La Ferrari non ha certo bisogno di presentazioni, soprattutto in Italia. È una delle scuderie automobilistiche più famose al mondo, forse la più prestigiosa in assoluto. Il suo marchio rappresenta un sinonimo di stile, di qualità, di velocità. E anche i suoi piloti e la sua storia sono, allo stesso tempo, leggendari. Eppure non tutti conoscono i “segreti” che si nascondono dietro al logo Ferrari.

Perché, infatti, nello stemma di questa casa c’è un cavallino rampante nero su fondo giallo? Chi si inventò questo logo e perché lo volle disegnato proprio in questa maniera? Sono tutte domande a cui cercheremo di dare una risposta nell’articolo che segue.

Prima di cominciare, però, è necessario fare una breve premessa sull’azienda. La Ferrari è stata ufficialmente fondata nel 1947 da Enzo Ferrari, patron della casa e a sua volta ex pilota negli anni a cavallo tra le due guerre mondiali.

La Scuderia Ferrari, cioè la divisione corse, nacque però parecchi anni prima, nel 1929 a Modena. Inizialmente si trattava solo del reparto corse dell’Alfa Romeo, casa per cui lo stesso Enzo aveva corso a lungo. Poi nel 1939 la scuderia divenne indipendente e nel dopoguerra si trasformò in una vera e propria azienda.

Sede storica della società è Maranello, un comune di circa 17mila abitanti poco distante da Modena. Un paese che da sempre vive e si sviluppa attorno allo stabilimento Ferrari, come dimostrano i monumenti presenti in città, dedicati allo stesso Enzo e al cavallino rampante di cui inizieremo ora a parlare.

 

1. Il logo attuale

Cominciamo presentando questo logo di cui parleremo per tutto il nostro articolo. Lo vedete qui di fianco: presenta un cavallo nero rampante, cioè ritto sulle due gambe posteriori, con la coda alzata. Lo sfondo è giallo canarino. In questo caso, compaiono anche le lettere “S” e “F”, ad indicare la Scuderia Ferrari. Sul bordo alto è presente il tricolore.

Il marchio di FerrariQuesto logo, con piccole variazioni stilistiche, è in uso fin dalla fondazione della società. Fu voluto infatti dallo stesso Enzo Ferrari, e da allora non è stato più toccato. Ogni elemento che lo compone, d’altra parte, ha un significato ben preciso.

Innanzitutto parliamo del cavallo. Sulla sua origine gli storici dell’auto si sono divisi. Esiste infatti una versione per così dire ufficiale, più accreditata, a cui però nel corso degli anni si è aggiunta una seconda spiegazione. In entrambe, però, c’è di mezzo Francesco Baracca.

 
Quest’ultimo – di cui parleremo diffusamente – fu un asso dell’aviazione italiana che combatté (e morì) durante la Prima guerra mondiale. Come vedremo più avanti nel nostro articolo, il suo aereo era decorato con un cavallino rampante molto simile a quello che poi Enzo Ferrari decise di disegnare sulle sue vetture.

La seconda spiegazione che citavamo, però, lega il cavallino Ferrari al cavallo (simile, ma non uguale) che adorna lo stemma della Porsche. Anche di questa particolarità diremo più dettagliatamente più avanti. Infine, una nota sui colori: il giallo di sfondo era il colore di Modena, città d’origine di Ferrari; il tricolore, invece, era un omaggio ovviamente all’Italia.

      

 

2. La sua storia

Ma vediamo ora nel dettaglio come si è arrivati alla definizione di questo logo. Come detto, Enzo Ferrari fondò la scuderia nel 1929, inizialmente come una divisione dell’Alfa Romeo. Per questo, nelle prime corse la Ferrari non aveva ancora un proprio logo, ma correva col quadrifoglio dell’Alfa, un simbolo che era considerato anche di buon auspicio dai piloti.

Più il tempo passava, però, più diventava evidente che la nuova scuderia aveva bisogno di un proprio simbolo distintivo, anche perché Ferrari cominciava a volersi buttare pure su altri settori, come quello del motociclismo. A quel punto, Enzo si ricordò di una corsa effettuata qualche anno prima, nel 1923.

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Enzo Ferrari era stato infatti a sua volta un pilota, e appunto il 17 giugno del 1923, a 25 anni d’età, s’era aggiudicato la corsa del Circuito automobilistico del Savio, vicino a Ravenna. Lì, durante i festeggiamenti, aveva conosciuto i genitori dell’aviatore Francesco Baracca.

La madre dell’eroe di guerra, la contessa Paolina, secondo quanto raccontato dallo stesso corridore gli disse: «Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna». Sulle prime Enzo si dimenticò di quel “dono”, ma nel 1932, nove anni più tardi, ritirò fuori l’idea.

Da quel momento le sue vetture cominciarono a correre con un cavallo nero rampante disegnato sul dorso. In realtà, in origine il cavallo di Baracca era probabilmente rosso, ma i suoi commilitoni avevano cominciato ad usarne uno nero in segno di lutto dopo la sua morte. E così passò alla Ferrari.

      

 

3. Le avventure di Francesco Baracca

Cerchiamo ora di capire meglio chi fu, dunque, questo Francesco Baracca a cui si deve una parte importante del logo Ferrari. Nato a Lugo di Romagna nel 1888, è stato il principale asso della nostra aviazione durante la Prima guerra mondiale, tanto che gli furono assegnate una medaglia d’oro, due d’argento e una di bronzo al valor militare, prima di venir abbattuto nel giugno 1918.

Baracca proveniva da una nobile famiglia di proprietari terrieri. A 19 anni entrò nell’Accademia militare di Modena, passando poi, nel 1912, in aviazione, che allora era agli albori e faceva ancora parte dell’esercito. Dopo l’addestramento in Francia, iniziò a compiere missioni aree durante la Prima guerra mondiale.

Francesco Baracca davanti al suo aereo
Fin da subito si dimostrò molto abile nelle manovre acrobatiche. I duelli aerei – che all’epoca erano esaltati dai giornali anche per rinforzare il morale delle truppe – gli volgevano spesso a favore, tanto che in breve tempo divenne il principale pilota della nostra aviazione.

Man mano che il suo nome diventava famoso sui giornali, Baracca scalava i gradi dell’esercito, incamerando promozioni e medaglie. Per rendersi ancora più riconoscibile, su invito dei suoi stessi superiori decise quindi di far disegnare un cavallo rampante sul dorso del suo aereo.

La scelta dell’animale, probabilmente, è dovuta a due motivi. Da un lato, Baracca apparteneva ancora all’arma della Cavalleria; dall’altro, nei suoi possedimenti la famiglia aveva spesso allevato dei cavalli. In questo modo l’aviatore rendeva omaggio sia al suo corpo d’appartenenza, sia alle sue origini.

      

 

4. Il legame (indiretto) con la Porsche

Cosa c’entra, però, la Porsche in tutto questo? Per spiegarlo dobbiamo tornare a parlare di Francesco Baracca. Come detto, il suo cavallino ha precisi motivi storici. Gli studiosi, però, hanno trovato un altro motivo per cui l’aviatore potrebbe aver scelto proprio quell’animale.

Il marchio di PorscheCome forse sapete, durante la Prima guerra mondiale i piloti erano visti quasi come moderni cavalieri. Mentre le truppe stavano ammassate in trincea, pronte a farsi massacrare dalle mitragliatrici appena mettevano il naso fuori dalle buche, gli aviatori potevano volare, sfidare gli avversari a duello, guadagnare onori e medaglie.

Questo portava i piloti a sentirsi come dei nobili combattenti, animati in un certo senso da spirito cavalleresco. Secondo la leggenda, lo stesso Baracca, dopo gli abbattimenti, scendeva spesso a terra ed andava a stringere la mano ai piloti nemici, dimostrando rispetto nei loro confronti.

 
Così, non era infrequente che – alla maniera dei cavalieri medievali – i piloti scegliessero di impossessarsi delle “vestigia”, cioè dei simboli, dei piloti sconfitti. C’è chi infatti sostiene che il cavallino fosse stato scelto da Baracca perché visto sulla carlinga di un aereo abbattuto (il quinto, quello che gli diede la qualifica di “Asso”).

Quel pilota nemico proveniva da Stoccarda, città sul cui stemma campeggia appunto un cavallo rampante. Da lì l’idea. Ma cosa c’entra, di nuovo, la Porsche? Ebbene, anche quest’altra casa, fondata nel 1931, ha un cavallo nero rampante nel suo logo: e il motivo è che ha sede a Stoccarda e ha preso anch’essa questo simbolo dallo stemma cittadino.

      

 

5. Dove trovare wallpaper e sfondi

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Note e approfondimenti

 

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