Cinque tra i più importanti Parchi Nazionali in Italia

Alla scoperta dei più importanti parchi nazionali in Italia, compreso il Gran Paradiso da cui proviene questa immagine (foto di Dominicus Johannes Bergsma via Wikimedia Commons)
Alla scoperta dei più importanti parchi nazionali in Italia, compreso il Gran Paradiso da cui proviene questa immagine (foto di Dominicus Johannes Bergsma via Wikimedia Commons)

Se siete degli amanti della natura, sicuramente per voi non c’è posto migliore di un parco naturalistico, in cui i paesaggi si ergono incontaminati e lo Stato, o gli enti locali, si danno per una volta da fare per custodire e conservare ciò che di bello c’è in Italia. E tra tutti i parchi, ovviamente, grande importanza rivestono i cosiddetti Parchi Nazionali, quelle realtà di particolare interesse che vengono tutelate direttamente dall’alto.

In tutto sono 24, sparse abbastanza equamente dal nord al sud del paese, e coprono circa il 5% del territorio nazionale. Ma quali sono le più importanti? Quali sono i più bei Parchi Nazionali in Italia? Noi ve ne proponiamo, per cominciare, cinque, scelti tra i più rappresentativi.

L’immagine di copertina rappresenta la zona del Parco del Gran Paradiso (foto di Dominicus Johannes Bergsma via Wikimedia Commons)

 

1. Parco Nazionale dello Stelvio

Uno dei più antichi e belli parchi naturali italiani è indubbiamente quello dello Stelvio, che si estende tra Trentino-Alto Adige e Lombardia.

Fondato nel 1935, il parco ha lo scopo di tutelare la flora e la fauna del gruppo montuoso composto dall’Ortles e dal Cevedale.

La valle del Braulio nel Parco Nazionale dello Stelvio (foto di Elch33 via Wikimedia Commons)

Esteso per più di 130mila ettari, tra l’altro confina con una serie di altri parchi sia regionali che provinciali, italiani e svizzeri, che si estendono anche lungo l’Adamello a formare, complessivamente, un’area ecologica protetta tra le più grandi in Europa di quasi 400mila ettari.

Tramite i punti di accesso lombardi (Bormio, Ponte di Legno e Valdidentro), trentini (Rabbi e Cogolo) o altoatesini (Prato allo Stelvio, Stelvio, Martello e Ultimo) si entra in un’area dominata dalle foreste di conifere, con gli abeti – perlopiù rossi – che man mano che si sale di altitudine cedono il passo ai larici, al pino cembro e poi agli arbusti nani.

Flora, fauna e questioni politiche

Le principali specie floreali del parco sono poi raccolte anche nel Giardino Botanico di Bormio.

Per quanto riguarda gli animali è abbastanza frequente imbattersi in cervi, stambecchi, camosci, caprioli, donnole, tassi, marmotte, scoiattoli, lepri, volpi, ermellini, mentre tra gli uccelli si segnalano l’aquila reale, il corvo imperiale, il picchio, la cornacchia, lo sparviero, il gufo, il gipeto, il gracchio corallino ed altre specie ancora.

Genzianella al Parco Nazionale dello Stelvio (foto di ChiaCasi via Wikimedia Commons)
Genzianella al Parco Nazionale dello Stelvio (foto di ChiaCasi via Wikimedia Commons)

Negli ultimi anni però il parco è balzato agli onori della cronaca non tanto per le sue bellezze naturalistiche, quanto a causa di alcune polemiche politiche. Associazioni come Legambiente hanno infatti denunciato il rischio che in alcune zone del parco si trascurassero le norme per la tutela ambientale.

Questo è dovuto al fatto che un accordo politico nel 2010 ha ridefinito il sistema amministrativo della zona, escludendo dal Consiglio di Gestione le figure scientifico-ambientaliste che invece erano fino a quel momento previste, e lasciando quindi tutto in mano semplicemente agli enti politici.

 

2. Parco Nazionale del Gran Paradiso

Scendiamo, nel percorso che abbiamo preparato dal nord al sud della nostra penisola, solo di qualche grado di latitudine, spostandoci contemporaneamente verso ovest, per incontrare quello che è il più antico Parco Nazionale italiano, quello del Gran Paradiso, a cavallo tra Piemonte e Val d’Aosta e confinante con l’analogo parco francese della Vanoise.

Istituito nel 1922, occupa oggi un’estensione di più di 71mila ettari e ha la sua sede principale a Torino.

Stambecchi al Parco Nazionale del Gran Paradiso (foto di Luca Casale via Wikimedia Commons)
Stambecchi al Parco Nazionale del Gran Paradiso (foto di Luca Casale via Wikimedia Commons)

L’elemento più caratteristico del parco, e anche il principale fautore – indiretto – della sua nascita, è lo stambecco, che assieme al camoscio veniva cacciato da secoli sulle montagne della vallata.

L’ex riserva di caccia allo stambecco dei Savoia

Nel 1821, infatti, l’allora re di Sardegna, Carlo Felice, proibì la caccia agli stambecchi nella zona, animato non tanto da intenti di salvaguardia della specie (che era comunque già allora a rischio estinzione) ma dalla volontà di avocare a sé quell’attività.

Fu però soprattutto con Vittorio Emanuele II che la zona venne definitivamente riservata al re grazie a una serie di contratti stipulati con i valligiani che portarono, nel 1856, all’istituzione della Riserva Reale di Caccia del Gran Paradiso.

Questa riserva, più di sessant’anni dopo, sarebbe stata donata da Vittorio Emanuele III allo Stato italiano e avrebbe portato di lì a pochi anni all’istituzione del parco.

Tutti gli animali che qui vivono

Esteso lungo le valli di Cogne, di Rhêmes, dell’Orco e Soana, il territorio ospita alcune delle cime alpine più importanti ed elevate del nostro paese. Il Gran Paradiso, d’altronde, è l’unica montagna interamente in territorio italiano che supera i 4mila metri d’altezza.

Vi sono poi anche laghi suggestivi come i due del Nivolet, il Leità e il Rosset e anche alcune spettacolari cascate, soprattutto nella zona di Cogne.

I laghi del Nivolet (foto di Alessandro Vecchi via Wikimedia Commons)
I laghi del Nivolet (foto di Alessandro Vecchi via Wikimedia Commons)

Ma, come detto, è prima di tutto la fauna ad avere un ruolo significativo all’interno del parco: gli stambecchi, vero simbolo dell’ente, sono presenti in quasi 3mila unità, completamente tutelate; i camosci, più eleganti anche se un tempo meno pregiati per la caccia, sono circa 8mila.

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Hanno trovato inoltre nuovo spazio – dopo che per decenni sono stati cacciati dalle stesse guardie dell’allora riserva di caccia del re, per impedire che attaccassero stambecchi e camosci – negli ultimi tempi anche aquile reali, sparvieri e lupi, anche se ancora con un numero ridotto di esemplari.

Infine, moltissime le marmotte, a cui si devono aggiungere volatili come poiane, picchi, allocchi, civette e pesci come la trota fario e il salmerino di fontana.

 

3. Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Dopo aver visto i due parchi alpini scendiamo in centro Italia con un altro ente storico, risalente al 1922 e più giovane di quello del Gran Paradiso solo di qualche mese: il Parco d’Abruzzo.

Questo parco, per la verità, una decina d’anni fa è stato rinominato Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise perché, nonostante si estenda in gran parte in provincia de L’Aquila, sfocia anche nelle province di Frosinone ed Isernia. La sede principale, comunque, si trova dal 1922 a Pescasseroli, paesino nell’aquilano.

Ricoperto per la gran parte della sua estensione da boschi di faggio, è celebre soprattutto per l’operazione di tutela di alcune specie faunistiche locali, in primo luogo l’orso bruno marsicato che si ritrova pure nello stemma dell’ente, ma poi anche il lupo e il camoscio d’Abruzzo.

Il lupo appenninico (foto di Guido Mastrobono via Flickr)
Il lupo appenninico (foto di Guido Mastrobono via Flickr)

Proprio per tutelare il paesaggio e queste specie animali, già dalla fine dell’Ottocento si erano mosse varie personalità della zona, ben presto guidate da Erminio Sipari, esponente di una famiglia di ricchi proprietari1 che fu tra i primi a comprendere l’importanza della tutela del territorio sia a fini ambientali e naturalistici, sia turistici.

Sipari, eletto parlamentare nel 1913, si impegnò per l’istituzione del parco prendendo a modello lo Yellowstone americano, divenendone poi il primo presidente per un decennio, fino a quando il fascismo non ne abolì una direzione autonoma, accentrando tutto a Roma.

Non solo l’orso bruno marsicato e il lupo appenninico

Nonostante alcuni problemi politici ed amministrativi che hanno portato l’ente, negli ultimi decenni, a un lungo commissariamento, oggi sembra essersi avviata una politica di risanamento finanziario.

Tra i vari monti e catene del parco, le cui cime si aggirano attorno ai duemila metri d’altitudine, nella zona si trovano numerosi laghi, torrenti, falde e sorgenti carsiche, oltre a grotte anche di medie dimensioni.

Un paesaggio nel Parco Nazionale d'Abruzzo (foto di Desmatron via Flickr)
Un paesaggio nel Parco Nazionale d’Abruzzo (foto di Desmatron via Flickr)

Per quanto riguarda la fauna, si segnalano una cinquantina di esemplari di orso bruno, un’altra cinquantina di lupi appenninici, qualche lince e poi colonie più popolose di camosci, cervi, cinghiali, caprioli, volpi, talpe, ricci, donnole, ghiri, scoiattoli.

Tra gli uccelli, infine, meritano una menzione l’aquila reale, il falco pellegrino, il gufo reale e varie specie di picchio.

 

4. Parco Nazionale del Vesuvio

Di formazione decisamente più recente è invece il Parco Nazionale del Vesuvio, istituito nel 1995 per tutelare il vulcano e il territorio circostante.

Se i parchi che abbiamo visto finora erano tutti accomunati dall’estendersi su un territorio montuoso in cui vivevano e vivono specie animali spesso a rischio estinzione, il Parco del Vesuvio è invece un unicum sul territorio non solo italiano.

Il Monte Vesuvio visto dal satellite
Il Monte Vesuvio visto dal satellite

Il monte di riferimento è infatti uno solo – ed è un vulcano – e, nonostante la presenza di una grande varietà di piante e di alcuni animali, il paesaggio sostanzialmente brullo a cui va incontro il visitatore da una certa quota in poi ha un fascino ben diverso e molto particolare.

Alle pendici del vulcano

La storia del Vesuvio è nota: sorto probabilmente attorno a 400mila anni fa, fu terreno di colonizzazione già in tempi antichissimi grazie alle terre fertili arricchite dai minerali della lava.

Poi ci furono la celeberrima eruzione del 79 d.C. che distrusse Pompei, a cui seguì, circa 400 anni dopo, un’altra potente eruzione che allontanò per parecchio tempo la popolazione.

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La sospensione dell’attività vulcanica a partire dal 1944, e la contemporanea espansione della città di Napoli, hanno però portato a un riavvicinamento della popolazione col vulcano.

I percorsi

Dal punto di vista naturalistico, si segnalano varie specie vegetali, tra cui l’elicriso, l’artemisia, le varie tipologie di ginestra resa famosa da Giacomo Leopardi, il mirto, l’alloro e, crescendo di dimensioni, il leccio, il pino, l’albero di Giuda, l’acero, il castagno e così via.

Per quanto riguarda gli animali, invece, degni di nota – al di là dei molti rettili ed anfibi – il riccio, la talpa, il ghiro, il moscardino, la volpe, la faina, la donnola, il falco e lo sparviero.

Ma il punto forte del parco sono indubbiamente le escursioni a piedi che si possono fare nel suo territorio lungo i vari sentieri che costeggiano il vulcano.

La Punta del Nasone sul Monte Somma (foto di Lobufalo via Wikimedia Commons)
La Punta del Nasone sul Monte Somma (foto di Lobufalo via Wikimedia Commons)

Tra i percorsi più agevoli e contemporaneamente più belli è consigliato quello che attraversa la Riserva Naturale Tirone-Alto Vesuvio, che offre forse la veduta più spettacolare sul parco e passa vicino alla leggendaria baracca della strega Amelia, la fattucchiera nemica del Paperon de’ Paperoni della Disney.

Altri sentieri interessanti sono infine quello che sale al cratere del Vesuvio e quello, più lungo (si superano gli 8 chilometri) e difficile, dei cognoli di Ottaviano.

 

5. Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

Il maggior parco nazionale italiano per estensione è quello del Cilento, Vallo di Diano e Alburni che si estende per 181mila ettari nella parte meridionale della provincia di Salerno.

Anch’esso è di istituzione piuttosto recente, essendo stato creato nel 1991 e successivamente ampliato, ma investe un’area dalla grande importanza paesaggistica e storica, tanto è vero che il suo territorio – soprattutto in ragione dei suoi siti archeologici – è stato inserito tra i Patrimoni dell’umanità dell’Unesco ed è stato il primo Geoparco dell’Unesco in Italia.

Le spiagge del Parco Nazionale del Cilento
Le spiagge del Parco Nazionale del Cilento

Istituito principalmente per salvaguardare il territorio dalla speculazione edilizia, protegge un gran numero di specie animali e vegetali come il lupo, la lontra, la lepre appenninica, il molosso, il ghiro, il cinghiale, il cervo, vari tipi di pipistrello, l’aquila reale, il falco pellegrino, il picchio.

Non mancano poi neppure betulle, abeti bianchi, gigli marini, garofani delle rupi, ginestre ed altro ancora.

Archeologia e natura incontaminata

Importantissime però sono anche le varie aree archeologiche di Marina di Camerota, di Moio della Civitella, ma soprattutto quella di Paestum, coi suoi amplissimi scavi e ritrovamenti sia di epoca romana che greca, e quella di Elea, con i resti del teatro greco e del tempio di Asclepio.

Il paesaggio dal Parco Nazionale del Cilento
Il paesaggio dal Parco Nazionale del Cilento

Inoltre particolarmente interessanti sono anche le numerose grotte disseminate lungo il parco, come la Grotta dell’Angelo a Sant’Angelo a Fasanella, le Grotte di Castelcivita ed altre ancora.

Inoltre non bisogna dimenticare le aree marine protette – come quelle di Santa Maria di Castellabate e quella di Costa degli Infreschi e della Masseta – in cui la spiaggia e il mare si presentano incontaminati.

Infine meritano una citazione pure i centri storici medievali dei vari borghi, come quelli di Camerota, Castellabate, Roscigno Vecchia ed altri, in cui il tempo pare essersi fermato.

Note e approfondimenti

  • 1 Tra l’altro Sipari era primo cugino di Benedetto Croce. Qui trovate qualche ulteriore informazione su quel legame.

 

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