I cinque paesi col tasso di criminalità più basso del mondo

I paesi col tasso di criminalità più basso

Nonostante quello che i suoi cittadini pensino o percepiscano, l’Italia è, in generale, uno dei paesi più pacifici del mondo: gli omicidi sono proporzionalmente molto bassi, le spese per le armi molto contenute (anche se abbiamo fabbriche che, in questo settore, esportano parecchio) e in generale il numero di morti violente è tra i più bassi del mondo occidentale.

Il che, però, non vuol dire necessariamente che il tasso di criminalità sia contenuto: a scorrere le classifiche stilate dagli osservatori internazionali, quando si tiene conto anche dei reati non violenti o meno cruenti (come furti, contrabbando, spaccio di droga, truffe e reati finanziari), l’Italia non occupa più una posizione così encomiabile, sia per la forza delle organizzazioni criminali che agiscono sul nostro territorio, sia per l’estrema diffusione di reati contro il patrimonio.

Le difficoltà del tasso di criminalità

Tutto questo perché il tasso di criminalità è un valore piuttosto difficile da calcolare, dato che, per renderlo realistico, bisogna tener conto sia dei crimini perseguiti, sia di quelli che non vengono – per incapacità del sistema, scelta politica o illegalità troppo diffusa – perseguiti.


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In ogni caso, un indice della criminalità abbastanza attendibile c’è, ed è quello compilato da Numbeo, un servizio utilizzato da varie riviste e giornalisti anglosassoni. Ecco i cinque paesi che, in questa classifica, risultano avere il tasso di criminalità più basso.

 

Corea del Sud

Ricchezza e alta disciplina

Lo stato più ineccepibile del mondo dal punto di vista della legalità pare essere la Corea del Sud, una nazione che ha visto un avanzamento economico e sociale spaventoso negli ultimi sessant’anni.

Come saprete, il paese è nato in seguito alla Seconda guerra mondiale e alla successiva Guerra di Corea, quando la penisola coreana fu divisa tra un nord sotto l’influenza comunista e un sud sotto quella americana.

Proprio questo sud è diventato in fretta una delle quattro “tigri d’Asia”, specializzandosi nell’industria ad alta tecnologia, come dimostrano le tre più importanti società del paese, la Samsung, la Hyundai e la LG.


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Una crescita che ha avuto, proprio a causa della sua rapidità, anche degli effetti negativi: ad esempio l’aria è una delle più inquinate del mondo (tanto è vero che circa un quarto della popolazione soffre di disturbi cronici alla respirazione), c’è un serio problema di sovrappopolazione di alcune metropoli e il tasso di suicidi è il più alto del mondo industrializzato.

Anche un ottimo PIL pro capite

Tra gli effetti positivi di questo forsennato sviluppo c’è però anche il bassissimo tasso di criminalità: forse per il rapido aumento delle entrate familiari (il PIL è paragonabile a quello dei più avanzati paesi dell’Unione Europea ed è 23 volte più alto di quello della Corea del Nord), forse per il livello di disciplina piuttosto alto a cui è sottoposta tutta la società coreana, i reati sono molto pochi.

E i dati sembrano indicarci che sono proprio i reati minori ad essere sotto media: per quanto riguarda gli omicidi, infatti, la Corea si piazza piuttosto bene in classifica ma non su livelli di eccellenza (ha lo stesso coefficienti di Italia, Austria e Olanda, per fare un paragone), ma è soprattutto sugli altri reati (furti, aggressioni, crimini dell’odio, droga, sicurezza delle strade e così via) che guadagna posizioni.

Supera infatti il Giappone (che ha invece pochissimi omicidi, ma va meno bene nelle altre voci) e si piazza al primo posto.

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Singapore

Le tensioni etniche dietro all’apparente paradiso

Lo skyline di SingaporeCome vedrete, le cinque posizioni migliori della classifica sono tutte occupate da nazioni asiatiche (il primo paese europeo è la Danimarca, seguita da Malta, Estonia, Svizzera, Austria, Finlandia e Slovenia).

Singapore, che occupa il secondo gradino del podio, in particolare è una città-stato di cui abbiamo già avuto modo di parlare in passato per i grandi investimenti nel campo del turismo e dell’architettura.

Vediamo ora di parlare però di Singapore dal punto di vista della qualità della vita: che è molto alta, sia per la ricchezza dei suoi abitanti, sia per l’inesistenza sostanziale del crimine. D’altro canto, l’intero regime politico singaporeano è solo parzialmente libero e prevede pene severe per i trasgressori, assegnate da un sistema legislativo e giudiziario tra i più efficienti del mondo, che non esita a comminare anche la pena di morte o pene corporali.


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Proprio per questa commistione tra ordine e controllo, il sistema del Singapore è considerato uno dei meno corrotti e corruttibili del mondo. Non è però tutto oro quello che luccica: la società dell’isola è infatti, secondo vari osservatori, un calderone che negli ultimi anni è andato complicandosi e rischia seriamente di esplodere.

La tensione maggiore, infatti, deriva dall’altissima presenza di stranieri nel paese (si parla addirittura del 42% dei residenti, chiamati entro i confini soprattutto come forza-lavoro) e dalla scarsa integrazione tra le varie etnie.

Così, se gli abitanti di origine cinese rappresentano quasi i tre quarti della popolazione totale, malesi e indiani costituiscono gli altri gruppi più diffusi e chiedono maggior considerazione da parte del governo, richiesta che proprio negli ultimi anni ha portato anche a violenti scontri di piazza.

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Qatar

Legalità entro i confini, malleabilità all’esterno?

È un microstato con una sorta di micro-illegalità anche il Qatar, paese sempre asiatico ma spostato verso ovest rispetto a quelli che abbiamo visto finora (e che vedremo poi), essendo uno degli emirati situati nella penisola arabica.

Indipendente dal 1971, quando si rifiutò di entrare sia nell’Arabia Saudita che negli Emirati Arabi Uniti, il paese ha appena 1 milione e 750mila abitanti, con un tasso di crescita demografica importante (vicino al 5%) e con una densità di popolazione molto variegata tra città e mondo extraurbano.

Ma il dato più significativo è quello sul PIL pro-capite, soprattutto se calcolato tenendo conto del potere d’acquisto: in questa classifica, il Qatar è infatti il primo paese al mondo, davanti a Lussemburgo, Singapore, Brunei, Kuwait e Norvegia.

L’importanza del gas naturale

Tanta ricchezza è dovuta non solo al petrolio, come comunemente si pensa, ma anche al gas naturale, visto che nel paese si trovano i più grandi depositi del mondo di questo genere. Tutto questo ha portato a una criminalità particolarmente bassa, anche perché i tribunali giudicano secondo la legge islamica della Shari’a e comminano pene severe.

Ma proprio questo particolare peso della religione nelle faccende legali e politiche è stato oggetto di controversie e di critiche da parte della stampa internazionale, e varie indagini hanno portato alla luce come proprio il Qatar, così pacifico al suo interno, abbia finanziato per anni alcune organizzazioni estremiste come i Fratelli Musulmani, messi al bando in molti paesi dell’area islamica come la stessa vicina Arabia Saudita.

E, per dimostrare come la legalità interna non sia sempre sinonimo di legalità anche all’esterno, è notizia di pochi mesi fa come il Campionato del Mondo di calcio del 2022, destinato al Qatar, sia stato assegnato probabilmente dietro l’erogazione di cospicue tangenti da parte del governo.

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Giappone

Una società monolitica, ma con qualche pecca nascosta

Tokyo, una delle città più estese del mondoRitorniamo nell’Estremo Oriente, sicuramente la regione col maggior numero di stati con criminalità irrisoria, per presentare il Giappone, quarto paese della graduatoria.

Una posizione che può di sicuro sorprendere, se si considera che quello nipponico è il decimo paese più popolato al mondo grazie ai suoi 127 milioni di abitanti, con una densità di popolazione di 337 abitanti per chilometro quadrato, già importante di per sé (l’Italia è a quota 202) ma che diventa impressionante nelle principali aree metropolitane (Tokyo ha una densità di 6.111 abitanti per chilometro quadrato).

Insomma, in città così affollate sarebbe logico pensare ad un aumento esponenziale delle attività criminali, cosa che invece pare non avvenire.


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Dal punto di vista sociale, il Giappone può sembrare come un paese “bloccato”: gli stranieri residenti sono meno del 2%, le minoranze etniche praticamente non esistono, la natalità è inferiore alla mortalità e la popolazione anziana è già un quarto del totale, ma in rapida crescita.

La pena di morte

Dal punto di vista legale e giudiziario, nell’ordinamento giapponese è prevista la pena di morte, che è stata comminata in maniera piuttosto discontinua negli ultimi trent’anni (in certi periodi la media è stata di due esecuzioni all’anno, in altri ci si è avvicinati alle quindici). La particolarità è che al condannato a morte viene comunicato il momento dell’esecuzione solo un’ora prima della stessa.

Per il resto, i crimini sembrano essere pochissimi, ma le statistiche potrebbero essere almeno in parte falsate: bisogna considerare infatti che qui molti crimini sono “sommersi”, dovuti anche al particolare atteggiamento culturale che porta a mascherare come un’onta l’usura o il ricatto subiti (non a caso, il tasso di suicidi è invece particolarmente alto).

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Taiwan

Dalla legge marziale alla libertà

E siamo quindi giunti al quinto posto, in cui Taiwan precede Hong Kong, la Georgia, gli Emirati Arabi Uniti e poi la lunga serie dei paesi europei già citati in precedenza. In realtà, questa posizione è discutibile, non tanto per i dati portati da quella che si proclama Repubblica di Cina, quanto perché essa non è ufficialmente riconosciuta dalla gran parte dei paesi del Mondo, Italia compresa.

Questo stato, infatti, è nato nel 1949 a seguito della lunga guerra civile che aveva attraversato la Cina: il partito nazionalista Kuomintang, sconfitto dai comunisti di Mao, si rifugiò infatti sull’isolotto dichiarandosi l’unico governo legittimo della Cina e portando con sé le riserve auree del paese e molti manufatti provenienti dal palazzo imperiale.

Le riforme degli ultimi decenni

Al di là dell’origine controversa, per molto tempo l’isola è stata retta da una legge di tipo marziale che non ha risparmiato stragi e soprusi nei confronti della popolazione autoctona.

Ad ogni modo, una serie di riforme negli ultimi trent’anni ha trasformato la natura del paese, rendendolo più simile ad altri paesi asiatici liberali, con un sistema multipartitico, l’introduzione della settimana lavorativa di cinque giorni e maggiori libertà per i cittadini originari dell’isola.

L’impatto della criminalità, memori della durissima legge che ha regolato la vita civile per vari decenni, è rimasto comunque molto basso e il PIL pro capite è uno dei venti più elevati del mondo; il vero problema, infatti, per i taiwanesi di oggi non è il pericolo interno ma quello esterno, in quanto la Cina – sempre più potente dal punto di vista militare e forte di una certa egemonia politica nella regione – è vista a medio termine come una possibile minaccia all’autonomia dell’isola.

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