Bucarest non è la prima città a cui si pensa quando si programma un viaggio in una capitale europea. È vero che – con la sua Romania – si trova nell’Unione Europea ormai da vari anni e che il cambio tra euro e lei, la moneta ufficiale [1], potrebbe permetterci di risparmiare molto sulla vacanza, ma di quella città sappiamo in realtà molto poco. E per questo non abbiamo nemmeno molte idee su cosa vedere a Bucarest.

In realtà, però, la capitale romena ha molto da mostrare. Ci sono palazzi impressionanti e bei parchi, musei interessanti e molta vita. Anche perché Bucarest risponde solo in parte allo stereotipo della città ex-comunista. Certo, vi sono i retaggi dei decenni passati sotto la dittatura di Ceaușescu, ma ci sono anche straordinarie architetture di fine ‘800.

Non per nulla, la città si vanta del soprannome di Piccola Parigi, sia per i legami che la legano da tempo immemorabile alla Francia, sia per la sua bellezza. È pure presente un importante Arco di Trionfo, a simboleggiare questa unione ideale.

Inoltre, negli ultimi anni la Romania è stata attraversata da una solida ripresa economica, che ha portato vigore e fermento anche nella capitale. Per questo Bucarest – che è la sesta più grande città dell’Unione Europea – merita una visita, tanto più che, come detto, risulta ancora piuttosto economica. Ecco cosa non dovete perdervi passeggiando per le sue strade.

 

1. Palazzo del Parlamento

Per presentarvi cosa vedere a Bucarest, abbiamo scelto di seguire un percorso geografico. Invece di elencarvi, un po’ alla rinfusa, i vari monumenti o luoghi d’interesse, infatti, abbiamo strutturato la nostra presentazione come una sorta di camminata, che ci condurrà da sud a nord della capitale romena.

La prima tappa di questo percorso comincia davanti all’edificio più celebre della città, nel bene e nel male: il Palazzo del Parlamento. La mastodontica costruzione vanta infatti numeri altisonanti: ha 12 piani, occupa una superficie di 350.000 metri quadrati, ha più di 1.000 stanze e si estende per 84 metri in altezza e 92 in profondità, nel sottosuolo.

Tutte queste cifre – a cui se ne potrebbero aggiungere anche altre, ma ci sembra di avervi dato l’idea – lo rendono il secondo edificio più grande del mondo dopo il Pentagono, e quello in assoluto più pesante. Già trovarselo davanti, pertanto, dà un certo colpo d’occhio.

Da Ceaușescu alla democrazia

Ma la storia di questo palazzo è altrettanto straordinaria. Fu realizzato infatti non nei tempi degli sfarzi tipici dell’ancien régime, bensì nella Romania comunista, che teoricamente avrebbe dovuto prediligere uno stile più parco.

L’attuale Palazzo del Parlamento, che all’epoca si chiamava Casa del Popolo, fu voluto dal terribile dittatore Nicolae Ceaușescu, che con esso voleva magnificare la forza della sua nazione. Ne affidò la progettazione all’architetto Anca Petrescu, che poi si avvalse di altri 700 collaboratori per disegnarne le piante e seguire i lavori.

Il Palazzo del Parlamento di BucarestL’edificazione partì tra il 1983 e il 1984 e si concluse 5 anni dopo, poco prima della caduta del regime. Dopo la fine del comunismo il palazzo venne utilizzato prima per ospitare i lavori della Camera dei Deputati e poi anche del Senato. Le sale, comunque, vengono usate anche numerose altre attività, visto che sono davvero tantissime.

Oggi questo edificio – che fu edificato radendo al suolo un intero quartiere, che conteneva anche palazzi storici – è meta di pellegrinaggio turistico, in quanto simboleggia suo malgrado la storia della Romania recente. Sono disponibili anche visite guidate, pure in italiano.

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2. Museo Nazionale di Storia Naturale Grigore Antipa

Per gli amanti della natura e della biodiversità

Spostiamoci ora nella zona nord di Bucarest, imboccando Șoseaua Kiseleff, il largo viale che è forse la strada più importante della capitale romena. Qui troviamo subito, al civico numero 1, il Museo Nazionale di Storia Naturale intitolato a Grigore Antipa (ex direttore dello stesso museo), fondato nel 1834 e uno dei più importanti della città.

È un museo di interesse soprattutto biologico e naturalistico, simile ad altre strutture che si trovano anche in città come Londra o New York. Vi si possono ammirare ricostruzioni di vari ambienti naturali e molti resti di animali anche voluminosi, tra cui scheletri di mammuth e di elefanti primitivi [2] che susciteranno l’interesse dei naturalisti.

Lo scheletro di Deinotherium Gigantissimum conservato al Museo Nazionale di Storia Naturale, una delle mete imperdibili quando si vuole sapere cosa vedere a Bucarest (foto di Mirela Britchi via Wikimedia Commons)
Lo scheletro di Deinotherium Gigantissimum conservato al Museo Nazionale di Storia Naturale, una delle mete imperdibili quando si vuole sapere cosa vedere a Bucarest (foto di Mirela Britchi via Wikimedia Commons)

Il percorso parte nel sottosuolo e poi spinge i visitatori, tramite alcune rampe di scale, a salire verso l’alto. Questo rende difficile il percorso per chi è dotato di passeggini, ma allo stesso tempo permette di visitare molte sale a un prezzo che rimane piuttosto contenuto.

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La prima impressione che se ne può avere, infatti, è di un museo modesto o comunque piccolo. In realtà la struttura sa farsi rispettare e può rivelarsi una piacevole sorpresa. Le spiegazioni, infine, sono sì in rumeno ma anche in inglese, tanto da permettere anche ai visitatori italiani di orientarsi facilmente nelle sale.

 

3. Museo Nazionale del Contadino Romeno

Una struttura molto particolare

Proseguiamo la nostra visita di Bucarest con un altro museo. Non disperate, però: quello che vi proponiamo non è un percorso troppo intellettuale. Il Museo Nazionale del Contadino Romeno è infatti ben diverso dalle strutture a cui siete forse abituati.

L’entrata del Museo del Contadino (foto di Lichinga via Wikimedia Commons)

Anche questo sorge in Șoseaua Kiseleff, al civico numero 3. La sua origine è relativamente recente. Il palazzo che lo ospita, infatti, fu edificato nella prima metà del Novecento, ma dopo la fine della Seconda guerra mondiale è stato sede di strutture del Partito Comunista. Prima vi ha trovato spazio il Museo Lenin-Stalin e poi il Museo del Partito.

Dal 1990, con la caduta del muro e del comunismo, è stato trasformato in un museo etnografico, di arti e tradizioni popolari, raccogliendo l’eredità di strutture che comunque esistevano da tempo nella capitale romena. Ospita circa 100.000 oggetti, che spaziano dalle collezioni di ceramica ai costumi popolari, dai tessuti ai mobili.

Al suo interno, inoltre, si trova anche una chiesa in legno del XVIII secolo, lì trasferita, ricostruita e quindi preservata. Tutti questi reperti – uniti alla particolarità del museo – hanno reso la struttura una delle più apprezzate anche a livello internazionale. Non è un caso che nel 1996 si sia aggiudicato il Premio del Museo Europeo dell’anno.

 

4. Parco Herăstrău

Un’oasi verde

Concludiamo addentrandoci nel più grande e bel parco di Bucarest, a cui, per le sue diverse attrazioni, abbiamo deciso di dedicare gli ultimi due posti della nostra lista su cosa vedere nella capitale rumena. Il Parco Herăstrău sorge infatti sempre lungo Șoseaua Kiseleff, ma ha un’estensione talmente ampia che vi si può arrivare da diverse parti.

La zona verde si estende infatti per 1,1 chilometri quadrati, 0,7 dei quali sono occupati dal grandissimo lago centrale. Lago su cui tra l’altro, quando la stagione lo consente, è possibile effettuare appassionanti gite in barca.

Il lago del Parco Herăstrău a BucarestAll’interno comunque vi sono moltissimi alberi degni d’interesse, tra cui anche dei Rovere Tagore piantati nel 1961 per celebrare i cent’anni dalla nascita di Rabindranath Tagore, e dei ciliegi in fiore donati dall’imperatore giapponese. Inoltre vi si può ammirare una rarissima acacia con rami piangenti e foglie striate di bianco.

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Curiosa anche la storia del nome di questo parco. Esso fu infatti realizzato nel 1936, dopo una bonifica della zona durata cinque anni, visto che lì prima sorgeva una palude. Inizialmente gli fu dato il titolo di Parco Nazionale. Poi divenne Parco Carlo II, in onore del re degli anni ’30. Infine fu anche ribattezzato, per breve tempo, Parco Stalin.

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5. Museo Nazionale del Villaggio Dimitrie Gusti

Tra le antiche chiese e case dei contadini

Concludiamo la nostra panoramica rimanendo sempre sulle sponde del Parco Herăstrău. Qui sorge infatti anche un interessante e importante museo, quello del Villaggio Dimitrie Gusti. Anche questo centro culturale fu aperto, come il parco, nel 1936 ed ha dimensioni ragguardevoli, visto che si estende per quasi 15 ettari.

Comprende una sessantina di case, fattorie, mulini (sia a vento che ad acqua), oltre a chiese che provengono dalle varie regioni che compongono la Romania [3]. La maggior parte di queste costruzioni sono ottocentesche, ma alcune si spingono anche più indietro nel tempo e presentano in alcuni casi porte scolpite di interesse artistico.

Il Museo del Villaggio, una delle cose da vedere a BucarestLe case e le chiese, quindi, sono state perlopiù trasportate qui da varie parti della Romania, cercando di preservarne le radici storiche. In questo senso la struttura permette di avere un’idea ben precisa di come vivessero i contadini dell’est Europa nei secoli scorsi, scoprendo l’arredamento delle case, gli utensili usati e così via.

Ovviamente ci si sposta attraverso questo luoghi a piedi, all’aperto; non a caso il Museo del Villaggio si vanta di essere il museo a cielo aperto più grande d’Europa. Anche in questo caso, infine, la persona a cui è intitolato il luogo – Dimitrie Gusti – non è un personaggio politico, ma uno dei fondatori della struttura, oltre che un importante sociologo.

 

 

Note e approfondimenti

[1] In realtà il leu – questo il nome al singolare della moneta locale – dovrebbe venire sostituito prima o poi dall’euro e perdere quindi corso legale. La data di questo passaggio è stata in un primo momento fissata per il 2019, ma il governo e la Banca centrale rumena hanno più volte messo in dubbio la possibilità di riuscire a cambiare entro quella data.
[2] In particolare è da segnalare lo scheletro di Deinotherium gigantissimum, un esemplare rinvenuto proprio in Romania.
[3] Si tratta di Moldova, Dobrogea, Oltenia e Transilvania.

 

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