Giochi di ruolo: cinque punti per capirli e conoscerli

Dadi e scheda personaggio di giochi di ruolo (foto di James Jones via Flickr)

Tutti, prima o poi nella vita, avete sentito parlare dei giochi di ruolo. Magari anche più di una volta. Solo alcuni di voi, però, sanno esattamente a cosa corrisponde quest’espressione. Gli altri ne hanno un’idea molto vaga, tratta da qualche film o da un lontano parente appassionato del genere. Parente che viene magari guardato anche con un certo sospetto.

Vale però la pena di conoscere cosa sono questi fantomatici giochi di ruolo. Sia perché sono molto appassionanti, sia perché ci possono insegnare molte cose. Permettono ai giocatori di immedesimarsi in mondi di fantasia, di adattarsi e allo stesso tempo di plasmarne le regole, di porsi in situazioni particolari.

Non a caso, esistono anche giochi di ruolo per bambini, pensati a fini didattici. E allo stesso tempo la psicologia si interessa da molto tempo a queste attività, come vie privilegiate per comprendere il comportamento e gli schemi mentali delle persone.

Il fatto è, però, che effettivamente non è facile capire di cosa si tratta finché non ci si gioca. E soprattutto finché non ci si gioca spesso, e a lungo. Se volete provare, le possibilità sono molte: ce ne sono ovviamente da tavolo ma se ne trovano anche online. Alcuni sono perfino gratuiti. Ma se per il momento vi accontentate di una guida introduttiva, siete nel posto giusto.

 

1. Cos’è un gioco di ruolo, precisamente?

Cerchiamo prima di tutto di dare una definizione esaustiva e di spiegarla nel dettaglio. Il gioco di ruolo è un gioco in cui i partecipanti assumono il ruolo di determinati personaggi che si trovano ad operare in un particolare ambiente [1]. Detta in maniera più concreta, in un gioco di ruolo ognuno impersona un personaggio che interagisce con un ambiente narrativo, prendendo decisioni e muovendosi in maniera almeno in parte libera.

Giocatori di un gioco di ruolo attorno a un tavolo (foto di Diacritica via Wikimedia Commons)Ogni gioco ha, ovviamente, delle precise regole, che definiscono l’ambiente, lo scopo dell’avventura, come i giocatori si possono muovere e secondo quali norme possono combattere ed evolversi. All’interno di queste regole, però, il giocatore è libero di agire, scegliendo la strategia che ritiene più adeguata.

Il bello è che i partecipanti si possono, quindi, immedesimare completamente nel personaggio che scelgono di creare. E in un certo senso vivere le avventure in prima persona, guidati dalla fantasia propria, degli altri giocatori e soprattutto del master.

Ovviamente, questo impianto di base può variare anche notevolmente di gioco in gioco. In principio, i giochi di ruolo erano giocati praticamente senza alcun supporto, usando solamente carta e penna [2]. Poi, col successo, le cose si sono complicate. Esistono miniature, dadi specifici, manuali anche molto elaborati, versioni al computer e per tablet e molto altro ancora.

Qualche esempio

Anche se non avete mai giocato a questo tipo di avventure, non è detto che in realtà siate pienamente digiuni del genere. Perché ci sono molti giochi tradizionali che in realtà sono giochi di ruolo, elementari nelle regole ma non nel divertimento.

Quando si è bambini, ad esempio, si gioca a decine di giochi di ruolo. Ci si finge pirati, avventurieri, guerrieri, poliziotti. E si interagisce coi propri amici seguendo delle regole di condotta che non sono altro che le versioni arcaiche dei moderni regolamenti.

Anche giochi in scatola più tradizionali replicano almeno in parte le modalità dei giochi di ruolo. Cluedo, ad esempio, è un gioco in cui ci si immedesima in un detective, anche se le possibilità narrative sono molto limitate [3].

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Immaginate un Cluedo in cui la libertà d’azione è molto maggiore, in cui le tipologie di reato non sono solo quelle quattro o cinque codificate, ma molte di più. Ed in cui gli altri giocatori possono allearsi con voi od ostacolarvi. Ecco, immaginate tutto questo e avrete un gioco di ruolo.

Il tavolo durante una tipica partita a un gioco di ruolo (foto di Celeste Lindell via Flickr)Certo, i GDR – come vengono spesso abbreviati – hanno in realtà ambientazioni ben diverse. In genere prediligono atmosfere fantasy, in cui si combatte contro mostri e draghi. Ma non mancano giochi di ruolo di fantascienza, di genere supereroistico e di altro tipo ancora. Scopriamoli insieme.

 

2. Quali sono le principali tipologie di giochi di ruolo?

Proprio perché la definizione di gioco di ruolo è così generica, i titoli che possono essere fatti rientrare in questa categoria sono centinaia. A volte sono tra loro molto simili, a volte diversissimi. Molti nascono come estensioni o variazioni di un gioco precedente, e poi imbracciano percorsi totalmente nuovi.

Il gioco da tavolo

Ciononostante, ci sono dei generi facilmente riconoscibili. Il primo, quello può celebre e con cui spesso si identifica l’essenza stessa del gioco di ruolo, è il GDR da tavolo, che si gioca spesso con carta e penna. Ci si trova in piccoli gruppi, con i membri che si riuniscono attorno a un tavolo e interagiscono tra loro.

In questa tipologia al master spetta il compito di descrivere l’ambientazione e gli abitanti del mondo di fantasia. I giocatori descrivono invece le azioni dei loro personaggi, mentre spetta al master spiegare cosa accade come conseguenza delle loro azioni. Il primo e più famoso esempio di questo genere di GDR è Dungeons & Dragons [4].

Un raro set di Dungeons & Dragons del 1974 di proprietà dello scrittore Cory Doctorow

I LARP, giochi di ruolo dal vivo

Esistono poi i giochi di ruolo dal vivo, generalmente identificati con l’acronimo inglese LARP. Sono titoli in cui i giocatori non si trovano seduti attorno a un tavolo, né all’interno di una stanza. D’altronde, in questo caso non si impersona un personaggio solamente a parole, ma anche dal vero.

Per questo di solito ci si traveste, si usano repliche di armi e si possono azzardare anche simulazioni di combattimenti. In genere nei LARP non c’è il master, anche perché sarebbe per lui molto difficile seguire tutte le interazioni. Forse il più famoso esempio di questo tipo è Mind’s Eye Theatre, ambientato nel mondo dei vampiri [5].

Giocatori impegnati in una sessione di gioco di ruolo dal vivo

Esistono poi generi minori, come i Party Games, in cui i giocatori possono interagire verbalmente tra loro secondo regole piuttosto rigide. In giochi di questo tipo non c’è di solito un master e tutto è un po’ semplificato, soprattutto per avvicinare i neofiti. Di solito sono giochi che riguardano misteri da risolvere, anche di genere giallo.
 
Ci sono inoltre dei giochi narrativi, in cui tutti i giocatori hanno la stessa importanza nel decidere l’evoluzione della storia. I giocatori possono controllare in questo caso anche più personaggi e comunque sono sempre e solo loro a decidere cosa succede al personaggio. Così, perché qualcuno muoia – ad esempio – serve l’assenso del giocatore che lo controlla.
 
Esistono infine giochi di ruolo di improvvisazione teatrale, nati in origine come esercizi per gli attori ma poi evolutisi nel tempo.

E al computer?

Ultimo grossissimo filone è quello dei giochi elettronici. Gli RPG (l’acronimo inglese) sono infatti da tempo sbarcati su computer. E negli ultimi anni, anzi, si sono espansi grazie all’arrivo di internet e dei dispositivi mobili.

Una schermata di World of Warcraft, il più celebre tra i giochi di ruolo onlineAll’inizio si trattava semplicemente di giochi di ruolo tradizionali giocati online. Invece di trovarsi davanti a un tavolo, ci si trovava in una chat sul web (o via mail) e si giocava da lì. Poi sono arrivati i videogiochi veri e propri, sempre più elaborati e complessi con l’andare del tempo.

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Oggi il genere che va per la maggiore è quello costituito dai MMORPG (Massively Multiplayer Online Role-Playing Games). Lì il giocatore si trova in un mondo gestito dal computer insieme a centinaia di altri partecipanti dislocati in tutto il mondo, e deve evolversi ed interagire con loro, secondo le consuete regole del gioco.

 

3. Quali sono i ruoli principali?

Abbiamo parlato finora genericamente di giocatori. In realtà, nei giochi di ruolo più tradizionali esistono dei ruoli ben precisi che vale la pena di presentare.

Generalmente esistono tre tipi di persone coinvolte nelle partite. Il primo è il master, o gamemaster. È colui il quale deve condurre il gioco: ha pertanto dei doveri molto particolari e deve avere delle precise capacità da mettere in campo [6].

https://www.youtube.com/watch?v=JMiLbneDvws

Ad esempio, spetta a lui il compito di presentare l’ambiente in cui si svolgerà la partita, di descriverlo e di creare quell’atmosfera che è così fondamentale per la buona riuscita di una sessione. Inoltre fa da arbitro per quanto riguarda le azioni dei giocatori e ha il compito di mantenere vivo il flusso della storia.

In genere, nei giochi elettronici il ruolo del gamemaster è assunto dal computer. In tutti gli altri casi, invece, è una persona in carne ed ossa, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Deve infatti conoscere molto bene le regole del gioco, garantire equità ma allo stesso tempo offrire spunti narrativi.

I giocatori veri e propri

Giocatori impegnati durante un torneo (foto di Benny Mazur via Flickr)Poi ci sono i giocatori più tradizionali, quelli di cui abbiamo parlato finora. Sono persone che gestiscono in genere un personaggio, che fanno muovere e agire a seconda della strategia prescelta. In certi giochi, comunque, si possono controllare anche più personaggi.

Infine, ci sono anche dei personaggi senza giocatore. Vengono controllati dal master (o dalla CPU, nel caso di partita online). Servono per aumentare il numero degli effettivi, oppure, spesso, per lavorare come antagonisti dei personaggi principali. A volte, comunque, possono diventare anche degli alleati, a seconda delle storie.

 

4. Dungeons & Dragons, il padre di tutti i giochi di ruolo

L’abbiamo già detto, ma ora vale la pena di tornarci un attimo sopra: il padre di tutti i GDR è Dungeons & Dragons. Il gioco fu creato nei primi anni ’70, come una sorta di evoluzione di alcuni wargame che andavano allora per la maggiore.

Autori del primo manuale, che venne pubblicato nel gennaio 1974, furono Gary Gygax e Dave Arneson. A pubblicare il gioco fu in origine la TSR, compagnia fondata dallo stesso Gygax. Una serie di fallimenti e acquisizioni hanno fatto sì, però, che attualmente i diritti del gioco siano in mano alla Hasbro [7].

Una versione elettronica di Dungeons & Dragons del 1980 (foto di Ian Lamont via Flickr)Già negli anni ’70, comunque, il gioco divenne rapidamente “virale” (come si direbbe oggi) e la sua popolarità crebbe ancora di più nel decennio successivo. Nei primi anni 2000, più della metà dell’intero mercato dei giochi di ruolo era legata a questo titolo [8].

Un successo dovuto anche a sapienti strategie di marketing. Già alla fine degli anni ’70, complice la crescente domanda, si decise infatti di dividere il mondo di D&D in due. Da una parte si lasciò il gioco base, con un numero di regole abbordabile anche per il giocatore alle prime armi. Dall’altra, si sviluppò Advanced Dungeons & Dragons, molto più complesso.

Le critiche

L'articolo sulla morte di James Dallas Egbert IIIQuesto successo non fu, però, esente da critiche. Man mano che la popolarità del gioco cresceva, si levavano anche voci preoccupate. In particolare, le polemiche più forti furono portate avanti dai fondamentalisti cristiani, che attaccarono il gioco definendolo profano e propagatore di culti esoterici [9].

Ci fu anche chi sostenne che questo gioco portava i giovani a tentare il suicidio o a commettere omicidi. Per dirlo, enfatizzarono alcuni casi di cronaca, come quello di James Dallas Egbert III [10]. D’altronde, in quel periodo anche i videogame subivano più o meno la stessa sorte.

 

5. Chi gioca ai giochi di ruolo?

Concludiamo con una curiosità statistica: chi sono i giocatori di ruolo? Quanti anni hanno? Che grado di istruzione hanno? Domande a cui di solito, quando si parla di giochi, non è facile rispondere. Per fortuna nel corso degli anni sono stati effettuati alcuni sondaggi, forse non accuratissimi ma che ci permettono di farci almeno un’idea di massima [11].

Prima di tutto, l’età: secondo le statistiche, la maggior parte dei giocatori di GDR ha tra i 25 e i 35 anni. È possibile, però, che questa età media si sia alzata: i sondaggi principali risalgono agli anni ’90, e se i giocatori di allora sono rimasti fedeli alle loro passioni, può darsi che oggi una considerevole fetta di fan abbia 40 o anche 50 anni.

La quota minore del mercato è invece concentrata in chi ha tra i 16 e i 18 anni. Questo è probabilmente spiegabile col fatto che, a quell’età, si comincia ad avere interessi diversi, ad uscire di più e a cercare attività che permettano più facilmente di socializzare con l’altro sesso.

Sì, perché il dato più netto che emerge da questi sondaggi è quello che riguarda il genere dei giocatori. I maschi costituiscono infatti una quota variabile tra il 77 e il 91% del totale dei giocatori. Sono, quindi, in netta maggioranza. Anche per questo, almeno nell’immaginario, il gioco di ruolo è spesso associato all’idea del maschio nerd e un po’ “sfigato”. Un’immagine però sempre più lontana del vero.

Istruzione e reddito

Infine, abbiamo anche qualche dato demografico più specifico [12]. Ad esempio, è probabile che circa i due terzi dei giocatori abbiano almeno una laurea come titolo di studio. In particolare, i dati parlano di un 49% di laureati e un 20% con un titolo post-laurea.

Inoltre gli appassionati di GDR sembrano anche abbastanza benestanti. Il 40% dichiara di guadagnare 75.000 dollari annui o più, mentre il 22% ne dichiara tra i 50.000 e i 75.000.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Più o meno è la definizione che ne dà anche il celebre dizionario Collins.
[2] Wikipedia offre anche un’interessante timeline di questi primi GDR.
[3] Proprio Cluedo può essere anche convertito in un vero e proprio gioco di ruolo. Qui vi spiegano come.
[4] Se volete un esempio visivo di come si gioca a Dungeons & Dragons, qui trovate una partita giocata addirittura da Vin Diesel
[5] L’esempio di una partita giocata qualche anno fa a Praga.
[6] Per capire il “peso” del master, guardatevi questo rifacimento della celebre scena de La caduta in chiave GDR.
[7] Can Hasbro Save Dungeons & Dragons?
[8] State of the Industry 2005: Another Such Victory Will Destroy Us.
[9] Qui potete leggere uno degli articoli più veementi, ospitato nel sito delle controverse Chick Publications.
[10] La sua storia su Wikipedia.
[11] Utilizzeremo in particolare quello effettuato dalla casa editrice Wizards of the Coast alla fine degli anni ’90, i cui risultati sono reperibili qui.
[12] La pagina di riferimento è la stessa di prima, ma il sondaggio è stato questa volta effettuato nel 2004 a una convention organizzata da GenCon SoCal.
[-] La foto di copertina è realizzata da James Jones e proviene dal suo account Flickr.
[-] I giocatori attorno a un tavolo sono fotografati da Diacritica.
[-] La seconda foto nell’articolo è di Celeste Lindell, via Flickr.
[-] Un raro set di Dungeons & Dragons del 1974 di proprietà dello scrittore Cory Doctorow.
[-] I giocatori di LARP sono Anja Arenz, Chris Kunz, Dossmo, Niamh, Paolo Tratzky e Svenja Schoenmackers, fotografati da RalfHuels.
[-] Il torneo di giochi di ruolo è fotografato da Benny Mazur tramite Flickr.
[-] La versione elettronica di Dungeons & Dragons è fotografata da Ian Lamont.

 

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