Il cinema crea sogni e li mette in movimento, in una labilità che può rimanere fissa nel tempo (e quindi nella storia). La possibilità che ha la forma filmica di essere riavvolta non è insita nel media ma nei mezzi attraverso cui esso può essere fruito, eppure più di altre forme artistiche (e di consumo) ha dato vita a veri e propri cult popolari. E oggi parleremo, appunto, dei migliori film cult anni ’90.

Un cult non deve essere necessariamente un capolavoro, nella stessa misura in cui un capolavoro non è detto che diventi cult. A dire il vero quando si parla di cult non è detto si stia parlando di prodotto esteticamente (o artisticamente) esemplare.

Cos’è, allora, un cult? Un simbolo, principalmente, generazionale o di genere, un prodotto di successo non necessariamente commerciale che è però divenuto iconico.

Non è detto che un film di culto piaccia a tutti, pubblico e critica. Piuttosto è divenuto tale grazie ad un successo selettivo, limitato ad una cerchia ristretta di spettatori che, elevandolo, gli hanno permesso di trascendere lo status di film.

Cos’è, allora, un cult? Un simbolo, principalmente, generazionale o di genere, un prodotto che è divenuto iconico.

Un cult può essere riconosciuto come tale a prescindere dal fatto che sia stato guardato e apprezzato da chiunque. Ci sono però volte in cui a raggiungere questo status sono film di grande successo, che hanno sbancato i botteghini e sono così riusciti a rimanere impressi nella storia.

Cult diversi per ogni decennio

Parlare di film cult in maniera generica è impossibile. Ogni decade cinematografica ha le proprie caratteristiche e il culto che aleggia attorno ad Arancia meccanica, ad esempio, è estremamente differente rispetto a quello che ha reso tale Ritorno al futuro.

Usciti nel momento sbagliato, entrambi i film probabilmente non sarebbero divenuti simbolo di quella generazione a cui appartengono. In questo momento sarà quindi opportuno concentrarci sui film cult di una decade in particolare, ovvero quella degli anni ’90. Ecco quindi cinque film cult anni ’90 che sono rimasti nella storia del cinema.

 

1. Matrix

Neo ha una doppia vita: di giorno fa l’informatico per una grande azienda, di notte è un rinomato hacker. La sua vita cambierà quanto con lui si metterà in contatto Trinity, bellissima hacker sotto la guida del mitico Morpheus.

Tutto questo per svelare all’uomo una terribile verità: il mondo in cui lui vive non è quello reale ma una realtà informatica denominata Matrix, creata dalle macchine per tenere l’umanità in schiavitù.

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Matrix delle sorelle Wachowski (1999) è uno di quei film di successo che sono riusciti nello stesso tempo a divenire oggetto di culto per un’intera generazione e forse più. Fantascienza estremamente derivativa, ha avuto il gran pregio di rendere pop elementi presi da altri film sì cult ma più di nicchia, come Ghost in Shell.

Alla scoperta della tana del Bianconiglio!

Uscito nei cinema sul finire degli anni ’90, non solo ha vinto ben quattro premi Oscar ma ha influenzato il cinema successivo tanto da un punto di vista estetico (bullet time, uso del chroma key) quanto concettuale. In un certo senso, dopo Matrix la fantascienza mainstream non è più stata la stessa.

I due registi hanno fuso con estrema abilità elementi orientali, influenze letterarie (Alice nel paese delle meraviglie su tutte), controcultura e la classicità della sci-fi moderna. Nulla di originale insomma, ma il tutto confezionato con furbizia pop ed estetica patinata.

Le due pillole in Matrix, simbolo dei dualismi tutti filosofici tra realtà e illusioneAndando alla scoperta della tana del Bianconiglio, i personaggi di Matrix vivono avventure in un mondo post-apocalittico, una distopia terribile infarcita di arti marziali, capi in pelle, sottocultura cyber-punk, azione e romanticismo.

Per tutti questi motivi il film divenne un vero e proprio fenomeno di massa, di moda e artistico. Primo tassello di una trilogia, tuttora è simbolo di un modo spettacolare (ma furbetto) di fare fantascienza umana.

 

2. L’armata delle tenebre

Medioevo: il feudo di Lord Arthur è assediato da un esercito di morti viventi. Per fortuna Ash Williams, dopo gli eventi narrati nel film La Casa 2, è stato proiettato indietro nel tempo e adesso è l’unica speranza per sconfiggere i non-morti grazie ai poteri oscuri del Necronomicon.

L’armata delle tenebre è un film di Sam Raimi del 1992, terzo capitolo della trilogia di culto The Evil Dead.

Bruce Campbell ne L'armata delle tenebre di Sam RaimiLimitatamente all’horror si rivelò subito un grande successo, divenendo in poco tempo cult assoluto per gli amanti del genere. E riuscì a farlo mettendo, tra l’altro, d’accordo più di una generazione: quella anni ’80, cresciuta a pane e La Casa, e quella anni ’90 che si ritrovò con sotto gli occhi una horror comedy di rara freschezza.

Lo stesso protagonista Ash divenne mito di celluloide mai dimenticato, tornando qualche anno fa in TV grazie al sequel seriale Ash vs. Evil Dead.

«Dammi un po’ di zucchero, baby»

Oltre al notevole impatto pop che il film di Raimi ebbe sulla cultura horror cinematografica, grande fu l’accoglienza che venne riservata a L’armata delle tenebre da parte del pubblico di genere. La cosa rese il titolo un cult mai dimenticato, imponendolo per situazioni, citazioni ed immagini.

Frasi da ricordare

Alcune battute del film divennero quindi veri e propri tormentoni, come ad esempio: «Dammi un po’ di zucchero, baby»1.

Grazie anche ad un budget ben più alto rispetto ai film precedenti della trilogia, Army of Darkness (questo il titolo originale) resta un film magico che gli amanti del genere hanno ancora nel cuore a distanza di tanti anni. Un film in grado di inaugurare la fortunata (ma pur sempre di nicchia) contaminazione dell’horror con la comicità slapstick.

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3. Pulp Fiction

Le storie di due gangster, di un pugile, della pupa di un boss e di una coppia di sfaccendati rapinatori di tavole calde si intrecciano all’insegna di umorismo, violenza e gusto estremamente pop-citazionistico.

Pulp Fiction è stato un film rivoluzionario e forse proprio a questo è dovuto il suo status di cult. Arrivò nel 1994 nei cinema di tutto il mondo in modo assolutamente inaspettato, con potenza disarmante. Con questo suo secondo film infatti il regista Quentin Tarantino impose un nuovo modo di giocare con il cinema, fondendo ironia, violenza e pop.

Il mistero della valigetta di Pulp Fiction e altre interessanti teorie su film famosiIl termine “pulp” stesso arrivò sulla bocca di tutti, forse deprivato del suo significato originario ma sicuramente più d’impatto. E il successo fu immediato.

Estremamente anni ’90

Caratterizzato dalla capacità di sdrammatizzare la violenza senza per questo renderla innocua, Pulp Fiction inaugurò film caratterizzati da una serie di episodi intrecciati ed inseriti in una solida cornice. Un vero e proprio micro-universo che esiste di per sé e si fonde attraverso un fine gioco di citazioni ad altri film del regista.

Un guazzabuglio pop

Ma forse, se tuttora Pulp Fiction rientra perfettamente nella categoria di cult cinematografico, è proprio per quel modo fresco che ha di richiamare la cultura popolare cinematografica e non, di sguazzarci dentro e di appropriarsene in maniera estremamente naturale e personale, fondendo finzione ed eccessi a un’attitudine leggera.

Estremamente anni ’90, non poteva diventare altro che un manifesto di quella decade, scrivendo un’importante pagina culturale dell’America di quegli anni. Ad oggi vanta non solo edizioni e riedizioni per l’home video, ma una notevole quantità di merchandising dedicato.

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4. Trainspotting

Rent, Spud e Sick Boy sono tre ragazzi di Edimburgo vittime della droga più popolare all’epoca: l’eroina. Il film non fa altro che raccontare le loro (dis)avventure dal punto di vista di Rent, tra tentativi di uscire dal tunnel, furti, overdose e disastri vari.

Trainspotting è il manifesto britannico della generazione anni ’90. Una generazione afflitta dalla piaga della droga, dal desiderio di evadere, dall’incertezza lavorativa e da tutti quei dubbi esistenziali che caratterizzarono la cosiddetta “generazione X”, alla ricerca di una dimensione propria impossibile da trovare.

I protagonisti di Trainspotting, tra i quali è possibile riconoscere Jonny Lee Miller, Ewan McGregor e Robert CarlyleNel 1996 il regista Danny Boyle fu tanto abile da mettere gran parte di queste problematiche su pellicola, non utilizzando però uno stile realista ma spingendo sull’acceleratore. Tutto in Trainspotting scorre veloce, tra picchi di violenza e surreale.

Tratto dal romanzo cult omonimo di Irvine Welsh del 1993, il film è un vero e proprio viaggio alla ricerca della speranza nel buio del tunnel, non solo della droga ma di un’esistenza apparentemente senza via d’uscita.

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I protagonisti di questo film sono quindi sì derelitti della società, ma perché prigionieri di un mondo – e di una nazione, la Scozia – in cui non riescono a trovare il proprio posto.

«Ho scelto di non scegliere la vita»

Trainspotting, film che lanciò la carriera di Ewan McGregor e Danny BoyleCult assoluto grazie tanto alla messa in scena un po’ furbetta quanto a tutto ciò che le gira attorno (a partire dalla musica, vista la splendida colonna sonora), è stato un film in grado di rispecchiare i giovani uomini – e donne – di tutto il mondo. E non necessariamente i tossicodipendenti, ma di chiunque avesse una dipendenza, una trappola che però non può far altro che apparire come ancora di salvezza.

La frase cult «Ho scelto di non scegliere la vita» è assai rappresentativa, in tal senso.

Il mito di Trainspotting, nonostante si sia affievolito col passare del tempo e con l’ovvio cambio generazionale, non è d’altronde mai stato dimenticato. Lo dimostra il sequel del 2017 (T2 Trainspotting) uscito nei cinema a più di vent’anni di distanza.

 

5. Jack Frusciante è uscito dal gruppo

Alex è un adolescente come tanti altri: suona in una band, frequenta gli amici di sempre, ha un rapporto critico con i genitori. Quando conosce Aidi se ne innamora perdutamente, ma dovrà fare i conti con l’età adulta che si affaccia per fare a pezzi le sue poche certezze.

Il libro di Enrico Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppoJack Frusciante è uscito dal gruppo è un film italiano del 1996 diretto da Enza Negroni e tratto dall’omonimo romanzo di Enrico Brizzi.

Il titolo fa riferimento alla band rock americana dei Red Hot Chili Peppers, che proprio in quegli anni dovette rinunciare al chitarrista John Frusciante (il nome fu cambiato per motivi legali) quando questi decise di abbandonare il gruppo.

Pensando ad un film cult italiano anni ’90 non può non venir in mente questo titolo, a riprova che lo status di culto non dipende né dalla qualità del prodotto, né dalla sua portata o dal suo successo di critica e pubblico.

Un cult tutto italiano

Pellicola adolescenziale, quella della Negroni infatti divenne simbolo di una generazione che cominciava ad affacciarsi all’età adulta, in Italia.

I primi amori importanti e le prime delusioni, la droga, la morte. Sono tutti elementi che caratterizzano il film rendendolo un manifesto di disincanto e speranza. Non è mai facile parlare di adolescenti, né attrarre adolescenti parlandone.

Una scena di Jack Frusciante è uscito dal gruppo, con al centro un giovane Stefano AccorsiJack Frusciante è uscito dal gruppo ci riuscì tanto dal punto di vista estetico quanto da quello concettuale, complice la colonna sonora e il traino del romanzo stesso. Purtroppo però il risultato fu assolutamente sotto le aspettative. Colpa del taglio estremamente televisivo e delle banalizzazione di molte dinamiche che lo resero un prodotto alquanto mediocre.

Nonostante ciò si guadagnò uno zoccolo duro di fan che lo salvarono dall’oblio trasformandolo in un piccolo fenomeno.

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Note e approfondimenti

  • 1 Se volete rivedervi una delle scene – forse la più famosa – in cui Ash la pronuncia, cliccate qui.

 

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