La lista dei cinque ecovillaggi più grandi del mondo

Attivisti al lavoro nei campi a The Farm

Ecovillaggi. Un mondo ancor per lo più sconosciuto e guardato con diffidenza, ma in grande espansione. Un concetto da non confondere con il co-housing: gli ecovillaggi sorgono prevalentemente in aree rurali e a bassa densità abitativa, per permettere una maggiore vicinanza all’ambiente naturale (certo, poi ci sono le eccezioni: ce n’è uno a Los Angeles!), mentre il co-housing è urbano.

Sul piano etimologico, la parola ecovillaggio è composta da altre due: ecologico e villaggio. Insomma, si tratta di comunità autogestite in mezzo agli ambienti rurali composte da persone con un’idea di progetto comunitario e tanta voglia di riappropriarsi di uno stile di vita bio, ecologico, naturale, decrescente.

Decrescente? Sì, il Movimento di Decrescita punta ad una cosa: rallentare. C’è bisogno di rallentare, di consumare di meno, di “decrescere”, di rivalutare i nostri “capricci”. Gli abitanti degli ecovillaggi (può suonare un po’ bucolico, ma no, non sono degli elfi o degli hippies) condividono un modus vivendi comune, si supportano a vicenda, preferiscono gli alimenti e gli oggetti autoprodotti agli sprechi e cooperano per trovare soluzioni alternative alla vita industriale, consumistica e alienante di tutti i giorni.

Un progetto che sta spopolando in tutto il mondo: ce ne sono alcuni (soprattutto in India) che superano anche le centinaia di abitanti. Ma davvero progetti di questo tipo possono prendere piede in modo duraturo? L’impressione generale è che ancora non ci sia una vera attenzione per certe questioni ecologiche e di risparmio di energia e dei consumi. Tuttavia, i progetti di co-housing e di ecovillaggi non mancano: andiamo a scoprire i cinque ecovillaggi più grandi del mondo.

 

Federazione di Comunità di Damanhur

Baldissero Canavese, Torino, Italia

Uno dei templi della comunità di DamanhurUno dei più grandi e longevi ecovillaggi a livello mondiale è italiano. La Federazione, inaugurata nel 1979, è anche uno degli ecovillaggi italiani più anziani ed estesi. Da allora Damanhur si è molto ingrandita: nei quasi 250 ettari di terreno, distribuiti in un raggio di 15 chilometri, transitano oggi circa 1.000 abitanti, di cui 600 residenti in 25 piccole comunità e altri 400 che orbitano attorno al villaggio.

Divisi per “famiglie” e “nuclei”, ogni sei mesi eleggono dei responsabili generali e ogni anno ogni piccola comunità elegge il proprio coordinatore. Un vero e proprio metodo decisionale autonomo e molto netto. Per quanto riguarda le proprietà, ogni membro è tenuto a versare una somma per tutti e una per il proprio nucleo, con cui, per esempio, vengono pagate le scuole e i servizi ai cittadini.

L’ecovillaggio ha una sua costituzione, le sue leggi, addirittura scuole e un’università, tanto è vero che a volte questo stile ha suscitato qualche polemica, quasi ci fosse uno “stato nello stato”. Molte case sono costruite in bioedilizia e dotate di pannelli fotovoltaici e solari e di impianti di riscaldamento a legna. Sono presenti anche case in legno e in paglia, impianti geotermici e sistemi di raccolta delle acque piovane. Ogni nucleo di comunità produce il suo fabbisogno di ortaggi. La dieta è onnivora tendente al vegetariano e totalmente biologica.

 

Auroville

Tamil Nadu, India

L'edificio simbolo di AurovilleQuesto ecovillaggio, del 1968, conta ad oggi più di 2.000 anime, provenienti da tutto il mondo. “Auroville” significa Città dell’Aurora. Un progetto di città ideale per unire i suoi membri al di là della provenienza, delle scelte religiose e delle preferenze politiche: i cittadini di Auroville sono cittadini del mondo.

La sua economia va avanti a donazioni e finanziamenti governativi. Fornisce ai suoi membri e anche agli esterni delle scuole di formazione per bambini e giovani, scuole di specializzazione, spazi di ricerca spirituale aperti a tutti.

Come accorgimenti ecologici utilizzano la raccolta differenziata, il riciclo, l’autoproduzione alimentare, l’agricoltura sinergica, le cucine economiche e stufe a legna, l’elettricità autoprodotta interamente da pannelli fotovoltaici. Il tipo di dieta preferita è quella vegetariana. Il villaggio ha trasformato l’area desertica sulla quale è sorto in una zona verde di foreste e aziende agricole ecosostenibili.

 

The Farm

Summertown, Tennessee, USA

Attivisti al lavoro nei campi a The FarmThe Farm è una comunità internazionale, fondata nel 1971. Ha 250 membri attivi su 1750 acri di terreno e la sua esperienza negli anni ha dimostrato l’attuabilità di un futuro ecosostenibile e di una comunità cooperativa, non violenta ed eco-friendly.

L’unità è il principio di fondo, il motore nella comunità, riferita non solo alla famiglia umana o intesa come un senso astratto di amore per gli altri, ma come visione globale del mondo e come utilizzo delle energie naturali. Alcuni requisiti sono considerati fondamentali per la partecipazione all’ecovillaggio: non violenza, vegetarianismo, collettività, attenzione alla cura del corpo e della salute, astinenza dall’uso di alcol, droghe, tabacco e caffeina.

I responsabili della comunità trattengono dagli stipendi degli abitanti una quota che va in un fondo cassa per le pensioni, per le emergenze, per le spese comunitarie e per i piani di sviluppo. L’ecologia del villaggio si esprime in impianti fotovoltaici, compost, bioarchitettura, autocostruzione, permacultura, agricoltura biologica, riciclo, autoproduzione e rimboschimento.

 

Findhorn Ecovillage

Moray, Scozia

Alcuni edifici a FindhornSituato nella bellissima baia nei pressi di Moray, è l’ecovillaggio più grande del Regno Unito. 360 membri, ha raggiunto il record per l’impronta ecologica più bassa di qualsiasi comunità all’interno di aree industrializzate.

Nato nel 1985, il Findhorn ha tradotto i valori della sostenibilità nella costruzione di case ecologiche, nell’uso di materiali da costruzione innovativi come la pietra locale e le balle di fieno, nella produzione di alimenti biologici e nella generazione di elettricità con turbine eoliche. L’economia dell’ecovillaggio è LETS, basata sullo scambio. I processi decisionali sono inclusivi e di democrazia diretta.

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Svanholm

Skibby, Danimarca

La comunità di SvanholmNel 1978 una piccola comunità acquistò 400 ettari di terreno. Da lì, la nascita di un ecovillaggio che ad oggi conta 140 membri, divisi in sottocommissioni speciali per l’economia, la gestione dei rifiuti e per l’organizzazione del lavoro. Un’utopia di progetto ecosostenibile che si è realizzata.

Il numero dei residenti, non essendo particolarmente alto, permette a tutti di conoscersi bene e favorisce una reale applicazione della democrazia diretta e del metodo del consenso. Si tratta di un’azienda agricola collettiva volta all’autoproduzione e all’autosostentamento dei membri della comunità.

Esiste una cassa comune nella quale confluiscono i redditi personali, eccetto una parte lasciata ad ogni membro. Non manca la bioedilizia, il riuso e il recupero delle acque, la permacultura, l’energia termica fornita da stufe a legna o a flis, l’autoproduzione dei generi alimentari e la scelta di un’educazione libertaria e alternativa per i più piccoli.

 

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