of Mordor), bel gioco sviluppato da Monolith Productions e Behaviour Interactive e rilasciato lo scorso ottobre dalla Warner Bros, che possiede i diritti della saga cinematografica. Un gioco che si pone idealmente tra gli eventi narrati ne Lo Hobbit e quelli de Il Signore degli Anelli, ricalcandone lo stile avventuroso ma al contempo conservandone il senso dell’incombente avanzata del male.

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Protagonista dell’avventura è Talion, soldato di Gondor che viene ucciso – assieme ai suoi compagni e alla sua famiglia – da Sauron e dai suoi Capitani Neri, ma che viene poi riportato in vita dallo spettro di Celebrimbor, il fabbro elfico che ha forgiato gli Anelli del Potere: insieme, i due dovranno avanzare per Mordor, affrontando i vari servi dell’Oscuro Signore, fino a giungere allo scontro finale.

Il gioco è, di fatto, un’avventura open world che riesce a far rivivere perfettamente l’atmosfera creata da J.R.R. Tolkien nei suoi romanzi, un’atmosfera che raramente era stata portata così bene all’interno di un videogioco; degno di nota dal punto di vista tecnico è però anche il Nemesis System, un sistema che ricorda le precedenti interazioni tra il proprio personaggio e gli altri esseri che incontra nel cammino e quindi permette una sorta di adattamento dell’intelligenza artificiale al tipo di giocatore che si ha di fronte, rendendo notevolmente più realistica tutta l’avventura.

 

Alien: Isolation

Salvarsi dal mostro

Già La Terra di Mezzo: l’ombra di Mordor è un gioco che può incutere un po’ di timore, per quest’aura di oscurità che contraddistingue molti dei racconti tolkeniani; però se volete davvero provare il brivido della paura, di quella vera che toglie il fiato e fa tremare i polsi, non potete perdere Alien: Isolation, il gioco che chiude la nostra cinquina e che è stato pubblicato il 7 ottobre da SEGA, ma sviluppato dagli inglesi di The Creative Assembly, già responsabili della serie di Total War.

Ambientato 15 anni dopo gli eventi del film Alien e 42 anni prima di Aliens – Scontro finale, il videogioco ha per protagonista Amanda Ripley, la figlia di Ellen, impegnata ad indagare sulla sorte capitata a sua madre; per questo la ragazza si dirige verso la stazione spaziale Sevastopol, intenzionata a recuperare la scatola nera della Nostromo, solo però per scoprire che lì uno Xenomorfo ha già ucciso la maggior parte dell’equipaggio.

Alien: Isolation
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La caratteristica principale del titolo, che lo differenzia da altri giochi tratti dalla stessa serie cinematografica, è che in questo caso siamo davanti a quello che in gergo si definisce un survival horror, un gioco cioè in cui l’obiettivo principale non è eliminare il nemico – lo Xenomorfo infatti non può essere ucciso – quanto quello di salvarsi dai suoi attacchi e, semplicemente, sopravvivere. Le armi possono quindi essere sì usate contro umani e androidi oppure per spaventare l’alieno, ma non per fare qualcosa in più di questo; e ovviamente tale caratteristica rende il gioco ancora più inquietante e porta il giocatore, volente o nolente, a sviluppare e utilizzare una serie di tattiche stealth.

Il gioco ha decisamente rinverdito una serie che, con Aliens vs. Predator e Aliens: Colonial Marines, non aveva particolarmente impressionato. Da rimarcare, a mio avviso, soprattutto l’ottima intelligenza artificiale che fa sì che l’avventura rimanga a lungo imprevedibile, un aspetto indispensabile per suscitare la tensione e la paura.

 

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