Lo scrittore e caricaturista inglese Henry Maximilian Beerbohm (1872-1956) ha scritto nella sua opera Ospiti e anfitrioni: «Nessun romano poté mai dire: “Ieri sera ho cenato con i Borgia”». Si riferiva al fatto che i Borgia erano noti per far largo uso di veleno per togliere di mezzo chi non piaceva loro. Una battuta fulminante, che però ci fa riflettere sui veleni e sulla loro capacità di uccidere.

Nel mondo degli animali non umani, sono moltissimi quelli in grado di produrre veleno, per difendersi oppure per cacciare. Alcune specie ne hanno di solamente fastidiosi per noi (si pensi, per esempio, alle formiche); altre, invece, possono essere davvero pericolose. Diamo uno sguardo, allora, ai cinque animali più velenosi al mondo per scoprire alcune delle sostanze più temibili prodotte dagli animali.


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Cubomedusa

Fa più vittime dello squalo bianco

La Tripedalia cystophora, una specie di cubomedusa
La Tripedalia cystophora, una specie di cubomedusa

Le cubomeduse sono meduse che hanno l’ombrello di forma cubica. Sono anche dette “vespe di mare” e sono ritenute pericolose per gli esseri umani. Vivono soprattutto nei mari australiani. Chi sfiora una cubomedusa rischia la vita: i suoi tentacoli, infatti, sono vere siringhe che iniettano il veleno sotto la pelle.

Se a pungere è una cubomedusa Irukandji, allora si può venire colpiti dalla sindrome di Irukandji: dolori a varie parti del corpo (crampi ai muscoli crociati di braccia e gambe, intenso dolore alla schiena e ai reni, sensazioni simili a quelle causate da ustioni alla pelle e in particolare al viso), emicrania, nausea, insonnia, sudorazione accentuata, vomito, tachicardia e ipertensione arteriosa.

Non esistono antidoti

Non esistono antidoti per il veleno qualora esso fosse già entrato in circolazione. Salvarsi quando si viene colpiti da una vespa di mare è infatti estremamente raro. Il primo caso di una persona che è sopravvissuta al veleno di una cubomedusa risale solo al 2010. Si tratta di una ragazzina – Rachael Shardlow – che stava nuotando nel fiume Calliope, nei pressi della città australiana di Gladstone (Queensland). Ma prima di lei solo una scia di morte.

Tra le cubomedeuse, la più pericolosa è comunque la Chironex fleckeri, che si trova nelle acque australiane. Può causare la morte, ma non la sindrome di Irukandji. Magra consolazione.

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Cono geografico

Il suo è il veleno più potente a oggi conosciuto

Un conus geographus (foto di Scottgardener via Wikimedia Commons)
Un conus geographus (foto di Scottgardener via Wikimedia Commons)

Il cono geografico è un mollusco gasteropode (cioè si sposta strisciando sullo stomaco, come le lumache) che vive nell’Oceano Indiano e in quello Pacifico, come anche in altri mari. Ha una conchiglia larga e sottile (con i colori che variano tra rossa, rosa, bianco e marrone) e lunga più o meno 15 centimetri.

Ha una proboscide estensibile che termina con uno speciale dente che contiene il veleno più potente conosciuto fino a oggi. Di fatto il cono geografico usa questo veleno per catturare le sue prede, ma anche come difesa, motivo per cui può essere molto pericoloso anche per gli esseri umani. Questa sostanza è molto potente e al momento non esistono antidoti.


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Le modalità di inoculazione del veleno da parte del cono geografico sono assai ingegnose. Secondo uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences questi molluschi emettono una nuvola tossica contenente insulina che fa precipitare il tasso di zuccheri nel sangue dei pesci. Le vittime cadono, così, in una sorta di coma ipoglicemico.

A questo punto il cono geografico tira fuori la sua lingua che avvolge il malcapitato e lo trascina verso la bocca, dove interviene la proboscide per iniettare alcune tossine sì da paralizzare completamente la preda. E poi se la mangia. Lo stato di coma ipoglicemico in cui cadono le vittime del cono geografico viene chiamato dagli studiosi “cricca del nirvana”, il che la dice lunga sugli effetti che produce il suo veleno. Tra l’altro è stato notato che alcune tossine sono diecimila volte più potenti della morfina e hanno un potenziale terapeutico come antidolorifici.

 

Taipan dell’interno

Un serpente australiano dal morso mortale e rapidissimo

Un taipan dell'interno, serpente australiano velenosissimo (foto di XLerate via Wikimedia Commons)
Un taipan dell’interno, serpente australiano velenosissimo (foto di XLerate via Wikimedia Commons)

I taipan sono dei serpenti molto velenosi. Vivono in Australia, Indonesia e Nuova Guinea. Vennero chiamati così da Donald Thompson che usò il termine utilizzato dagli aborigeni Wik Mungkan della penisola di Capo York, nel Queensland, per indicarli.

Tra questi serpenti c’è l’inland taipan, noto anche come taipan dell’interno o serpente piccolo-scalato o ancora serpente fiero, che è considerato il serpente con il veleno più tossico al mondo. Per fortuna (si fa per dire) è un serpente molto timido e solitario e preferisce sempre evitare il pericolo. Non morde, a meno che non sia minacciato o sia nel periodo riproduttivo. Al momento i morsi a esseri umani sono stati inferti a persone che li tenevano in prigionia o che facevano battute di caccia per catturarli: insomma, in quei casi le vittime se la sono proprio andata a cercare!

Rispetto agli altri serpenti

In base alle stime degli studiosi, il taipan dell’interno è circa sette volte più velenoso di un serpente a sonagli del Mojave e ben cinquanta volte più velenoso di un cobra comune.

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Rana dal dardo velenoso

È proprio il caso di dirlo: bella da morire

Una rana da veleno per le frecce
Una rana da veleno per le frecce

Belle sono belle, ma purtroppo non conta solo l’estetica. La colorazione delle rane dal dardo velenoso va dal giallo all’oro, dal rame al rosso, ma possono anche essere verdi, blu o nere. La loro livrea presenta vari disegni e i toni sono sgargianti. Ma tutto ha un motivo: questa bellezza serve per tenere lontani potenziali predatori. Si tratta di segnali ben chiari, della serie: «Sono così sgargiante così mi vedi e mi eviti, perché se mi tocchi posso ucciderti con il mio veleno».

Di fatto la rana dal dardo velenoso – nota anche come rana da veleno per le frecce (per secoli gli Emberá della Colombia hanno intinto i dardi delle cerbottane per la caccia nei suoi potenti veleni) – è una bella e colorata rana sudamericana, ma il veleno che ha sulla pelle può bastare a uccidere dieci uomini.

Ma quelle in cattività sono innocue

La grande tossicità di queste rane è oggetto di studio e dibattito tra gli studiosi. Si è notato, infatti, che gli esemplari allevati in cattività non sviluppano mai il veleno, il che fa supporre che l’animale assimili i veleni dai residui delle piante che trova nelle sue prede.

 

Ragno delle banane

È il ragno più velenoso del mondo

Il pericoloso ragno errante brasiliano (foto di Techuser via Wikimedia Commons)
Il pericoloso ragno errante brasiliano (foto di Techuser via Wikimedia Commons)

Il ragno delle banane (si chiama così perché si trova spesso sulle foglie dei banani) vive soprattutto nella foresta amazzonica e atlantica. Non a caso, è noto anche come ragno errante brasiliano. Grande circa una quindicina di centimetri, è noto per avere un morso letale. Del resto è entrato nel Guinness dei primati come ragno più velenoso del mondo, anche se causa la morte solo nel 2-3% dei casi. (Una curiosità: gli uomini morsi dal ragno spesso presentano però casi di priapismo, con erezioni fino a quattro ore).

Tra marzo e aprile questi animali mordono più del solito: è il periodo dell’accoppiamento e gli esemplari stanno più in giro (solitamente vivono nascosti). Quasi sempre mordono le estremità del corpo umano (mani e piedi, quindi) e il loro morso è particolarmente pericoloso per i bambini.

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