Il mercato dell’home video è abbastanza importante, nel settore cinematografico. Certo, le sale guadagnano più soldi e ormai il meccanismo della vendita dei diritti ai servizi di streaming, oltre che alle TV, si è fatto particolarmente interessante, ma l’uscita del DVD di una pellicola è spesso il momento giusto perché una casa di produzione possa arrotondare gli incassi. Ebbene, sapete qual è il film del passato che in Italia detiene il record di DVD venduti? Frankenstein Junior1.

La pellicola di Mel Brooks del 1975 continua infatti ad essere molto apprezzata dal pubblico italiano e, più in generale, da quello di tutto il mondo. Complice una comicità che era nata con l’intento di parodiare i film degli anni ’30 che oggi non conosce più nessuno, ma che, essendo universale, continua a colpire nel segno.

La locandina di Frankenstein Junior, ottimo film per Halloween

Come forse sapete, il film nacque quasi per caso da un’idea dell’attore e protagonista Gene Wilder. Lo spunto era infatti molto semplice: cosa succederebbe se un medico famoso, discendente del dottor Frankenstein e però sempre in imbarazzo davanti a questa parentela, ricevesse in eredità gli appunti dello scienziato?

 
Wilder propose quest’idea al suo agente, e su suo consiglio la girò a Mel Brooks, con cui aveva già lavorato in Per favore, non toccate le vecchiette e stava per collaborare in Mezzogiorno e mezzo di fuoco. Il regista, all’inizio titubante, si convinse quando l’amico gli descrisse meglio la trama e i due si misero al lavoro.

Il risultato fu un successo clamoroso e duraturo, dovuto alle battute ma anche all’ottima performance degli attori.

Il risultato fu un successo clamoroso e duraturo, dovuto alle battute dell’ottima sceneggiatura ma anche alla straordinaria resa di attori come lo stesso Wilder, Marty Feldman, Teri Garr, Cloris Leachman, Gene Hackman e Peter Boyle. Molte di queste battute sono diventate famosissime e vengono ancora oggi citate e riconosciute in ogni luogo.

Per questo motivo abbiamo deciso di scegliere le migliori citazioni di Frankenstein Junior e di proporvele sia tramite un video dal film, sia in forma testuale. Qui di seguito trovate le cinque principali, ma in fondo all’articolo lasceremo spazio anche a tutte le altre.

 

1. Frederick Frankenstin e Aigor

Come sapete, Frankenstein Junior fu girato in bianco e nero per rendere ancora più evidente l’effetto di parodia dei film horror degli anni ’30. Fin da principio Mel Brooks lavorò per ricreare l’atmosfera noir, di paura e di imminente tragedia che caratterizzava quei primi film.

All’interno di questa tentativo va inquadrata anche la scena dell’incontro tra il protagonista, il dottor Frederick Frankenstin, e il suo servo in Transilvania, il gobbo Aigor.

Frankenstin e Aigor
Quest’ultimo, interpretato magistralmente da Marty Feldman, incarna tutti gli stereotipi del mostruoso aiutante del genio del male: ha la gobba, si veste di nero, ha gli occhi che letteralmente escono dalle orbite ed esibisce un comportamento molto ambiguo.

Fin da subito, però, questi elementi vengono dissacrati dalla serrata sceneggiatura, che gioca su tutti questi elementi e li rovescia in chiave comica.

La presentazione tra il dottore e il suo aiutante

Il primo momento di ilarità arriva quando i due si presentano. Il protagonista, interpretato da Gene Wilder, è restio ad ammettere di essere un parente del celebre dottor Frankenstein. Per questo nel corso degli anni ha imparato a presentarsi come il dottor Frankenstin, modificando la pronuncia del proprio cognome.

Anche all’università, in una delle scene iniziali del film, insiste molto su questa faccenda della pronuncia, rendendosi anche abbastanza ridicolo.

Igor però non riesce a comprendere la scelta di storpiare il cognome e gli chiede quindi se allora, visto che Frankenstein diventa Frankenstin, anche il nome di battesimo Frederick debba diventare Friederaik.

Poi, visto che il dottore non cede, decide anch’egli di modificare la pronuncia del proprio nome e invece di presentarsi come Igor decide di farsi chiamarsi Aigor. Un nome che si terrà per tutto il film che è entrato nella leggenda.

Quale gobba?

Ma la comicità della scena iniziale di presentazione non termina affatto qui. Subito dopo, infatti, per tentare di distendere la situazione il dottor Frankenstin dà un piccolo colpo sulle spalle del suo collaboratore, trovando però la gobba.

Gobba di cui però Aigor nega totalmente l’esistenza e che nelle scene successive finirà perfino per spostarsi di posizione nella schiena del servo.

Aigor: Doctor Frankestein?
Frederick: Frankenstin…
Aigor: Vuol prendermi in giro?
Frederick: No, si pronuncia Frankenstin…
Aigor: Allora dice anche Frederaik.
Frederick: No, Frederick…
Aigor: Be’, perché non è Frederaik Frankestin?
Frederick: Non lo è… È Frederick Frankestin…
Aigor: Capisco.
Frederick: Tu devi essere Igor.
Aigor: No, si pronuncia Aigor.
Frederick: Ma mi hanno detto che era Igor!
Aigor: Be’, avevano torto, non le pare?

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2. Lupo ululà

Per presentare la seconda scena che abbiamo tratto da Frankenstein Junior partiamo da una citazione. Una citazione però non di Mel Brooks né di Gene Wilder, bensì di Federico Fellini.

Il grande regista italiano fece film molto meno comici e parodistici di quelli del duo già citato, ma aveva ben chiaro quali fossero le regole della comicità e soprattutto della comicità per così dire “anarchica”.

«Quando dico: clown, penso all’augusto. Le due figure sono, infatti, il clown bianco e l’augusto. Il primo è l’eleganza, la grazia, l’armonia, l’intelligenza, la lucidità, che si propongono moralisticamente come le situazioni ideali, le uniche, le divinità indiscutibili. Ecco, quindi, che appare subito l’aspetto negativo della faccenda: perché il clown bianco, in questo modo, diventa la Mamma, il Papa, il Maestro, l’Artista, il Bello, insomma quello che si deve fare. Allora l’augusto, che subirebbe il fascino di queste perfezioni se non fossero ostentate con tanto rigore, si rivolta. Egli vede che le “paillettes” sono splendenti: però la spocchia con cui esse si propongono le rende irraggiungibili.
 
L’augusto, che è il bambino che si caca sotto, si ribella a una simile perfezione, si ubriaca, si rotola per terra e anima, perciò, una contestazione perpetua.
 
Questa è, dunque, la lotta tra il culto superbo della ragione (che giunge ad estetismo proposto con prepotenza) e l’istinto, la libertà dell’istinto.
 
Il clown bianco e l’augusto sono la maestra e il bambino, la madre e il figlio monello; si potrebbe dire infine: l’angelo con la spada fiammeggiante e il peccatore».

Da Federico Fellini a Mel Brooks

Questa lunga citazione è tratta dal libro Fare un film, in cui il regista riminese riversò molti elementi della sua poetica. Ma ben si adatta anche a Frankenstein Junior e in particolare al rapporto tra il dottore e Aigor.

Frederick è di fatto il clown bianco. È, almeno all’inizio, il rappresentante dell’autorità, della ragionevolezza, della scienza. Davanti alle cose si pone in maniera logica, cercando di capirle e di obbedire a determinate regole.

Aigor, invece, e il bambino monello, è quello che, un po’ per stupidità è un po’ per amore della beffa, prende in giro gli atteggiamenti seriosi del suo padrone.

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L’abbiamo in parte già visto con la faccenda del nome, ma è ancora più evidente nella scena che potete vedere in questo paragrafo, che avviene poco dopo, nel cammino verso il castello. Come in ogni horror che si rispetti, la strada verso la magione è tenebrosa e nebbiosa. E a rendere il tutto più inquietante si sentono gli ululati dei lupi.

Ma, come è diventato quasi proverbiale, se «il lupo ululà», il «castello è ululì».

Come funziona la battuta in inglese

È interessante, però, andare a vedere anche com’era il dialogo in lingua originale. Il gioco di parole tra ululà e ululì fu infatti inventato dai responsabili della traduzione italiana – per una volta veramente geniali – per rendere con efficacia la battuta originale.

Nel film in lingua inglese Inga dice infatti: «Werewolf!», ovvero “lupo mannaro”. Ma il dottore intende «Where wolf?», ovvero “dove (è il) lupo?”. Al che Igor risponde: «There wolf. There castle», cioè “là il lupo, là il castello”.

La trascrizione del dialogo (in italiano)

Inga: Lupo ulula…
Frederick: Lupo “ululà”?
Aigor: Là.
Frederick: Cosa?
Aigor: Lupo ululà e castello ululì.
Frederick: Ma come diavolo parli?
Aigor: È lei che ha incominciato!
Frederick: No, non è vero!
Aigor: Non insisto, è lei il padrone!

 

3. Si può fare

Come dicevamo, il protagonista del film, il dottor Frederick Frankenstin, è sulle prime molto scettico riguardo agli esperimenti del nonno. Lo ritiene anzi un perfetto ciarlatano, un pazzo che andava in giro a dissotterrare cadaveri per seguire inutili fantasie che con la scienza non avevano nulla a che fare.

L’atmosfera del castello, dove si trasferisce dopo averlo ricevuto in eredità, lentamente inizia però ad agire su di lui. Inoltre Frau Blücher, vecchia assistente del nonno ed evidentemente sua amante, inizia a disseminare nel castello una serie di indizi, con l’evidente scopo di portare il nipote sulle tracce degli esperimenti del nonno.

Assieme ad Inga e ad Aigor, Frederick arriva in effetti nella biblioteca privata del suo parente, nascosta in una stanza segreta. Lì scova una serie di libri e in particolare un volume intitolato How I Did It, ovvero Come lo feci.

Dopo un’intensa notte passata a leggere il risultato degli esperimenti del nonno, le idee di Frederick sono completamente mutate.

Lo sguardo stralunato di Frederick

Non è più scettico, ma è anzi convinto che si possa ricreare la vita da un cadavere. E proprio qui arriva la scena forse più celebre di tutta la pellicola, usata e riutilizzata in migliaia di meme anche in questi anni di social network.

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Stiamo parlando della scena in cui, in primo piano, Frederick alza la testa dal libro e, quasi invasato, guardando in camera, pronuncia la celebre frase: «Si può fare». Tre parole che in italiano forse suonano addirittura meglio che non in inglese, visto che Wilder diceva: «It could work» (cioè “potrebbe funzionare”).

Frederick (leggendo): «Finché dal mezzo di queste tenebre una luce improvvisa m’illuminò, una luce così brillante e portentosa eppure così semplice: cambiare i poli da positivo a negativo e da negativo a positivo. Io solo sono riuscito a scoprire il segreto di infondere la vita. Macché, anche di più. Io, proprio io, sono divenuto capace di animare nuovamente la materia inanimata». Si può fare!

 

4. Un enorme Schwanzstück

Subito dopo la scena della lettura degli appunti del nonno, si ritorna nei piani alti del castello in un clima più sereno. Frederick infatti sta iniziando a meditare su come mettere in atto i suggerimenti del nonno, su come procurarsi un cadavere e su come ridargli vita.

Ne discute a colazione proprio con Inga e con Aigor, descrivendo le fattezze che assumerà il nuovo uomo da lui creato. Sarà un essere gigantesco, in cui tutti gli organi saranno evidentemente più grandi del normale.

È proprio quando il dottore accenna a questa possibilità che lo sguardo di Inga, la sua avvenente assistente, si fa più acceso. «Allora avrebbe un enorme Schwanzstück», commenta stupita la ragazza.

Non viene chiarito, né inglese né in italiano, cosa significhi questa parola pronunciata in tedesco, ma il reale significato è evidente a tutti, senza bisogno di traduzioni.

Anche il dottore, che pure non parla tedesco essendo americano, intuisce perfettamente a cosa si stia riferendo la sua assistente. E, dopo un attimo di titubanza, conferma le sue congetture: «Questo è evidente».

La culatta del manzo

Questa scena è rimasta molto famosa proprio per questo uso di una parola che, per motivi di censura, era meglio lasciare in lingua originale, cioè in tedesco.

Tra l’altro è da notare che questo termine è una sorta di un gioco di parole yiddish, perché letteralmente Schwanzstück in tedesco significa “culatta del manzo”.

La trascrizione del dialogo

Frederick (leggendo): «Dato che la minutezza delle parti rallentava notevolmente il mio lavoro, decisi di fare una creatura dalle dimensioni gigantesche…» Ma certo, questo semplificherebbe tutto!
Inga: In altre parole, le vene, i piedi, le mani, tutti gli organi dovrebbero essere ingranditi.
Frederick: Esatto.
Inga: Allora avrebbe un enorme Schwanzstück!
Frederick: Questo è evidente.
Inga: Oooh…
Aigor: Diventerà molto popolare.

 

5. Potrebbe piovere

Deciso come intervenire e come realizzare il piano, Frederick e Aigor partono alla ricerca di un cadavere.

Bisogna trovarne però uno di determinate dimensioni e soprattutto fresco, cioè morto da poco. Per questo decidono di rubare il corpo di un condannato a morte appena seppellito, ovviamente però incorrendo così in vari problemi, soprattutto perché i tempi sono molto stretti.

Dopo essersi appostati a lungo, penetrano così in un cimitero ed iniziano a scavare. Dopo parecchie ore di lavoro realizzano una buca molto profonda e riescono così ad estrarre la bara, in mezzo al fango e probabilmente anche ad alcuni resti umani.

Che lavoro schifoso!

È proprio qui che Frederick si lascia andare ad un momento di sconforto sottolineando la nefandezza di quell’operazione: «Che lavoro schifoso!», dice. Aigor, però, cerca forse di consolarlo, dicendogli che potrebbe anche andare peggio.

«E come?», chiede il dottore, stupito. «Potrebbe piovere», risponde ingenuamente Aigor. E nel giro di mezzo secondo comincia effettivamente a diluviare.

Questa citazione è ovviamente celeberrima per la sua capacità di mostrare come, quasi appellandosi alla Legge di Murphy, non ci sia mai limite al peggio e le cose possano sempre andare storte. O, meglio: ancora più storte di quanto non ci aspettassimo.

Per questo, oggi il “potrebbe piovere” viene usato in tono ironico davanti a chi si lamenta parecchio ma in fondo ha ragione, per mostrargli che da un lato le cose non vanno poi così male, ma dall’altro anche che la sfortuna è sempre dietro l’angolo.

La trascrizione del dialogo

Frederick: Che lavoro schifoso!
Aigor: Potrebbe esser peggio.
Frederick: E come?
Aigor: Potrebbe piovere!

 

Altre battute di Frankenstein Junior da ricordare, oltre a quelle già segnalate

Finora vi abbiamo presentato cinque citazioni memorabili tratte dal capolavoro di Mel Brooks, ma in realtà le frasi famose di Frankenstein Junior sono parecchie. Per questo abbiamo deciso di non limitarci solo a cinque battute ma di allargare un po’ il campo.

Le prime cinque, che sono forse le più belle, le abbiamo presentate diffusamente. Da qui in poi ne troverete altre, illustrate in velocità ma sempre con il relativo video, che meritano di essere ricordate.

 

Sono stanco. Buonanotte

Questa scena si svolge poco dopo l’arrivo del dottor Frankenstein al castello di suo nonno. Subito l’uomo fa conoscenza con Frau Blücher, la donna che fa nitrire i cavalli ogni volta che se ne pronuncia il nome. Questa accompagna il giovane dottore in giro per la casa, mostrandogli le stanze, o almeno quelle accessibili.

Intuiamo però subito che tra la donna e il nonno c’era probabilmente una relazione. Così, quando lei fa per andarsene offre al giovane dottore varie bevande, in una proposta che però sembra evidentemente celare anche qualcosa che va ben oltre il semplice drink.

Rimetta a posto la candela!

Più che a Frau Blücher, Frederick si affeziona però alla ben più giovane e bella assistente Inga, che lo accompagna in giro per il castello a cercare indizi e a svelare misteri.

I due si imbattono presto in una parete che si rivela essere un passaggio segreto, che si apre però muovendo o rimettendo a posto una determinata candela. I loro esperimenti per aprire il passaggio si rivelano subito particolarmente comici.

 

Il morto di giornata

Un’altra scena famosa arriva poco dopo, quando Frederick e Inga si avventurano per le stanze segrete del castello e si imbattono in Aigor, sceso anche lui tramite un altro percorso. In un primo momento, anzi, vengono sorpresi dal fatto di trovarlo in mezzo alle teste di vari morti.

Subito dopo decidono però, tutti e tre assieme, di addentrarsi ulteriormente tra i corridoi. Memorabile, a quel punto, la battuta di Marty Feldman: «Aspetti, padrone! Potrebbe essere pericoloso. Vada avanti lei».

Calma, dignità e classe

Frederick e i suoi collaboratori riescono quindi a rubare un cadavere, a procurarsi un cervello e ad iniziare gli esperimenti. Il primo grosso tentativo di dar vita alla creatura, però, si rivela un fallimento e il dottore non la prende affatto bene.

L’effetto comico, però, è garantito dal fatto che in principio Frederick sembra accettare con un certo distacco la non riuscita dell’esperimento. Un grande scienziato infatti deve sempre dimostrare «calma, dignità e classe». O almeno dovrebbe.

 

Sedadavo

Ad un certo punto, finalmente, il mostro prende vita e però si rivela molto meno intelligente di quanto Frankenstein sperava. In particolare prova paura per il fuoco, che lo manda letteralmente nel panico.

Così, poco dopo aver preso vita, vede Igor accendere un fiammifero e viene preso immediatamente dal terrore. Inizia quindi a strangolare Frankenstein. Vista la forza sovrumana del mostro, il dottore chiede aiuto ai due collaboratori e anzi li supplica di dare alla creatura un sedativo. Avendo però le mani del mostro attorno al collo è costretto a mimare.

Abnorme

In breve Frederick si rende conto che qualcosa non va nella creatura a cui ha dato vita. Il problema sembrano essere proprio le capacità intellettive del mostro, che paiono essere fin troppo flebili. Il cervello immesso nel corpo, però, doveva essere quello di un grande scienziato, procurato da Aigor.

Per questo Frederick chiede al servo notizie su quel cervello. Noi sappiamo già come sono andate le cose, perché la cinepresa ha seguito Marty Feldman nel suo viaggio alla ricerca di questa mente e sappiamo che non ha obbedito all’ordine del medico, portando a casa un cervello abnorme. Ecco però come lo racconta a Frederick.

 

L’eremita cieco

Una delle scene più curiose, soprattutto per la comicità gestuale, è quella che ha per protagonista Gene Hackman. Anche il celebre attore partecipò infatti alle riprese di Frankenstein Junior, interpretando un eremita cieco dietro a un trucco che lo rendeva quasi irriconoscibile.

Questo eremita riceve la visita della creatura. Pur essendo uno cieco e l’altro muto, i due riescono in qualche modo a comunicare e l’eremita comincia ad offrire al suo visitatore del cibo e del vino. Le cose però non vanno come dovrebbero.

L’arrivo della fidanzata

Verso la fine della pellicola Frederick viene raggiunto in Transilvania dalla ricca fidanzata. I suoi modi degni dell’alta società ovviamente stonano con l’ambiente del castello e soprattutto con Aigor, molto più irruente nei modi.

Non è un caso che, mentre Frederick cerca di non far intendere alla fidanzata la relazione che ha messo in piedi con Inga, Aigor colga ogni occasione per saltare addosso alla donna (o quantomeno ai suoi abiti).

 

I bloopers

Prima di salutarci, pensavano potesse essere divertente segnalarvi i bloopers del film. Con questo termine, nel linguaggio cinematografico americano, si intendono tutte quelle scene scartate per un qualche errore e poi rifatte. Sono, in pratica, quelle che noi designiamo come “papere”.

Per il tono particolarmente parodistico del film, è facile intuire che ogni tanto agli attori scappasse da ridere sul set, soprattutto quando si trovavano intenti a pronunciare frasi ridondanti e volutamente esagerate. Qui di seguito potete vedere qualche esempio di tutto questo, ovviamente in inglese perché queste scene non furono mai doppiate.

Se però ricordate bene il film, ogni situazione vi riporterà alla mente il momento della pellicola in cui sarebbe stata inserita la scena. Così, anche senza essere particolarmente bravi in inglese, riuscirete facilmente a ricostruire il senso delle frasi.

 

Note e approfondimenti

  • 1 Lo si documenta ad esempio qui.

 

Segnala altre battute e citazioni da Frankenstein Junior nei commenti.