Ecce bombo: cinque scene e frasi memorabili

Michele e Cristina nella famosa scena di Ecce bombo in cui lei risponde con «Faccio cose, vedo gente»

Nanni Moretti è uno di quei registi che polarizzano i giudizi. Detta in altri termini: o lo si ama, o lo si odia. Non sono ammesse vie di mezzo, non ci può essere un apprezzamento superficiale, né una semplice disapprovazione. O non lo si sopporta fin nel midollo, o lo si adora alla follia. Perché tutto questo? Per spiegarlo, andiamo all’origine del mito. E cioè ad Ecce bombo, il primo vero film del regista.

Nanni Moretti aveva infatti esordito nel 1976, col lungometraggio Io sono un autarchico. Si trattava di un film autoprodotto, recitato da attori non professionisti e ripreso in Super8, in maniera semi-amatoriale. Ecce bombo, invece, aveva alle spalle una produzione vera e propria e attori di prim’ordine come Glauco Mauri, Luisa Rossi e Lina Sastri.

I giovani del tempo

Quel film diventò un caso nazionale [1]. D’altro canto, aveva tutto per stupire. La trama praticamente non esisteva. I personaggi erano il ritratto spudorato eppure originale dei giovani intellettuali di sinistra del tempo. E il film – che a detta di Moretti non voleva in realtà essere comico, ma dolceamaro – sembrò a tutti una parodia di certi modi e di certe tendenze giovanili.

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Non è un caso che, tra tutti i film di Nanni Moretti, ancora oggi Ecce bombo sia il più citato. Alcune sue scene, addirittura alcuni suoi monologhi o dialoghi sono diventati proverbiali. Ora cercheremo proprio per questo motivo di ricostruire le scene e le frasi più memorabili: ne abbiamo scelte cinque che non potete non conoscere.

Prima di cominciare, però, una curiosità. Molti infatti si chiedono il significato del titolo. Cosa vuol dire, infatti, Ecce bombo? Cerchiamo di spiegarlo. In primo luogo, la frase si sente all’interno del film. Quando Michele, il protagonista, e i suoi amici si recano a Ostia, si addormentano aspettando il sole dalla parte sbagliata. Vengono svegliati da uno straccivendolo che passa urlando. La frase che urla è proprio: «Ecce bombo!».
 
E quindi, qual è il significato del titolo? Anni fa [2] lo stesso Moretti ha spiegato che il primo titolo a cui aveva pensato era molto meno suggestivo: Sono stanco delle uova al tegamino. Ovviamente non ne era soddisfatto e cercava un’alternativa. Qualcuno gli raccontò di questo robivecchi che urlava quella frase e decise che il suono gli piaceva. «Solamente un suono», spiegò.
 
Forse, però, un significato in questo titolo lo si può trovare. In primo luogo, un titolo incomprensibile ben si adattava a dei personaggi altrettanto incomprensibili. In secondo luogo, Ecce bombo riecheggia l’evangelico Ecce homo con cui veniva presentato Gesù Cristo. Allora, il film potrebbe essere interpretato come la presentazione di un nuovo tipo d’uomo. Non un santo ma qualcosa di indefinito, un “bombo”, com’è l’uomo d’oggi.

 

«Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?»

Qual è il tema di Ecce bombo? Non è facile dare una risposta a questa domanda. La disillusione giovanile, forse. La crisi dei giovani del post-68, probabilmente. Ma anche, più concretamente, le difficoltà di comunicazione, la solitudine, il senso di estraniamento rispetto al mondo. Temi che sono presenti in tutta la produzione di Moretti almeno fino a Caro diario.

«Noi siamo uguali agli altri, noi siamo come tutti gli altri, noi siamo diversi, noi siamo diversi, noi siamo uguali agli altri, ma siamo diversi, ma siamo uguali agli altri, ma siamo diversi», urlava, disperato, qualche anno più tardi in Palombella rossa. Ma di esempi di queste difficoltà se ne potrebbero pescare a iosa.

Autocoscienza e vita sociale

Anche in Ecce bombo non mancano. Le riunioni di autocoscienza che Michele intraprende assieme ai suoi amici ne sono un esempio: ci si trova spesso per parlare, ma nessuno dice nulla di interessante. Allo stesso modo, la vita sociale del protagonista è ridotta all’osso.

Il dubbio amletico

Lo dimostra anche la scena con cui abbiamo scelto di aprire la nostra cinquina. Michele Apicella, il giovane protagonista, è al telefono con un amico. Sta discutendo di una festa, a cui non sa se andare oppure no. E durante la conversazione – vagliando i pro e i contro – cambia spesso idea [3].

Michele al telefono: No, veramente, non mi va. Ho anche un mezzo appuntamento al bar con gli altri. Senti, ma che tipo di festa è? Non è che alle dieci state tutti a ballare i girotondi e io sto buttato in un angolo, no? Ah no, se si balla non vengo. No, allora non vengo. Che dici, vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate: «Michele vieni di là con noi, dai». E io: «Andate, andate, vi raggiungo dopo». Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo. Eh no, sì. Ciao, arrivederci. Buonasera.

 

«Ma che siamo, in un film d’Alberto Sordi?»

A Roma ci sono tanti mostri sacri. Negli anni ’70 a livello cinematografico l’emblema della romanità era sicuramente Alberto Sordi. Il più grande divo romano al momento dell’uscita di Ecce bombo aveva 58 anni e aveva già recitato in più di 125 film.

Lascia stare i santi

Il pubblico lo amava e anche la critica gli aveva dedicato spesso dei tributi. D’altronde, nel suo palmares figuravano un Premio Speciale a Venezia, un Orso d’Argento per il miglior attore a Berlino, un Golden Globe, sette David di Donatello e quattro Nastri d’Argento. Insomma, Nanni Moretti se lo sarebbe dovuto aspettare che a prendere in giro Alberto Sordi si rischiava grosso [4].

L’attore o il personaggio?

Come ha più volte dichiarato lo stesso Moretti, il bersaglio della scena che potete vedere qui di seguito non era però tanto l’Alberto Sordi attore, quanto il personaggio che ormai sempre più spesso portava in scena. Dopo le grandi prove all’interno della commedia all’italiana degli anni ’50 e ’60, nel decennio successivo l’attore romano aveva infatti interpretato perlopiù dei qualunquisti e affaristi.

Insomma, personaggi cari al popolo perché apolitici, in parte anche amorali, sicuramente non in linea coi sentimenti della gioventù di sinistra del tempo. E se in quegli anni la voce di Moretti era relativamente isolata, il disagio verso la “maschera-Sordi” (a sinistra ma anche a destra) sarebbe poi emerso anni dopo, quando si iniziò a vociferare di una sua possibile nomina a senatore a vita.

Cliente: Gli offri un dito e si pigliano tutto il braccio, questa è la vera verità. Noi italiani stavamo bene a pascolare le pecore. Poi abbiamo voluto fare un paese industriale… Paese industriale! Noi italiani siamo fatti così; “rossi”, “neri”… alla fine tutti uguali.
Michele: Ma chi è che sta parlando? Chi è? Rossi e neri sono tutti uguali? Ma che siamo, in un film d’Alberto Sordi?
Cliente: Magari!
Michele: Ma che siamo, in un film d’Alberto Sordi? Ma che siamo, in un film d’Alberto Sordi? Sì, bravo, bravo… Te lo meriti Alberto Sordi! Ciao! Te lo meriti Alberto Sordi!

 

Una tesina su Alvaro Rissa

Gli Esami di Maturità li abbiamo fatti tutti. Sappiamo cosa vuol dire studiare in attesa di un appuntamento che si avvicina sempre di più, nel caldo torrido delle estati italiane. Conosciamo bene, anche, le voci incontrollate che si diffondono tra gli studenti, le paure, il bisogno quasi patologico di un aiuto.

Tutte esperienze che Nanni Moretti, tra l’altro figlio di professori [5], inserì all’interno di Ecce bombo. Il protagonista, Michele, ha da tempo finito il liceo e anzi dovrebbe anche concludere l’università. Ha una sorella minore che fa ancora le superiori e partecipa anche ad un’occupazione [6], ma lui, pur rimpiangendolo, è ormai distante da quel mondo.

Nanni Moretti e gli Esami di Maturità

In compenso, Michele prepara due ragazzi agli Esami di Maturità. Li prepara letteralmente su tutto: dall’attualità al greco, dalla matematica alla politica. Con risultati modesti, se non addirittura disastrosi.

Michele Apicella mentre prepara uno dei maturandi in Ecce bombo

Il film infatti si sofferma sui due orali, con Michele seduto in prima fila tra il pubblico. Uno dei due ragazzi – in realtà il secondo nel video qui di seguito – si imbarca in una discussione sulla DC, ma crolla clamorosamente su una domanda di matematica («Ci dica quant’è 2 alla -1»).

Professori moderni, ma fino a un certo punto

Il secondo, invece, prima assiste a un curioso siparietto in cui i professori cercano di metterlo “a suo agio”, e poi annuncia una sua tesina.

Come sapete, ancora oggi agli Esami di Stato gli studenti sono invitati a portare un loro percorso di approfondimento. In genere si appoggiano ad alcune tesine standard. Ma ogni tanto c’è qualcuno che osa ed effettua una scelta più originale. Mai originale, però, come quella dell’allievo di Michele, che portò Alvaro Rissa.

Professoressa: Allora, l’esame può avere inizio. Mi pare che il candidato abbia portato una tesina su un poeta…
Studente: Sì, le poesie di Alvaro Rissa.
Presidente di Commissione: Alvaro Rissa?
Altro professore: Ma si tratta di un poeta… contemporaneo?
Presidente di Commissione: Contemporaneo del terzo mondo?
Studente: No, no. Contemporaneo vivente.
[arriva un ragazzo coi capelli lunghi, che si porta una sedia e si siede vicino all’esaminando]
Alvaro Rissa: Alvaro Rissa. Sono io il poeta. A disposizione. Vogliamo parlare del ruolo del poeta nell’oltretomba? O del ruolo dell’oltretomba nella poesia? Oppure, del ruolo della letteratura nella gastronomia?

 

«Ma è impraticabile?»

Ecce bombo parla, com’è oramai chiaro, dei problemi e dei tic di un universitario (e forse di una parte degli universitari) di fine anni ’70. E ovviamente, tra questi problemi, non potevano mancare quelli con le donne.

La prima fidanzata

All’inizio del film Michele ha una fidanzata che lavora come aiuto regista in pellicole di infimo livello. Lo stesso Michele si intrufola nel set de I metalmeccanici hanno pochi fucili, che, a dispetto del titolo, sembra essere una commedia erotica. Poi però tra i due le cose non vanno bene, lei lo tradisce e lascia pure Roma per andare a lavorare in altri set.

Lui, nel frattempo, si invaghisce di Flaminia. Il problema è che la ragazza è sposata con Cesare, un membro del gruppo di autocoscienza di Michele. Che fare? Provarci comunque, nel clima di libertà sessuale di quegli anni? E, soprattutto: come fare, visto che Michele è timido e insicuro (anche se solo con le ragazze)?

Lo strano rapporto tra Michele e Flaminia

L’alter-ego di Moretti decide quindi di telefonarle. Passa qualche minuto a provare, da solo, le cose da dirle. «Mi intimidisci molto», continua a ripetersi, oltre a «sono innamorato di te» e a varie formule per invitarla a uscire. Poi compone il numero.

Michele e Flaminia in Ecce bombo

Michele al telefono con Flaminia: Ciao, come stai, sì, senti, no, sono un po’ bloccato. Ti volevo dire se ci si poteva innamorare di me… Ti volevo dire se ci potevamo vedere per innamorarci di me… Sono innamorato di te. Ti volevo vedere per parlarti… Sono molto bloccato, mi intimidisci molto.

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Il dialogo assurdo

Il rapporto – strano – con Flaminia riserva però molte scene memorabili. Qui di seguito le trovate sintetizzate. La ragazza è interpretata da Carola Stagnaro, attrice allora all’esordio che poi ha lavorato con Dario Argento, a teatro e in numerose fiction televisive.

Michele: Mi andava di fare l’amore con te.
Flaminia: Hai visto? L’hai detto. Hai fatto tante storie…
Michele: Non lo dicevo perché pensavo fosse impraticabile.
Flaminia: Lo potevi dire subito.
Michele: M’imbarazzava.
Flaminia: Adesso che l’hai detto sei imbarazzato?
Michele: Lo ero perché pensavo fosse impraticabile come ipotesi. Ma è impraticabile?
Flaminia: Be’, penso di sì.
Michele: Be’, penso di sì… no… non lo so…
Flaminia: Se l’avessi detto subito potevamo benissimo farlo, ma adesso non capisco. Hai fatto tutte queste storie… Non capisco cosa c’è sotto.
Michele: Cosa c’è sotto?
Flaminia: Non lo so, te lo domando a te se c’è un motivo.
Michele: Il motivo è in se stesso e poi con te sto bene.
Flaminia: Ma che stai bene… Ci siamo visti una volta e già dopo un’ora te ne saresti scappato. Già comunichiamo così poco, figuriamoci facendo l’amore…
Michele: Non lo so se c’entra, sai? Va be’, ormai ne abbiamo parlato talmente tanto…
Flaminia: Però non capisco il vero motivo.
Michele: Te l’ho detto.
Flaminia: Se c’è un motivo allora non vedo perché sì, se non c’è un motivo non vedo perché no.
Michele: Come sì e no… non ho capito.
Flaminia: …se c’è un motivo per cui tu mi hai chiesto di fare l’amore. Se c’è non lo facciamo, se non c’è non vedo perché non dovremmo.

 

Faccio cose, vedo gente

Concludiamo con quella che forse è la frase più famosa di tutto il film, anche se in realtà ricordata spesso in maniera non del tutto corretta. Una frase che, negli ultimi quarant’anni, non è mai passata di moda. Complici i cambiamenti del mercato del lavoro, infatti, è molto più facile tenersi attivi con interessi e lavoretti di poco conto («faccio cose, vedo gente») che trovare un lavoro vero e proprio.

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La frase in questione viene pronunciata da Cristina, un’amica che Michele conosce e inizia a frequentare per qualche tempo. Tra i due non c’è molta sintonia. Anche Michele non ha una reale occupazione, è in un certo senso un mantenuto dalla famiglia, ma vive la situazione con un certo malessere. Cristina, invece, sembra perfettamente a suo agio nel ruolo della scroccona.

La scena più famosa di Ecce bombo

Il dialogo avviene in mezzo a un prato, come si vede anche nella nostra foto d’apertura. Quell’immagine è stata poi anche riprodotta nella più famosa locandina del film, visto che fin da subito fu riconosciuta come la scena-cardine della pellicola.

Il ruolo della ragazza era stato affidato da Moretti ad un’attivista romana, Cristina Manni. Una non professionista, come molti altri nel cast, da Piero Galletti a Paolo Zaccagnini, da Giorgio Viterbo a Vincenzo Vitobello [7]. Un’attivista, però, che era molto presente nella politica giovanile romana del tempo [8].

Michele: Senti, che lavoro… me n’ero dimenticato, che lavoro fai?
Cristina: Be’, mi interesso di molte cose: cinema, teatro, fotografia, musica, leggo…
Michele: Concretamente?
Cristina: Non so cosa vuoi dire.
Michele: Come “non sai”? Cioè, che lavoro fai?
Cristina: Nulla di preciso.
Michele: Be’, come campi?
Cristina: Mah, te l’ho detto: giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose.
Michele: E l’affitto?
Cristina: Vivo con mio fratello e non lo pago.
Michele: Be’, dico, i vestiti?
Cristina: Eh, un amico, per esempio, che va a Londra, gli dico di portarmi delle cose, degli abiti…

 

 

Note e approfondimenti

[1] Nelle settimane successive alla sua uscita ne scrissero tutti i più importanti critici. Goffredo Fofi vergò un famoso articolo su Linus intitolato Vitelloni 78. E Jean-Paul Fargier ne scrisse, quella stessa estate, addirittura sui Cahiers du cinéma.
[2] “Non doveva far ridere”, una bella intervista a Nanni Moretti sul film.
[3] Quel monologo è diventato così famoso che viene spesso usato, ancora oggi, in chiave politica. Qui potete leggere un articolo in cui si attribuisce la “sindrome di Nanni” addirittura al centrodestra italiano. In questo video, invece, Maurizio Crozza l’ha utilizzato per parlare di Matteo Renzi.
[4] In quest’intervista dei primi anni Duemila tra le altre cose Moretti racconta il gelo che calava in qualsiasi sala romana quando arrivava questa scena.
[5] La madre, Agata Apicella, era insegnante di latino e greco al Liceo Visconti di Roma, mentre il padre, Luigi Moretti, insegnava epigrafia greca all’università. Lei recitò in Aprile, mentre lui comparve in molte delle pellicole di Nanni: in Ecce bombo interpreta il poeta che cerca una parte in un film.
[6] Come forse saprete, un giovane Augusto Minzolini interpretò per qualche secondo proprio uno dei compagni di scuola della sorella.
[7] Alcuni di loro si sono pure ritrovati per un revival, ma senza Moretti, nel 2005.
[8] 3 domande a Cristina Manni.
[-] L’immagine Instagram che trovate nell’articolo ritrae il locale Faccio cose, vedo gente, a Milano, in Via Giovanni Battista Fauchè, 35.

 

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