Il Padrone di merda: la vendetta accende i riflettori sui lavoratori sfruttati

Sappiamo bene che uno dei più grossi problemi dell’Italia è l’economia sommersa; il fatto, cioè, che una buona parte della nostra attività produttiva venga svolta in maniera illegale o parzialmente illegale, con contratti irregolari o assenti e senza le necessarie tutele. E questo avviene ovunque, anche in città ritenute virtuose e ricche come Bologna, dove però in questi mesi sta agendo un gruppo Facebook particolarmente aggressivo: Il Padrone di merda (che trovate qui).

Come hanno raccontato gli attivisti al giornale britannico The Guardian, dentro al gruppo ci sono lavoratori bolognesi che sono stati a lungo sfruttati dai loro datori di lavoro e ora hanno deciso di vendicarsi. Non pagati per mesi, licenziati in tronco senza motivo, sottoposti a diverse umiliazioni, hanno deciso di reagire.

Bologna e i suoi portici, colpiti dal gruppo Il Padrone di merda
La reazione è stata dimostrativa ma anche invadente. Dopo essersi mascherati in modo da rendersi irriconoscibili, gli attivisti hanno cominciato a radunarsi davanti ai negozi e ristoranti bolognesi accusati di sfruttarli e hanno tappezzato le vetrine di adesivi con scritto: «Questo posto ha un padrone di merda».

La tattica ha suscitato le critiche dei proprietari colpiti ma anche di alcuni partiti politici, come la Lega, che hanno attaccato i metodi del gruppo e la mancanza di prove fornite dagli attivisti. Ma le operazioni continuano e anzi si espandono, visto che il gruppo è stato contattato anche dai lavoratori di altre città.

D’altra parte, l’attività de Il Padrone di merda ha principalmente il merito di puntare i riflettori su una realtà spesso trascurata. A Bologna, città universitaria per eccellenza, si stima che quasi tre lavoratori su quattro nel centro cittadino lavorino in nero e quindi in condizioni di semi-sfruttamento.