Tutti hanno sentito parlare di Giovanna d’Arco, la famosa eroina francese. Pochi, però, conoscono o ricordano veramente la sua storia e i miti che le sono sorti intorno. Miti che hanno qualcosa di medievale e quasi magico, ma che ci permettono anche di comprendere un’epoca storica.

Sulla “pulzella d’Orléans” sono stati scritti libri e prodotti film, stese voci d’enciclopedia e tesine scolastiche. Non tutti questi prodotti, però, sono affidabili. A volte ci si lascia prendere la mano dal fatto che l’eroina è stata proclamata santa nonostante sia morta sul rogo. Altre volte ci si limita a pure curiosità.

Oggi cerchiamo di fare una sintesi di tutto questo e di andare anche oltre, con un articolo che speriamo efficace e utile a dipingere Giovanna d’Arco e la sua epoca. E scoprire cosa c’è di così speciale in una ragazzina morta a 19 anni il cui nome in francese oggi è Jeanne d’Arc e allora era Jehanne Darc.

 

1. La sua vita prima di diventare una guerriera

Giovanna d’Arco nacque nel 1412, ovviamente in Francia. La sua città d’origine, contrariamente a quanto dice il nome, è Domrémy [1], oggi un villaggio di poco più di un centinaio di abitanti. Era figlia di Jacques d’Arco e di sua moglie Isabelle.

Mentre, durante la Guerra dei Cent’anni, la Francia sembrava sempre più cadere in mani inglesi, la piccola Giovanna cominciò ad avere alcune visioni mistiche. Aveva circa tredici anni, all’epoca. In principio, queste visioni la incoraggiavano a una vita pia e devota, conformemente a quelli che erano gli insegnamenti di sua madre.

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Infatti le testimonianze – raccolte perlopiù dopo la sua morte – parlavano di una bambina devota e caritatevole. Confortava spesso gli ammalati ed era molto ubbidiente. D’altronde, vedeva spesso nelle sue visioni l’arcangelo Michele, oltre alle sante Caterina e Margherita [2]. E questi la esortavano a una vita dignitosa, tanto è vero che lei stessa fece voto di castità.

 

La proposta di matrimonio

Questi fatti, però, erano ancora una questione intima e segreta. Non aveva infatti parlato a nessuno delle sue visioni, anche perché i messaggi che riceveva riguardavano lei e lei sola. Qualcosa però, con l’andare degli anni, cominciò a filtrare.

Tramite alcune confidenze rilasciate a un amico del paese, i genitori di Giovanna iniziarono a sapere delle visioni. E, per paura che la ragazza attirasse troppe attenzioni su di sé, pensarono di darla in sposa, incuranti del voto di castità della ragazza.

Le prime visioni di Giovanna d'Arco in un dipinto di Jules Bastien-Lepage
Le prime visioni di Giovanna d’Arco in un dipinto di Jules Bastien-Lepage

Un giovane di Toul si fece avanti e il matrimonio venne concordato. Giovanna, però, non accettò la proposta, contravvenendo ai desideri della famiglia. Per questo il ragazzo di Toul la citò addirittura davanti al tribunale ecclesiastico. Tribunale che però alla fine diede ragione alla giovane ragazza.

D’altronde, nel frattempo le apparizioni della ragazza erano divenute più vivide. E i santi non la incoraggiavano più a migliorare le proprie virtù femminili, ma ad intervenire in difesa della Francia. Così, nel 1428, a 16 anni d’età, convinse i genitori a lasciarla andare e si diresse verso la zona delle battaglie.

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2. Come fece a prendere le armi

Giovanna d’Arco, quindi, decise di lasciare la casa paterna ancora adolescente e andare a combattere per la Francia, come le sue visioni le suggerivano di fare. Ma tra il dire e il fare c’è, di solito, di mezzo il mare. E per quanta buona volontà potesse avere, Giovanna era una adolescente di campagna che raccontava storie pure in odor d’eresia.

Insomma, come fece l’esercito di Francia ad affidarsi completamente a una ragazza del genere? A una ragazza che perfino i suoi genitori guardavano con una certa preoccupazione, quasi la considerassero pazza?

Giovanna d'Arco inginocchiata davanti a un angelo, quadro ottocentesco di Henryk Siemiradzki
Giovanna d’Arco inginocchiata davanti a un angelo, quadro ottocentesco di Henryk Siemiradzki

Dalla sua, Giovanna aveva due cose: la fortuna di avere uno zio relativamente influente e una certa testardaggine. Lo zio si chiamava Durand Laxart e tramite lui riuscì a farsi presentare al capitano della piazzaforte di Vaucouleurs, vicino a casa sua.

Il primo incontro tra il capitano – tale Robert de Baudricourt – e Giovanna avvenne il 13 maggio 1428 e andò com’era prevedibile che andasse. Ovvero, il capitano pensò che la giovane fosse pazza e la mandò via. Giovanna d’Arco, però, non era proprio una tipa capace di rinunciare facilmente a un’idea.
 
Tornò così due volte dal capitano, e ogni volta nell’attesa conversava con gli uomini della guarnigione, dimostrando di sapersi conquistare le attenzioni dei militari. Sapeva parlare ed incoraggiare e già solo quelle fugaci apparizioni a Vaucouleurs le permisero di ottenere un certo ascendente sulle truppe.

 

Convincere le persone

Fu soprattutto per questo che Baudricourt decise alla fine di ascoltarla, non prima, però, di averla sottoposta a una specie di esorcismo. D’altronde, l’idea che fosse in qualche modo pazza o posseduta non l’aveva del tutto abbandonato.

Alla fine, viste le insistenze, si decise di darle una scorta e farla andare dal Delfino. Ovvero Carlo VII, aspirante al trono e unico ostacolo al dominio degli inglesi sul territorio francese.

Particolare di Giovanna d'Arco sente le voci, dipinto di Eugène Romain Thirion
Particolare di Giovanna d’Arco sente le voci, dipinto di Eugène Romain Thirion

Nel frattempo, però, le voci avevano cominciato a viaggiare. E in tutta la Francia si era iniziato a vociferare di una ragazza che diceva di essere in missione per conto di Dio. Una missione che all’inizio veniva guardata con sufficienza, come il delirio di una pazza, ma che via via raccoglieva consensi.

Senza tentennamenti

E Giovanna d’Arco non mancava, col suo comportamento, di alimentare queste voci. Manifestava una fede incrollabile, priva di tentennamenti. E proprio per questo con l’andare del tempo nessuno osò contraddirla, soprattutto quando ci si rese conto che il popolo la guardava già come una santa.

Anche il Delfino si dimostrò comunque titubante davanti ai messaggi della “pulzella”. E la sottopose, di conseguenza, a un lungo esame, facendola interrogare da teologi e prelati di alto rango. Non tutti credettero nella veridicità delle sue dichiarazioni [3], ma ormai l’onda di Giovanna era inarrestabile.

 

3. Cosa c’entra Orléans

Giovanna d’Arco è famosa con l’appellativo de “la pulzella d’Orléans“. Ma cosa c’entra questa importante città francese con la santa di cui stiamo raccontando le gesta? Non è il luogo in cui è nata e, come vedremo, non è nemmeno il luogo in cui è morta. Ma è dove, forse, ha compiuto la sua impresa più grande.

Dopo aver parlato con Robert de Baudricourt si recò, come detto, dall’aspirante re. E dopo l’esame dei teologi e l’approvazione di Carlo VII, le fu concesso di dirigersi verso Orléans. La città, infatti, era assediata da mesi dagli inglesi. E la sua importanza strategica era fondamentale.

Carlo VII
Carlo VII

Facciamo quindi un attimo il punto sulla Guerra dei Cent’anni. Questo conflitto era cominciato nel 1337 ed era nato dal fatto che il sovrano inglese aveva – per ragioni feudali – dei possedimenti sul territorio francese. Inoltre, per questioni dinastiche e parentele varie, poteva avanzare delle pretese sullo stesso trono di Francia.

La guerra attraversò varie fasi, la maggior parte delle quali favorevoli agli inglesi. L’esercito d’oltremanica era infatti più moderno e agile, forte di reparti di arcieri ben addestrati, mentre il corrispettivo francese era ancora lento e basato su tattiche sorpassate.

 

Il Trattato di Troyes

Quando entrò in scena Giovanna, l’Inghilterra era ad un passo dalla vittoria definitiva. Con il Trattato di Troyes, firmato nel 1420 in seguito alla Battaglia di Azincourt, il trono francese finiva di fatto in mano agli inglesi. Vi si sanciva, infatti, che alla morte del re Carlo VI la corona non sarebbe passata al figlio Carlo VII, diseredato.

I progetti di Enrico V

Sarebbe diventato re di Francia, invece, quello che era al momento il re d’Inghilterra, Enrico V. A lui veniva data in moglie la figlia di Carlo VI, Caterina di Valois, cosa che di fatto univa le due corone (pur mantenendo, formalmente, separati i due stati).

Il Trattato era stato ratificato dagli Stati Generali di Parigi, anche perché il re d’Inghilterra era entrato trionfalmente in città, dimostrando la sua forza. Ma non tutto il paese l’aveva accettato. Il già citato Carlo VII non aveva infatti acconsentito alla scelta del padre [4] e aveva organizzato la resistenza nel sud della Francia.

L'incoronazione di Carlo VII sotto la luce divina invocata da Giovanna d'Arco
L’incoronazione di Carlo VII sotto la luce divina invocata da Giovanna d’Arco

Orléans era una città fedele a Carlo VII, che gli inglesi iniziarono ad assediare nell’ottobre del 1428. Data la sua posizione geografica, che apriva la strada alla valle della Loira, per gli inglesi era vitale conquistarla. Molti pensavano, anzi, che se Orléans fosse caduta, la guerra sarebbe definitivamente finita.

E gli inglesi erano vicini a raggiungere lo scopo. Quando Giovanna d’Arco vi giunse, il 29 aprile 1429, la città era assediata ormai da 6 mesi e il morale dei difensori era fiacco. Alcune sortite offensive erano infatti fallite e – nonostante le forze degli inglesi non fossero così insormontabili – nessuno sperava di poter capovolgere la situazione.

 

Il ruolo di Giovanna d’Arco ad Orléans

Giovanna non ebbe un reale impatto sulla strategia militare, anche perché non aveva mai combattuto in vita sua. Ma il suo fervore mistico ebbe un effetto dirompente sul morale delle truppe e della cittadinanza. Già prima del suo arrivo la voce popolare la dipingeva come una santa terribile e potente, nonostante avesse appena 17 anni.

Non appena giunta, tenne dei discorsi infervorati alle truppe, e riuscì a cambiare rapidamente il loro modo di agire. Ad esempio, cacciò le prostitute, impose ai belligeranti di non bestemmiare e di partecipare alla preghiera, oltre che di rispettare la popolazione.

Giovanna d'Arco a Orléans in un quadro di Jules Eugène LenepveuTutte cose che sembrano ininfluenti in una battaglia, ma che in quel caso preciso ebbero un effetto positivo. Da un lato, infatti, la fine delle angherie dei soldati nei confronti degli abitanti di Orléans unì le forze degli assediati. Dall’altro, l’idea di aver Dio dalla propria parte riaccese le speranze di molti.

Nel giro di 9 giorni la situazione si capovolse completamente. Giovanna guidò le truppe in varie azioni, venendo anche ferita in modo abbastanza grave, ma senza perdere mai la sua forza d’animo. Era ferma e risoluta nel guidare i suoi compatrioti ma allo stesso tempo chiese più volte clemenza verso gli inglesi, supplicandoli di ritirarsi prima degli scontri [5].

Da lì i francesi seppero riprendersi e, galvanizzati dai fatti di Orléans, ottenere una serie di clamorosi e inattesi successi nei confronti degli inglesi.

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4. Il processo e la morte

Giovanna guidò le truppe francesi ancora per qualche settimana, ma poi, dopo alcuni successi, fu costretta all’inattività. Carlo VII la insignì di un titolo nobiliare e le tributò vari onori, ma la tenne lontana dai campi di battaglia, con grande dispiacere della ragazza.

Da sola

Giovanna riuscì così a tornare a combattere solo nella primavera 1430, guidando contingenti di volontari e mercenari. Agiva però ora da sola, senza appoggi esterni, e la sua inesperienza tattica si faceva sentire. In precedenza, infatti, i suoi impeti erano stati sempre coadiuvati dai movimenti delle truppe ordinati dai vari capitani, ma ora doveva fare da sola.

Proprio durante una di queste azioni, mentre cercava riparo nella città di Compiègne, venne catturata da una compagnia di borgognoni. Questi ultimi, benché francesi di lingua, erano da tempo alleati degli inglesi e combattevano quindi contro Carlo VII e contro Giovanna.

Giovanna d'Arco catturata dal nemicoLa ragazza venne trattenuta per quattro mesi in vari castelli, fino a quando gli inglesi non poterono “comprarla”. Pagarono un riscatto di 10.000 lire tornesi, paragonabili a quelli che venivano richiesti per i sovrani, e la ragazza venne presa in custodia dal vescovo Pierre Cauchon, fedele agli invasori [6].

Passata in mano inglese, fu spostata più volte di fortezza in fortezza. Carlo VII infatti non fece mosse ufficiali per riscattarla [7], ma organizzò alcune missioni segrete per cercare di liberarla. Gli inglesi, anche per evitare quest’eventualità, ebbero perciò un atteggiamento molto guardingo.

 

Il processo

Venne organizzato quindi il processo per eresia, con però molte difficoltà. Mancava un vero e proprio capo d’imputazione [8], si faticava a trovare inquisitori disposti a scagliarsi contro la pulzella d’Orléans e inoltre le modalità dell’arresto e della detenzione non erano considerate a norma.

L'ultima comunione di Giovanna d'Arco, in un dipinto del 1899 di Charles-Henri Michel

Il processo cominciò formalmente il 3 gennaio 1431 e fu sostanzialmente una farsa. Gli inquisitori cercarono più volte di mettere in difficoltà Giovanna negli interrogatori. Provarono anche a farla confessare in carcere origliando di nascosto le sue confidenze al prete, ma Giovanna era sincera e non cadeva in contraddizione.

I capi d’accusa

Ciononostante, a fine marzo si formularono capi d’accusa in gran parte fantasiosi. La si accusava di aver bestemmiato, di aver stregato stendardo e spada, di aver frequentato fate e spiriti maligni. Paradossalmente, le sue asserzioni su visioni e voci divine costituirono problemi minori, nell’atto d’accusa.

Le cose a quel punto precipitarono in fretta. Pochi giorni prima della fine del processo Cauchon tentò forse di avvelenarla, ma lei sopravvisse. A fine maggio fu poi sottoposta a un’udienza pubblica in cui le furono negati i suoi diritti (come l’appello al papa, che era invece sempre garantito in quei casi) e le fu intimato di firmare un’abiura.

 

L’abiura e il rogo

Dopo qualche tentennamento, Giovanna firmò [9]. Questo, nel piano di Cauchon, era il primo passo verso il rogo. Solo chi ricadeva nell’errore dopo un’abiura, infatti, veniva in genere condannato a tale pena.

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Giovanna venne ricondotta in carcere e subì anche un tentativo di violenza sessuale da parte di una guardia. Il 27 maggio le furono negati gli abiti femminili e gliene vennero dati solo di maschili.

Questo costituiva una violazione dell’abiura, perché là aveva dichiarato che non si sarebbe più vestita da uomo. Cauchon le fece visita poco dopo e la sorprese inevitabilmente vestita da uomo.

Giovanna d'Arco sul rogo in un dipinto di Jules Eugène LenepveuIl vescovo convocò quindi la corte, ma questa, a larga maggioranza, si espresse per un riesame dell’abiura. Cauchon però tagliò corto e, forte del suo potere, decise subito di condannare Giovanna d’Arco a morte.

Il 30 maggio 1431, infine, la ragazza venne portata nella piazza del Mercato Vecchio di Rouen e incatenata ad un palo sopra a una gran quantità di legna. L’intento era di farla ardere viva: con la legna proprio ai suoi piedi, infatti, non avrebbe avuto il tempo di perdere i sensi prima che le fiamme giungessero a lei. Morì così, tra atroci sofferenze, a soli 19 anni.

 

5. La santificazione e il mito

Rouen tornò in mano francese solo nel 1449, 18 anni dopo la morte di Giovanna. Pierre Cauchon, il grande accusatore, era nel frattempo morto, così come molti altri protagonisti di quegli eventi. Nonostante questo, Carlo VII ordinò subito di aprire un’inchiesta sul processo.

Qualche anno dopo anche il papa, Callisto III, chiese una revisione degli atti che si concluse, nel 1456, con la piena riabilitazione di Giovanna. Dalla sentenza emerse la sua assoluta buona fede, e invece divennero evidenti le irregolarità di Cauchon.

Giovanna d'Arco incontra Carlo VII a Chinon
Giovanna d’Arco incontra Carlo VII a Chinon

Inoltre si venne a sapere che Giovanna era effettivamente vergine [10] come da lei stessa più volte dichiarato, perché sia durante la prima prigionia in mano borgognona, sia poi durante il processo era stata esaminata dalle matrone.

Già in quei primi anni dopo la morte, comunque, la figura di Giovanna d’Arco aveva assunto un’aura leggendaria presso il popolo francese. Già da viva le voci sul suo conto l’avevano aiutata molto nel guadagnarsi la stima della popolazione, ma da morta venne adorata come una santa ben prima della canonizzazione.

 

Subito dopo il rogo

Tra i presenti al rogo, molti vissero con grande tormento gli anni restanti di vita. Il boia, Geoffroy Thérage, si disse convinto di aver ucciso una santa. Vari soldati inglesi, inoltre, pare si siano sentiti male durante l’esecuzione e pure dopo.

Comparve in quegli anni, tra l’Impero e la Francia, perfino una ragazza che si spacciava per lei, una certa Claude. Questa donna si presentava alle varie corti europee sostenendo di essere la vera Giovanna scampata al supplizio, e si esibiva in alcuni giochi di magia per dimostrarlo.
 
Dalla sua Claude aveva anche un vero fratello di Giovanna, Jean, che aveva trovato così il modo di racimolare qualche soldo. I due si facevano fare infatti regali dai ricchi nobili e poi scomparivano prima che l’inganno diventasse evidente.

 

Nell’Età Moderna

Nei secoli successivi, comunque, la figura di Giovanna divenne un simbolo. La si usava per rappresentare sia l’unità francese – soprattutto quando questa veniva minacciata da un qualche nemico esterno – sia la forza cattolica contro la diffusione del protestantesimo. Si dovette aspettare l’Illuminismo perché i toni venissero smussati [11].

La figura della vergine combattente ritornò poi in auge prima con Napoleone e poi col Romanticismo, così intriso di spirito nazionale. Anche perché fu proprio in quel periodo che il lavoro degli storici si fece più preciso, e vennero alla luce nuovi documenti.

Giovanna d'Arco su un manifesto americano del 1918 volto a raccogliere fondi per la guerra
Giovanna d’Arco su un manifesto americano del 1918 volto a raccogliere fondi per la guerra

Sull’onda di tutto questo, nel 1869 il vescovo di Orléans presentò una petizione per la canonizzazione della ragazza. Nel 1894 venne così proclamata venerabile, nel 1909 beata e nel 1920 santa da parte di papa Benedetto XV. Alla base della canonizzazione c’erano alcuni miracoli compiuti su donne malate.

Giovanna d’Arco venne proclamata così patrona di Francia ma anche della telegrafia e della radiofonia. È oggi anche protettrice delle forze armate (ovviamente) e della polizia.

Paradossalmente, durante i difficili anni della Seconda guerra mondiale fu invocata e usata come simbolo sia dalla Repubblica di Vichy, sia dalla Resistenza. E ancora oggi viene a tratti citata dai gruppi dell’estrema destra francese.

 

Nell’arte

Comunque alla sua figura, nel corso degli anni, sono stati dedicati decine di quadri, film, canzoni, opere. Il revival è partito anche in questo caso in epoca romantica e tardo-romantica, nell’Ottocento. Ma continua ancora oggi, perfino in quell’area anglosassone che in passato non aveva risparmiato attacchi alla pulzella.

Il manifesto inglese di La passione di Giovanna d'ArcoTra le opere bisogna ricordare quella di Gioachino Rossini e quella di Pëtr Čajkovskij. In ambito più leggero le hanno invece dedicato dei brani Leonard Cohen, gli Smiths, Angelo Branduardi, Fiorella Mannoia, Elton John, gli Arcade Fire e Madonna.

I film dedicati alla ragazza sono però forse addirittura più numerosi. I più famosi sono quello del 1900 di Georges Méliès, il capolavoro del 1928 di Carl Theodor Dreyer, quello di Victor Fleming del 1948 e quello di Rossellini del 1954. In entrambi questi due ultimi film il ruolo di Giovanna venne affidato a Ingrid Bergman.

In tempi più recenti, si segnala, nel 1999, il film di Luc Besson con Milla Jovovich nei panni di Giovanna. La pellicola, produttivamente molto impegnativa [12], è stata però ampiamente criticata per la sua superficialità.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Qui trovate un saggio in francese sul paese e sulla casa natale della pulzella d’Orléans, ancora visitabile.
[2] Michele viene tradizionalmente raffigurato, dal cristianesimo, come un angelo armato e dotato di armatura, con cui combatte il demonio; è infatti un angelo guerriero. La Caterina apparsa a Giovanna, invece, non è la celebre Caterina da Siena, ma Caterina d’Alessandria, martire e protettrice degli studi (anche se forse non è mai esistita). Infine Margherita è Margherita di Antiochia, anch’essa molto venerata nel Medioevo anche se pure su di lei ci sono fondati dubbi storici.
[3] Regnault de Chartres, arcivescovo di Reims, solo per fare un esempio, le fu ostile quasi fino alla fine.
[4] Anche perché Carlo VI aveva dato pesanti segni di squilibrio mentale già dal 1392.
[5] È curioso notare che, mentre i francesi rimanevano estasiati davanti ai discorsi di Giovanna, le truppe inglesi, quando lei cercò di convincerli a desistere per il volere di Dio, le rispondessero con offese volgari e improperi.
[6] Proprio questo vescovo sarebbe stato scomunicato, postumo, per il ruolo avuto nella condanna di Giovanna d’Arco.
[7] E qualcuno sospetta che l’intento fosse di lasciarla al suo destino, visto che la popolarità della ragazza ormai sembrava offuscare quella del sovrano.
[8] L’accusa all’inizio era di stregoneria, ma dopo pochi giorni si trasformò in eresia visto che non si trovavano prove a carico di Giovanna.
[9] In realtà appose, nell’atto, una croce. Seppur analfabeta, Giovanna sapeva però scrivere il proprio nome, e per sua abitudine nelle lettere private apponeva una croce solo quando voleva negare il suo assenso. Per questo, alcuni hanno immaginato che quella sua croce servisse, in realtà, nella sua mente a rifiutare l’abiura. I giudici, però, la considerarono una firma valida.
[10] Il termine “pulzella” indicava proprio questo, la sua verginità e purezza.
[11] Voltaire, anzi, scrisse anche un poema satirico contro di lei e contro le superstizioni intitolato La pulzella d’Orléans.
[12] Vi recitarono anche John Malkovich, Faye Dunaway, Dustin Hoffman e Vincent Cassel.

 

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