I cinque film più censurati in Italia e nel mondo

Una scena di Cannibal Holocaust, uno dei film più vietati di ogni epoca

Attenzione: questo non è un articolo per stomaci deboli. Perché questa volta presentiamo delle cose che sono belle solo per modo di dire, o, meglio, che risultano belle solo agli appassionati dell’horror più estremo, dello splatter, del cinema più provocatorio.

Il trionfo dell’horror

Oggi parliamo infatti dei film che più sono stati censurati nella storia del cinema. E, come vedrete, nonostante nella lista abbiano tentato di entrare anche film erotici, religiosi e umoristici (come Ultimo tango a Parigi, Brian di Nazareth, L’ultima tentazione di Cristo e perfino il recente Borat), si tratta sempre di film horror.

Ma, come ovviamente avrete già capito, qui non troverete i soliti horror, ma i più spaventosi, sgradevoli e terribili horror mai prodotti. Anche per questo motivo abbiamo scelto, per una volta, di non inserire filmati o scene delle pellicole di cui parliamo, ma di raccontarvele solo a parole. E, comunque, anche procedendo solo con le parole, vi consigliamo di prepararvi. “Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”, come direbbe Dante.

 

L’esorcista

Permesso solo in Italia

L'esorcistaL’abbiamo inserito tra i film più spaventosi di sempre, l’abbiamo scelto tra quelli vietati ai minori più famosi, ora lo inseriamo pure tra quelli più censurati nel mondo: se tre indizi fanno una prova, L’esorcista è sicuramente il film più terrificante e allo stesso tempo famoso e visto che la cinematografia mondiale sia mai riuscita a produrre.

Diretto da William Friedkin nel 1973 e sceneggiato da William Peter Blatty a partire da un suo stesso romanzo, il film fu accolto alla sua uscita con grande scandalo, anche se oggigiorno è ormai completamente sdoganato visto che è stato accolto anche nel National Film Registry, l’elenco dei film preservati dalla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.


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Il film fu ovviamente vietato in varie parti del mondo: negli Stati Uniti se la cavò con un rating R, che imponeva ai minorenni di essere accompagnati dai genitori, ma in Gran Bretagna, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Nuova Zelanda, Argentina, Brasile, Israele ed altri paesi il limite minimo d’età fu inizialmente stabilito nei 18 anni.

Il paradosso italiano

In altri stati, come Malesia e Singapore, fu addirittura vietato per chiunque. Nella cattolica Italia, paradossalmente, fu imposto uno dei visti censori meno pesanti, in buona misura perché si parlava pur sempre di esorcismi condotti da preti cattolici. Il film fu vietato infatti all’uscita nelle sale solamente ai minori di 14 anni, caso unico in Europa.

Ma per molti anni la pellicola si scontrò con le maglie della censura: ad esempio in Gran Bretagna rimase completamente bandita dal 1986 al 1999 a causa di una nuova legge che imponeva un giro di vite sui permessi per film ritenuti violenti e scioccanti.

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Non aprite quella porta

Proibito in mezzo mondo

La locandina italiana di Non aprite quella porta nella sua versione del 1974Anche di Non aprite quella porta abbiamo già avuto modo di parlare in uno dei numerosi articoli che abbiamo dedicato al cinema horror, e in particolare in quello in cui abbiamo presentato i più terrificanti serial killer di celluloide. D’altronde, non avremmo potuto farne a meno: Leatherface è uno dei personaggi più memorabili e terribili del cinema horror mondiale, protagonista, dopo il successo della pellicola originale del 1974, di altri sette film.

Il film finì subito sotto censura in diversi paesi: fu originariamente proibito a tutte le età in Gran Bretagna, Irlanda, Germania Ovest, Svezia, Norvegia, Finlandia, Islanda, Australia, Brasile, Cile, Malesia e Singapore; in Italia, come in praticamente tutti i restanti paesi europei, fu invece vietato ai minori di 18 anni.


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Ovviamente nel corso del tempo questi divieti sono stati spesso rivisti, anche se meno rapidamente di quanto si possa pensare: in Gran Bretagna il film fu concesso ai maggiorenni solo nel 1999, in Germania (almeno nella sua versione integrale) solo nel 2011, in Finlandia e in Norvegia tra il 1997 e il 1999. Insomma, per almeno 25-30 anni il film restò completamente proibito in buona parte del mondo.

 

Cannibal Holocaust

Uccisioni reali e realistiche

La locandina di Cannibal HolocaustSe i film che abbiamo presentato finora sono horror certo forti, ma che oggi non sconvolgerebbero più di tanto le platee, abituati come siamo ad immagini molto forti ormai in qualsiasi film dell’orrore, lo stesso non si può dire di Cannibal Holocaust, la pellicola più celebre dell’italiano Ruggero Deodato, realizzata nel 1980.

Il film, infatti, segue una troupe televisiva data per dispersa durante le riprese per realizzare un documentario su alcune tribù dedite al cannibalismo nella foresta amazzonica, non risparmiando decisamente nulla allo spettatore.

Le scene controverse

Molte sono le scene controverse. Solo per citare i casi più celebri, si assiste ad alcune sequenze di stupro (con tanto di genitali maschili e femminili ben visibili), all’impalamento di una donna, all’uccisione e alla tortura – realmente avvenute – di alcuni animali e a molte altre forme di violenza descritte nel modo più realistico ed evidente.

In Italia il film fu vietato ai minori di 18 anni ma incappò subito nel ritiro per cause giudiziarie, che ne minarono fortemente gli incassi; in molti paesi (Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Norvegia, Australia, Nuova Zelanda, Cile, Malesia, Filippine, Singapore) il film fu completamente vietato, mentre in altri non fu nemmeno sottoposto al visto censorio, sapendo che non sarebbe stato concesso.

In compenso, si rivelò un successo clamoroso in Giappone: nella sola Tokyo incassò 21 milioni di dollari e venne superato per incassi, nei primi anni ’80, solo da E.T. di Steven Spielberg.

 

Assassini nati – Natural Born Killers

Alle radici della violenza

La locandina di Natural Born KillersAvviciniamoci ora a tempi più recenti e a un tipo di violenza più simile a quello a cui siamo ormai abituati. Assassini nati – Natural Born Killers è un celebre e controverso film di Oliver Stone uscito nel 1994, con Woody Harrelson, Juliette Lewis, Robert Downey jr., Tommy Lee Jones e Tom Sizemore nei ruoli principali.

Realizzato a partire da un soggetto scritto da Quentin Tarantino, ma poi completamente stravolto da Stone – tanto è vero che Tarantino si scagliò pesantemente contro la pellicola –, il film segue le disavventure di due giovani serial killer, Mickey e Mallory Knox, prima in giro per l’America e poi in carcere, sottolineando come le loro imprese vengano continuamente messe in risalto ed esaltate dai mass media.


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L’intento, più volte esplicitato da Stone, era quello di mostrare come anche la TV fosse artefice della violenza che permeava la nostra società, ma, di fatto, la sua stessa pellicola ha avuto vari emulatori, diventando parte di quel meccanismo perverso.

Le eccezioni al divieto

Il film fu vietato completamente solo in Irlanda e nelle Filippine, visto che ormai i tempi erano cambiati, ma si guadagnò un divieto per i minorenni in quasi tutto il mondo. Uniche eccezioni furono la Francia, l’Olanda, il Giappone e Israele, dove il film fu vietato ai minori di 16 anni, e soprattutto l’Italia, dove incredibilmente il film fu vietato solo ai minori di 14 anni, non senza polemiche.

Di sicuro le scene sono molto forti: gli omicidi si contano a centinaia, a volte tratteggiati in maniera sarcastica e grottesca ma altre volte in maniera estremamente realistica; molte anche le scene di violenza sessuale e soprattutto il film è pervaso da una logica perversa e quasi psicopatica che ha un suo pericolosissimo fascino.

 

A Serbian Film

Dal porno all’horror

La locandina di A Serbian FilmConcludiamo con una pellicola recente, che probabilmente non avete visto ma che ha destato uno scandalo fortissimo: stiamo parlando di A Serbian Film, opera per l’appunto serba diretta e scritta da Srđan Spasojević (con l’aiuto di Aleksandar Radivojević) nel 2010.

Il film è di una violenza e di un disgusto inauditi anche per i canoni contemporanei: al centro della storia c’è infatti un attore pornografico serbo in semiritiro che viene chiamato a lavorare ad un nuovo film, rendendosi conto solo troppo tardi della perversione del regista, che tramite droghe e ricatti lo costringe a stuprare donne e minorenni; quando si renderà conto di tutto questo, reagirà con estrema violenza.

Un’ardita metafora

L’intento del regista, esplicitato pure all’interno della pellicola, era quello di fornire una metafora della violenza a cui era stato sottoposto il popolo serbo da parte dei suoi rappresentanti politici, e per questo le scene dovevano essere dure ed esplicite.

Un intento che però è stato giudicato eccessivo da molti critici e dai censori dei vari paesi: il film è stato completamente vietato in numerosi paesi, come Spagna, Norvegia (nonostante inizialmente fosse stato posto un divieto solo ai minorenni), Australia e Nuova Zelanda, mentre altrove è stato ammesso nelle sale solo in seguito a pesanti tagli (USA, Germania, Gran Bretagna, Corea del Sud). In Francia invece gli stessi produttori non si sono sottoposti al visto della censura, sapendo di non poterlo ottenere.

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