Il pensiero di Sigmund Freud affascina ancora moltissime persone, a più di un secolo da quando la psicoanalisi fu per la prima volta introdotta nel discorso medico e culturale. Affascina nonostante i molti limiti che sono stati messi in evidenza nel corso degli anni: un’analisi ancora parziale dei meccanismi dell’inconscio, una scarsa scientificità delle procedure, una serie di preconcetti che inficiavano, in parte, le conclusioni. Su alcuni punti, però, il padre della psicanalisi ha ancora molto da insegnarci, come testimonia il successo ancora attuale di opere come Psicopatologia della vita quotidiana o L’interpretazione dei sogni di Freud.

In quest’ultimo libro in particolare lo psicanalista austriaco condensò le sue principali teorie riguardo alla vita onirica, teorie che ebbero una grandissima eco anche all’infuori del campo medico. Quel libro – dopo un’iniziale difficoltà nella diffusione – venne letto nel corso degli anni ’10, ’20 e ’30 da tutti gli intellettuali europei.

Da quelle riflessioni nacquero addirittura correnti artistiche, come il surrealismo. Sorsero scuole filosofiche, come quella di Francoforte. Partirono movimenti di liberazione sessuale, anche se con discreto ritardo rispetto alla data di pubblicazione del libro, che era l’anno 1899 [1].

Ma che cos’era il sogno per Freud? Semplicemente, era la via principale per raggiungere l’inconscio. Come forse saprete, secondo il pensatore la nostra psiche non è del tutto nota ad ognuno di noi. C’è una parte conscia, consapevole, ma ci sono anche una parte pre-conscia e una parte del tutto inconscia.

Quello che avviene all’interno di noi, i nostri pensieri e i nostri desideri più reconditi, ci sono cioè ignoti. E però ci influenzano, perché influiscono sulle nostre decisioni e, soprattutto, possono crearci dei complessi, delle fobie, delle nevrosi. Bisogna quindi in qualche modo arrivare a capire cosa c’è, in questo inconscio.

Il sogno ci permette di compiere questo salto. Ma lo fa – si badi bene – in maniera un po’ complessa. Secondo Freud, infatti, la nostra psiche si può dividere in tre parti: lui individua infatti l’Es, il Super-Io e l’Io.

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L’Es è la sede dei nostri impulsi, delle nostre passioni irrazionali. È il luogo da cui partono i nostri istinti, perlopiù sessuali. C’è poi il Super-Io, che è invece la nostra coscienza morale e ci fa vergognare di quegli stessi impulsi, e tende perciò a frenarli. C’è infine l’Io, che è chiamato all’ingrato compito di mediare tra le altre due parti.

Normalmente, i desideri dell’Es non emergono, vengono repressi dal Super-Io, o quantomeno posti in forme socialmente accettabili. Nel sonno, però, il Super-Io in un certo senso allenta la presa, e questi desideri possono finalmente venire a galla.

La censura del Super-Io

La presa, però, è allentata ma non scomparsa. Il Super-Io opera comunque una censura, tanto è vero che nel sogno i nostri desideri non emergono in maniera chiara, ma camuffati, nascosti. È a questo punto che entra in gioco il medico, che deve farsi raccontare le esperienze oniriche per poi interpretarle, alla luce della sua conoscenza del paziente.

Come avviene, però, quest’interpretazione effettuata da Freud? Per farvi capire al meglio il meccanismo, abbiamo deciso di proporvi cinque esempi di sogni interpretati dal celebre medico viennese. Alcuni sono presentati proprio ne L’interpretazione dei sogni, altri arrivano da scritti successivi. In ogni caso ci sembrano importanti.

 

1. Il sogno dell’iniezione di Irma

Nei suoi scritti, Freud racconta che l’intenzione di indagare sui sogni gli venne in seguito ad una serie di esperienze di questo tipo particolarmente significative che lui stesso aveva avuto. Prima di psicanalizzare i sogni dei suoi pazienti, cioè, il medico cominciò a psicanalizzare i propri, sospettando che dietro ad essi ci fosse qualcosa da scoprire.

L'interpretazione dei sogni di Freud

Il primo di questi sogni, o quantomeno quello più importante per la definizione della sua teoria, è il cosiddetto “Sogno dell’iniezione di Irma”, che Freud ebbe nel 1895. Lui stesso ne parlò ampiamente, raccontandolo e poi analizzandolo in lunghe e lunghe pagine, cercando di capirne il significato profondo.

Prima di raccontarlo, serve una premessa. Irma, la protagonista del sogno, era una giovane signora viennese, amica di famiglia di Freud. Visto che questa donna soffriva di alcuni disturbi, chiese al medico di curarla. Una richiesta che aveva messo il giovane Sigmund piuttosto in difficoltà.

Freud sapeva bene, infatti, che non tutte le terapie che metteva in piedi andavano a buon fine, e a volte si generavano sentimenti contrastanti del paziente nei confronti del medico. Non erano rari, quando qualcosa non funzionava, litigi e colpevolizzazioni. Così psicanalizzare un’amica poteva comportare anche la fine dell’amicizia stessa.

Ad ogni modo, Freud aveva presto ceduto e aveva svolto alcune sedute con Irma. Era poi passato del tempo e, poco prima del sogno, un collega, tale Otto, aveva incontrato la donna durante le vacanze. Aveva poi parlato dell’incontro a Freud, dicendogli che la signora stava meglio, ma «non completamente bene».

Il sogno

Freud fece dunque un sogno. Racconta che si trovava in un grande salone con molti ospiti. Ad un certo punto vedeva Irma, un’Irma che sembrava però avere le fattezze di un’altra amica. Comunque le si avvicinava e la rimproverava: «Se hai ancora dei dolori – le diceva – è davvero solo colpa tua». La donna non aveva infatti accettato la diagnosi del medico.

Sigmund Freud negli anni in cui arrivò a delineare la sua teoria psicoanaliticaA quel punto la donna gli diceva di avere dolori in gola, nello stomaco e nel ventre. Lui, preoccupato, la esaminava alla luce di una finestra, vedendole in bocca una macchia bianca e delle croste grigiastre. Freud la mostrava quindi a un collega, il Dottor M. (che però sembrava anch’egli diverso dal solito), che confermava le sue osservazioni.

A questo punto si avvicinavano altri due amici, il già citato Otto e un certo Leopoldo. Quest’ultimo, percuotendo il petto della donna, si accorgeva di un’occlusione. Inoltre sulla spalla sinistra di Irma si notava un rigonfiamento. Il Dottor M. a quel punto spiegava che la paziente doveva essere malata per via di un’infezione.

Tutti sapevano, nel sogno, che Otto aveva da poco fatto un’iniezione a Irma, di una sostanza però pericolosa, iniettata quindi sconsideratamente. Inoltre la siringa non era pulita. Il Dottor M. cercava di rassicurare comunque i presenti dicendo che le tossine sarebbero state eliminate tramite la dissenteria.

L’interpretazione di Freud

Freud spese, come detto, lungo tempo ad analizzare il sogno. E arrivò alla conclusione che tutta quella storia non serviva ad altro che ad appagare una serie di propri desideri nascosti. Il medico era infatti da un lato arrabbiato, inconsciamente, sia verso Irma, che verso il Dottor M., che ancora verso Otto.

Joseph Breuer, maestro e sostenitore di Freud, presente nel sogno con lo pseudonimo di dottor M.
Joseph Breuer, maestro e sostenitore di Freud, presente nel sogno con lo pseudonimo di dottor M.

E il motivo di questa rabbia, dall’altro lato, era da ascrivere alla terapia che non aveva dato i frutti sperati. Freud si sentiva in colpa, e voleva togliere da sé la responsabilità del fallimento, riversandola su Irma o sui suoi colleghi (e in particolare su Otto, nelle cui parole – dopo l’incontro con Irma in vacanza – aveva letto un tono critico).

Così, nel sogno, Irma non aveva le sembianze di Irma stessa, ma di un’altra amica, che Freud reputava più intelligente. In questo modo, inconsciamente il medico si stava vendicando dell’amica, pensando che la terapia sarebbe andata meglio se la paziente fosse stata più acuta.

Inoltre, vi si scopriva che la malattia era dovuta non a degli errori di Freud, ma ad una iniezione sconsiderata di Otto. Infine, anche il Dottor M. – pseudonimo dietro a cui lo psicoanalista nascondeva il suo vecchio maestro, Joseph Breuer – faceva una ben magra figura quando si augurava che il malanno passasse da solo tramite la dissenteria.

 

2. Lo scrigno di Dora

Anche il secondo sogno che abbiamo scelto di raccontarvi è piuttosto famoso, e forse ancora più importante per capire il metodo analitico di Freud e gli esiti non sempre soddisfacenti delle sue sedute. La paziente in questo caso è chiamata da Freud col nome di Dora e la sua vicenda è narrata nel saggio Frammento di un’analisi d’isteria del 1901.

Ida Bauer (ovvero Dora) da bambina con il fratello Otto
Ida Bauer (ovvero Dora) da bambina con il fratello Otto

Dora era una ragazza di 18 anni in cura da Freud. Aveva vari problemi, il più grave dei quali era l’afonia. Alla base di essi c’era, secondo Freud, il rapporto coi suoi genitori e con un’altra coppia. Il padre di Dora era un ricco industriale, molto impegnato sul lavoro e amante delle donne. Da tempo aveva una relazione con la signora K., moglie di un suo amico.

Dora e la sua famiglia passavano molto tempo con i signori K., e anzi la ragazza fin dalla più tenera età aveva lavorato come babysitter per i coniugi.

Le due famiglie andavano addirittura in vacanza insieme e il signor K., il marito tradito, sembrava però avere maturato particolari attenzioni per Dora. Varie volte, con Dora ancora adolescente, le aveva infatti fatto avances fisiche, tentando di baciarla.

Freud era convinto – e questa sua convinzione si sarebbe tradotta anche nella sua interpretazione dei sogni di Dora – che la ragazza avrebbe voluto concedersi all’uomo, ma che questo fosse un desiderio inconscio e che la sua coscienza invece non avesse il coraggio di farlo.

Il primo sogno di Dora

Dora raccontò a Freud due sogni, tra loro in qualche modo legati. Nel primo scoppiava un incendio nella sua casa; la ragazza veniva svegliata dal padre, che le diceva di vestirsi e uscire in fretta. La fuga veniva però interrotta dalla madre, che voleva ritornare a prendere il proprio scrigno di gioielli.

Sigmund FreudIl padre, irritato, le rispondeva però in malo modo: «Mi rifiuto di lasciarmi bruciare, io e i miei due figli, per la salvezza del tuo scrigno di gioielli». Così tutti correvano giù per le scale e, una volta guadagnata l’uscita, Dora si svegliava.

Freud interpretò questo primo sogno vedendo nello scrigno di gioielli il simbolo dei genitali femminili. L’incendio avrebbe quindi rappresentato il pericolo per lo scrigno, cioè i tentativi del signor K. di sedurre Dora. E davanti a quel pericolo, a salvarla era il padre.

Qualche tempo prima, il padre di Dora aveva effettivamente regalato alla madre uno scrigno, regalo che però la signora non aveva gradito. Pertanto, per Freud i suoi genitori in quel sogno erano in realtà simboli dei signori K. Se la signora K. non amava “concedere il suo scrigno” al marito, forse doveva farlo Dora: questa la sua lettura del sogno.

Il peso di questo caso clinico nella storia della psicanalisi

Il rapporto tra Freud e Dora si concluse con un fallimento. La ragazza, dopo 11 settimane di trattamento, rinfacciò al medico di non aver capito sostanzialmente nulla e se ne andò, non facendo più ritorno. Lo psicanalista ci rimase male, attribuendo quel gesto ad un atto di ripicca nei suoi confronti.

Otto Bauer
Otto Bauer

L’errore commesso dal terapeuta, secondo lo stesso Freud, era stato quello di non comprendere che Dora stava maturando un transfert nei suoi confronti. Aveva ignorato i segnali e così non era riuscito a gestire i sentimenti ambivalenti che la paziente stava iniziando a nutrire nei suoi confronti.

Questa lettura, però, è stata contestata da vari autori nel corso degli anni. Nell’analisi di Freud, infatti, sembra emergere un forte maschilismo, che potrebbe aver inficiato la correttezza dell’analisi. Freud pare infatti non concepire l’idea che Dora non volesse affatto concedersi al signor K., e che i suoi problemi nascessero altrove.

La stessa Dora – che in realtà si chiamava Ida Bauer ed era sorella del politico Otto Bauer – avrebbe poi incontrato di nuovo Freud qualche tempo dopo, e gli avrebbe assicurato di essere riuscita a risolvere da sola i propri problemi.

Aveva infatti deciso di confrontarsi a quattr’occhi col padre, col signor K. e con la signora K., mettendo sul piatto tutto quello che sapeva. Il dialogo con queste persone, e l’ammissione di colpa da parte di queste ultime, le aveva permesso di affrontare più serenamente la sua vita.

 

3. La sigaretta di sabato

Andiamo più veloci con i sogni successivi, più semplici da spiegare ma non meno interessanti da analizzare. Il primo è molto breve. Venne raccontato a Freud da un suo paziente ebreo, e l’ebraismo, come vedremo, ha un ruolo fondamentale per comprenderne l’interpretazione.

Il sogno di per sé è brevissimo. L’uomo raccontò di aver visto suo zio fumare una sigaretta nonostante fosse sabato. E che subito dopo una donna lo accarezzava, alla maniera in cui si fa con i bambini.

Freud intento a fumare in montagnaIndagando, Freud scoprì che lo zio del suo paziente era un ebreo molto devoto, e per tale motivo non fumava mai di sabato, durante lo Shabbat. Riguardo alla donna, invece, il paziente non aveva idea di chi fosse. Ad ogni modo, l’atto del carezzare gli richiamava alla mente la figura di sua madre.

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Freud arguì, collegando i vari indizi, che il desiderio del paziente fosse quello di essere coccolato dalla madre, cosa che però era proibita. Il suo pensiero recondito doveva essere stato: «Se perfino mio zio facesse una cosa proibita come fumare di sabato, allora diventerebbe lecito anche farsi coccolare dalla mamma».

Alla fin fine, la chiave di volta del sogno sarebbe stata quindi il complesso di Edipo e l’attrazione – proibita e incestuosa – verso la propria madre. D’altro canto, in altre interpretazioni di sogni simili, Freud si sarebbe concentrato maggiormente sulla sigaretta, individuandola anche come un chiaro simbolo fallico.

 

4. La ragazza che sbatte la testa

In Introduzione alla psicoanalisi Freud presenta, a un certo punto, tre sogni effettuati dalla stessa paziente nella medesima notte. Tre sogni distinti ma tra loro collegati. La paziente era una giovane ragazza, abbastanza inesperta e timorosa nelle questioni sessuali.

Introduzione alla psicoanalisi, la summa del pensiero di Freud

Il primo sogno aveva per protagonista la stessa paziente, che camminava attraverso l’atrio della sua casa. Ad un certo punto, la ragazza sbatteva la testa su un lampadario molto basso, e il capo cominciava così a sanguinarle.

Nel secondo sogno, la giovane notava in un vigneto un vero e proprio buco, una mancanza, che lei sapeva essere dovuta al fatto che era stato sradicato poco prima un albero. Nel terzo sogno, infine, si trovava davanti a un cassetto del proprio scrittoio, un mobile che le era così familiare da rendersi subito conto se qualcuno ci avesse messo le mani.

Davanti a questi tre sogni molto brevi e apparentemente privi di legami tra loro, Freud avanzò una sua ipotesi interpretativa che, come spesso abbiamo visto, tirava in ballo questioni di carattere sessuale e desideri inconsci e insoddisfatti.

L’interpretazione

Analizzando il primo sogno, Freud cercò di capire se, nei giorni antecedenti, c’erano stati fatti collegati all’idea di sbattere la testa o di un lampadario pericoloso. La paziente aveva purtroppo negato qualsiasi collegamento. Le era venuto in mente, però, un commento della madre, fatto il giorno prima del sogno.

Sigmund FreudLa ragazza in quel periodo stava infatti perdendo molti capelli, e la madre aveva affermato: «Bambina, se va avanti così la testa ti diventerà liscia come il culetto di un bambino». Da questo riferimento, Freud si convinse che nel sogno la testa della ragazza stesse ad indicare ben altra parte del corpo.

Inoltre, identificò il lampadario come un simbolo del membro maschile. Tutto questo lo portò a pensare che la ferita e il conseguente sanguinamento patiti nel sogno fossero il simbolo della paura che la perdita della verginità avrebbe comportato sanguinamenti vaginali.

Anche la seconda parte del sogno aveva una natura sessuale. Secondo Freud, la vigna rappresentava i genitali femminili. La mancanza di un albero non sarebbe stata altro, quindi, che un riflesso dell’invidia del pene, complesso che secondo il medico colpiva le bambine durante una certa fase dello sviluppo sessuale, ma che poi a volte poteva riemergere.

Pure il terzo sogno aveva lo stesso significato. Lo scrittoio – come, dice Freud, ogni scrigno, scatola o contenitore – rappresentava ancora una volta i genitali femminili. Il fatto che la ragazza potesse accorgersi di chi l’avesse toccato avrebbe mascherato la paura che un eventuale rapporto sessuale potesse essere scoperto da un’analisi medica del corpo.

 

5. La donna inseguita da un poliziotto

L’ultimo sogno che abbiamo scelto di presentarvi viene anch’esso da una serie di lezioni che Freud tenne all’università di Vienna, per spiegare agli studenti le proprie teorie e il funzionamento della psicoanalisi. È un sogno che ha un’interpretazione che riguarda sì il sesso, ma non tanto il piacere, quanto il soddisfacimento di un desiderio più profondo.

D’altronde, anche se per molto tempo il medico fu convinto che alla base delle pulsioni ci fossero desideri sessuali o riconducibili comunque a quella sfera, proprio in quelle lezioni metteva in guardia gli studenti da un’interpretazione univoca delle sue dottrine:

Avrete certo sentito dire qualche volta che nella psicoanalisi si afferma che tutti i sogni hanno un significato sessuale. Ora voi stessi siete in grado di formarvi un giudizio sull’illegittimità di questo rimprovero. Avete fatto la conoscenza dei sogni di desiderio, che trattano del soddisfacimento dei bisogni più evidenti – la fame, la sete, la brama di libertà –, dei sogni di comodità e di impazienza, e anche dei sogni puramente avidi ed egoistici. Ma che i sogni fortemente deformati diano espressione prevalentemente – ripetiamo, non esclusivamente – a desideri sessuali, potete senz’altro tenerlo a mente come un risultato dell’indagine psicoanalitica.

Il sogno

Quest’ultimo racconto che vi proponiamo venne fatto a Freud da un uomo che aveva appena avuto una notte d’amore con una donna. Il sogno però non era suo, ma della sua compagna, che glielo aveva raccontato alla mattina, appena svegliata.

Nel sogno questa donna si trovava inseguita da un poliziotto, che indossava una cappa rossa. Cercando di sfuggirgli, la donna saliva di corsa una scala fino ad arrivare a casa propria e a chiudersi a chiave dietro alla porta.

Il divano di Freud (foto di Robert Huffstutter via Flickr)
Il divano di Freud (foto di Konstantin Binder)

Il poliziotto rimaneva quindi chiuso fuori, anche se poco dopo la donna, ansimante, guardava dallo spioncino e lo vedeva seduto appena fuori, davanti alla porta, su una panchina, intento a piangere per la disperazione.

Per interpretare il sogno bisogna dire però qualcosa di questa donna. Come Freud scoprì dal colloquio col paziente, la signora aveva un forte desiderio di maternità, che però era insoddisfatto. L’uomo infatti faceva sesso con lei ma usava dei metodi per non inseminarla. La cosa era accettata, sotto sotto a malincuore, dalla donna.

La chiave di lettura di Freud

Poste queste premesse, l’interpretazione del sogno diventava – a detta dello stesso medico – piuttosto semplice. Il poliziotto con la cappa rossa rappresentava il pene maschile, che inseguiva la donna per inseminarla.

Lei si sottraeva all’atto sessuale, chiudendosi all’interno della stanza. E a quel punto il simbolo del sesso maschile si disperava, piangendo, con un pianto che non poteva non far venire alla mente l’eiaculazione.

Sigmund Freud con la sua cagnolina JofiIn questo senso, secondo Freud, il sogno era un tipico esempio di rovesciamento. Nella realtà era la donna a volere un figlio, ed era lei che si disperava per l’incompiutezza dell’atto sessuale. Nel sogno, però, allontanava da sé questo desiderio, attribuendolo metaforicamente all’uomo.

Questo avveniva abbastanza spesso, nei sogni analizzati da Freud. Il soggetto, invece di restare il protagonista del proprio desiderio anche nel sogno, lo spostava su qualche altro soggetto, ponendosi nella prospettiva opposta e quindi rovesciando i fatti.

Questo avveniva, come sempre, per un meccanismo di censura del Super-Io, che proibisce di ammettere i propri desideri più profondi.

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Note e approfondimenti

[1] Nel frontespizio del libro era indicato l’anno 1900, anche se il volume fu dato alle stampe un paio di mesi prima del nuovo anno, appunto nel 1899.
[-] La foto di copertina ritrae il famoso divano di Sigmund Freud (foto di Konstantin Binder).

 

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