L’alternanza scuola-lavoro, allargata dagli ultimi governi anche ai licei, è uno degli aspetti più controversi della scuola attuale. Ha suscitato le lodi del mondo imprenditoriale e le critiche di molte associazioni di studenti e insegnanti, perché sembra voler introdurre la logica del mercato all’interno della scuola e anche appunto di quelle scuole che invece meno sono per loro natura orientate in quella direzione. Al di là delle polemiche, però, che il rapporto tra scuola italiana e mondo del lavoro sia complicato lo si vede, banalmente, anche dal fatto che ad esempio molti allievi non sanno come si realizza un curriculum per studenti delle superiori.

Si dirà: e che problema c’è? Il curriculum lo si può imparare a fare a casa, da soli, magari con qualche esempio, mentre a scuola è bene che ci si concentri su cose più difficili e meno pratiche. Vero. E allora, visto che qui arrivano studenti in cerca di risposte ed esempi, abbiamo pensato di aiutarli noi.

Qui di seguito, infatti, troverete alcuni suggerimenti e appunto esempi su come stendere questo benedetto curriculum, sia sfruttando il cosiddetto formato europeo, sia provando a lavorare con la propria testa. Fateci sapere cosa ne pensate e, se doveste avere qualche suggerimento in più, segnalatecelo nei commenti.

 

1. Quali sono le cose importanti da evidenziare in un curriculum

Prima di vedere gli esempi concreti e metterci direttamente al lavoro, è bene focalizzarci su alcuni elementi chiave. Come sempre, sapere a quale scopo serve una cosa ci aiuta infatti ad affrontarla meglio, a non disperdere le energie e a capire immediatamente dove bisogna andare a parare.

Nel caso del curriculum vitae, l’obiettivo è piuttosto chiaro (anche se viene spesso dimenticato): si tratta di un breve riassunto delle capacità e delle esperienze di un aspirante lavoratore, e quindi serve a mettere in mostra quello che si sa fare e quello che si è in grado di imparare.

Serve, per dirla in maniera più diretta, per farsi assumere, e quindi per illustrare i propri pregi. Per questo bisogna andare dritti al sodo, cercare di capire cosa cerca il datore di lavoro e darglielo, nero su bianco, nel vostro CV.

Adeguare il curriculum alle richieste

Una cosa da tenere bene in considerazione sono infatti le richieste di chi offre il posto. Gli annunci di lavoro non per nulla sono spesso molto specifici. Si richiede un addetto per una certa posizione, e si elencano anche quali sono i criteri o le richieste da soddisfare.

Ovviamente, nel curriculum vanno messe bene in risalto tutte le nostre capacità, ma va quindi dato particolare spazio a quelle che soddisfano le richieste di chi offre il lavoro. È anche per questo motivo che è deleterio avere un curriculum fisso e immodificabile, che si manda, sempre uguale, da mille parti.

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L’ideale sarebbe invece di riscriverlo di volta in volta, a seconda delle persone a cui ci si rivolge. E questo sia quando si risponde ad un’offerta precisa, sia quando lo si manda di propria iniziativa.

Se ci si candida ad una ditta di grandi dimensioni, ad esempio, si possono valorizzare le proprie esperienze nel lavoro di gruppo. Se invece ci si rivolge ad una piccola azienda, in cui non si sarà mai destinati a lavorare in squadra, è bene puntare a sottolineare le nostre capacità di indipendenza ed autonomia.

Bisogna insomma calibrare il proprio curriculum vitae sul proprio uditorio, volta per volta.

Formazione o esperienze lavorative?

Se siete degli studenti del liceo, però, può darsi anche che abbiate poche esperienze lavorative, a volte addirittura nessuna. E allora cosa bisogna mettere, in questo benedetto curriculum, se effettivamente si ha poco da mostrare?

Non dovete disperare. È chiaro che uno studente delle superiori non può proporsi ad un’azienda internazionale che cerca un ingegnere con anni di esperienza, ma non è affatto detto che non ci sia posto per voi da qualche parte. Tutto sta a trovare l’occasione giusta e a mettersi comunque in risalto.

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Ci sono infatti aziende o posizioni lavorative in cui non servono particolari esperienze, ma è più utile avere la mente duttile e la capacità di imparare in fretta. Per questo, quando non si hanno esperienze lavorative significative è bene puntare le proprie carte sulle esperienze invece formative.

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Se siete studenti, infatti, avete sicuramente passato molte ore sui libri, e non solo. Provate a ripensarci: a scuola vi hanno mai fatto fare attività particolari? Avete fatto degli stage da qualche parte? Avete frequentato dei corsi integrativi? Oppure avete ottenuto una certificazione linguistica o una informatica (come l’ECDL)?

Tutte queste cose sono molto utili da inserire in un curriculum, e probabilmente le avete a portata di mano. Si tratta solo di dar loro il meritato spazio.

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2. L’importanza della concisione

C’è una cosa che rimane da dire sui fondamenti del curriculum e che è però importantissima. Secondo le statistiche, infatti, i datori di lavoro impiegano meno di un minuto per esaminare un curriculum, almeno nella fase della prima scrematura. Avete letto bene: meno di un minuto, in media.

Fate attenzione anche alla parola “media”. Significa infatti che alcuni datori di lavoro leggeranno il curriculum anche per un minuto e mezzo (che è comunque poco) e certi altri invece gli daranno un’occhiata in appena 20 secondi.

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Ora, immaginate di aver impiegato ore e ore per stendere un curriculum pieno di dati ed informazioni, che descrive accuratamente le vostre capacità e i motivi per cui vi si dovrebbe dare un lavoro. In tutto questo curriculum occuperà 4 o 5 pagine, come minimo.

Ebbene, 20 secondi diviso 5 pagine fa 4 secondi a pagina. Il vostro possibile datore di lavoro con ogni probabilità non farà altro che scorrere con gli occhi le varie voci del vostro curriculum, non soffermandosi su nessuna. E probabilmente vi scarterà a prescindere, perché gli avete fatto perdere tempo senza arrivare mai al punto.

Non dare l’impressione di essere dispersivi

Tutto questo, ve lo assicuriamo, accade molto più spesso di quanto si possa pensare. E allora uno dei primi obiettivi quando si scrive il proprio curriculum vitae, anzi forse l’obiettivo principale, è quello di non dare l’impressione di essere dispersivi, di perdere continuamente tempo a parlare e parlare.

I datori di lavoro vogliono trovare, appunto, dei lavoratori che riescano ad eseguire bene i loro compiti nel minor tempo possibile. Non vogliono dipendenti che perdono tempo a indorare qualcosa che non ha bisogno di essere indorato.

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Bisogna, dunque, imparare ad essere concisi. Secondo i formatori americani un curriculum non dovrebbe mai superare la misura di una pagina, ma in Europa questa norma è considerata a volte eccessiva. Si può tranquillamente arrivare anche a 2 (o al massimo 3) pagine, se si hanno tante esperienze valide da mostrare.

L’importante però è non usare troppe righe per descriverle. Ogni lavoro o attività formativa va illustrato nei suoi tratti essenziali, senza inutili perdite di tempo. Ma tra poco vi faremo vedere anche concretamente come fare.

 

3. Come si compila il curriculum in formato europeo e dove lo si trova

Stabiliti i principi generali, cominciamo a vedere quali sono le voci da compilare nel curriculum. E partiamo proprio dal curriculum in formato europeo (o Europass), che è sicuramente quello più usato dalle nostre parti.

Prima di tutto, c’è da dire che la sua preparazione è estremamente facile dal punto di vista tecnico. Questo curriculum infatti può essere compilato direttamente online, sul sito internet dell’Unione Europea, e poi scaricato sul proprio computer1.

All’inizio vanno indicati i propri dati personali, e quindi nome, cognome, indirizzo, contatti telefonici, eventuale sito web e servizio di messaggistica istantanea. Dopodiché si può indicare subito per quale posizione si concorre, o eventualmente quale si sta occupando al momento.

Le esperienze

Dopodiché si passa alla sezione delle esperienze professionali (ma è possibile anche invertire l’ordine e partire da quelle formative: scegliete voi a seconda di cosa vi pare che possa colpire di più).

Per ogni lavoro svolto vanno indicate le date di inizio e fine del rapporto (bastano anche i mesi, non serve per forza conoscere il giorno esatto), va segnalato il datore di lavoro e vanno descritte le attività svolte, sottolineando le responsabilità a cui si era sottoposti.

La pagina di Europass per compilare il curriculum online
Dopo arrivano le esperienze formative. Anche qui bisogna indicare da quando a quando le si è svolte, qual è il titolo o la qualifica che si è conseguito e dove si è frequentato il corso. Nel caso di scuole non tradizionali o di corsi specifici è bene chiarire anche quali siano le competenze certificate e/o acquisite.

Bisogna infatti tenere presente che i datori di lavoro non possono conoscere tutti i corsi attivati in Italia o, peggio ancora, in Europa. È utile quindi specificare quali erano le discipline affrontate (o quantomeno quelle che più sono rilevanti per il lavoro che si intende svolgere) e cosa si è imparato a fare.

Le competenze linguistiche base

Infine arriva l’area delle competenze. Oltre all’indicazione della propria lingua madre, viene infatti richiesto di segnalare quali lingue straniere si conoscono. In genere, per indicare poi il grado di competenza si usano degli standard internazionali, che ora vi illustriamo.

La competenza A1 è la più elementare quando si parla di una lingua straniera. Consiste nella capacità di capire quanto ci viene detto quando si parla di luoghi in cui si vive, di parenti o di abiti. Con questo livello si è in grado di compilare form che ci chiedono i nostri dati anagrafici e si riesce a rispondere a brevissime domande.

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La competenza A2 è uno sviluppo della prima. In questo caso si riesce a descrivere in maniera elementare qualcosa di sé e ad afferrare l’essenziale di alcuni discorsi. È, più o meno, la competenza che si acquisisce alle scuole medie.

Quando le lingue non sono un problema

Per quanto riguarda il livello B1, invece, tenete presente che è quello che bisognerebbe aver acquisito dopo il biennio delle superiori, ma che pochi in realtà raggiungono a quell’età. Consiste nella capacità di raccontare una storia in lingua, o anche il riassunto di un libro, e di parlare abbastanza bene quando si è in viaggio all’estero.

Dal livello B2 le cose si fanno più complesse. Consiste nella capacità di comunicare in maniera sciolta con persone madrelingua, nella capacità di leggere romanzi in lingua e di scrivere testi su un’ampia gamma di argomenti. Con questo livello si possono frequentare corsi universitari all’estero, per intenderci.

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I livelli C1 e C2, invece, sono avanzati e propri di chi sa gestire la lingua straniera quasi come se fosse la sua prima lingua, con solo qualche differenza tra un livello e l’altro. Difficilmente si trovano tra gli studenti (anche universitari) italiani, a meno che non abbiano vissuto all’estero per diversi mesi.

Le altre competenze

Il formato europeo poi offre altre possibilità, sempre nell’ambito delle competenze. Si possono indicare ad esempio le competenze comunicative, quelle organizzative e quelle professionali. In tutti questi casi non ci sono sigle da usare, ma si tratta piuttosto di descrivere le proprie capacità in quegli ambiti.

Interessanti, infine, le competenze digitali con cui si chiude questa tipologia di curriculum. Queste stanno infatti via via diventando sempre più importanti, ed è bene segnalarle.

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In generale per ogni voce si può indicare se si è un utente base (cioè alle prime armi), autonomo (cioè se si sa gestire da soli l’attività, senza però eccellere) o avanzato (quando in effetti ci si può ritenere degli esperti).

I campi riguardano l’elaborazione delle informazioni, cioè l’utilizzo dei motori di ricerca e di internet, la comunicazione (social network, siti e messaggistica), la creazione di contenuti (applicativi Office e non solo), la sicurezza (sul web e per le password) e la risoluzione dei problemi (nell’interazione coi CED).

Le possibili alternative

Un esempio di curriculum creativo realizzato da Alexander Parker (via Flickr)
Un esempio di curriculum creativo realizzato da Alexander Parker (via Flickr)

Come detto, quello che abbiamo appena illustrato è il curriculum in formato europeo o Europass, quello più usato. Non è però obbligatorio attenersi sempre e comunque a questo sistema. Le stesse voci possono essere infatti riorganizzate o semplificate in un nuovo tipo di curriculum inventato da voi.

Online, da questo punto di vista, trovate decine e decine di esempi di curriculum alternativi. C’è chi suggerisce di stendere un riassunto creativo, fatto addirittura con Photoshop o ad imitare una sorta di infografica, e chi invece punta tutto su schematizzazioni ad albero o altre tecniche del genere.

 
La verità è che però il più delle volte non c’è bisogno di spaccarsi la testa sulla cornice esterna del proprio curriculum. A meno che non stiate cercando lavoro in un’agenzia pubblicitaria o di grafica al computer, quello che conta davvero è solo quello che ci scrivete dentro.

Valutate quindi voi, caso per caso, se vale la pena di perdere ore nel tentativo di essere originali. È una cosa che, a nostro avviso, conviene fare solo se ci si offre per un lavoro creativo; altrimenti andate sul sicuro col formato europeo.

 

4. Un primo esempio: uno studente con tante esperienze

Come promesso, però, non vogliamo solo descrivervi quello che dovete fare per compilare un curriculum quando siete studenti. Vogliamo fornirvi anche un paio di esempi. Cercando di venire incontro alle vostre esigenze, ne abbiamo infatti preparati proprio due, che potrete prendere a modello.

Nel primo abbiamo immaginato uno studente che abbia fatto varie esperienze, sia a scuola che al di fuori di essa, magari con qualche lavoretto estivo. Ecco cosa ne è venuto fuori.

Clicca qui per scaricare l’esempio di curriculum con varie attività svolte

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5. Un secondo esempio: uno studente con poche esperienze

Se invece di esperienze ne avete fatte poche, perché avete impiegato il vostro tempo soprattutto a studiare, non preoccupatevi. L’importante è presentare bene quello che si è fatto, anche se si tratta di poche voci. Ecco qui di seguito un esempio.

Clicca qui per scaricare l’esempio di curriculum con poche attività svolte

 

Note e approfondimenti

 

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