La trama di Oliver Twitst, uno dei capolavori di Charles Dickens, è piuttosto nota, almeno nelle sue linee generali. La storia, d’altronde, è stata portata più volte sul grande schermo e anche di recente Roman Polanski le ha dedicato un film di buon successo.

Al di là dei riassunti scolastici e degli adattamenti cinematografici, però, a volte sfuggono alcuni elementi del plot di Dickens che vale la pena di ricordare. Così come rischia di sfuggire il collegamento di quest’opera con la letteratura e la storia del tempo.

Oggi cerchiamo di tirare le somme sulla questione, fornendo dei flash su alcuni punti-chiave della trama di Oliver Twist. Parleremo di sfruttamento del lavoro minorile, di povertà, di orfani, ma anche di redenzione e colpi di scena. Procediamo.

 

1. Il primo romanzo con un ragazzo come protagonista

La novità di Oliver Twist secondo Peter Ackroyd

In questo articolo, come detto, ci occuperemo principalmente degli eventi che Charles Dickens racconta all’interno del suo romanzo Le avventure di Oliver Twist. Non possiamo però esimerci dal dare una presentazione generale di quel libro e di quella sua trama.

Pubblicato a puntate tra il 1837 e il 1839, il racconto apparve inizialmente sulla rivista Bentley’s Miscellany e fu, al termine, raccolto in volume. Al centro, come si desume dal titolo, aveva Oliver Twist, un ragazzo inglese fotografato nel suo (originale ed inconsueto) percorso di crescita.

Charles Dickens, autore di Oliver Twist e di tanti altri romanziLa cosa oggi non suona affatto strana, ma all’epoca era una novità assoluta. La letteratura non si concentrava quasi mai su bambini e ragazzi, che al massimo avevano ruoli di contorno in opere incentrate sugli adulti. Oliver Twist quindi scompaginò molto le abitudini dei lettori dell’epoca.

Lo studioso Peter Ackroyd, biografo di Dickens e membro della Royal Society of Literature [1], sostiene anzi che questo romanzo fu in assoluto il primo della letteratura inglese con un ragazzo come protagonista. E, nel caso di Dickens, non sarebbe stato di certo l’ultimo, visto che questa scelta sarebbe stata effettuata nuovamente dallo scrittore in altri libri.

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2. La polemica contro le workhouse

La storia di Oliver Twist prende avvio nel 1830, quando una donna si rifugia in un ospizio per poveri per dare alla luce un figlio. Lei purtroppo muore durante il parto, ma il bambino che nasce viene battezzato come Oliver. Solo, viene allevato in un orfanotrofio fino al compimento dei 9 anni.

Dopo quella data, viene assegnato ad una workhouse, letteralmente una “casa lavoro”. Queste strutture esistevano, in Gran Bretagna, fin dal XVI secolo, ma erano state riformate proprio negli anni ’30 dell’Ottocento.

Ragazzi in una workhouse di Manchester alla fine dell'Ottocento
Ragazzi in una workhouse di Manchester alla fine dell’Ottocento

In quel periodo – complici gli effetti della rivoluzione industriale e della precedente rivoluzione agricola – la disoccupazione era cresciuta notevolmente. Persone che fino a pochi anni prima vivevano in campagna, campando grazie agli open fields o alle terre comuni, erano costrette a spostarsi, spesso senza lavoro.

Inoltre le fabbriche, che cominciavano a diffondersi capillarmente sul territorio, assumevano molte persone ma ne licenziavano altrettante. Il numero di vagabondi e mendicanti era così cresciuto molto rapidamente, e a questi si andavano ad aggiungere infermi, anziani, orfani e senza fissa dimora.

Le Poor Laws

In Inghilterra esistevano dal Medioevo le cosiddette Poor Laws, un insieme di norme che prevedevano che lo Stato si prendesse cura dei mendicanti. Ora però quelle vecchie leggi si dimostravano inadeguate ai nuovi problemi, quindi nel 1834 i Whigs al potere vararono le cosiddette Nuove Poor Laws.

Queste leggi potenziavano il ruolo delle workhouse: lì avrebbero trovato ospitalità e cibo tutti i mendicanti e i senza fissa dimora, che però dovevano anche guadagnarsi da vivere lavorando.

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Deliberatamente, queste “case lavoro” non erano posti in cui era bello stare: lo scopo del governo era infatti quello di spingere i poveri a trovarsi un lavoro migliore all’esterno, e così ritornare nel mercato. Questo però non accadeva quasi mai.

Di fatto, fin da subito queste workhouse divennero dei luoghi in cui sfruttare e maltrattare una serie di diseredati della società. Invece che redimere, o dare nuove competenze ai lavoratori, diventavano così quasi delle prigioni in cui si era condannati ai lavori forzati.

Oliver cacciato

Dickens fu forse il primo a scagliarsi con grande forza contro queste nuove realtà. La riforma delle Poor Laws avvenne infatti nel 1834, mentre lo scrittore inglese scrisse Oliver Twist come detto a partire dal 1837.

A lui, d’altra parte, non c’era voluto molto per capire la durezza della nuova realtà. E la descrisse nel suo romanzo in pagine memorabili. Oliver infatti viene lì sottoposto a maltrattamenti molto pesanti, tanto da patire letteralmente la fame.

Un punto chiave della trama di Oliver Twist: il bambino chiede più ciboQuesta situazione spinge il ragazzo e i suoi compagni di “prigionia” a cercare una soluzione. Gli “ospiti” decidono infatti di provare a chiedere una razione di cibo in più, ma nessuno ha il coraggio di porre la domanda, per timore delle ritorsioni.

Decidono di estrarre a sorte chi sarà lo sfortunato latore della richiesta, e la sorte sceglie proprio Oliver. Così, in una celebre scena, è lui a chiedere più cibo. Questo gli costa una serie di punizioni e l’espulsione dalla workhouse, tramite l’affidamento in adozione quasi al primo venuto, il becchino Sowerberry.

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3. La delinquenza nelle strade di Londra

Dopo essere stato cacciato dalla workhouse ed essere stato affidato al becchino, per Oliver cominciano, se possibile, tempi ancora più duri. Mentre Sowerberry è tutto sommato corretto, il ragazzino viene maltrattato dalla di lui moglie e dall’altro suo apprendista, un certo Noah. Proprio in seguito a un’ingiusta punizione, il ragazzo scappa.

Arriva così a Londra ed in poco tempo entra, senza rendersene conto, in una banda di furfanti di strada. Il suo primo contatto con quel mondo a lui ignoto è costituito da Jack Dawkins, soprannominato Furbacchione. Il ragazzo ha la stessa età di Oliver, ma lavora per un misterioso ebreo di nome Fagin.

Ben Kingsley nei panni di FaginDopo aver descritto la realtà miserevole delle workhouse, Dickens passa quindi a raccontare quella ancora più miserabile dei ladruncoli di strada nella Londra di inizio Ottocento. Fagin è infatti un delinquente che si serve dei disadattati e degli orfani per mettere in atto i suoi loschi traffici.

In questa impresa non è purtroppo neppure solo. Assieme a lui lavora il crudele Bill Sikes, altro delinquente privo di scrupoli. In più, quest’ultimo ha come compagna una giovane prostituta, Nancy, costretta a tale lavoro per indigenza e vittima a sua volta delle angherie dell’uomo.

Le rapine e l’ambivalente sfortuna di Oliver

In varie occasioni, quindi, Oliver Twist finisce per trovarsi coinvolto in affari loschi. A volte – come nel caso di una rapina in villa ordita da Sikes – perché costretto con la forza; altre volte, come all’inizio del suo rapporto con il Furbacchione, senza neppure rendersene pienamente conto.

L'edizione Feltrinelli di "Oliver Twist" di Charles Dickens

Non avendo la scaltrezza dei suoi compagni di sventure, tra l’altro, per Oliver finisce sempre male. Quando la banda deruba il signor Brownlow, quest’ultimo crede che il furto sia stato commesso proprio da Oliver, e lo incolpa. Quando poi c’è la già citata rapina in villa, è proprio Oliver a beccarsi una ferita da arma da fuoco.

Questa sfortuna, come spesso accade nelle opere di Charles Dickens, si trasforma però in atto della Provvidenza. Brownlow, infatti, dopo i sospetti iniziali si convince dell’innocenza del giovane e decide di prenderlo con sé. La rapina, invece, finisce con Oliver curato dalla signora Maylie e dalla nipote Rose, che avranno un ruolo centrale nel romanzo.

Insomma, nonostante i pessimi ambienti in cui Oliver si è trovato a crescere e a vivere, più volte nel romanzo le cose sembrano sistemarsi. Ma è una pace di breve durata. C’è infatti una sottotrama che deve ancora essere svelata e che consentirà di portare tutti i nodi al pettine: quella delle origini del giovane Twist.

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4. I numerosi orfani

Abbiamo citato più volte, in questo nostro articolo, la parola “orfani”. Ed in effetti questa condizione non è propria solo del protagonista, Oliver Twist, ma di tanti personaggi che compaiono nel romanzo. Ed è anche una delle chiavi del finale pensato da Dickens.

Intanto, una breve parentesi storica. Quello degli orfani non era certo un problema nuovo, nella prima metà dell’Ottocento. Ma si era acuito come conseguenza della rivoluzione industriale.

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Come ricorderete dai vostri studi, infatti, la serie di cambiamenti sorti in Gran Bretagna alla fine del ‘700 ebbe conseguenze sociali molto rilevanti. Villaggi di provincia si trasformarono improvvisamente in metropoli industriali. E nelle loro periferie si ammassarono uomini e donne in precarie condizioni igieniche e familiari.

La prostituzione – che ovviamente era già presente – si diffuse enormemente, così come i crimini, le bettole, le gravidanze indesiderate. E di conseguenza crebbe molto anche il numero di orfani.

Ragazzi perduti

Nel romanzo questi orfani li troviamo, in apertura, mentre vivono assieme a Oliver. Ma li ritroviamo anche nelle strade di Londra: a volte sono rimasti soli dopo la morte dei genitori, altre volte sono semplicemente ragazzi perduti, abbandonati dalla famiglia o scappati di casa.

Rose Maylie e Oliver in una illustrazione di George Cruikshank del 1838
Rose Maylie e Oliver in una illustrazione di George Cruikshank del 1838

Ma non ci sono solo ragazzi che cadono nel vortice della delinquenza. Tra gli orfani c’è anche la dolce Rose Maylie, che si prende cura di Oliver dopo il tentativo di furto in villa. Rose è infatti stata adottata dalla famiglia Maylie, e quindi ha vissuto una bella vita, almeno rispetto a Oliver. Ma la sua origine non smette di tormentarla.

Ad esempio, la ragazza è amata da Harry, il figlio della signora Maylie, che vorrebbe sposarla. Anche lei lo ama, ma non sente di poter accettare la sua proposta, proprio perché orfana.

Questo blocco, comunque, non le impedisce di aiutare Oliver, che sente come un compagno di sventure. E di darsi molto da fare per tirarlo fuori dai guai in cui il ragazzo, suo malgrado, si è cacciato. Anche radunando tutti i suoi vecchi amici e protettori per dare al bambino l’ultima decisiva possibilità.

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5. Buoni e cattivi

Come abbiamo scritto in apertura, Oliver Twist è uno dei primissimi lavori di Charles Dickens. Si tratta, per la precisione, del secondo romanzo, iniziato immediatamente dopo la conclusione de Il Circolo Pickwick.

Il Circolo Pickwick, romanzo d'esordio di Charles Dickens

Quell’esordio, però, era stato molto diverso da Oliver Twist. Ne Il Circolo Pickwick, infatti, dominava un’atmosfera gioviale e divertita, tanto che il romanzo – per quanto picaresco – aveva un carattere principalmente umoristico.

Nel lavoro successivo l’atmosfera era invece mutata completamente. In Oliver Twist – nonostante non manchi qualche momento buffo – il clima è ben più tetro e pessimista. L’Inghilterra non è più dipinta come un luogo ameno, in cui i vecchi e sani valori finiscono per trionfare, ma una terra sconquassata dalle disparità sociali.

Essendo comunque un romanzo ancora giovanile – quando uscì Dickens aveva tra i 24 e i 26 anni –, Oliver Twist peccò a tratti di alcune ingenuità. Soprattutto i personaggi risentirono di una visione ancora piuttosto manichea, che si sarebbe poi evoluta negli anni.

Eroi e antagonisti

I personaggi del romanzo possono infatti essere facilmente divisi in due gruppi, tra loro opposti: banalmente, i buoni e i cattivi. I buoni sono buoni per davvero, senza macchie; l’unico loro difetto è in genere l’ingenuità, o al limite un eccesso di modestia.

I cattivi, invece, sono cattivi senza apparente possibilità di redenzione. D’altra parte, vengono descritti da Dickens come persone incapaci di contenere i loro istinti, sgraziati e malevoli perfino nell’aspetto fisico. Quasi fossero figure lombrosiane.

Tra i buoni va messo ovviamente Oliver, che nonostante tutte le angherie non cede mai al “male”. Ma poi vanno inseriti anche il signor Brownlow, che diventerà un padre adottivo per il protagonista, la povera Nancy e la bella Rose, che si scoprirà infine essere la zia del protagonista.

Fagin, “l’ebreo”

Tra gli antagonisti, invece, un ruolo di spicco spetta a Fagin, personaggio rimasto nella memoria collettiva. Settantenne avido e senza scrupoli, non si cura dei ragazzi che sfrutta, e anzi non si sente minimamente in colpa quando vengono presi e impiccati.

Fagin in un acquerello del 1889 di Joseph Clayton Clarke
Fagin in un acquerello del 1889 di Joseph Clayton Clarke

Questa forte connotazione negativa si lega anche al suo aspetto fisico e, purtroppo, alla sua etnia. È piuttosto noto, infatti, come Dickens soprattutto nelle prime edizioni del libro abbia calcato pesantemente la mano sull’ebraismo di Fagin.

Addirittura, è stato calcolato che il personaggio viene chiamato “l’ebreo” ben 257 volte e “Fagin” solo 42 volte. È innegabile, insomma, che Dickens volesse identificare il “cattivo” del romanzo prima di tutto come un ebreo – e d’altronde anche la sua descrizione fisica richiamava tutti gli stereotipi su quel popolo – e solo dopo come persona.

Questo antisemitismo piuttosto esplicito fu ben colto anche dai contemporanei, tanto che la comunità ebraica si trovò a protestare con forza contro l’opera. Dickens si difese sempre dicendo che non intendeva attaccare il popolo ebraico, e soprattutto verso la fine della sua vita rivide l’opera, cancellando molti riferimenti all’ebraismo [2].

Gli altri “cattivi”

Oltre a Fagin, però, ci sono anche altri personaggi malvagi all’interno del romanzo. Ad esempio c’è il principale collaboratore di Fagin e suo ex pupillo, Bill Sikes, un alcolizzato e violento che gira sempre col suo cane Occhiodibue. Muore cercando di scappare dalla polizia.

Infine, sono personaggi negativi anche la signora Mann, prima educatrice di Oliver, il signor Bumble, messo parrocchiale fanatico che finirà per collaborare con Fagin e Sikes, e Noah Claypole, che abbiamo già citato.

Monks, a sinistra, in un'illustrazione di metà '800 di James Mahoney
Monks, a sinistra, in un’illustrazione di metà ‘800 di James Mahoney

Infine, un posto d’onore lo merita anche Monks, che per vari capitoli pare complottare contro Oliver. Si scopriranno, alla fine, due cose molto importanti sul suo conto. Primo, che in realtà il suo nome è Edward Leeford, ed è figlio di un caro (e ricco) amico di Brownlow, ora deceduto.

Secondo, che è anche il fratellastro di Oliver. Il padre di Monks, infatti, ebbe una relazione clandestina con un’altra donna, Agnes Fleming, cioè la madre del nostro protagonista. E prima di morire, il padre di Monks e Oliver fece in tempo a nominare quest’ultimo come suo unico erede, escludendo quindi il primogenito malvagio.

C’era però una condizione, nel testamento: che Oliver avrebbe ereditato tutto a patto che fosse rimasto sulla retta via, lontano dal crimine. Da qui i tentativi di Monks di far rimanere Oliver nella banda di Fagin e di indurlo a compiere reati. Un tentativo fortunatamente infruttuoso.

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Note e approfondimenti

[1] Vari suoi libri sono stati anche tradotti in italiano. Qui trovate le sue opere attualmente in vendita nel nostro paese.
[2] Il cambiamento non fu dovuto solo a ragioni di opportunità, ma anche, probabilmente, a un sincero ravvedimento di Dickens. Lo scrittore infatti negli anni successivi strinse amicizia con alcuni ebrei londinesi, elogiandoli nelle sue lettere private. Non è un caso che ne Il nostro comune amico, uno degli ultimi romanzi da lui scritti, sia tornato ad utilizzare personaggi ebrei, ma stavolta dipinti in maniera positiva. Ad ogni modo, nel ‘900 il celebre fumettista americano Will Eisner ha creato una graphic novel dal titolo Fagin l’ebreo in cui racconta la storia di Oliver Twist dal punto di vista proprio di Fagin, attaccando Dickens per il suo antisemitismo.

 

Segnala altre cose da ricordare sulla trama di Oliver Twist nei commenti.