Non è facile confrontare i dati di vendita nell’ambito musicale. Un po’ perché nella maggioranza dei paesi non sono certificati da enti esterni e le classifiche vengono stilate sulla base di stime piuttosto approssimative. Un po’ perché ogni casa discografica tende a gonfiare i propri numeri per scopi promozionali. Per questo, gli strilli che annunciano cifre altisonanti vanno sempre presi un po’ con le molle.

A tutto questo bisogna poi aggiungere l’estrema varietà dei supporti che si sono diffusi negli ultimi anni. Al classico disco (o CD) si sono affiancati i download digitali prima e gli ascolti sui servizi di streaming in abbonamento poi, con dati che è difficile confrontare perché incongruenti e redditizi in maniera anche molto diversa tra loro.

Una stima per l’Italia

In ogni caso, una stima indicativa è possibile farla, e nel corso degli anni qualche studioso ci si è accapigliato. Solo che spesso, in queste graduatorie, si sottolineano i successi americani o britannici, dando poco peso a quelli provenienti da altri paesi. L’Italia, ad esempio, raramente viene studiata nel dettaglio, nonostante qualche canzone che ha “fatto il botto” ci sia stata.


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Mettendo insieme le cifre provenienti da fonti diverse, abbiamo quindi cercato di colmare noi la lacuna, con un elenco delle cinque canzoni italiane – o, sarebbe meglio dire, singoli, o 45 giri – più vendute della storia. Scopriamole assieme.

Le canzoni italiane più famose e conosciute al mondo

 

1. Domenico Modugno – Nel blu dipinto di blu

La canzone italiana più famosa e più venduta nel mondo è senza dubbio Nel blu dipinto di blu. Del capolavoro di Domenico Modugno si stima siano state vendute 22 milioni di copie in un periodo, tra l’altro, in cui il mercato dei singoli e dei 45 giri era ridotto.

La canzone, nota anche come Volare per via della parola che apre il ritornello, fu scritta dallo stesso Modugno in collaborazione, per il testo, con Franco Migliacci. Venne presentata per la prima volta al Festival di Sanremo del 1958 dallo stesso Modugno (primo cantautore della storia della manifestazione) e da Johnny Dorelli.

Il brano trionfò, portando Modugno alla prima delle sue quattro vittorie sanremesi, e permise al cantante pugliese di qualificarsi per l’Eurovision Song Contest dello stesso anno, dove si classificò terzo.

Il successo negli Stati Uniti

La svolta avvenne qualche mese dopo, quando – secondo quanto raccontato dallo stesso cantante – in Michigan un DJ radiofonico iniziò a mandare in onda la sua canzone. Nel giro di poche settimane Nel blu dipinto di blu sfondò nel mercato americano, raggiungendo la vetta della classifica dei singoli.

In poco tempo conquistò anche ben due Grammy, quello per la canzone dell’anno e quello per il disco dell’anno.

Domenico Modugno durante una celebre esecuzione di Nel blu dipinto di blu, una delle canzoni italiane più famose di ogni epoca
Dal punto di vista musicale, il pezzo segnò una svolta all’interno del panorama italiano, accogliendo alcune istanze dei cosiddetti “urlatori” e mescolandole ad influenze swing provenienti da oltreoceano.

Proprio questa strana commistione, unita alla melodica della tradizione italiana, ne determinarono il successo negli States, dove la canzone fu anche oggetto di varie cover da parte di artisti del calibro di Ella Fitzgerald, Louis Armstrong, Frank Sinatra, Dean Martin, Ray Charles, Barry White, David Bowie, Frank Zappa ed altri ancora.

Nel 1985 fu anche incisa a fini benefici da un supergruppo di artisti italiani che comprendeva anche Fabrizio De André, Vasco Rossi, Lucio Dalla, Gianna Nannini, Patty Pravo, Enrico Ruggeri, Ivano Fossati e altri.

   

 

2. Andrea Bocelli – Con te partirò / Time to Say Goodbye

All’estero la canzone italiana è considerata sempre e solo basata sulla melodica e il bel canto. Questo è dovuto al fatto che le canzoni folk o rock o rap o punk sono difficilmente esportate ed esportabili, ma anche al fatto che i due singoli più venduti della nostra storia appartengono entrambi a questa tradizione.

Dopo Nel blu dipinto di blu, infatti, la canzone più venduta di sempre è Con te partirò di Andrea Bocelli.

Un dato che si ottiene considerando sia la versione italiana originale cantata in toto dall’artista toscano, sia il duetto inciso per il mercato internazionale assieme a Sarah Brightman (una soprano-pop specializzata nel musical ed ex moglie di Andrew Lloyd Webber) e intitolato Time to Say Goodbye.

Il clamoroso Festival del 1995

La canzone era stata presentata anch’essa a Sanremo nel 1995, cercando di bissare l’exploit dell’anno prima, in cui il tenore si era imposto nella categoria Nuove proposte con la canzone Il mare calmo della sera.
La copertina di Romanza, disco di Andrea Bocelli che conteneva anche la prima versione di Con te partirò
In quell’edizione però la concorrenza era altissima, visto che partecipavano anche Giorgia con Come saprei (poi vincitrice), Gianni Morandi con In amore, Ivana Spagna con Gente come noi, Fiorello con Finalmente tu e gli 883 con Senza averti qui.

Inoltre c’erano Lorella Cuccarini, Giorgio Faletti, Sabina Guzzanti e Patty Pravo. La canzone di Bocelli perciò non riuscì ad andare oltre un già buonissimo quarto posto.

 
Il grande successo internazionale arrivò qualche mese dopo, quando la canzone fu scelta come colonna sonora di uno spot televisivo tedesco. Divenne così improvvisamente popolare nel centro e nel nord Europa e vendette quasi tre milioni di copie nella sola Germania.

Da lì nacque l’idea di un duetto con la Brightman e il successo anche nel resto del mondo fu quasi automatico, tanto che la canzone è stata inclusa in numerosi altri spot ed è entrata nelle colonne sonore di film e serie TV. Tra questi bisogna menzionare almeno Madagascar 3, I Soprano e Wanted – Scegli il tuo destino.

      

 

3. Raffaella Carrà – Rumore

Abbiamo appena finito di dire che la canzone italiana nel mondo è soprattutto melodica e dobbiamo subito smentirci. Al terzo posto della graduatoria – forte di 10 milioni di copie vendute – troviamo infatti un pezzo che nei primi anni ’70 ha anticipato la moda della discomusic, genere che ben pochi associano con l’Italia.
Rumore di Raffaella Carrà

Protagonista di quel successo fu Raffaella Carrà, all’epoca conduttrice e soubrette principale della TV di Stato che però ambiva a spiccare il volo verso una dimensione internazionale. Nel 1974 la cantante, allora compagna di Gianni Boncompagni, fu contattata dalla sua casa discografica per incidere un nuovo pezzo.

 
Autori del brano erano Guido Maria Ferilli, che all’epoca aveva composto una manciata di pezzi per Adriano Pappalardo e Caterina Caselli, e Andrea Lo Vecchio, già collaboratore di Roberto Vecchioni e Mina. L’arrangiamento fu firmato da Shel Shapiro.

Una canzone controcorrente, che anticipava la discomusic

La canzone era inusuale per i tempi. La ritmica era molto veloce, l’arrangiamento aggressivo e anche il testo – in cui una donna, apparentemente emancipata, confessava di aver paura di alcuni rumori in casa e di sentirsi sola – sembrava andare controcorrente rispetto alle parole d’ordine del femminismo.

Ciononostante, la canzone ottenne un successo clamoroso sia in Italia, sia soprattutto all’estero.


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Il brano venne presentato dalla Carrà all’interno della trasmissione che allora conduceva sulla Rai, Canzonissima 1974, cosa che fece entrare la canzone nella top ten italiana. Ma fu soprattutto oltralpe che il brano vendette moltissimo, grazie alle sue versioni in inglese (Get Movin’), spagnolo (Rumores) e francese (Lumière).

   

 

4. Patty Pravo – La bambola

Incentrato sull’emancipazione femminile, questa volta in chiave più classica, è anche La bambola, il primo e più grande successo di Patty Pravo. Nel 1968 la canzone ne lanciò la carriera permettendole di vendere, tra incisione originale, cover e nuove registrazioni, ben 9 milioni di copie in tutto il mondo.

Nel ’68 la Pravo, esponente di un’agiata famiglia veneziana, aveva appena vent’anni. Già da due però aveva cominciato a farsi un nome nell’ambiente esibendosi al Piper di Roma, un locale che all’epoca faceva scalpore, tanto da venir presto ribattezzata “la ragazza del Piper”.

Il suo primo lavoro era stata una cover di Sonny & Cher, But You’re Mine, incisa col titolo di Ragazzo triste. Mancava però ancora un brano per aprire e trainare il suo disco di debutto.

Il primo successo di Patty Pravo, rifiutato da Gigliola Cinquetti e Caterina Caselli

Tale brano arrivò appunto nel 1968, scritto da Franco Migliacci, Bruno Zambrini e Ruggero Cini. Prima di offrirlo all’interprete veneziana, i tre l’avevano proposto a cantanti giovani ma già affermate come Gigliola Cinquetti e Caterina Caselli, ma anche a uomini come Gianni Morandi e Little Tony.
Una giovanissima Patty Pravo sulla copertina del 45 giri de La bambola

La canzone, in cui la voce narrante si lamentava del proprio uomo che la trattava, appunto, come una bambola, fu un immediato successo in Italia, risultando il secondo singolo più venduto dell’anno.

 
Grandi numeri arrivarono però anche dall’estero, dove la canzone fu subito esportata e in qualche caso reincisa da altre cantanti. Celebre la versione in francese di Dalida, ma funzionarono bene anche la versione in tedesco di Heidi Bruhl, quella svedese di Anita Lindblom e perfino quella bulgara di Margarita Radinska.

Più recenti, infine, le nuove cover di Giusy Ferreri e dell’americana Sara Lov.

   

 

5. Nini Rosso – Il silenzio

Concludiamo con un brano che forse non vi aspettavate di trovare in classifica perché, nonostante un buon successo negli anni ’60, non è entrato nell’immaginario italiano. Ha infatti trovato grande successo soprattutto all’estero. Stiamo parlando de Il silenzio, canzone quasi esclusivamente strumentale incisa nel 1964 dal trombettista Nini Rosso.
Silenzio, famosa canzone di Nini Rosso

Piemontese di formazione jazzistica e orchestrale, Rosso aveva tentato nei primi anni ’60 di incidere alcuni brani più leggeri, incontrando un moderato successo. Durante un concerto tenuto al Palaeur davanti a dei giovani militari, decise di eseguire una versione personale del Silenzio fuori ordinanza annunciato dalla tromba militare.

 
E lo fece intervallando la sua parte solista con una parte recitativa malinconica, in cui raccontava di un soldato lontano dalla fidanzata.

La malinconica tromba e le grandi vendite in Giappone

Il successo di questo particolare brano, in quel concerto, fu così clamoroso che Rosso decise di inciderlo su disco. La registrazione giunse in vetta alla classifica italiana nel 1965 ma si impose soprattutto nel nord Europa e in Giappone1. Lì infatti arrivò a vendere diversi milioni di copie (anche se le cifre variano dai 5 ai 10 milioni, a seconda della fonte).

Rosso, che fu a lungo impegnato in tournée internazionali per cavalcare questo inatteso successo, non riuscì più a ripetere quell’exploit. Per tutti gli anni ’60, comunque, comparve in vari film musicali (i celebri musicarelli) e partecipò a festival in giro per l’Italia e non solo.

Celebre, sempre in quel periodo, anche il suo brano Uomo solo, che fu usato come sigla del popolare telefilm Tenente Sheridan squadra omicidi.

   

 

Altre 17 canzoni italiane famose nel mondo, oltre alle 5 già segnalate

Queste cinque canzoni iniziali sono quelle che hanno venduto di più; ma dietro ad esse ce ne sono anche molte altre che sono famose in tutto il mondo. Ne abbiamo selezionate ben 17: alcune hanno avuto grande successo in America, altre soprattutto nell’est Europa, altre ancora in Asia. Scopriamole una ad una.

 

Umberto Tozzi – Ti amo

Ti amo di Umberto Tozzi
Scritta da Umberto Tozzi e Giancarlo Bigazzi ed eseguita dallo stesso Tozzi, Ti amo uscì in Italia nel 1977. Immediatamente scalò la nostra classifica, ma riuscì a sfondare anche all’estero, in particolare nei paesi di lingua francese.

Nel corso degli anni è diventata un evergreen della musica europea, ripresa e coverizzata anche da altri artisti. Ad esempio è stata incisa in francese anche da Dalida, in tedesco da Guildo Horn e in inglese da Laura Branigan (la stessa di Gloria, di cui parleremo ancora).

Ricchi e Poveri – Sarà perché ti amo

Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri
Sarà perché ti amo è stato il brano della svolta per i Ricchi e Poveri. Fino al 1981 il gruppo era infatti un quartetto che aveva avuto alcuni buoni successi ma sembrava in fase calante. Durante le prove per il Festival di Sanremo, però, le due donne del gruppo – Marina Occhiena e Angela Brambati – litigarono e la prima lasciò il gruppo.

In trio, i Ricchi e Poveri arrivarono solo quinti in quell’edizione del Festival, ma il loro brano – scritto da Dario Farina per la musica e da Pupo e Daniela Pace per le parole – scalò le classifiche, diventando il singolo di maggior successo dell’anno in Italia, in mezza Europa e in America Latina.

 

Toto Cutugno – L’italiano

L'italiano di Toto Cutugno
Sempre a Sanremo (e sempre classificandosi quinta) fu nel 1983 presentata L’italiano, canzone firmata da Toto Cutugno per la musica e Cristiano Minellono per il testo. Una canzone che piacque al pubblico e alla critica, e vendette discretamente bene nel nostro paese.

Fu però soprattutto all’estero che fece il botto. La canzone venne subito tradotta e incisa da vari cantanti internazionali, come il finlandese Kari Tapio, l’israeliano Doron Mazar, il portoghese José Augusto. Proprio la versione di Cutugno, comunque, è diventato sinonimo di italianità, ed è oggi anche per questo molto amata anche nei paesi dell’ex URSS.

Laura Pausini – La solitudine

Laura Pausini sulla copertina del singolo de La solitudine
La solitudine è la canzone che, nei primi anni ’90, ha lanciato la carriera di Laura Pausini. Con essa si presentò al Festival di Sanremo nella sezione Novità e riuscì a vincere il concorso. Sempre con essa scalò le classifiche prima in Italia e poi in Europa.

Già nei mesi successivi alla sua uscita, infatti, il brano riuscì a piazzarsi nelle classifiche francese, olandese e belga. Il vero boom però arrivò un anno dopo, quando la carriera della Pausini era ormai decollata: la incise in spagnolo col titolo La soledad e poi in inglese, con adattamento di Tim Rice, col titolo Loneliness.

 

Bella ciao

Bella ciao in una versione eseguita dai Marlene Kuntz con Skin
Bella ciao è il più celebre canto partigiano, nato sul finire dell’occupazione nazista e divenuto estremamente popolare dopo la fine del conflitto. Ancora oggi è parte del dibattito politico, visto che viene cantata di tanto in tanto, perlopiù contro politici che in qualche modo attaccano la storia della Resistenza.

La canzone però è popolare e conosciuta anche all’estero. In primo luogo, negli anni ’50 veniva spesso cantata in vari festival giovanili. Poi fu ripresa dagli operai e dai movimenti degli anni ’60 un po’ in tutta Europa ed è diventata uno dei simboli della sinistra anche negli USA. Infine, viene usata più volte nella popolare serie TV La casa di carta.

O.R.O. – Vivo per lei

Vivo per lei cantata da Andrea Bocelli
Vivo per lei ha una storia strana. Fu scritta ed eseguita nel 1995 dagli O.R.O., un gruppo che non ebbe troppa fortuna, sciogliendosi piuttosto presto. Il brano, però, fu ripreso in mano quasi subito da Gatto Panceri, che ne modificò in parte il testo, rendendolo una dedica alla musica.

In questa nuova versione il pezzo fu inciso in quello stesso anno da Andrea Bocelli in duetto con Giorgia. La canzone non ebbe nemmeno in questo caso subito un gran successo, ma in poco tempo divenne un classico da piano bar e cominciò a diffondersi nel mondo. Bocelli, dal canto suo, la incise poi in diverse lingue, cantandola con colleghe sempre diverse.

 

Eros Ramazzotti – Cose della vita

Cose della vita nella versione di Eros Ramazzotti in duetto con Tina Turner
Nel 1993 Eros Ramazzotti pubblicò un album di grande successo prima in Italia e poi nel mondo, Tutte storie. Il singolo di traino era Cose della vita, scritto assieme ad Adelio Cogliati per il testo e Piero Cassano per la musica.

Il vero boom, però, arrivò qualche anno più tardi, nel 1997. In vista della pubblicazione della raccolta Eros, Ramazzotti decise infatti di reincidere il pezzo in una nuova versione col titolo in inglese cantata in duetto con Tina Turner (e con un video di Spike Lee). Questa versione sfondò in tutta Europa, vendendo più di 1 milione di copie.

‘O sole mio

Lo spartito di O sole mio!
‘O sole mio la conoscete tutti, e la conoscono ovviamente anche all’estero. Venne scritta nel 1898 dal giornalista Giovanni Capurro e dal musicista Eduardo Di Capua e presentata ad un concorso partenopeo (dove arrivò solo seconda).

Negli anni successivi però cominciò a diffondersi a livello popolare prima in Campania, poi in tutta Italia e poi, soprattutto grazie agli emigranti, anche nel resto del mondo. Negli anni è stata incisa da Enrico Caruso, Luciano Pavarotti e perfino Elvis Presley (in una versione in inglese intitolata It’s Now or Never).

 

Lucio Dalla – Caruso

DallAmeriCaruso, album dal vivo (con inedito) di Lucio Dalla
Caruso è una delle canzoni più celebri di Lucio Dalla, scritta – come lui stesso ha più volte raccontato – durante una sosta forzata in un hotel di Sorrento a metà degli anni ’80. In quell’hotel aveva soggiornato sessant’anni prima, il noto cantante lirico Enrico Caruso.

Proprio per il suo richiamo alla classica canzone napoletana, il brano ha venduto milioni di copie sia in Italia che nel resto del mondo. È stato anche reinterpretato da decine di interpreti, tra cui Luciano Pavarotti, Anna Oxa, Andrea Bocelli, Julio Iglesias, Tina Arena, Il Divo, Il Volo, Céline Dion e perfino i Metallica.

Renato Carosone – Tu vuò fa’ l’americano

Tu vuò fa' l'americano di Renato Carosone
Scritta da Renato Carosone per la musica e Nicola Salerno (alias Nisa) per il testo nel 1956, Tu vuò fa’ l’americano è la canzone più nota del pianista napoletano. Ebbe grande successo sia perché mescolava jazz e swing in modo molto originale, sia per la satira verso lo “stile americano” che si stava imponendo tra i giovani.

A contribuire al successo mondiale del brano fu anche il fatto che venne inserito in vari film, sia nazionali che internazionali. Ad esempio nell’americano La baia di Napoli del 1960 venne eseguito da Sophia Loren davanti a Clark Gable. Più di recente, ne Il talento di Mr. Ripley è stato poi interpretato da Matt Damon e Jude Law assieme ai fratelli Fiorello.

 

Tony Renis – Quando, quando, quando

Quando quando quando di Tony Renis
Quando, quando, quando fu presentata nel 1962 al Festival di Sanremo da un giovane Tony Renis, che l’aveva scritta assieme ad Alberto Testa. Nonostante il ritmo da bossa nova, non riuscì, purtroppo, ad andare oltre al quarto posto nella classifica finale.

Subito dopo la fine del Festival, però, la canzone cominciò a scalare le classifiche, in Italia e nel mondo. In America in particolare il successo fu assicurato dall’adattamento in inglese di Pat Boone e poi, negli anni, da vari riarrangiamenti proposti periodicamente dallo stesso Renis.

Massimo Ranieri – Perdere l’amore

Perdere l'amore di Massimo Ranieri
Dal Festival di Sanremo uscì anche Perdere l’amore, il brano con cui, anzi, Massimo Ranieri trionfò nell’edizione del 1988. Il pezzo fu scritto da Marcello Marrocchi e Giampiero Artegiani ed è curioso notare che nella versione su disco suonarono anche due componenti degli Elio e le storie tese, Sergio Conforti (ovvero Rocco Tanica) e Paolo Panigada (Feiez).

La canzone vendette benissimo in Italia, rilanciando la carriera di Ranieri – che negli anni precedenti aveva un po’ messo da parte la musica per dedicarsi alla recitazione. Inoltre venne presto tradotta in spagnolo e francese ed incisa da altri cantanti in giro per il mondo.

 

Zucchero – Senza una donna

Senza una donna di Zucchero
Senza una donna è uno dei primi successi di Zucchero e il suo più importante a livello internazionale. La canzone fu scritta nel 1987 e inserita nell’album Blue’s, e manifestava anche le difficoltà matrimoniali del cantautore, che di lì a poco avrebbe poi divorziato.

Poco tempo dopo Zucchero decise di utilizzare la canzone per concretizzare l’amicizia con il collega Paul Young, incidendone una versione col testo parzialmente tradotto, ribattezzata Senza una donna (Without a Woman). Questa versione arrivò in cima alla classifica europea, andando benissimo in Francia, Svizzera, Germania e nei paesi scandinavi.

Goblin – Profondo rosso

La colonna sonora di Profondo rosso dei Goblin
Profondo rosso è uno dei più famosi film di Dario Argento. E, se l’avete visto, ben sapete che uno degli ingredienti chiave del successo di quella pellicola è anche la colonna sonora, scritta dal pianista Giorgio Gaslini.

I pezzi vennero incisi già nel 1975 dal gruppo rock progressivo dei Goblin ed ebbe un gran successo internazionale, poi riutilizzato in centinaia di video, film, serie TV e pubblicità. Ancora oggi le prime note riportano alla memoria di tutti le atmosfere cupe di quel film.

 

Umberto Tozzi – Gloria

Gloria di Umberto Tozzi
Tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80, Umberto Tozzi ha vissuto un periodo di grandi successi non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Lo dimostra Ti amo, di cui abbiamo già parlato, ma anche e soprattutto Gloria, la sua canzone di maggior successo in America.

Il pezzo fu lanciato in Italia nel 1979, scritto dallo stesso Tozzi e da Giancarlo Bigazzi. Già l’incisione di Tozzi andò benissimo in vari paesi europei, come Francia, Spagna, Svizzera e Belgio. Nel 1982 però la canzone venne tradotta in inglese ed incisa da Laura Branigan, salendo fino alla seconda posizione della classifica di Billboard.

Adriano Celentano – Azzurro

Azzurro di Adriano Celentano
Azzurro è una delle canzoni più celebri del repertorio di Adriano Celentano e sicuramente quella che ha avuto più successo all’estero. Scritta per il testo da Vito Pallavicini e per la musica da Paolo Conte e Michele Virano, la canzone uscì inizialmente nel 1968.

Divenne subito un canto molto amato dagli emigranti, che ancora andavano a fare gli stagionali in Svizzera, in Austria o in Germania, diffondendosi dunque anche in quei paesi. Poi venne tradotta ed incisa, nel corso del tempo, anche all’estero, soprattutto in francese e tedesco. In molte nazioni è ancora oggi uno dei simboli dell’italianità e della nostra musica2.

 

Al Bano e Romina Power – Felicità

Felicità di Al Bano e Romina Power
Felicità è sicuramente uno dei brani più celebri, anche in Italia, della coppia formata da Al Bano e Romina Power. Fu presentato al Festival di Sanremo del 1982, dove alla fine arrivò secondo, e venne scritto da Cristiano Minellono, Dario Farina e Gino De Stefani.

Già in quello stesso anno la EMI lanciò il singolo anche all’estero e riuscì a venderne ben 25 milioni di copie. La canzone è molto popolare in Francia, Germania e soprattutto nei paesi dell’est Europa, in particolare in Russia, dove Al Bano è ancora oggi amatissimo3.

 

L’infografica col riassunto finale

L'infografica sulle canzoni italiane più famose nel mondo

 

E voi, quale canzone italiana famosa preferite?

Note e approfondimenti

  • 1 Un successo dovuto anche alla promozione della casa discografica, la neonata Hansa, che da lì cominciò a crescere e svilupparsi, come faceva notare già a suo tempo Billboard qui.
  • 2 Non a caso, quando la Germania Ovest vinse i Mondiali a Italia ’90, un gruppo tedesco, i Die Toten Hosen, decise di incidere un proprio riadattamento di Azzurro per celebrare l’evento. La loro versione, per la verità piuttosto raccapricciante, la trovate qui.
  • 3 Tra l’altro, proprio per questa sua popolarità Al Bano ha avuto di recente alcuni guai col governo ucraino, che lo considera un “amico di Putin”. Qui le informazioni al riguardo.

 

Segnala altre canzoni italiane molto vendute nei commenti.