È vero che la primavera e l’estate sono le stagioni in cui finalmente si può tornare ad uscire con una certa continuità, a far gite e a veder scorrazzare i bambini sui prati o sulle spiagge, ma è anche vero che sono le stagioni delle ferie, del riposo, in parte anche della noia. Sono periodi, insomma, in cui è utile aver sotto mano anche qualche passatempo che ci riempia le giornate, che sia un buon libro o un bel gioco da fare assieme alla propria famiglia o ai propri amici.

In passato abbiamo già presentato dei giochi perfetti da fare in gruppo e alcuni giochi di società fai da te, ma non abbiamo mai stilato una classifica dei giochi da tavolo più venduti: non l’abbiamo fatto, un po’ perché non esistono dati ufficiali sull’argomento e un po’ perché obiettivamente non possono esisterne, visto che alcuni dei giochi da tavolo più diffusi hanno un’origine secolare se non addirittura millenaria. Ad ogni modo, considerando solo l’ultimo secolo, si può stilare una classifica indicativa: eccola.

 

Scacchi

Millecinquecento anni di re, regine e battaglie

Gli scacchi sono il gioco da tavolo più venduto di ogni epocaPer risalire all’origine del gioco degli scacchi bisogna spostarsi addirittura al VI secolo, visto che vi sono attestazioni della pratica di un passatempo molto simile a quello attuale già nell’India di allora, anche se le regole con cui ci giochiamo oggi si stabilizzarono attorno al XIII secolo. Il principio di base è quello di replicare, su una scacchiera, una vera e propria battaglia tra due regni opposti: ogni giocatore infatti dispone di 16 pezzi, cioè un re, una regina, due alfieri, due cavalli, due torri e otto pedoni, che si possono muovere secondo regole diverse (i pedoni solo in avanti di una casella alla volta, tranne in apertura e quando mangiano; le torri solo secondo linee perpendicolari; gli alfieri solo in diagonale; i cavalli solamente ad L e così via).

L’obiettivo non è necessariamente quello di distruggere tutte le forze avversarie, quanto quello di “catturare” il re nemico, ovvero dargli il cosiddetto “scacco matto” mettendolo in una posizione in cui sia minacciato e contemporaneamente impossibilitato a mettersi in salvo. Come si possa riuscire a fare questo è oggetto di numerosissimi libri, di strategie, tattiche e colpi da maestro che i giocatori più smaliziati imparano a memoria; ma gli scacchi sono un gioco che, pur permettendo evoluzioni molto complesse, può esser giocato anche dai bambini (se opportunamente istruiti) e quindi affascina coi suoi rompicapi giovani e meno giovani, campioni professionisti e appassionati della domenica. Non a caso, è fiorente anche l’editoria che spiega le regole e le tattiche per vincere.


 

Dama

Il gioco degli antichi greci

Una partita a dama è pronta per cominciareAntichissimo è anche il gioco della dama, che anzi si ipotizza fosse praticato perfino nel 3.000 avanti Cristo visto che negli scavi della città mesopotamica di Ur è stata rinvenuta una scacchiera utilizzata proprio a scopo ludico; d’altro canto, anche gli antichi greci ne parlavano spesso, menzionandolo ad esempio tra i passatempi preferiti di mostri sacri come Omero e Platone. Come negli scacchi, anche qui due giocatori si fronteggiano l’uno con l’altro, controllando le pedine l’uno di colore chiaro e l’altro di colore scuro, ma non ci sono differenze tra i vari pezzi nelle movenze e questo rende la dama decisamente più semplice per un principiante; lo scopo, qui, è tra l’altro quello di annientare completamente le forze del nemico, senza complicati re da catturare, o quantomeno di bloccarle in una posizione da cui non si possano più muovere.

Le pedine si spostano solo in diagonale e mangiano quelle avversarie saltandoci sopra, quando quindi queste non sono adeguatamente “protette”; inoltre, una volta che una pedina arriva a toccare il capo opposto della damiera viene trasformata in Dama, cioè in una pedina che non può essere mangiata da altre pedine normali ma solo da altre Dame. Queste regole, che sono all’incirca le stesse in tutto il mondo, si complicano quando si deve stabilire in un certo senso il campo di gioco: quasi ogni nazione, infatti, usa per tradizione delle damiere lievemente diverse l’una dall’altra, o più grandi, o più piccole, o orientate in un verso o nell’altro; la damiera italiana ha 64 caselle (8×8) e prevede che ogni giocatore abbia alla propria destra una casella scura.

 

Backgammon

Verso la propria tavola interna con dadi e pedine

Il necessario per giocare a backgammonIn genere lo si considera il passatempo britannico per eccellenza, ma anche il backgammon ha un’origine antichissima, visto che negli scavi effettuati in Iran, a Shahr-e Sukteh, sono state trovate tracce di un gioco molto simile che lo farebbe risalire all’incirca al 3.000 avanti Cristo, ma viene menzionato anche da Omero, mentre Svetonio racconta che l’imperatore romano Claudio ne era un giocatore particolarmente accanito. Come negli scacchi e nella dama, anche qui contano notevolmente la tattica e l’intelligenza, tanto è vero che anche il backgammon è protagonista di gare competitive, ma più che altrove è presente anche un elemento di casualità e di fortuna dato dal lancio dei dadi: infatti le regole prevedono che ogni giocatore utilizzi due dadi per stabilire di quante posizioni deve muovere i suoi pezzi, movimenti che però deve scegliere con saggezza in modo da anticipare le contromosse del proprio avversario. L’obiettivo è infatti quello di rimuovere dal tavolo tutte le proprie pedine (15), evitando che l’altro lo faccia prima e quindi creando anche una serie di azioni di disturbo e rallentamento.

Le regole possono apparire, soprattutto nelle prime volte in cui ci si gioca, abbastanza complesse, ma vengono assimilate abbastanza in fretta: ogni giocatore può muovere le proprie pedine solo su posizioni ancora libere o occupate al massimo da una sola pedina avversaria (che in quel caso viene “mangiata” e dovrà essere fatta rientrare a costo di un turno o più di lanci di dadi), ma soprattutto dovrà scegliere come scorporare il risultato del lancio dei due dadi e quali pedine muovere in ogni situazione. A complicare le cose c’è poi anche la regola del raddoppio: un giocatore che si sente in vantaggio può proporre il raddoppio della posta (la vittoria così non varrebbe più un solo punto, ma due), che l’avversario è costretto ad accettare se non vuole automaticamente dichiarare partita persa; lo stesso avversario che ha subito il raddoppio ha poi però il diritto di riproporlo, se lo ritiene opportuno e ovviamente se l’evolversi della partita glielo fa ritenere conveniente.


 

Monopoly

Il gioco del piccolo capitalista

Il Monopoly, uno dei più venduti giochi da tavolo di ogni epocaDopo tre monumenti della storia dei giochi da tavolo concludiamo con due passatempi altrettanto diffusi e noti, ma decisamente più giovani. Il Monopoly, infatti, ha compiuto proprio l’anno scorso 80 anni perché fu commercializzato per la prima volta nel 1934 dalla Parker Brothers, anche se, come abbiamo scritto altrove, le sue radici possono essere trovate già all’interno del Landlord’s Game che l’americana Elizabeth Phillips lanciò nel 1903. Da allora, comunque, il gioco si è diffuso in tutto il mondo, a volte adattandosi all’idioma locale – in Italia è stato a lungo presentato come Monopoli, incuranti dell’assonanza con l’omonima città pugliese –, a volte presentandosi in edizioni speciali ispirate a personaggi o a luoghi di fantasia.

Gioco capitalista per eccellenza, prevede che due o più giocatori si affrontino per cercare di prendere il controllo economico di una piccola città, acquisendone le strade, edificandovi prima case e poi alberghi, facendo pagare pesanti tasse di passaggio a chiunque capiti in zona e cercando di accaparrarsi anche le società di interesse pubblico come quella dell’acqua potabile o dell’energia elettrica. Le partite – che possono essere anche particolarmente lunghe se i giocatori sviluppano con calma il loro piccolo impero – terminano ovviamente quando tutti gli avversari vengono mandati in bancarotta.

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Scarabeo e Scrabble

Incroci di parole tra l’America e l’Italia

ScrabbleÈ datato anni ’30, e in particolare 1938, anche il quinto elemento della nostra classifica dei giochi da tavolo più venduti della storia, cioè Scrabble: fu infatti l’architetto americano Alfred Mosher Butts a inventarlo, mentre l’editore James Brunot si preoccupò di pubblicarlo e mandarlo nei negozi di giocattoli, decretandone rapidamente la fortuna. Il gioco in realtà da noi è poco noto, non perché non sia amato dal pubblico italiano ma per una mera faccenda di brevetti: mentre Scrabble si diffuse in tutto il mondo subito prima e subito dopo la guerra, in Italia non prese immediatamente piede e anzi negli anni ’50 l’italiano Aldo Pasetti ne lanciò una propria versione, chiamata Scarabeo, che resistette alla causa per plagio degli americani e che poi venne ceduta alla Editrice Giochi; le differenze tra i due giochi sono in realtà minime, anche se sono tali da rendere la versione italiana meno tecnica e più dinamica.

Se già non doveste saperlo, l’idea di fondo sia di Scrabble che di Scarabeo è infatti quella di giocare con le parole. Ad ogni concorrente vengono fornite delle lettere che lui dovrà utilizzare per formare delle parole che si incrocino o comunque interagiscano con quelle già presenti sul tabellone, ottenendo così dei punti che gli consentiranno di superare l’avversario o gli avversari. Ovviamente la corsa verso la vittoria porterà i concorrenti a cercare parole sempre più complesse, lunghe e piene di lettere particolari: non a caso, ogni partita che si rispetti prevede anche l’utilizzo di un dizionario per dirimere le questioni sull’esistenza o meno di un dato vocabolo.

 

Segnala altri giochi da tavolo molto venduti nei commenti.