Frasi de Il piccolo principe: le più celebri e belle

Le migliori frasi de Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Il piccolo principe è uno dei classici della letteratura del secolo scorso. Nonostante sia stato scritto originariamente per i bambini, è entrato subito nel cuore di tutte le generazioni e ancora oggi, a quasi 80 anni dalla sua prima pubblicazione, non smette di incantare. Anche per via del fatto che le frasi de Il piccolo principe sono quasi sempre memorabili.

Qui di seguito abbiamo raccolto ben 56 di queste citazioni del racconto di Antoine de Saint-Exupéry. Sulle prime cinque spenderemo qualche parola in più, mentre le altre 51 ve le proporremo in chiusura, più velocemente. Procediamo.

 

1. I tramonti

Come ben sapete se avete letto il libro, il piccolo principe proviene da un piccolo pianeta, l’asteroide B-612, in cui il bambino ha un problema con degli arbusti di baobab. Ma in cui può anche vedere numerosi tramonti. Un’esperienza che gli consente di pronunciare alcune frasi memorabili al riguardo.

«Un giorno ho visto il sole tramontare quarantaquattro volte!» E più tardi aggiungevi: «Sai… quando si è molto tristi si amano i tramonti…» «Allora il giorno delle quarantaquattro volte eri proprio tanto triste?» Ma il piccolo principe non rispose.

 

2. La volpe da addomesticare

Una delle storie più celebri raccontate all’interno del breve romanzo di Antoine de Saint-Exupéry riguarda il rapporto tra il principe e la volpe, che vuole essere addomesticata. È proprio lei a spiegare al protagonista cosa significa “addomesticare”. Con parole come queste.

Se per esempio verrai alle quattro del pomeriggio, già dalle tre io comincerò a essere felice. Più il tempo passerà e più mi sentirò felice. Finché alle quattro sarò tutta agitata e in apprensione: scoprirò il valore della felicità! Ma se vieni quando capita, non saprò mai a che ora vestirmi il cuore…

 

3. L’essenziale…

Ci sono tante frasi molto belle, all’interno de Il piccolo principe. Una però, forse, si staglia al di sopra delle altre, perché in un certo senso riesce anche a riassumere il senso di tutta l’opera. È la frase che vi riportiamo qui di seguito.

Ecco il mio segreto. È molto semplice: si vede solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.

 

4. La rosa

Non si parla solo di tramonti o di volpi, all’interno del libro. Anzi, forse l’essere più importante con cui si deve relazionare il protagonista è la rosa, un fiore con cui ha un rapporto che oggi definiremmo difficile o complicato. Ma che è comunque molto importante.

Il tempo che hai perso per la tua rosa è ciò che fa la tua rosa tanto importante.

 

5. La stella

Come abbiamo detto, il pianeta del piccolo principe è molto piccolo. Proprio questo particolare, però, permette di pensare sempre a lui ogni volta che si alzano gli occhi al cielo, perché qualsiasi stella può essere quella in cui vive.

Di notte, ricordati di guardare le stelle. Dove sto io è troppo piccolo perché possa mostrarti dove si trova la mia. Meglio così. La mia stella sarà per te una qualsiasi, e allora ti farà piacere guardarle tutte… Saranno tutte tue amiche.

 

Altre 51 frasi de Il piccolo principe, oltre alle 5 già segnalate

Come promesso, qui di seguito, in velocità, vi elenchiamo una serie di altre citazioni tratte da Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry. Gustatevele.

– Una volta, quando avevo sei anni, in un libro sulla foresta vergine intitolato Storie vissute ho visto un’illustrazione bellissima. Raffigurava un serpente boa che divora una belva. Questa è la riproduzione del disegno. Il libro diceva: «I serpenti boa divorano la preda tutt’intera senza masticarla. Dopo non riescono più a muoversi e passano i sei mesi della digestione dormendo».

– Gli adulti da soli non capiscono niente, ed è stancante per i bambini dover sempre spiegare tutto.

– Disegnami una pecora…

– Dinanzi a un mistero assoluto, nessuno ha il coraggio di disobbedire.

– Agli adulti piacciono i numeri. Quando raccontate loro di un nuovo amico, non vi chiedono mai le cose importanti. Non vi dicono: «Com’è il suono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?» Le loro domande sono: «Quanti anni ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?» Solo allora pensano di conoscerlo.

– Se dite agli adulti: «Ho visto una bella casa di mattoni rosa, con gerani alle finestre e colombi sul tetto…», loro non riescono a immaginarsi la casa. Dovete dire: «Ho visto una casa di centomila franchi». Allora esclamano subito: «Oh, che bella!»

– Feci notare al piccolo principe che i baobab non sono arbusti, ma alberi alti come chiese, e che anche se avesse portato un intero branco di elefanti, il branco non sarebbe riuscito ad avere la meglio su un solo baobab.

– Ma i semi sono invisibili. Dormono tutti nel segreto della terra finché a uno di loro non piglia il ghiribizzo di svegliarsi. Allora si stiracchia e fa spuntare timidamente verso il sole uno splendido, innocuo germoglio.

– E se un baobab non lo strappi via subito, dopo non riesci più a liberartene. Occupa tutto il pianeta. Lo perfora con le radici. E se il pianeta è troppo piccolo e i baobab troppo numerosi, questi lo spaccano tutto.

– Al mattino, finita la toilette, bisogna occuparsi della toilette del pianeta.

– A me piacciono molto i tramonti. Andiamo a vedere un tramonto…

– Il piccolo principe non rinunciava mai a una domanda dopo che l’aveva fatta.

– Le spine non servono a niente, sono pura cattiveria da parte dei fiori!

– I fiori sono deboli. Sono ingenui. Si fanno coraggio come possono. E con le spine pensano di mettere paura…

– Da milioni di anni i fiori mettono le spine. Da milioni di anni le pecore mangiano ugualmente i fiori. E non è forse una cosa seria cercare di capire perché i fiori si danno tanta pena per mettere spine che non servono a niente?

– Il piccolo principe assisteva allo schiudersi di un enorme bocciolo e sentiva che ne sarebbe venuta un’apparizione miracolosa, ma la corolla indugiava, e si faceva bella, chiusa nella sua camera verde. Con cura sceglieva i colori. Si vestiva piano, accomodando i petali a uno a uno. Non voleva uscire tutta stropicciata come fanno i papaveri. Voleva mostrarsi solo nel pieno fulgore della propria bellezza. Eh, sì! Era molto vanitosa. La sua segreta toilette era durata giorni e giorni. Ed ecco che una mattina, con il sorgere del sole, era apparsa una rosa.

– «Non avrei dovuto ascoltarla» mi confidò un giorno, «non bisogna mai ascoltare i fiori. Bisogna guardarli e annusarli».

– Non ho capito niente! Avrei dovuto giudicarla dalle sue azioni e non dalle sue parole. Mi profumava e mi illuminava. Non avrei mai dovuto andarmene! Avrei dovuto intuire l’affetto che stava dietro i suoi poveri trucchi. I fiori sono così contraddittori! Ma ero troppo giovane per saperla amare.

– Le eruzioni vulcaniche sono come i fuochi nel caminetto.

– Devo pur sopportare due o tre bruchi se voglio conoscere le farfalle. Pare che siano bellissime.

– Non sapeva che per i re il mondo è alquanto semplificato. Tutti gli uomini sono sudditi.

– L’autorità si fonda in primo luogo sulla ragione. Se ordini al tuo popolo di andare a gettarsi in mare, quello farà la rivoluzione. Ho il diritto di pretendere l’obbedienza perché i miei ordini sono ragionevoli.

– È molto più difficile giudicare se stessi che giudicare gli altri.

– Per i vanitosi, infatti, gli altri uomini sono degli ammiratori.

– I vanitosi sentono solo le lodi.

– «Ti ammiro» disse il piccolo principe, alzando un po’ le spalle. «Ma che cosa te ne viene?»

– «Che fai qui?» disse al bevitore, che trovò seduto davanti a una sfilza di bottiglie, metà delle quali vuote e metà piene. «Bevo» rispose il bevitore con aria cupa. «Perché bevi?» gli domandò il piccolo principe. «Per dimenticare» rispose il bevitore. «Per dimenticare cosa?» volle sapere il piccolo principe, che già lo compativa. «Per dimenticare che mi vergogno» ammise il bevitore abbassando la testa. «Ti vergogni di cosa?» lo interrogò il piccolo principe che desiderava aiutarlo. «Mi vergogno di bere!» concluse il bevitore che si chiuse definitivamente nel silenzio.

– «Io» disse ancora «possiedo una rosa che innaffio tutti i giorni. Possiedo tre vulcani che pulisco tutte le settimane. Perché pulisco anche quello quello spento. Non si sa mai. Il fatto che io li possieda è utile ai miei vulcani ed è utile alla mia rosa. Invece tu non sei utile alle stelle…»

– È una bellissima occupazione. Ed è davvero utile perché è bella!

– Non è il geografo che fa il conto delle città, dei fiumi, delle montagne, dei mari, degli oceani e dei deserti. Il geografo è troppo importante e non può andare a zonzo. Non esce mai dal suo studio. Ma lì riceve gli esploratori. Li ascolta e trascrive i loro ricordi. E se i ricordi di uno di loro gli sembrano interessanti, il geografo fa fare un’indagine sulla moralità dell’esploratore.

– “La mia rosa è effimera” disse tra sé il piccolo principe “e ha solo quattro spine per difendersi dal mondo! E l’ho lasciata sola là dove sto io!”

– «Mi domando» disse «se le stelle brillano perché un giorno ciascuno possa ritrovare la propria».

– «Dove sono gli uomini?» riprese poi il piccolo principe. «Si è un po’ soli nel deserto…» «Si è soli anche fra gli uomini» disse il serpente.

– Ma se mi addomestichi, avremo bisogno l’uno dell’altra. Per me tu sarai unico al mondo. Per te io sarò unica al mondo…

– «Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come inondata di luce. Conoscerò un rumore di passi diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno fuggire sotto terra. Il tuo mi chiamerà fuori dalla tana, come una musica. E poi guarda! Li vedi laggiù, i campi di grano? Io non mangio pane. Quindi per me il grano è inutile. I campi di grano non mi dicono niente. E questo è molto triste! Ma tu hai capelli color dell’oro. E allora sarà bellissimo quando mi avrai addomesticato! Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E mi piacerà il rumore del vento nel grano…» La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe. «Per favore… addomesticami!» disse.

– Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano le cose già fatte nei negozi. Ma siccome non esistono negozi che vendono amici, gli uomini non hanno più amici. Se vuoi un amico, addomesticami!

– «Allora non ci guadagni niente!» «Ci guadagno», disse la volpe, «a causa del colore del grano».

– Ecco il mio segreto. È molto semplice: si vede solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.

– Diventi responsabile per sempre di ciò che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…

– «Solo i bambini sanno quello che cercano» fece il piccolo principe. «Perdono tempo per una bambola di pezza, che allora diventa importantissima, e se qualcuno gliela porta via piangono…»

– Vendeva pillole speciali che placano la sete. Ne prendi una alla settimana e non provi più il desiderio di bere. «Perché vendi queste pillole?» «È un bel risparmio di tempo» disse il negoziante. «Gli esperti hanno calcolato che si guadagnano cinquantatré minuti alla settimana.» «E cosa si fa di quei cinquantatré minuti?» «Quello che si vuole…» «Se avessi cinquantatré minuti da spendere» si disse il piccolo principe «me ne andrei lentamente verso una fontana…»

– Ho sempre amato il deserto. Ti siedi su una duna di sabbia. Non vedi niente. Non senti niente. E tuttavia qualcosa brilla in silenzio…

– «Ciò che fa bello il deserto», disse il piccolo principe, «è che da qualche parte nasconde un pozzo…»

– Che si tratti della casa, delle stelle o del deserto, quel che fa la loro bellezza è invisibile!

– Lui rise, toccò la corda, fece ruotare la carrucola. E la carrucola gemette come geme una vecchia banderuola dopo che il vento ha dormito a lungo. «Lo senti?» disse il piccolo principe «svegliamo il pozzo e lui canta…»

– Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare con il cuore.

– Si corre il rischio di piangere un po’, quando ci si è lasciati addomesticare…

– Se ami una rosa che sta su una stella, di notte è bello guardare il cielo. Tutte le stelle sono fiorite.

– «Quando la notte guarderai il cielo, poiché io abiterò in una di esse, e riderò in una di esse, per te sarà come se ridessero tutte le stelle. Avrai stelle che sapranno ridere!» E rise ancora. «E quando ti sarai consolato (poiché ci si consola sempre) sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre mio amico. Avrai voglia di ridere con me. E ogni tanto aprirai la finestra, così, per puro piacere… E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il cielo. Allora tu gli dirai: “Sì, le stelle mi fanno sempre ridere!”. E penseranno che sei pazzo. Ti avrò fatto un bello scherzetto…» E rise ancora. «Sarà come se, invece delle stelle, ti avessi dato tanti sonagli che sanno ridere…»

– Per voi che come me amate il piccolo principe, tutto nell’universo cambia se da qualche parte, non si sa dove, una pecora che non conosciamo ha mangiato una rosa oppure no…

– Guardate attentamente questo paesaggio per essere sicuri di riconoscerlo, se un giorno doveste viaggiare in Africa, nel deserto. E se vi capitasse di passare di lì, vi scongiuro, non tirate dritto, fermatevi un poco sotto la stella! Se allora vi viene incontro un bambino, se ride, se ha i capelli d’oro, se non risponde alle domande, voi sapete chi è. Allora siate gentili, non lasciatemi alla mia tristezza: scrivetemi che è tornato…

 

E voi, quale frase de Il piccolo principe preferite?

 

Conosci altre belle frasi de Il piccolo principe? Scrivile nei commenti qui sotto.