Molti, moltissimi italiani, stando alle statistiche, hanno l’ambizione di scrivere un libro. Pochissimi però riescono a vederselo pubblicato, visto che il mercato dei lettori è tutto sommato piuttosto ristretto, e sembra anzi fare molto fatica ad allargarsi. Quando si ha voglia di scrivere un libro, però, l’idea della pubblicazione è solo una delle tante cose da tenere in considerazione; perché spesso la difficoltà primaria è anche quella di riuscire davvero a stenderlo, questo benedetto romanzo. “Come scrivere un libro?“: questa è, insomma, la domanda che attanaglia chi è agli esordi.

Il problema è anche che non c’è una risposta univoca a questo quesito. Se si ascoltano i consigli di 100 scrittori professionisti, probabilmente si andrà incontro a 100 modi diversi di scrivere.

C’è chi parte dalla fine e chi, più tradizionalmente, dall’inizio. C’è chi scrive solo di mattina e chi solo di sera. Alcuni vanno in ritiro spirituale, altri scrivono in mezzo alla confusione. E questo perché ognuno di noi è diverso e riesce a trovare la concentrazione e l’ispirazione in modi diversi.

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Ci sono però, a ben guardare, dei suggerimenti ricorrenti, che tutti i grandi scrittori sembrano in un modo o nell’altro dare. Per questo, confrontandoli e raggruppandoli tutti, abbiamo cercato di mettere insieme una guida “base”, ma non certo scontata, per chi ha intenzione di mettersi a lavorare ad un romanzo.

Questa guida, come al solito, è articolata in cinque fasi, ma in realtà è ben più ampia di quanto possa sembrare. E può essere ulteriormente ampliata da voi: se infatti pensate di conoscere qualche altra “dritta” da comunicare a chi è alla prima esperienza, scrivetela nei commenti a fine articolo.

 

1. Come cominciare

Prima di tutto, quando si vuole scrivere un libro bisogna decidere verso quale tipo di libro orientarsi. Pare una banalità, ma è una cosa veramente fondamentale. Sarà un giallo o un romanzo d’amore? Sarà un libro di fantascienza o una storia di formazione? E, soprattutto, perché vogliamo scriverla?

Bisogna infatti fissare prima di tutto dei paletti. Solidi ma non inamovibili, sia chiaro: le idee si possono poi anche parzialmente cambiare in corso d’opera. Si può riprendere in mano tutto, stracciarlo e ricominciare. Ma se si vuole partire bisogna avere almeno ben chiara la direzione in cui muoversi.

Iniziare a scrivere frase dopo frase
In questo senso è utile porsi, a nostro avviso, due domande fondamentali: qual è lo scopo del nostro romanzo e secondo quali modalità vogliamo raggiungerlo.

Nel primo caso, si tratta di decidere sostanzialmente quale sia il messaggio che vogliamo dare. Vogliamo semplicemente intrattenere il nostro lettore? Vogliamo portarlo a riflettere sulla natura dell’animo umano? Oppure desideriamo farlo sognare, emozionare o sperare? Questa è la prima serie di domande a cui dare risposta.

Si tratta prima di tutto di decidere quale messaggio vogliamo dare.

In secondo luogo, dobbiamo scegliere quale genere letterario abbracciare per arrivare a comunicare tutto questo. Non fate gli spocchiosi o gli altezzosi; non dite che il vostro romanzo andrà oltre i generi. All’inizio non potete permettervelo. All’inizio dovete aderire a un genere, con le sue regole precise. E dovete scegliere quale.

Decidere l’argomento, partendo da una frase…

Una volta stabilito l’obiettivo finale del libro e il genere di riferimento, si può cominciare a pensare alla propria storia. Perché un messaggio si veicola, nella narrativa, proprio attraverso degli avvenimenti in cui uno o più protagonisti cercano di fare qualcosa.

Cosa devono fare? Deve trattarsi, ovviamente, di qualcosa che possa destare l’interesse del lettore. Non potete certo scrivere un romanzo su un uomo che ha deciso di creare un software per la contabilità: sarebbe di una noia mortale. Bisogna, piuttosto, che il protagonista cerchi qualcosa che provoca una serie di azioni e reazioni in chi gli sta attorno.

La difficoltà di scrivere
Può darsi voglia risolvere un crimine, e allora passiamo nell’ambito del giallo. Che voglia conquistare un partner, e allora sfociamo nel romanzo rosa. Che voglia liberare un prigioniero, rubare un quadro, sopravvivere ad un attacco atomico… qualsiasi cosa va bene, basta che generi tensione e interesse.

Questa cosa da fare costituisce l’idea iniziale. E l’idea iniziale è qualcosa che si può sintetizzare in una frase di due righe al massimo. “Dante compie un viaggio nell’Aldilà” è in fondo l’idea iniziale della Divina Commedia, ed è composta solo da 6 parole. “Renzo vuole riuscire a sposare Lucia” sono ancora altre 6 parole.

…ed arrivando a due cartelle

Ovviamente, non ci si può accontentare di questa frase. Una volta che la si è scritta bisogna infatti cominciare ad espanderla. Aggiungere particolari e personaggi attorno ad essa, svilupparne la trama. Da due righe si passa così a 10 righe, e poi a 20, e poi a 50, e poi a più di 100. Cioè ad un paio di cartelle.

Quello può essere il nostro soggetto iniziale su cui cominciare a lavorare più seriamente. Perché in due cartelle si possono già elencare i punti più salienti della trama, se ne possono delineare i ritmi e si può cominciare a pensare alla divisione in capitoli del libro. Insomma, si può stendere una vera e propria traccia.

In due cartelle si possono già elencare i punti più salienti della trama.

Un esempio

Ma facciamo un esempio concreto. Poniamo che l’obiettivo del nostro libro sia descrivere la malignità dell’animo umano e che decidiamo di farlo tramite la tecnica del romanzo giallo. A questo punto, l’idea di partenza può essere: «Un detective scopre che l’assassinio su cui indaga è stato commesso da un uomo incredibilmente buono».

Bene, a questo punto inizia il lavoro di “allargamento“. Chi potrebbe essere questo uomo così buono? Un benefattore? Un filantropo? Un prete? Poniamo che optiate per il filantropo. Necessariamente, dev’essere un uomo ricco, famoso in tutto il mondo per la sua generosità.

Al computer di notte
Come può aver creato la sua fortuna? Potrebbe, ad esempio, esser stato un genio dei computer, ma aver abbandonato tutto per fare del bene. E perché un uomo del genere dovrebbe uccidere? Bisogna ovviamente trovargli una vittima ed un movente, e tutta una serie di altri indiziati che possono complicare le ricerche del detective.

Ovviamente, poi, bisogna anche stabilire chi sia questo detective, quali caratteristiche abbia e quanto intelligente sia. E poi bisogna decidere come mai sia proprio lui ad interessarsi del caso: è un poliziotto o un investigatore privato? Come lavora? Cosa lo rende memorabile?

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Come vedete, rispondere anche solo a queste prime domande vi porterà rapidamente a riempire righe su righe. E stendere le due cartelle diventerà magari non semplice – perché bisognerà sempre riorganizzare le idee più volte –, ma quantomeno fattibile.

 

2. Imporsi un ritmo di scrittura quotidiano

Una volta stabiliti gli elementi base della trama, non resta che iniziare la prima stesura. Ed è a questo punto che arrivano i problemi. Avrete infatti sentito parlare – o magari anche vissuto in prima persona – della sindrome da foglio bianco, il cosiddetto blocco dello scrittore che porta a far fatica per scrivere le prime parole.

Ebbene, il segreto, almeno all’inizio, è quello di lasciarsi andare e buttare giù le parole. Non bloccatevi cercando di far sì che la prima frase del romanzo sia decisiva e indimenticabile. Avrete tempo più avanti, nelle stesure successive, per lavorare a questo particolare. All’inizio è importante invece scrivere e scrivere.

Quando si è inesperti, infatti, è meglio in primo luogo cercare di arrivare alla fine del lavoro, completare una prima stesura che poi andrà rivista, corretta ed eventualmente riscritta in un secondo momento. Ma l’importante è finire, perché molto spesso gli aspiranti scrittori finiscono per gettare la spugna molto prima della parola “Fine”.

Come trovare il proprio obiettivo, e come essergli fedele

Per questo, è davvero molto utile imporsi un ritmo di scrittura quotidiano. Un ritmo che è bene non stimare in termini di tempo, ma di spazio. O, meglio: di parole.

Non ditevi, infatti: devo scrivere per un’ora ogni giorno. Non funziona, perché magari vi capiteranno delle ore altamente improduttive. Molto meglio stabilire un numero di parole che si deve riuscire a stendere ogni giorno. E poi però rimanere fedeli a quella cifra e non smettere di scrivere fino a che non si raggiunge l’obiettivo.

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«Quante parole dovrò scrivere, allora?», mi chiederete. Dipende. Bisogna intanto capire quanto tempo avete a disposizione. Se di giorno lavorate, è chiaro che potrete dedicare solo un po’ di tempo serale al vostro romanzo. Se poi avete una famiglia, forse non è detto che possiate lavorarci anche nei week-end.

D’altra parte, è bene essere realistici quando ci si dà un obiettivo, in modo da non avere poi delle scuse per non rispettarlo. Potete ad esempio decidere di scrivere 5.000 parole dal lunedì al venerdì (che non è poco), facendo pausa il sabato e la domenica. Oppure 3.000 parole ogni giorno. O anche solo 1.500, se avete poco tempo.

Di per sé, insomma, non conta quanto decidete di scrivere. L’importante è che decidiate una cifra fattibile e che poi vi ci atteniate, giorno dopo giorno. Solo così arriverete alla fine del vostro lavoro1.

 

3. Cercare sempre la tensione

Attenzione, però: non basta avere in mente una trama e scrivere. Bisogna anche che il vostro libro sia carico di tensione. Sì, avete letto bene: tensione. Anche se magari si tratta di un romanzo che non ha niente a che fare con il genere thriller o giallo.

Quando parliamo di tensione, infatti, non ci riferiamo solamente alla suspense che contraddistingue certi generi narrativi. La tensione è quella cosa che spinge il lettore ad andare avanti nella lettura, a proseguire fino alla fine. Può essere, quindi, effettivamente la suspense, ma può essere anche qualcosa di diverso.

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Ad esempio, in una storia amorosa la tensione può essere creata facendo percorrere tutto il libro dalla domanda: «Riusciranno i protagonisti a mettersi assieme e coronare il loro sogno?» Anche in altri romanzi la tensione può essere creata chiedendosi se il protagonista riuscirà o no a raggiungere i suoi scopi e così via.

Quindi, di tanto in tanto ricordatevi di rinnovare questa tensione, che deve essere sempre presente. Non lasciatevi andare a lunghe e inconcludenti divagazioni, ma rimanete sul pezzo. E se proprio dovete divagare, fornite elementi che finiscano per alimentare quella stessa tensione e non per farla sciogliere.

 

4. Scrivere tutto su un unico supporto

Vi abbiamo detto che una delle chiavi più importanti per riuscire a scrivere un libro è darsi degli obiettivi, in termini di numero di parole da stendere giorno per giorno. È fondamentale però seguire anche altri piccoli ma importanti accorgimenti, a cui in parte abbiamo già fatto cenno.

Per prima cosa, non scrivete ovunque e dovunque. Scegliete di scrivere su un solo supporto, in un solo modo, e almeno per la prima stesura continuate a scrivere sempre e solo lì. Vi trovate bene con il computer o il tablet, ad esempio? Bene, tutta la prima stesura andrà fatta su quel computer o su quel tablet, non su altri.

Mani intente a scrivere al computer
Preferite scrivere a mano (sapendo però che è più difficile contare quante parole si sono scritte giorno per giorno)? Bene, scrivete a mano, ma sempre sullo stesso quaderno. Dovete evitare in qualsiasi modo di scrivere su fogli volanti o su diversi file, che magari potreste finire per lasciare in luoghi diversi.

Siete dei tradizionalisti e volete scrivere con la macchina da scrivere? Certo, si può fare anche questo. Ma i fogli vanno numerati e riposti giorno dopo giorno nello stesso cassetto. Non c’è niente di peggio, infatti, che perdere parte del proprio lavoro per sbadataggine.

Volete, infine, scrivere il vostro romanzo sul cellulare? Noi ve lo sconsigliamo fortemente, perché rischiate di accumulare una prima stesura piena di errori causati dal correttore automatico e di scrivere troppo lentamente per arrivare a capo del lavoro. Ma se proprio ci tenete si può fare. Basta che il testo sia tutto lì.

Un’eccezione: sfruttare il cloud

Al discorso dell’unico supporto c’è però un’eccezione non da poco. Si può scegliere infatti di scrivere su diversi supporti se si utilizza un programma che sincronizza il lavoro sul cloud.

Si può scrivere su diversi supporti se si utilizza un programma che sincronizza il lavoro sul cloud.

Ad esempio, Google Documenti vi consente di scrivere un documento Word online e di modificarlo su diversi computer. Così potreste iniziare a stendere il vostro romanzo sul computer di casa e continuarlo sul tablet; riprenderlo poi sul portatile e finirlo sul PC di un amico.

Lo stesso procedimento può essere seguito tramite Dropbox, Evernote e decine di altre app che permettono di condividere i propri testi. Se ne avete una affidabile, che fa al caso vostro e con cui vi trovate bene, potete utilizzarla tranquillamente. L’importante è però che il romanzo rimanga sempre nell’unico file condiviso.

E le idee? Gli appunti? Gli spunti?

C’è un altro problema, però, che non va ignorato. È vero che per stendere le nostre 3.000 o 5.000 parole al giorno abbiamo bisogno di tempo, e quindi ci siederemo sempre davanti ad un computer o ad un quaderno. Ma è anche vero che durante la giornata gli spunti possono arrivarci in mente in ogni luogo.

Mettiamo che siate in metropolitana e che, vedendo una persona curiosa seduta vicino a voi, vi venga l’ispirazione per una scena da inserire nel vostro libro. Avrete bisogno di appuntarla al più presto, prima che vi passi di mente.

Prendere appunti per fermare le idee
In quel caso sì che lo smartphone diventa utile. Scegliete l’app di note che preferite e scrivete lì, in una cartella apposita, tutti gli spunti che vi verranno in mente durante la giornata. Poi, una volta pronti a stendere il capitolo del giorno, riprendeteli in mano e consultateli.

Una volta utilizzati (o scartati, se non vi sembreranno più adeguati), cancellateli dallo smartphone. Ovviamente anche in questo caso è però importante che tutti gli appunti si trovino in un unico luogo, e non sparsi in decine di post-it volanti.

 

5. Trovare un lettore di cui fidarsi

Poniamo che abbiate già applicato tutti i suggerimenti che vi abbiamo dato e che siate arrivati alla fine della prima stesura. A questo punto il nostro consiglio è di lasciar decantare per qualche tempo il vostro romanzo. L’ideale sarebbe almeno aspettare un paio di settimane, ma lo si può mettere nel cassetto anche per alcuni mesi.

Dopodiché il testo va ripreso in mano e riscritto, o quantomeno corretto profondamente. Man mano che lo si riesamina bisogna infatti individuare le parti più deboli e cercare di riscriverle. E soprattutto bisogna prestare attenzione alla tensione di cui parlavamo prima. Ci dev’essere sempre un qualcosa che spinge avanti il lettore.

Il lettore
La cosa però forse più importante, mentre si lavora alla seconda stesura, è decidere a chi far leggere il frutto delle proprie fatiche. Perché una volta completata la revisione il testo sarà pronto per essere esaminato da qualcun altro, da qualcuno che non ha investito fatica ed emozioni nel romanzo.

Fate bene attenzione, perché questa è una scelta molto delicata. La buona riuscita di un romanzo o la sua mediocrità dipendono infatti spesso dalle voci che si decide di ascoltare. Quest’ultimo punto della nostra cinquina, quindi, non è certamente l’ultimo per importanza.

Accettare le critiche

Chi dev’essere questa persona? Dipende da chi conoscete e da quanto profondamente lo conoscete. Ma anche dal vostro modo di accogliere le critiche. Perché il compito di questo primo lettore dovrebbe essere appunto quello di criticarvi.

Chiariamoci: quando ci si mette a scrivere un libro e ci si lavora per mesi e mesi, accettare le critiche diventa difficile. Non ci piace che qualcuno ci rimproveri per un lavoro che abbiamo fatto al meglio delle nostre possibilità, faticando e rinunciando a tante ore di riposo. E però, se si vuole davvero scrivere meglio, le critiche bisogna accettarle.

Lui e lei che parlano del libro
Nessun testo, infatti, è esente da pecche. Non lo sono neppure i libri dei premi Nobel, figuratevi i vostri. Anzi, è molto probabile che il primo romanzo che scrivete sia una incredibile schifezza. Sappiatelo. Accettatelo. Nell’80% dei casi sarà quasi illeggibile. Nel 10% sarà passabile. Solo nell’ultimo 10% dei casi sarà interessante.

Anzi, a volte sarà tutte queste cose insieme. Avrà delle parti che funzionano ed altre che sono mediocri. Alcune ben scritte ed altre terribili. E sarà così perché è normale che sia così: succede a tutti.

Un buon lettore, quindi, non è quello che vi dice: «Bravo, hai fatto un ottimo lavoro. Il tuo libro è bellissimo». Ma quello che, al contrario, vi dice quali parti del vostro romanzo sono terribili.

Prendere appunti e riscrivere

Per questo è bene scegliere, come primo lettore, una persona che non ha paura a dirvi quello che pensa, una persona che sappia essere tremendamente onesta con voi. Evitate il partner o i genitori, a meno che non siano persone senza peli sulla lingua, per non costringerli a mentirvi. E optate per qualcuno che possa dirvi la cruda verità.

Attenzione, però: non accontentatevi di farvi dire che il vostro libro fa schifo. Chiedete anche perché. Cercate di capire nel dettaglio cosa non ha funzionato in quel vostro lavoro. È una questione di personaggi? Di ritmo? Di prosa? O è la trama che proprio non gira? Fate domande dettagliate al vostro lettore e prendete appunti.

Se scrivete molto al computer, dovete valutare queste alternative a Microsoft Word
Dopodiché cercate di fare tesoro di questi rilievi. Perché se il libro non funziona bisogna sostanzialmente correggerlo. Cioè riscriverlo. Ma prima di procedere con la terza stesura bisogna anche cercare di capire se le critiche del lettore hanno un loro fondamento.

Per questo è bene riporre per qualche settimana anche la critica e i relativi appunti e dimenticarsi di tutto. Poi, dopo un mesetto, si può riprendere il proprio libro e provare a rileggerlo considerando le sottolineature ricevute. Il lettore aveva ragione? Oppure c’è dell’altro da segnalare? Oppure ancora è stato troppo severo?

E se non ho un lettore affidabile?

Non è detto, infatti, che tutto quello che dice il nostro esaminatore sia Vangelo e vada preso per oro colato. Sarà sicuramente un giudice più obiettivo di noi, ma anche lui potrebbe prendere degli abbagli. E in fondo siete voi che dovete scrivere il libro, mica lui.

Quindi è buona norma tenere presente tutte le critiche che si ricevono, ma anche esaminarle a mente lucida e decidere se hanno per noi un fondamento oppure no. Solo allora si può passare a revisionare ulteriormente il testo.

Chiedere un parere per posta
E se il giudizio del lettore non ci convince o non abbiamo alcun lettore affidabile a cui chiedere una mano, c’è in realtà anche un’alternativa interessante. Molte agenzie letterarie – che potete comodamente trovare in rete – si offrono di leggere i vostri manoscritti a pagamento e darvi un parere dettagliato.

Per uno scrittore alle prime armi questa può essere un’opzione interessante. Certo le agenzie non lo fanno gratis, perché chiedono diverse centinaia di euro per svolgere il compito, ma in quel caso siete sicuri di essere valutati dagli addetti del settore, da gente che se ne intende, e quindi le loro critiche avranno un fondamento.

 

Note e approfondimenti

  • 1 E se poi volete sapere quanto dovrebbe essere lungo il vostro libro per essere appetibile dal mercato, qui trovate gli standard dell’editoria americana (che sono più o meno anche quelli dell’editoria italiana).

 

Segnala altri consigli su come scrivere un libro nei commenti.