Le affinità elettive: frasi, trama e significato del libro di Goethe

Goethe, l'autore de Le affinità elettive, ritratto nella campagna romana da Tischbein

Tra i romanzi più famosi dell’Ottocento c’è sicuramente Le affinità elettive, pubblicato da Johann Wolfgang von Goethe per la prima volta nel 1809, agli albori dell’epoca romantica. Ma di cosa parla quel libro e perché ancora oggi – dopo due secoli dalla sua prima uscita – è così apprezzato?

Oggi cercheremo di guidarvi attraverso le pagine di quella storia, presentandovene prima la trama e il significato, poi anche alcune citazioni famose e qualche ulteriore curiosità. Procediamo.

 

1. La trama

Le affinità elettive di Goethe è un libro focalizzato sull’amore. Al centro della trama ci sono infatti quattro diversi personaggi, i cui rapporti sentimentali – che si allacciano e si sciolgono lungo tutto il libro – scandiscono il succedersi dei capitoli e delle parti del romanzo.

Questi quattro personaggi sono Edoardo e Carlotta – la coppia principale –, Ottilia e il Capitano. I primi due sono sposati tra loro, entrambi in seconde nozze: dopo essersi amati in gioventù, infatti, avevano sposato inizialmente altre persone per ragioni di convenienza.

Una volta rimasti vedovi entrambi, però, avevano potuto riallacciare i rapporti e finalmente sposarsi, più maturi e sicuri, almeno apparentemente, del loro reciproco amore. L’imperturbabilità del loro matrimonio e la routine della vita assieme vengono però presto alterate dall’arrivo di due “elementi di disturbo“.

La doppia coppia

Questi sono appunto il Capitano, vecchio amico di Edoardo, e Ottilia, nipote di Carlotta. Il Capitano attira l’interesse proprio di Carlotta, interesse che egli stesso ricambia; Ottilia, in parallelo, suscita invece l’interesse di Edoardo, e anch’ella sembra ricambiare tale affetto.

Le affinità elettive di Goethe

Rapidamente le cose degenerano. Cercando di soffocare le rispettive passioni le coppie illegittime si separano, con il Capitano che lascia la casa ed Edoardo che si allontana per non avere sempre davanti agli occhi Ottilia. La nascita di un figlio e un evento tragico, però, corromperanno per sempre le speranze di poter risolvere il quadrato amoroso in senso positivo.

Il figlio Otto – nato da un rapporto tra Carlotta ed Edoardo durante il quale però ognuno pensava all’altro suo amore – muore affogato in parte per colpa di Ottilia, che, divorata dai sensi di colpa, si lascia morire. Anche Edoardo morirà poco dopo.

 
Così, solo Carlotta e il Capitano potranno unirsi veramente in un nuovo amore, mentre Edoardo e Ottilia verranno sepolti l’uno accanto all’altra, in modo che un giorno possano forse risvegliarsi assieme.

 

2. Il significato

Qual è il senso profondo di questa storia? Cosa intendeva comunicare Goethe tramite un racconto così passionale ed allo stesso tempo triste?

Lo spunto iniziale venne allo scrittore da un famoso aforisma del filosofo greco Empedocle: «Le persone che si amano si mescolano come l’acqua e il vino; le persone che si odiano si separano come l’acqua e l’olio». Goethe riteneva infatti che i meccanismi dell’amore fossero simili a quelli che legano tra loro gli elementi chimici.

Goethe, l'autore de Le affinità elettive, ritratto nella campagna romana da Tischbein
Lo stesso titolo – Le affinità elettive – fa riferimento ai termini che all’inizio dell’Ottocento venivano usati proprio per descrivere la forza di attrazione tra certi elementi chimici, che si contrapponeva ad una uguale e contraria forza di repulsione. Come gli elementi chimici si attraggono e si allontanano, così anche le persone.

Inoltre Goethe voleva evidentemente indagare le dinamiche matrimoniali, in cui convivono passione e responsabilità, attrazione irrazionale e razionale senso del dovere. L’attrazione è infatti per lo scrittore una forza della natura, predeterminata e irrefrenabile, così come le forze della chimica.

Alla fine dei conti, però, non è del tutto chiaro quale sia la conclusione a cui giunge Goethe. È solo il fato a guidare le vite degli uomini, facendoli spostare di qua e di là a seconda di dove la passione inevitabilmente li porti? Oppure rimane un margine di libertà che permette agli uomini di ribellarsi a questa forza della natura?

 

3. Le frasi

Come promesso, ecco però anche alcune citazioni famose tratte dal libro di Goethe.

– Bisogna vedere in azione davanti ai propri occhi queste sostanze all’apparenza inerti, e tuttavia intimamente sempre disposte, ed osservare con partecipazione il loro cercarsi, attirarsi, assorbirsi, distruggersi, divorarsi, consumarsi, e poi il loro riemergere dalla più intima congiunzione in forma mutata, nuova, inattesa: allora si che si deve attribuire loro un vivere eterno, anzi, addirittura intelletto e ragione, dal momento che i nostri sensi appaiono appena sufficienti ad osservarli e la nostra ragione a stento capace di interpretarli.

– È così gradevole occuparsi di qualcosa che si sa fare a metà, che nessuno dovrebbe biasimare il dilettante ostinato a esercitare un’arte che non imparerà mai, né l’artista se, voglioso di vagare in un campo vicino al suo, varca i limiti della propria arte.

– È impazienza quella che ci coglie di tanto in tanto e allora ci compiaciamo di sentirci infelici.

– Fra tutte le piacevoli pitture che la fantasia ci offre, forse nulla è più attraente della speranza che amanti o giovani sposi hanno di godere i loro nuovi rapporti in un mondo nuovo e fresco, e di mettere alla prova e confermare un vincolo duraturo fra tante circostanze mutevoli.

– Il destino dell’architetto è il più strano di tutti. Molto spesso mette tutta la sua anima, tutto il suo cuore e passione nel creare edifici nei quali non entra mai di persona.

– In qualsiasi modo si immagina noi stessi sempre ci immaginiamo veggenti. Credo che l’uomo sogni unicamente per non cessare di vedere. Verrà forse un tempo in cui la luce interiore uscirà da noi, in modo che non avremo più bisogno dell’altra.

Un'altra edizione de Le affinità elettive di Goethe

– […] la donna divenne per gli uomini, fin dalle origini, e poi sempre più, quello che noi non possiamo chiamare che col suo vero nome, una consolazione per gli occhi. Giacché, se lo smeraldo, per il suo stupendo colore, fa bene alla vista ed anzi esercita un potere curativo su questo nobile senso, la bellezza umana agisce con potenza anche di gran lunga maggiore sui sensi e su l’intero sentimento. Chi la contempla, nulla di male può circuirlo: egli si sente in armonia con se stesso e con l’universo.

– La mediocrità non ha consolazione più grande del pensiero che il genio non è immortale.

– La sorte appaga i nostri desideri, ma a modo suo, per poterci dare qualcosa al di là dei desideri stessi.

– Le donne giovani forse volgono modestamente gli occhi su questo o quel giovane, riflettendo in segreto se lo vorrebbero per marito, ma chi deve pensare a una figlia o a una pupilla volge gli occhi in una cerchia più vasta.

– Ma chi è talmente perfetto da non far valere i propri vantaggi sugli altri, a volte in modo crudele? Chi è in posizione talmente elevata da non avere qualche volta dovuto patire tale oppressione?

– Ma nella vita è diverso: dietro il sipario si prosegue a recitare, e quando s’alza un’altra volta, si vorrebbe non vedere e non sentire più nulla.

– Nel vedere le molte lapidi sepolcrali, logorate dai piedi di chi va in chiesa, le stesse chiese crollate sopra le tombe, la vita dopo la morte può per sempre apparirci come una seconda vita, nella quale si entra soltanto in effigie, nell’epigrafe, in cui si sosta più a lungo che nella vera vita vissuta. Ma anche questa immagine, questa seconda esistenza, si spegne prima o dopo. Il tempo non si lascia privare del suo diritto né sugli uomini, né sui monumenti.

– Nella sua vita infatti aveva imparato abbastanza quanto vada apprezzato ogni autentico sentimento affettuoso in un mondo in cui di fatto sono di casa indifferenza e avversione.

– Nessuno passeggia impunemente sotto i palmizi.

– Noi guardiamo così volentieri verso il futuro perché coi nostri taciti desideri vorremmo tanto volgere a nostro favore ciò che in esso c’è di vago e si muove di qua e di là.

– Non possiamo imparare a conoscere le persone quando vengono da noi; dobbiamo noi andare da loro per vedere quello che sono.

– Non si è mai appagati dal ritratto di persone che conosciamo. Per questo ho sempre compianto i ritrattisti.

– Ogni attrazione è reciproca.

– Se le persone comuni che si eccitano e appassionatamente si angustiano per le volgari difficoltà della giornata ci strappano un sorriso di compassione, un’anima nella quale fu gettato il seme d’un grande destino e che deve attendere lo sviluppo di questa concezione, senza potere o dovere affrettare la felicità o la infelicità che ne scaturirà, ci ispira venerazione.

– Si dà atto a tali esseri di una sorta di volontà e capacità di scelta, e si trova del tutto legittimo un termine tecnico come “Affinità elettive”.

– Un uomo che si vanta di non cambiare mai opinione è uno che si impegna a camminare sempre in linea retta, un cretino che crede all’infallibilità. In realtà, non esistono principi, ci sono soltanto avvenimenti; non esistono leggi, ci sono soltanto circostanze: l’uomo superiore sposa gli avvenimenti e le circostanze per guidarli.

– Una parola schietta è terribile, quando d’improvviso rivela ciò che il cuore da tanto si permette.

 

4. L’autore

Chiudiamo con qualche parola sull’autore de Le affinità elettive. Nato nel 1749, pubblicò il romanzo quando era già un artista maturo, a sessant’anni d’età. Grande erudito, si occupò di tutti i rami del sapere dell’epoca, scrivendo poesie, drammi e romanzi, ma dedicandosi anche alla filosofia, alla teologia, alla pittura e alle scienze.

Goethe in un ritratto di Joseph Karl Stieler

Acquisì fama a livello internazionale nel 1774 grazie alla pubblicazione di un primo romanzo di spessore, I dolori del giovane Werther, che aprì a un nuovo modo di indagare l’animo umano, che superava quella razionalità che era stata propria del secolo in cui Goethe aveva vissuto.

Qualche anno dopo intraprese un celebre viaggio in Italia e si mise a scrivere il Faust, un poema epico che fu pubblicato solo in parte durante la sua vita e venne edito integralmente soltanto dopo la sua morte.

 
Con queste opere Goethe riuscì ad interpretare i cambiamenti della sensibilità europea del suo tempo: sottolineò l’importanza dell’emozione (pur senza lasciarsene trascinare fino all’eccesso) e rimarcò l’emergere dello spirito dei popoli.

Si interessò però, come detto, di diverse cose. Studiò a lungo le piante e i minerali, oltre che l’ottica, e questa apertura verso la scienza si vede, d’altra parte, anche nello spunto iniziale de Le affinità elettive.

 

5. L’importanza storica

Infine, prima di salutarci dobbiamo anche sottolineare l’importanza storica di questo romanzo. Le affinità elettive è infatti considerato un classico della letteratura tedesca e romantica e proprio per questo ha influenzato, nel corso degli anni, altri scrittori ma anche intellettuali di ogni ramo.

Max Weber
Max Weber

Ad esempio Max Weber, grande sociologo tedesco vissuto a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, fornì una teoria sull’origine del capitalismo che differiva da quella di Marx e si fondava su quelle che lui chiamava proprio “affinità elettive”, cioè legami tra idee, culture e fenomeni storici.

Inoltre, sempre in campo sociologico e filosofico bisogna ricordare un celebre saggio di Walter Benjamin del 1924, tramite il quale l’esponente della Scuola di Francoforte individuò per primo alcuni tratti fondanti del romanticismo tedesco.

 
I riferimenti al libro di Goethe, però, sono spesso anche indiretti. Ad esempio nel celebre film Jules e Jim, diretto nel 1962 da François Truffaut, il libro è in un certo senso una delle fonti d’ispirazione del triangolo amoroso tra i protagonisti.

Nel romanzo Il tamburo di latta di Günter Grass, invece, il protagonista Oskar utilizza proprio questo volume – assieme ad un altro dedicato a Rasputin – come guida.

 

E voi, quale aspetto de Le affinità elettive preferite?

 

C’è qualcos’altro da dire su Le affinità elettive? Segnalacelo nei commenti!

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