La Spagna, in generale, è una delle zone più vitali d’Europa, soprattutto negli ultimi decenni. E Malaga, all’interno di questo scenario, è una delle città più giovani ed affascinanti. Nonostante la recente crisi economica, che ha interrotto un percorso di crescita che durava da decenni, la Spagna è infatti oggi uno dei paesi più interessanti del Mediterraneo, giovane e giovanile, ottima meta turistica e luogo di interesse. Le sue spiagge, in particolare, attirano da anni anche molti visitatori italiani, che amano scoprirne il mare, la movida, ma anche la cultura e la storia. Oggi approfondiamo proprio quest’argomento, concentrandoci su cosa vedere a Malaga.

Questa città, come anticipavamo, è infatti una delle capitali della rinascita spagnola. In primo luogo, si trova in una posizione particolarissima, che già attirò qui i fenici, i cartaginesi, i greci e i romani. Inoltre, la città ha una predominanza di giovani: gli under 20 costituiscono infatti il 21% abbondante della popolazione.

Inoltre, dagli anni ’60 in poi la popolazione ha cominciato a crescere, in corrispondenza con l’esplosione del turismo, e questo fenomeno sta toccando il suo apice proprio in questi anni [1]. Malaga cresce e si espande in parallelo all’arrivo anche di nuovi turisti, che la spingono sempre più ad aprirsi e a cambiare.

Oggi questa è la seconda città dell’Andalusia, appena dietro a Siviglia, ma è non a caso una delle mete turistiche più importanti di tutto il paese, in costante ascesa. Vale la pena, quindi, di capire quali sono le mete imperdibili quando si visita la città. Noi ne abbiamo scelte cinque.

 

1. La Cattedrale

L’edificio forse più bello e sicuramente più imponente di Malaga è la sua cattedrale, intitolata all’Incarnazione. Di forte impatto visivo, grandissima e maestosa, è considerata uno dei capolavori del Rinascimento spagnolo e in particolare di quello andaluso. Fu cominciata infatti nel XVI secolo anche se non è mai stata completata definitivamente.

La basilica sorge nel sito di un’antica moschea della quale permangono alcuni elementi minori. Non a caso si trova in una posizione strategica: si erge infatti nel pieno centro storico, vicina sia al porto, storicamente il centro nevralgico della città, sia alla collina di Gibralfaro, di cui parleremo tra poco.

La Cattedrale di Malaga di notteIl progetto iniziale fu curato da tre architetti, Pedro López, Diego de Siloé e Diego de Vergara. Il loro progetto fu però più volte rivisto, anche a causa di numerosi rallentamenti nel piano dei lavori.

La prima inaugurazione, a costruzione ovviamente non ancora ultimata, risale al 1588, ma quasi 100 anni dopo, nel 1680, i lavori non erano ancora conclusi e un poderoso terremoto danneggiò ciò che già era completato.

Un capolavoro incompiuto

Si continuò così a lavorare all’edificio fino almeno al 1783, quando i lavori si interruppero definitivamente, nonostante mancassero ancora alcuni elementi. D’altronde, i costi si erano ormai fatti insostenibili.

In particolare si nota l’incompiutezza della torre campanaria meridionale. La cosa non turba più di tanto gli andalusi, però, visto anzi che questo costituisce un elemento saliente dell’edificio, tanto è vero che gli abitanti di Malaga hanno soprannominato questa torre La Manquita, cioè “la monchetta”.

Lo stile architettonico è quello rinascimentale spagnolo, anche se vi si può scorgere un’influenza gotica, derivante dai progetti iniziali d’inizio 500, e soprattutto barocca, dovuto al fatto che appunto i lavori si protrassero molto avanti nel tempo.

La facciata e gli interni

La facciata è divisa su due piani di altezza e in tre navate. Le colonne sono di ordine corinzio alla base, mentre diventano di ordine composito a livello superiore.

Sempre all’esterno si notano le due torri, una completa fino a 84 m di altezza e l’altra, come già detto, invece manca. Inoltre di fianco alla cattedrale permangono i bellissimi giardini con un patio di aranci, derivato dalla vecchia moschea.

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L’interno è imponente e si fa notare soprattutto per l’altare maggiore, opera del già citato Diego de Vergara.

L’elemento più bello dal punto di vista architettonico però è probabilmente il coro, realizzato grazie all’intervento di grandi falegnami barocchi. Questa struttura è ancora oggi capace di emozionare con una vista imponente e mistica, grazie soprattutto al l’espressività delle figure in altorilievo.

 

2. Il Castello di Gibralfaro

Dopo la cattedrale, che rappresenta la storia religiosa della città, passiamo a parlare di un edificio che invece ne rappresenta la storia politica e militare: il castello (o fortezza) di Gibralfaro.

Le mura del Castello di Gibralfaro a Malaga (foto di Fabio Alessandro Locati via Wikimedia Commons)
Le mura del Castello di Gibralfaro a Malaga (foto di Fabio Alessandro Locati via Wikimedia Commons)

Il nome piuttosto particolare di questo edificio deriva dalla collina che lo ospita, che a sua volta trae origine da “jbel-faro”, ovvero dal fatto che questo monte ospitava un antico faro fenicio. La città, infatti, ha un’origine antichissima, dovuta al fatto che la posizione di Malaga la rende un porto ideale nel Mediterraneo.

La fortezza, però, venne creata in epoca successiva, durante il dominio arabo. Fu infatti l’emiro Abderramán III, nel X secolo d.C., a dare istruzioni affinché dalle antiche rovine che gli erano ben presenti venisse edificata una vera e propria fortezza.

Il lavoro fu poi proseguito nei secoli successivi dal re di Granada, Yusuf I, e infine dai sovrani cattolici, che riconquistarono la città proprio dopo aver assediato questo castello nel 1487.

Inespugnabile

Questa fortezza è famosa per essere una di quelle più inespugnabili di tutta la Spagna: ha infatti due linee di mura e 8 torri di controllo. Una serie di accorgimenti architettonici, come ad esempio le pareti disposte a zig-zag o il percorso interno al perimetro della fortezza, rendono tra l’altro ancora più facili le operazioni difensive.

Inoltre, all’interno della torre bianca erano presenti cisterne e magazzini che permettevano di conservare viveri per sopravvivere a lunghissimi assedi.

Il castello è oggi un bene di grande interesse culturale protetto dallo stato. Lo si può ovviamente anche visitare ed è particolarmente interessante salire sulla torre principale.

Da qui, infatti, si può ammirare una magnifica vista della città di Malaga e, quando le condizioni metereologiche lo consentono, si arriva con lo sguardo a vedere fino allo Stretto di Gibilterra e alle montagne del Rif in Africa.

Infine, all’interno del castello è presente anche una mostra permanente che illustra come come vivevano i soldati lì in servizio lungo i secoli. Vi si trovano uniformi militari, ma anche aspetti della vita quotidiana.

 

3. L’Alcazaba

Molto vicina al Castello di Gibralfaro, a cui è collegata proprio dal già citato muro a zig-zag, sorge anche l’Alcazaba, un’altra fortezza di epoca ancora più antica. Anche qui, infatti, bisogna risalire ai fenici per spiegare le prime costruzioni, anche se il grosso dell’edificio risale alla dominazione musulmana.

Uno scorcio delle colonne e degli archi dell'Alcazaba di Malaga (foto di Mohatatou via Wikimedia Commons)
Uno scorcio delle colonne e degli archi dell’Alcazaba di Malaga (foto di Mohatatou via Wikimedia Commons)

Un tempo questo edificio costituiva l’estremo orientale delle mura cittadine, vicino tra l’altro pure al Teatro romano di cui parleremo a breve. L’attuale conformazione risale comunque all’XI secolo, e per la precisione al periodo compreso tra il 1057 e il 1063, quando la fortezza fu riedificata per volere del re di Granada, Badis ben Habús.

Contrariamente a quanto si pensava un tempo, però, questo lavoro pare esser stato più che altro una sistemazione di mura ed edifici pre-esistenti, appunto di origine fenicia o al limite punica. Ad ogni modo, furono sicuramente usati anche marmi ed altri materiali del Teatro Romano per abbellirla.

La fortezza araba

Dopo secoli di abbandono, in cui le mura sono servite come riserva di materiali per l’edificazione di nuove case, tutta la zona è stata recuperata all’inizio del XX secolo. Così anche l’Alcazaba è stata restituita alla cultura e al turismo, anche grazie a lavori appositi svolti negli ultimi anni.

Costruita sulla roccia, la fortezza univa funzioni pratiche, di difesa del territorio, ad altre più propriamente estetiche. Così, a saperle scovare, non mancano anche stanze e zone molto raffinate, sia di epoca musulmana che di quella successiva cristiana. In particolare, meritano grande attenzione le cosiddette Stanze di Granada, dove vivevano i governatori.

 

4. Il Museo Picasso

Nella sua città natale

Dopo aver visto vari monumenti storici – e prima di concludere col più antico di tutti –, dedichiamoci per un attimo a qualcosa di diverso. Abbiamo deciso infatti di inserire nella nostra lista anche un museo, e tra tutti quello più significativo a Malaga è probabilmente il Museo Picasso.

Inaugurato solo nel 2003, ha una storia breve ma già molto significativa. Vi bastino i dati, per rendervene conto: già appena 3 anni dopo l’apertura era il secondo museo più importante di tutta l’Andalusia, forte di 340.000 visitatori l’anno. E l’affluenza è andata crescendo parallelamente alla crescita turistica della città.

L'ingresso del Museo Picasso a Malaga (foto di Llecco via Wikimedia Commons)
L’ingresso del Museo Picasso a Malaga (foto di Llecco via Wikimedia Commons)

Come certamente saprete, Pablo Picasso ha legato gran parte della sua vita alla Francia e in particolare a Parigi, dove emigrò giovanissimo e dove si stabilì. Era però nativo proprio di Malaga, dove viveva e operava tutta la sua famiglia.

Così, nonostante esistano musei dedicati al pittore spagnolo in varie città della Spagna e della Francia, proprio questo di Malaga ha un ruolo del tutto particolare. Al suo interno sono conservate più di 200 opere dell’artista. Vi sono lavori del periodo giovanile ma anche di quello cubista, così come sculture ed opere più tarde.

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Spazio, infine, è dedicato anche alle influenze dell’arte primitiva e ai lavori realizzati durante la guerra, sia quella civile spagnola che quella mondiale.

 

5. Il Teatro Romano

Un lascito antico riscoperto da poco

Concludiamo, come avevamo anticipato, col Teatro Romano, uno dei lasciti più interessanti del passato di Malaga. I resti di questa struttura sorgono, come detto, ai piedi della collina dell’Alcazaba, ma per molti secoli sono stati in realtà dimenticati.

È stato solo nel 1951, infatti, che alcuni scavi nella zona hanno riportato alla luce i ruderi. Studiando i resti del teatro e riproponendoli alla città, si è scoperto che questo luogo fu sicuramente in uso nella città spagnola fino almeno al III secolo d.C. La costruzione risale invece al I secolo, durante l’epoca augustea.

Il Teatro Romano a Malaga
Poi la struttura cadde in disuso, e gli arabi decisero di riutilizzarne alcuni elementi per altre loro nuove costruzioni. A trarne beneficio fu in particolare – come già accennato – l’Alcazaba, dove ancora oggi si ritrovano capitelli e fusti di colonne che provenivano proprio da questo sito.

Il Teatro, per come è stato ricostruito, ha dimensioni non eccessive: misura 31 metri di raggio e 16 di altezza. Può ospitare circa 200 spettatori, con una cavea a tre ordini di gradinate. Lo si può visitare tutti i giorni gratuitamente tranne il lunedì, quando è chiuso. Attenzione, però, perché nei festivi e di domenica la struttura chiude alle ore 16.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Esistono anche proiezioni che dicono che quella di Malaga diventerà nei prossimi decenni la seconda provincia più popolosa di Spagna, per via della sua forte crescita demografica.

 

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