Lost è stata indubbiamente una delle serie più rivoluzionarie della storia della TV. Lanciata sulla ABC nel 2004 e arrivata in Italia l’anno successivo, ha convinto fin da subito sia il grande pubblico (con vari record d’ascolti) che la critica, tanto da aggiudicarsi Emmy, Golden Globe e svariati altri riconoscimenti in giro per il mondo. Un successo dovuto in buona parte ai molti misteri che si celavano dietro alla storia, misteri in parte – ma in maniera forse un po’ criptica – risolti nel celebre finale di Lost.

La serie si è conclusa infatti nel 2010, ormai una vita fa. Eppure c’è chi continua a riguardarla, a ristudiarla, a cercare di capire se qualcosa gli sia sfuggito e come mai le teorie a cui aveva pensato nel corso delle varie stagioni si siano poi rivelate fasulle.

Lost è stata, non per nulla, anche una vera e propria sfida lanciata agli spettatori. Ideata da J.J. Abrams, Damon Lindelof e Jeffrey Lieber, invitava sì il pubblico ad affezionarsi ai vari personaggi e a studiarne le reazioni in un ambiente ostile, ma anche a cercare di mettere insieme i pezzi di un racconto complesso e sorprendente.

Così già durante le sei stagioni della messa in onda originale le teorie dei fan si sono susseguite sui social network e sul web, sfidandosi e rilanciandosi a vicenda. Teorie che però perlopiù sono state smentite da un finale molto chiaro, che non lascia spazio a recriminazioni.

Se non vi ricordate più come si sono concluse le cose o se semplicemente volete provare a vederci più chiaro, abbiamo preparato per voi un articolo che riprende in mano tutte le fila del racconto e cerca di spiegarlo, in maniera semplice e, per quanto possibile, lineare. Seguiteci.

P.s.: ovviamente in questo articolo tutto è rigorosamente spoiler, quindi se non avete visto la serie evitate di leggerlo.

 

1. La trama di Lost in generale

Vediamo prima di tutto di riassumere quanto era successo nelle prime cinque stagioni, in modo da tirare poi le fila con l’ultima annata e in particolare l’ultima puntata. Lost si apre con un terribile incidente: il volo 815 della Oceanic Airlines precipita infatti su un’isola tropicale apparentemente disabitata.

Ci sono dei superstiti e nel giro di poco tempo Jack Shephard, un medico, diventa il loro leader. Il piano è quello di aspettare i soccorsi, ammesso che essi arrivino, ma sull’isola iniziano a verificarsi vari strani fatti: si vedono orsi polari, si sentono dei rumori oscuri e ad un certo punto spuntano degli abitanti dell’isola, “Gli Altri”.

Il primo tentativo di fuga

I protagonisti incontrano inoltre una misteriosa donna di nome Rousseau, intrappolata sull’isola da 16 anni, e scoprono una botola metallica, che però non riescono ad aprire. Quattro superstiti cercano poi di scappare su una zattera ma vengono catturati dagli Altri; il piccolo Walt viene trattenuto, gli altri vengono rimandati indietro.

Nel frattempo la botola si rivela portare a una stazione di ricerca del Progetto Dharma. Lì vive da anni un certo Desmond, col solo compito di attivare un programma informatico ogni 108 minuti, così da evitare un evento catastrofico che però ci è ignoto. Intanto Michael tradisce i compagni per riavere suo figlio Walt e scappare con lui.

La cattura da parte degli Altri e il salvataggio

Jack, il truffatore Sawyer e la ricercata Kate vengono così catturati dagli Altri, mentre Locke – un paraplegico guarito dall’isola – decide di vedere cosa accade dopo i fatidici 108 minuti. Questo provoca un disastroso evento elettromagnetico a cui pone fine lo stesso Desmond con una chiave di sicurezza.

Kate e Sawyer nel frattempo scappano dagli Altri mentre Jack accetta di restare per operare Ben, il leader del gruppo, malato di cancro. Penelope, l’ex fidanzata di Desmond che lo cerca da tempo, si avvicina all’isola, ma ci sono anche altre persone che da fuori contattano i superstiti. Charlie, un musicista, si sacrifica per avvertire Desmond.

A quel punto per una serie di circostanze sei superstiti vengono salvati e riportati nel mondo civile, mentre John Locke sembra incontrare il vero leader dell’isola, Jacob, che però ha le sembianze del padre di Jack morto in Australia. Inoltre Ben, il capo degli Altri, usa un meccanismo per muovere l’isola e viene trasportato nel Sahara.

John Locke e il ritorno dei sei

John, rimasto sull’isola, scopre da Richard, uno degli Altri, che per salvare l’isola stessa deve riportare indietro i sei superstiti salvati. Per questo va al meccanismo già usato da Ben ed esce nel Sahara, con l’obiettivo di ricontattare tutti i vecchi compagni e convincerli a tornare. Non ci riesce, però, e viene anzi ucciso da Ben.

I sei si decidono comunque a tornare portandosi dietro il cadavere di John, ma nel frattempo l’isola ha subito dei cambiamenti temporali, così una parte dei sei finisce nel 1977 e un’altra parte nel 2007. I superstiti del 1977 decidono di far esplodere una bomba atomica dove si sta costruendo la botola, mentre nel 2007 John Locke sembra tornare in vita.

In questo modo Locke convince Ben a uccidere Jacob. Scopriamo però che Locke non è ovviamente il vero Locke, ma l’Uomo in Nero, ovvero l’incarnazione umana del fumo nero che già aveva tormentato fin dall’inizio i sopravvissuti. E che ora vuole lasciare l’isola, cosa che però sembra essere molto pericolosa.

Inoltre nell’ultima stagione, dopo aver visto numerosi flashback e flash-forward (cioè ricordi del passato e anticipazioni del futuro), ci vengono mostrati vari flash-sideways, cioè delle realtà apparentemente parallele in cui i protagonisti vivono, nel mondo reale, vite diverse da quelle che abbiamo conosciuto.

 

2. Il finale di Lost

Arriviamo quindi a vedere come si chiudono le varie trame parallele della serie. Nell’ultima stagione veniamo gradualmente messi al corrente di una serie di fattori che poi, nell’ultima puntata, trovano nel bene e nel male il loro coronamento.

In primo luogo, il volo e l’incidente da cui tutto ha avuto avvio non sono stati casuali. Jacob era infatti in cerca di un nuovo protettore per l’isola, e ha fatto in modo di far arrivare sull’isola stessa una serie di “candidati” per prendere il suo posto. A ognuno dei candidati corrispondeva un numero (le famose cifre: 4-8-15-16-23-42).

L'Uomo in Nero e Jacob
In tutta risposta, il piano dell’Uomo in Nero è invece quello di uccidere tutti i candidati: solo così potrà infatti lasciare l’isola, in cui è ingabbiato. Per questo si arriva allo scontro tra l’Uomo in Nero e Jack, il sopravvissuto che alla fine, dopo la morte di Jacob, è designato a succedergli.

Da questo scontro nessuno esce realmente vincitore. L’Uomo in Nero, scopertosi mortale dopo aver “spento” il cuore dell’isola, viene ucciso da Kate, ma anche Jack rimane seriamente ferito. Molti altri muoiono, mentre alcuni dei sopravvissuti riescono infine a scappare su un aereo.

Da Jack a Hurley e la spiegazione dei flash-sideways

A Jack rimane poco da vivere, e quindi c’è bisogno di un nuovo protettore. Viene individuato in Hurley, che dopo qualche titubanza accetta l’incarico, scegliendo Ben come suo aiutante. Jack riesce anche a salvare l’isola prima di spirare, pronto a chiudere gli occhi nello stesso luogo in cui li aveva aperti all’inizio della serie, nell’episodio pilota.

A questo punto si tratta di spiegare cosa sono stati i flash-sideways, quelle storie del tutto diverse da quelle note che ci venivano via via presentate. La soluzione arriva proprio alla fine: erano scene tratte da una sorta di limbo in cui tutti i protagonisti dell’avventura sono giunti dopo la morte.

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Che siano deceduti subito sull’isola, come Jack, o molti anni più tardi, alla fine tutti si sono ritrovati in questa sorta di Purgatorio. Quella sull’isola è stata infatti la parte più importante delle loro vite e ora hanno bisogno di incontrarsi di nuovo prima di poter “passare oltre“, e quindi accedere – si presume – al Paradiso o a qualcosa di simile.

 

3. Quindi era tutto reale?

Una delle domande che ha attanagliato fin da subito chi guardava Lost è stata: ma quello che sta accadendo è reale? Si tratta di una storia verosimile, o piuttosto di un sogno? Non è che magari Jack, il protagonista, è semplicemente svenuto sulla spiaggia e si sta immaginando tutto?

Certo, sarebbe stato un trucco di ben poco impatto quello di arrivare alla fine di sei stagioni e dire: scusate, stavamo scherzando. Confessare che fosse stato tutto un sogno. Però un’ipotesi del genere, solo un po’ più complicata, non era poi così peregrina.

Le teorie della rete

Durante le prime stagioni, infatti, in rete si era diffusa una teoria che sembrava dare risposta a tutte le domande che fino a quel punto erano rimaste aperte e dare un senso quasi escatologico a tutta la vicenda. La teoria, infatti, era che l’incidente dell’Oceanic 815 avesse fatto in realtà morire tutti i passeggeri.

Quello che accadeva sull’isola, quindi, non era altro che un grande Purgatorio, appunto un limbo, in cui i “sopravvissuti” (in realtà morti) dovevano espiare le loro colpe prima di passare al Paradiso.

Il Purgatorio e il Paradiso

Questa teoria avrebbe spiegato anche i flashback, così importanti in quelle prime stagioni. Man mano che ci presentavano i vari personaggi, infatti, gli sceneggiatori si preoccupavano di mostrarci anche le loro vite precedenti, sempre contrassegnate da errori, sbagli e “peccati”, se vogliamo usare la terminologia cristiana.

Kate era una brava ragazza, ma aveva questioni aperte con la legge. Jack un buon uomo e un bravo medico, ma aveva commesso molti errori nel suo rapporto col padre. Sawyer era un truffatore, anche se con molte attenuanti. Charlie un tossicodipendente, e così via. Ognuno aveva una magagna da farsi perdonare.

Un luogo in cui trovare redenzione?

Così l’isola poteva essere il punto di passaggio verso l’Aldilà, in cui i protagonisti avrebbero dovuto dar prova di redenzione prima di accedere alla beatitudine eterna. E gli Altri potevano essere visti come dei demoni, o dei guardiani del Purgatorio, incaricati di mettere alla prova le anime sotto esame.

Una teoria affascinante, che però venne definitivamente smentita dagli sceneggiatori quando decisero di far ritornare sei dei sopravvissuti al mondo civile. Da quel punto in poi le cose si fecero più complicate, e i flash-sideways – apparentemente privi di logica – non aiutarono chi ancora voleva cercare di tenere in piedi la vecchia teoria.

L’elettromagnetismo, il bene e il male, la vita oltre la morte

I temi religiosi, però, erano stati accantonati solo per un momento. Sarebbero ritornati nel finale, come abbiamo visto, anche se solo dopo la conclusione della trama originale, che quindi era completamente reale (anche se ben poco realistica).

D’altronde, ad aver confuso in parte gli spettatori è stata anche la scelta di variare tono allo show di stagione in stagione. Cominciato come un horror molto verosimile (incentrato sui pericoli di un’isola misteriosa), Lost è presto virato verso una serie di misteri quasi fantascientifici, legati agli esperimenti del Progetto Dharma.

In questo senso, particolarmente importanti sono state le proprietà elettromagnetiche dell’isola, capaci di far precipitare aerei ma anche di sprigionare un’energia potentissima. Energia che però, si è scoperto poi, andava al di là delle semplici leggi della fisica.

D’altronde, quando nel finale Desmond rimuove il sigillo, l’isola stessa comincia a distruggersi. Lo stesso Uomo in Nero diventa mortale, come se ogni cosa da quel momento in poi sia destinata alla distruzione, perfino il male stesso. È una sorta di trionfo del nulla che finisce per travolgere anche chi quel nulla l’ha provocato.

Il sacrificio di Jack – che ferma l’Uomo in Nero e ne rimane però ucciso – è quindi la vittoria non solo (e non tanto) del bene o della scienza, ma in generale dell’essere sul non essere, della luce sul buio, del qualcosa sul nulla. Un sacrificio ricompensato con la vita eterna presentata a Jack nella chiesa del finale.

 

4. Dopo i titoli di coda

A complicare le cose, in questa spiegazione che è tutto sommato abbastanza lineare, sono alcune immagini che la ABC a suo tempo mandò in onda coi titoli di coda dell’ultimo episodio. Subito dopo il finale nella chiesa e la chiusura dell’occhio di Jack, infatti, l’emittente chiuse lo show con alcune immagini dei rottami dell’Oceanic 815 presenti su un’isola disabitata.

Subito i fan si chiesero: ma allora erano tutti morti? Se c’erano i rottami e nessun superstite, forse allora quello che abbiamo visto fino ad adesso era un’illusione? Un sogno? Un’ipotesi? Ancora una volta un limbo o il Purgatorio?

Una delle immagini comparse dopo i titoli di coda di Lost
Ebbene quest’ipotesi, che poteva forse avere anche un certo fondamento visto l’abitudine degli sceneggiatori di cambiare le carte in tavola anche all’ultimo momento, è stata però smentita ufficialmente. Immediatamente dopo la messa in onda1, la ABC si affrettò infatti a spiegare che quelle immagini non erano state messe lì dagli sceneggiatori.

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Si trattava infatti solo di alcune fotografie che la rete aveva scelto di propria iniziativa di aggiungere per rendere meno netto il salto tra il finale e i programmi successivi. I produttori esecutivi Damon Lindelof e Carlton Cuse non ne sapevano quindi nulla e quelle foto non hanno quindi alcun valore narrativo.

Le speculazioni, insomma, sono state messe a tacere subito.

 

5. I 12 minuti aggiuntivi

Un’ultima nota, prima di salutarci. Già alla fine dello show in TV gli stessi Lindelof e Cuse annunciarono che la serie era sì finita, ma che al momento della sua uscita in DVD avrebbero presentato anche 12 minuti di storia in più, una sorta di extra.

Si tratta di una sequenza che potete vedere qui di seguito (in inglese) e che non aggiunge nulla al senso del finale e di quanto abbiamo già detto. Una sequenza che però, come spesso accade, può piacere molto ai fan, avidi di nuovo materiale (anche se ormai sono passati parecchi anni anche dall’uscita di questi extra).

Questo speciale è stato intitolato New Man in Charge, “Un nuovo uomo al comando”, e ci mostra alcuni scorci dell’attività di Hurley e Ben come guardiani dell’isola. Prima si vede Ben che va in giro a chiudere le varie basi Dharma ancora attive nel mondo, e a chiarire alcuni misteri rimasti in parte irrisolti.

Poi, lo si vede anche far visita a Walt, il ragazzino ormai cresciuto e ricoverato presso un istituto psichiatrico. Riuscirà a convincerlo a tornare sull’isola e lo scorterà là assieme ad Hurley stesso, tramite – almeno all’inizio del viaggio – il classico furgoncino del Progetto Dharma.

Insomma, niente di trascendentale per le sorti della trama, ma una simpatica “operazione nostalgia” a cui hanno partecipato alcuni degli attori più amati del cast (Michael Emerson nel ruolo di Benjamin Linus, Malcolm David Kelley in quello di Walt Lloyd e Jorge Garcia in quello di Hurley Reyes).

 

Note e approfondimenti

  • 1 Come si può leggere ad esempio qui.

 

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