La cosa più difficile da fare quando si parla di fumetto giapponese è stilare la lista dei migliori manga di ogni epoca. I generi sono infatti molti, tra loro diversissimi e difficili da comparare. Ci sono quelli destinati ai ragazzi (gli shōnen) e quelli per le ragazze (gli shōjo). Quelli d’azione e quelli romantici. Quelli trasportati in anime e quelli che sono rimasti solo su carta.

Inoltre, il fumetto nipponico ha una storia molto lunga, ed è certo complesso confrontare un manga iper-moderno dei giorni nostri a un lavoro classico di, per esempio, Osamu Tezuka, che ha cominciato a disegnare negli anni ’40.

Per questo il compito che ci assumiamo oggi è improbo, e chiediamo già in anticipo perdono per alcuni capolavori che inevitabilmente lasceremo fuori dalla lista. Quando si compie un lavoro del genere, scontentare qualcuno è purtroppo inevitabile.

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A nostro avviso, però, c’era bisogno di stilarlo, questo elenco. Perché online si confonde spesso la qualità col successo, e si finisce per pubblicare classifiche che strizzano troppo l’occhio ai gusti del pubblico di oggi, senza tener conto della storia.

Per quanto, ad esempio, Dragon Ball, Naruto, Death Note o One Piece siano manga ben fatti e di incredibile successo, è difficile pensare che siano i migliori di ogni epoca per il solo fatto di aver venduto molto. Eppure sono quasi sempre in testa alle classifiche redatte dai siti del settore.

Noi oggi vogliamo invece stendere una lista diversa. Una lista che ovviamente terrà conto anche dell’impatto in termini di vendite, ma che vuole concentrarsi soprattutto sull’aspetto innovativo e qualitativo. Quali sono stati i manga che, alla loro uscita, hanno davvero cambiato il settore?

Cercheremo di rispondere a questo interrogativo muovendoci dagli anni ’50 fino ai giorni nostri, e anche alternando generi e toni. E se poi ritenete che qualcosa sia inopinatamente rimasto fuori, segnalatecelo nei commenti.

 

1. Astro Boy

Dal dio dei manga, Osamu Tezuka

I manga hanno avuto un padre, anzi un dio, o almeno così lo chiamavano tutti: stiamo parlando di Osamu Tezuka, autore che ha dominato la scena del fumetto nipponico per circa quarant’anni.

Nato nel 1928, esordì a fine anni ’40, mentre all’università studiava medicina [1]. Riuscì subito a farsi notare dal grande pubblico e nel 1950 ottenne il primo vero successo con Kimba, il leone bianco, storia che anticipava di molto Il re leone della Disney [2].

Subito dopo, nel 1952, diede vita al suo personaggio più celebre, destinato a diventare un simbolo stesso dello stile manga (e poi degli anime): Astro Boy. Ed è proprio con questo ragazzino così famoso che vogliamo aprire la nostra lista.

Un bambino meccanico proveniente dal futuro

Astro Boy – il cui nome originale era Atom – viveva in un mondo futuristico in cui gli esseri umani convivevano coi robot. Lui, in particolare, era un ragazzino meccanico dotato però di sentimenti e di un’intelligenza simili all’uomo.

Astro Boy di Osamu Tezuka

D’altronde, anche la sua origine era molto umana: era stato infatti creato dal capo del Ministero della scienza – il dottor Tenma –, che gli aveva dato le sembianze del proprio figlio naturale, da poco scomparso. Per questo motivo veniva inizialmente molto amato dal suo creatore, che però ben presto si rendeva conto di non poter colmare con lui il vuoto del figlio.

Dopo esser stato ceduto a un circo ed essere, alla fine, stato liberato dal nuovo capo del Ministero, Astro Boy cominciava – forte dei propri poteri – una personale guerra contro il crimine. I suoi avversari si rivelavano essere, di volta in volta, robot impazziti o esseri umani nemici della convivenza i loro simili e i robot.

Dal manga all’anime

Chiaramente ispirato a Pinocchio, Astro Boy ottenne un immediato successo in Giappone, anche per la novità delle tematiche che affrontava. Il fumetto fu pubblicato dal 1952 al 1968 e poi raccolto in 23 tankōbon.

A partire dal 1963, poi, lo stesso Tezuka – con la sua compagnia di produzione – si premurò di realizzare una serie animata, che oggi è considerata la madre di tutti gli anime. Fu infatti con quella serie che per la prima volta si portò l’animazione sulla TV giapponese, in puntate da 30 minuti.

Realizzata in bianco e nero e composta da 193 episodi, la serie non è mai giunta in Italia, anche se fu esportata in molti altri paesi. Fu anzi il primo anime ad essere trasmesso all’estero, aggiudicandosi una serie di importanti primati.

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2. Lamù

Dopo aver visto gli albori dei manga, spostiamoci agli anni ’70. In quel decennio, infatti, si posero le basi dei manga contemporanei, con storie e temi completamente nuovi. Si diffusero i robot – di cui per la verità Astro Boy era stato un anticipatore – ma arrivò anche la commedia moderna.

La serie forse più sorprendente di quegli anni, all’interno dei manga comici, fu Lamù di Rumiko Takahashi. Una serie così sorprendente, all’epoca della sua uscita, da vincere contemporaneamente il Premio Shogakukan sia nella categoria shōnen che in quella shōjo.

Anche per questo motivo il fumetto fu presto trasformato in un anime di ottimo successo in Giappone, visto anche nel nostro paese. Da noi, in realtà, per molti anni Lamù fu trasmesso soprattutto da emittenti locali, anche per via delle sue scene all’epoca giudicate osé.

Una ragazza dallo spazio

Al centro della storia c’era appunto Lamù, un’aliena che giungeva sulla Terra assieme al suo popolo. Un popolo che si rivelava però subito molto bellicoso: l’intenzione infatti era quella di assoggettare l’intero nostro pianeta, anche se ai terrestri veniva comunque offerta una possibilità di salvezza.

Il manga di LamùUn computer, infatti, si sarebbe occupato di scegliere una persona a caso: e se questa fosse riuscita, entro 10 giorni, a toccare le corna della bella Lamù, gli invasori avrebbero rinunciato ai loro progetti. Purtroppo per noi, però, il computer finiva per selezionare l’individuo meno adatto a realizzare l’impresa, lo sfortunato Ataru Moroboshi, un giovane liceale.

In effetti, i vari tentativi del ragazzo di raggiungere e toccare le corna dell’aliena si rivelavano per vari giorni dei fallimenti, anche perché la ragazza si dimostrava in grado di volare. Mentre i terrestri cominciavano a perdere le speranze, e ad immaginare possibili punizioni per Ataru, quest’ultimo però riusciva almeno a strappare a Lamù il suo reggiseno tigrato.

Proprio la necessità dell’aliena di coprirsi avrebbe così costituito un vantaggio e consentito ad Ataru, agli sgoccioli del tempo concessogli, di toccare quelle benedette corna. Il successo, però, si trasformava immediatamente in una condanna: per via di vari equivoci, infatti, Lamù si convinceva che Ataru volesse sposarla e decideva di vivere con lui.

Da Ataru Moroboshi a Ranma ½

Questa premessa dava il via a una lunga serie di situazioni comiche, che venivano raccontate da Rumiko Takahashi lungo 34 tankōbon, in storie uscite tra il 1978 e il 1987. Oltre ai due protagonisti, in quelle avventure figuravano molti altri personaggi, in modo da creare vari triangoli amorosi e dare origine a diversi equivoci.

Coniugando commedia degli equivoci, un po’ di gusto slapstick e molti riferimenti alla tradizione – anche mitologica – giapponese, la Takahashi seppe creare qualcosa di completamente inedito per il panorama fumettistico nipponico.

Ataru Moroboshi e LamùE poco dopo riuscì anche a replicarlo. Appena chiusa la serie di Lamù, nel 1987 diede vita a Ranma ½, altro manga molto interessante, in cui gli equivoci divennero ancora più piccanti. Al centro del fumetto c’era infatti un ragazzo, Ranma, che quando veniva bagnato si trasformava in una ragazza, cambiando sesso.

Anche quella serie ebbe un grandissimo successo e venne trasformata in un anime. E pure quell’anime – per via dei contenuti sessualmente ambigui – non venne trasmesso dalle nostre emittenti principali, ma si diffuse tramite quelle locali.

 

3. Akira

Uno dei migliori manga di sempre

Per molto tempo, i manga sono stati qualcosa di completamente sconosciuto al pubblico europeo. L’invasione, come tutti sappiamo, partì in Italia dalla TV e dagli anime, alla fine degli anni ’70. E solo vari anno dopo arrivarono i fumetti, all’inizio col contagocce e poi via via in maniera sempre più massiccia.

Prima di quell’invasione, però, a livello europeo o nord-americano c’era stata qualche occasionale traduzione. Ad esempio, sia negli Stati Uniti che in Francia il primo manga ad essere pubblicato per intero fu Akira, che anticipò tutti i fumetti che sarebbero arrivati dopo.

Ed in effetti l’opera di Katsuhiro Ōtomo aveva tutti i caratteri del manga, ma allo stesso tempo risultava fruibile anche a un pubblico non abituato all’estetica e al modo di narrare dei giapponesi. Influenzato infatti anche dal cinema occidentale, il fumetto riusciva a superare i limiti di genere.

Un futuro post-nucleare

Realizzato tra il 1982 e il 1990, il manga immaginava un futuro post-apocalittico. La storia si svolgeva infatti nella Neo-Tokyo del 2019. La Terza guerra mondiale si era conclusa ormai da vari anni, ma le macerie di quel conflitto ancora tormentavano la vita degli abitanti della Terra.

La copertina di un numero di Akira Collection

Il governo, infatti, utilizzava un potere dispotico e cercava anche di potenziare a proprio vantaggio i poteri psichici di alcuni bambini. Questi ultimi sembravano in grado, ad esempio, di predire il futuro, cosa ritenuta molto importante per mantenere la pace.

In questo contesto si sviluppava la storia di Kaneda. Leader di una banda di motociclisti, era un ragazzo particolarmente legato a Tetsuo, suo giovane amico e membro della medesima gang. Quest’ultimo, però, cominciava a manifestare poteri psichici, che si sviluppavano ulteriormente quando i militari ne risvegliavano di ulteriori.

Questo portava Tetsuo a impazzire e a cercare di dominare il mondo. E Kaneda a tentare di opporsi a tutto questo, anche con l’aiuto di nuovi compagni d’avventura incontrati lungo il cammino. Ma il vero antagonista di Tetsuo sarebbe divenuto presto il potentissimo Akira, un bambino dai poteri quasi divini, responsabile in passato della stessa distruzione di Tokyo.

Il film

La storia a fumetti è molto lunga, visto che dura più di 2.000 pagine. È stata pubblicata in Italia in diverse occasioni; la prima fu l’edizione Glénat dell’inizio degli anni ’90.

Inoltre nel 1988 lo stesso Ōtomo, quando il fumetto non era ancora concluso, ne ha diretto un adattamento animato in un lungometraggio della durata di circa 2 ore. Il film riduce, ovviamente, la trama del manga, ma ne conserva gli elementi principali.

Kaneda, il protagonista del manga AkiraIn patria il film non ebbe un immediato successo, tanto che ci mise vari anni per permettere ai produttori di recuperare i soldi investiti. Fu però successivamente esportato all’estero ed ebbe un buon successo in tutto il mondo, compresa l’Italia, dove arrivò nel 1992.

Il film è ancora oggi considerato uno dei migliori anime di tutti i tempi, come d’altronde il manga lo è nel suo campo. Ma il successo della pellicola ha gradualmente convinto Ōtomo a dedicarsi, con gli anni, sempre più all’animazione e sempre meno al fumetto vero e proprio. Lasciando purtroppo insoddisfatti i suoi fan che leggono manga.

 

4. Nausicaä della Valle del vento

Il lavoro di Hayao Miyazaki

Visto che abbiamo parlato del successo del film di Akira, rimaniamo, col quarto punto della nostra lista, su un altro manga trasportato con grande successo nel campo dell’animazione. Anzi, su un manga che con gli anime è legato a doppio filo.

Nausicaä della Valle del vento è stato infatti realizzato da Hayao Miyazaki, che chi non è appassionato di fumetti conosce principalmente per la sua attività di regista di lungometraggi animati.

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Nato a Tokyo nel 1941, Miyazaki in realtà durante la sua lunga carriera ha esplorato entrambi i mezzi espressivi, sia quello su carta che quello animato. E anzi, nel campo dell’animazione ha lavorato sia in TV che al cinema, lasciando ovunque la sua impronta.

La carriera di Miyazaki

Il futuro regista fece le sue prime esperienze nel campo dell’animazione, trovando lavoro nella seconda metà degli anni ’60. All’inizio del decennio successivo diresse alcuni episodi di Le avventure di Lupin III, per poi passare a lavorare a vari adattamenti da libri europei (Heidi, Marco – Dagli Appennini alle Ande, Anna dai capelli rossi).

In poco tempo divenne un animatore esperto, in grado di occupare tutte le posizioni necessarie a realizzare un cartone animato. Lo dimostrò anche con la bella serie Conan, il ragazzo del futuro e soprattutto col suo primo lungometraggio, Lupin III – Il castello di Cagliostro.

Nausicaä nel film animato di Hayao MiyazakiLavorava però ancora in studi d’animazione non suoi, ed aveva una scarsa libertà creativa. Ma quella libertà riuscì a guadagnarsela quando, ad inizio anni ’80, realizzò il manga di Nausicaä e soprattutto il suo adattamento in un lungometraggio animato.

Nausicaä della Valle del vento

Anche quel manga – come molti titoli degli anni ’80 – era ambientato in un futuro post-apocalittico, solo che stavolta la tragedia era soprattutto ambientale. Lo spunto iniziale era che la maggior parte del pianeta risultava infatti ormai ricoperta da una sorta di giungla tossica.

Nausicaä della Valle del vento

La Valle del vento era quindi un’enclave all’interno di questo ecosistema invivibile. E Nausicaä non era altri che la figlia del re di quella valle. Una ragazza con, però, diverse abilità, tra cui quella di saper domare il vento e quella di riuscire a comunicare con le strane creature che popolavano la giungla tossica.

In questo contesto, le due principali potenze rimaste sul pianeta cominciavano però una guerra tra loro. Una guerra che rischiava di trasformarsi in catastrofe quando veniva scoperta un’antica arma, il Soldato Titano.

Per riuscire a salvare la sua valle, Nausicaä si trovava pertanto costretta a scendere anch’essa sul piede di guerra, e a dar fondo alle proprie capacità.

 

5. 20th Century Boys

Il capolavoro recente

Concludiamo con un manga molto più recente. 20th Century Boys è infatti stato pubblicato a partire dal 1999 e si è concluso in Giappone nel 2006. Nel nostro paese è arrivato con qualche anno di ritardo, nel 2002, ma è giunto a conclusione poco dopo l’originale nipponico, nel 2007.

Il fumetto, realizzato da Naoki Urasawa, ha subito destato l’attenzione della critica per un modo di raccontare nuovo, lontano dalla classica tradizione nipponica. Non a caso ha racimolato una serie impressionante di premi, dal Kodansha al Shogakukan, dal Seiun all’americano Eisner.

Anche per questo motivo, la serie alla sua conclusione ha avuto un immediato seguito, 21th Century Boys, più breve. Inoltre il manga ha ispirato non una serie anime, ma una trilogia di film in live-action. Le tre pellicole sono state intitolate rispettivamente Beginning of the End, The Last Hope e Redemption.

Trent’anni dopo

Il manga comincia presentando alcuni bambini nel 1969. Si tratta di sei amici che si trovano in un nascondiglio per scambiarsi fumetti e riviste vietate e che amano fantasticare su scenari apocalittici. Quegli stessi bambini, poi, vengono ripresentati trent’anni dopo, ormai adulti e inseriti nella società.

20th Century BoysIl problema è che alcuni dei vecchi simboli e delle fantasie di cui quei bambini parlavano negli anni ’60 sembrano prendere ora vita. Ad esempio, lo stemma che avevano inventato per il loro gruppo segreto risulta ora utilizzato dal capo di una strana setta.

Inoltre, le loro fantasie – che erano state scritte in quello che all’epoca chiamavano Libro delle profezie – cominciano ad avverarsi. Ovviamente, davanti a questi eventi inspiegabili i vecchi amici riprendono i contatti gli uni con gli altri, e decidono di agire.

Tra minacce terroristiche e strane derive politiche, il fumetto prosegue, tenendo alta la tensione e regalando parecchi colpi di scena. Inoltre non mancano le strizzate d’occhio – legate anche al passaggio dal passato al presente – alla storia del fumetto giapponese e della musica rock, che non dispiaceranno ai lettori più attenti.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Si sarebbe poi laureato e anche specializzato, ma non avrebbe mai esercitato la professione, troppo preso dalla carriera come fumettista. L’amore per la medicina, tra l’altro, gli era nato in seguito a una grave malattia patita da bambino, da cui era guarito proprio grazie alle cure mediche.
[2] Qui trovate un buon riassunto della controversia sull’originalità di quella storia.

 

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