L’elenco dei cinque mostri dell’immaginario collettivo che in realtà sono buoni

Malefica interpretata da Angelina Jolie nel recente film Disney

Quella che stiamo vivendo è un’era edonista, sempre più attratta dal “bello”, in ogni sua forma. Ovunque si cercano caratteristiche armoniose, e ognuno prova a presentarsi al meglio, talvolta arrivando a falsare i propri tratti somatici con la chirurgia estetica.

In un società sempre più votata all’“apparire”, l’“essere” passa in secondo piano, e il “diverso” non riesce ad integrarsi, essendo considerato con diffidenza e sospetto. In realtà, l’uomo è per natura portato a temere tutto ciò che si discosta dalla “normalità”, e ad avere paura di quel che non comprende.

Personaggi sgradevoli e bistrattati

Come fosse un Narciso che sempre contempla la propria figura, l’essere umano è in bilico e sta lì lì per cadere. Perché è “sordo” alle problematiche altrui, e non si sforza di comprendere che dietro ad alcuni comportamenti vi è sempre una motivazione. Secondo il detto che non c’è effetto senza causa, ho provato ad analizzare cinque figure dall’aspetto sgradevole, bistrattate dall’immaginario collettivo. La letteratura, infatti, le ha tacciate di essere dei “mostri”, ovvero di avere caratteristiche straordinarie, che si discostano dalla norma, aventi però una connotazione negativa.

Inteso in senso positivo, tale termine si riferisce ad un fenomeno da baraccone; inteso in senso negativo, invece, un mostro è chi presenta deformità anatomiche, oppure si comporta in modo disumano. Comunque la si guardi, chi è “mostro” non può far parte della società, ed è relegato a vivere la propria solitudine agli antipodi del mondo, sempre quando, nella maggior parte dei casi, non ci si convinca che sia meglio eliminarlo per togliere un pericolo dalla circolazione.


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Procediamo quindi ad analizzare cinque figure che, sebbene deformi o in apparenza violente, in realtà hanno agito per difendere la propria vita oppure quella di chi stava loro a cuore.

Forse mai come in questo caso vale il pensiero del filosofo francese Rousseau, secondo il quale l’uomo nasce buono, ma è la società che lo corrompe. Da qui, è tutta un’ascesa per difendersi o per proteggere, laddove la frustrazione di essere incompreso lascia il posto ad un malanimo che ne abbruttisce il carattere.

 

Frankenstein

Chi era il mostro in realtà?

Frankenstein – forse il più famoso mostro che in realtà era buono – nell'interpretazione di Boris KarloffTralasciando le varie trasposizioni cinematografiche, ci concentriamo sul romanzo: Frankenstein deve infatti le sue origini ad una storia di genere “gotico” che la diciannovenne inglese Mary Shelley – moglie del ben più noto poeta Shelley – scrisse fra il 1816 e il 1817, rivoluzionando la morale dell’Ottocento per avere posto l’uomo, rispetto all’atto della creazione, allo stesso piano dell’essere divino.

Quando parliamo di Frankenstein siamo soliti andare con la mente a quell’essere goffo e di grandi dimensioni, con tanto di valvola sul collo, frutto di un assemblaggio di cadaveri. In realtà, Frankenstein non è il nome del “mostro”, che nel libro è sempre chiamato “la cosa”, bensì quello dello scienziato che lo ha generato. Tutto ciò che è venuto dopo, ne ha incattivito le gesta, poiché gli è stata attribuita una crudeltà che assolutamente in origine non ha. Anzi, Frankenstein nasce come una creatura ingenua desiderosa di interagire, costretta a nascondersi nei boschi perché rifiutata dalla società. Egli è diventato un “mostro” per la ragione più antica del mondo: essendo molto buono, è stato tradito dal genere umano, dalla società che da sempre rifugge il “diverso” e dalla cattiveria dell’uomo. Sebbene, a ben dire, non avrebbe mai dovuto essere creato. Perché dargli la vita ha significato condannarlo alla solitudine eterna.


 

L’orca assassina

Era la sua famiglia quella che l’uomo ha sterminato

L'orca assassina nel manifesto del film omonimoDa quando nel 1977 è uscito un film intitolato L’orca assassina, per questo mammifero marino non vi è stato più nulla da fare: al nome “orca” è stato aggiunto l’aggettivo “assassina”. Eppure, l’orca è di per sé un animale pacifico e molto intelligente, di cui difficilmente si sono registrati attacchi premeditati all’uomo. Certo, possiede una certa mole e una dentatura affilata, quindi in potenza può essere pericolosa. Casi di attacco si sono verificati nei parchi marini, dove questi animali sono tenuti in cattività e obbligati ad esibirsi per diverse ore al giorno, sotto gli occhi degli spettatori. Ma allora, vedete che c’è sempre lo zampino dell’uomo?

In particolare, facendo riferimento proprio al film horror, parzialmente ispirato all’omonimo romanzo di Arthur Herzog III, prodotto da Dino De Laurentiis e diretto da Michael Anderson – ricordo uno strepitoso Richard Harris come protagonista –, ci si rende conto che la definizione è iniqua.

Un pescatore di nome Nolan, che cattura e rivende fauna acquatica, è ossessionato dal catturare un’orca. Incontratone un branco, arpiona una femmina, che una volta issata a bordo abortisce un feto e muore poco dopo. Il tutto avviene sotto gli occhi del suo compagno, che da quel momento giura vendetta. Le orche infatti, come altri animali – anche se accade raramente –, sono monogame, ovvero scelgono un compagno col quale stare tutta la vita. Quindi, è vero che dopo il fatto le ire di questo mammifero si sono scatenate sull’equipaggio e lo stesso Nolan ha pagato il suo gesto con la vita, ma se l’uomo non fosse stato così insensibile ed incurante della vita animale, sicuramente l’orca non avrebbe fatto altro che proteggere la propria famiglia.

 

Quasimodo

Anche un essere deforme sa amare

Quasimodo, il gobbo di Notre-Dame, nel cartone animato disneyanoQuasimodo è il personaggio creato da Victor Hugo nel suo romanzo Notre-Dame de Paris del 1831, descritto come un essere deforme poiché affetto da cifosi: una curvatura della colonna vertebrale, comunemente detta “gobba”. Conosciuto anche come “Il gobbo di Notre-Dame”, egli ha il compito di suonare le campane della cattedrale di Parigi, l’edificio in cui vive, nascondendosi da tutti. Da piccolo è stato abbandonato, e la gente superstiziosa dell’epoca lo considera un’incarnazione del diavolo. Esmeralda è l’unica ad avere pietà di lui e gli offre da bere.

Da quel momento in poi, Quasimodo si innamorerà follemente di lei e voterà la sua vita a salvarla dalle ingiustizie che la travolgono. Nonostante tutti i suoi sforzi, Esmeralda viene uccisa e Quasimodo che, a causa della sua sordità, ha impedito a chi voleva salvare la ragazza di entrare nella cattedrale, si sente in colpa. Egli va contro i suoi stessi sentimenti, assassinando quell’arcidiacono che lo aveva salvato da piccolo e che ha cagionato la morte dell’amata. Alla fine Quasimodo si reca dove è stato deposto il corpo di Esmeralda e si lascia morire al suo fianco.


 

King Kong

Allontanato dalla giungla e portato in una grande città

Il manifesto del film di King Kong del 1933Il primo film di King Kong, avente questo gorilla gigante per protagonista, è del 1933, e ne è stato tratto un remake nel 2005, ma chissà perché quella che più si ricorda è la versione del 1976 con Jessica Lange nella parte della bionda fanciulla di cui la scimmia si invaghisce. Da un’isola selvaggia dell’Oceano Indiano, questa creatura dalle dimensioni gigantesche viene portata nientemeno che a Manhattan, dove riesce a liberarsi e, attraverso una serie di rocambolesche avventure, a raggiungere la ragazza, con la quale aveva trascorso un periodo anche nella giungla. È incredibile il senso di protezione che le ha sempre riservato, tenendola con delicatezza fra le sue mani enormi.

Kong fugge e uccide soltanto perché vuole salvarsi, essendo stato snaturato dal suo ambiente e portato in una città che non è adatta ai suoi bisogni. In lui agisce l’istinto. E alla fine, quando muore precipitando dall’Empire State Building, ferito a morte da una pattuglia di aerei biplani dell’aviazione – non senza prima avere messo al sicuro la ragazza –, egli fissa il volto piangente di lei, mentre il suo cuore scandisce gli ultimi battiti. Anche qui, a pagare gli errori commessi dall’uomo è una bestia, che viveva libera e non aveva alcuna intenzione di “umanizzarsi”, né di sottostare a regole che non le possono appartenere.

 

Malefica

La lenta trasformazione da strega a madre

Malefica interpretata da Angelina Jolie nel recente film DisneyMalefica è l’antagonista de La bella addormentata nel bosco e non ha nulla di deforme, tanto più che nel 2014 è stato tratto l’omonimo film con Angelina Jolie, quindi è fisicamente affascinante. Rientra però nello stereotipo della strega malvagia, che al cospetto della principessa in fasce le fa un sortilegio. Ma bisogna fare una premessa.

Malefica è stata tradita e umiliata dal suo amico, nonché amore, Stefano. Con l’inganno, le sono state amputate le ali, simbolo della sua dignità e della sua forza. Sarebbe stato facile quindi vendicarsi di Aurora, la figlia di Stefano, alla quale ella predice che un giorno non lontano si pungerà con un fuso e cadrà addormentata.

Ma qui sta l’umanità di questo personaggio: Malefica segue a distanza la bambina, impara ad amarla e le offre la sua protezione. Sebbene senza ali, e quindi vulnerabile, è disposta a tutto pur di salvarla. Una bambina non deve pagare colpe che non ha.

Il coraggio di Malefica sta proprio nel cambiamento, da strega a fata. E così, da personaggio malvagio, essa diviene una “madre”.

 

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