I cinque uomini che ci provano e che ogni ragazza deve affrontare quando esce

Gli uomini che ci provano e cosa pensano di loro le ragazze

Quando sento gli uomini dire «Se fossi donna, la darei a tutti», penso che non abbiano idea di quello che stanno dicendo. Prima di tutto per darla a qualcuno, ci dev’essere qualcuno che la vuole. E loro puntualmente replicheranno dicendo: «Ma dai, ché basta che sbattiate un po’ gli occhioni ed è fatta». Sì, certo. Bravih!

Ma avete mica una vaga idea dei casi umani che madre natura ha messo in circolazione? Secondo me no. Soprattutto quando ci dite che facciamo troppa selezione. Al di là del fatto che se facciamo selezione è perché siamo consapevoli di quello che ci meritiamo, ma vi assicuro che alcune volte non è selezione, è proprio: «Ma guarda neanche fossi l’ultimo sulla terra, piuttosto la morte».


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L’altra sera ero in discoteca con la mia migliore amica, stavamo chiacchierando sul mio ultimo articolo sulle cose da non dire mai ad una ragazza e sapendo già la piega che avrebbe preso la serata mi ha proposto di farne uno sui peggiori metodi di approccio sentiti. Neanche il tempo di finire la frase che si sono palesati i primi due. È bastato uno sguardo, ho preso il cellulare e ho iniziato a segnarmi tutto. Vi dico solo che ho avuto più spesso il telefono in mano che il drink. Mi sono sacrificata per voi.

Che poi, tra un tentativo di abbordaggio e l’altro, la questione si è spostata sul come replicare. Non so voi ma io non so mai come comportarmi. Io di indole sarei una stronza colossale, ma a volte penso: «Cavolo, però ci vuole coraggio per andare così da una e provarci, no?» E quindi cerco di non liquidarlo in malo modo. Errore.

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Non so quale meccanismo malato scatti nel cervello dell’uomo in quel momento, so solo che l’unica cosa che noterà sarà un’insegna luminosa lampeggiante sopra la nostra testa, con su scritto: «Ci sta! Ci sta! È fatta!» Ma è fatta cosa? Cosa? Ti prego, scollati. Potrete mettervi a guardare l’orologio, a guardarvi intorno, a farvi venire tic all’occhio sperando che la vostra amica vi veda e le venga un’improvvisa voglia di chiedervi di accompagnarla in bagno, ma niente da fare: vi si accolleranno peggio della colla a caldo sui vestiti. Per esperienza vi dico che solo il 5% di loro si accorgeranno dei vostri occhi che ruotano assieme alla testa, che manco ne L’esorcista, e diranno: «Be’, ti lascio, dai, ci vediamo più tardi in giro» (ahahahah, certo, sì, più tardi… fuga!). Il restante 95% starà a fissarvi, anche dopo aver finito le cose da dirsi, con quello sguardo che solo i serial killer nelle foto segnaletiche riescono ad avere. Se io fossi Ministro dell’istruzione, aggiungerei come materia “Metodi per liberarsi degli accolli”.

Scusate, torniamo a noi. Al contrario della sottoscritta, invece, la mia amica è, di natura, la persona più buona del mondo, ma quando si tratta di liquidare un eventuale abbordatore ha la stessa sensibilità di Crudelia De Mon. Quindi il più delle volte io rimango infognata in qualche situazione atroce, ma poi arriva lei, mi prende il braccio e molto semplicemente mi trascina via senza troppi convenevoli; anzi, se è in serata buona può anche lanciargli uno «Sciò, pussa via! Aria!»

Detto questo, noi ancora non abbiamo capito quale sia il metodo migliore: se essere educate e rischiare l’accollo o se liquidarli e passare da “fighe di legno”. Forse dovremmo solo fingerci morte. Bando alle ciance, passiamo alle perle regalateci dagli esemplari-tipo di quella sera, ma che tutte conosciamo già molto bene.

 

L’originale

Aspirante Gesù

Si presenta uno con un maglioncino azzurro in testa, come la Madonna.
– Ragazze, sono Gesù di Nazareth.
– Quindi fai anche magie?
– Certo, quello che volete.
– Sparisci, per esempio?
Brutale, ma necessario.

 

Il coraggioso

Il re del congiuntivo

Gruppo di ragazzi: ci fissano un po’, avvicinandosi sempre di più. Ne arriva uno.
– Ciao, posso presentarvi il mio amico?
– Non poteva venire direttamente lui?
– È timido. Ma se avrebbe coraggio, veniva!
Sangue dalle orecchie.

 

Il simpaticone

Metafore calcistiche

– Ciao, posso conoscerti?
– Ciao. No, scusami ma sono fidanzata.
– Vabbè, ma anche se una squadra ha il portiere, non significa che l’altra non possa segnare.
Ah. E pensare che ci eravamo appena liberate di quelli che «Ma io mica sono geloso!»

 

L’insistente

Il Carlton de Il principe di Bel-Air

Si avvicina ballando come Carlton di Willy, il principe di Bel-Air e vestito come Tony ne La febbre del sabato sera. Quindi la risposta sarebbe già “no” a prescindere.
– Ciao, ragazze! Posso conoscervi?
– No.
– Ma come no?
– No.
– Ma dai, vi offro da bere?
– Ah, be’, allora… no.
– Ma… il vostro nome?

 

Il viscido

Mani addosso e tasso alcolico alto

E poi arriva lui. Il peggiore. Quello che ti prende direttamente da dietro, mani sui fianchi, e inizia a ballarti attaccato prima che i tuoi occhi possano dire alla tua amica: «Ohmiodiochecos’è». Ti giri e ti accorgi che è il fratello brutto di Pippo Franco.

Generalmente lo sguardo da killer che abbiamo quando ci giriamo a guardarlo basta a convincerlo che parlarci non migliorerebbe la situazione. Ma ci sono anche quelli che, dopo essersi bevuti anche il carburante della macchina, ignorano il nostro sguardo e iniziano a sbiascicarci qualcosa, barcollando ad un centimetro dalla faccia, appoggiandoci anche le mani addosso probabilmente per mancanza di equilibrio. Con loro comunque basterà il classico: «Ehi, guarda là, il tuo amico ti sta cercando»; lui si girerà a guardare e in quella frazione di secondo noi saremo già alla frontiera con il passaporto alla mano.

Un consiglio, infine

Ah che bella serata! Detto questo, le uniche cose che mi sento di dire alle ragazze per sopravvivere alle serate, sono: non abbandonate mai i vostri drink e non incrociate mai gli sguardi per più di mezzo secondo (a meno che il tipo in questione non assomigli tantissimo a Ryan Gosling). Per i ragazzi, invece: lasciateci ballare! Se una ragazza vi vuole, troverà comunque un modo per conoscervi.

 

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