Le cinque marche di birra più vendute al mondo

Alla scoperta delle più vendute birre del mondo

Ci sono poche bevande così vendute e così variegate come la birra: in ogni pub che si rispetti se ne trovano diverse marche, ognuna caratterizzata da un gusto preciso, da una storia nota, da fan e detrattori che ne sanno elencare per filo e per segno qualità e difetti.

Ma pochi sanno quali sono le marche che realmente vendono di più nel mondo: perché, vedete, il mercato della birra, soprattutto negli ultimi decenni, s’è espanso prodigiosamente anche in Africa e in Asia, e la Cina non sta conquistando quote di mercato solo nell’abbigliamento o nei prodotti a basso costo. Per toglierci la curiosità e insieme capire un po’ lo stato di salute dell’industria degli alcolici, vediamo dunque di scoprire insieme quali sono le cinque marche di birra più vendute al mondo.

 

Snow

La joint venture tra i cinesi e la Miller

La Snow, la prima tra le birre più vendute al mondoLe classifiche di vendita di birra nel mondo danno da qualche anno in testa una marca da noi praticamente sconosciuta, la Snow, prodotta in Cina e capace di piazzare più di 60 milioni di ettolitri del suo prodotto ogni anno, ettolitri che però vengono venduti principalmente nella stessa Cina, con scarse esportazioni all’estero.

Fondata solo nel 1993, la compagnia ha rapidamente bruciato le tappe, passando da tre stabilimenti di produzione a ben 80 nel giro di appena una ventina d’anni, grazie però non solo a idee e capitali cinesi: la CR Snow che produce questa birra è infatti frutto di una joint venture tra la China Resources Enterprise – che ne detiene il 51% – e la multinazionale britannica SABMiller, che produce alcuni dei marchi più noti nel mercato europeo ed internazionale come la Miller, la Coors, la Peroni, la Nastro Azzurro, la Wührer e molti altri.

La compagnia nata dall’accordo tra questi due soggetti ha sede a Pechino nel distretto di Dongcheng e il paradosso è che per diventare la birra numero uno al mondo non ha nemmeno bisogno di dominare eccessivamente il mercato interno: in Cina infatti la Snow ha una solida fetta che però non va oltre il 21% delle vendite nazionali, segno che basta un quinto del mercato cinese per salire sulla vetta del mondo; in ogni caso, all’etichetta principale la CR Snow ha affiancato poi lungo gli anni altri marchi come Blue Sword, Green Leaves, Huadan, Huadan Yate, Largo, Löwen, New Three Star, Shengquan, Shenyang, Singo, Sip, Tianjin, Yatai, Yingshi e Zero Clock.

 

Tsingtao

La tipica birra da esportazione made in China

La birra TsingtaoÈ sempre cinese anche la seconda birra che troviamo nella classifica delle più vendute, la Tsingtao, di cui in realtà abbiamo già scritto qualcosa quando abbiamo parlato dei più famosi festival della birra internazionali, visto che proprio nella città di Tsingtao (o sarebbe più corretto dire Qingdao, com’è traslitterato oggi il suo nome) – sulla costa orientale del paese, esattamente di fronte alla Corea del Sud – si svolge la più importanti manifestazione di questo tipo di tutta l’Asia.

Mentre la Snow è una birra molto recente che deve buona parte del suo successo all’esperienza britannica della Miller, la Tsingtao ha una storia ultracentenaria ed ha un’origine tedesca: nel 1897, infatti, quando la Cina era ancora terreno di scorribande, almeno sulle coste, dei colonizzatori europei la città fu conquistata dai tedeschi, che lì stabilirono una base per la loro flotta navale; il luogo venne poi però riconquistato dai cinesi nel 1922, ma nel frattempo i sudditi del kaiser vi avevano fondato ed avviato l’industria omonima di birra, che non cessò ovviamente la produzione.

Le differenze con la rivale Snow però non si fermano qui: mentre la prima è infatti sostanzialmente ignota al pubblico occidentale ed è invece assai diffusa sul mercato interno, questa seconda birra cinese ha conquistato invece quote di mercato praticamente opposte visto che almeno il 50% di quanto viene prodotto è destinato all’esportazione, soprattutto verso le comunità cinesi in occidente; generalmente, infatti, la birra che vi viene offerta nel vostro ristorante cinese di riferimento è proprio di marca Tsingtao.

 

Bud Light

La versione leggera della più nota birra d’America

La Bud Light, sconosciuta da noi ma vendutissima negli Stati Uniti e in CanadaAl terzo e al quarto posto della nostra classifica figurano due marchi distinti di uno stesso birrificio che, se combinati assieme, farebbero schizzare in testa alla nostra classifica il produttore americano: stiamo parlando della Budweiser in generale e in particolare del suo marchio Bud Light, che sembra avere un successo clamoroso soprattutto negli Stati Uniti e in Canada, dove supera le vendite del marchio principale e di ogni altro tipo di birra.

Lanciata nel 1982, questo tipo di birra ha un contenuto alcolico di solo il 4,2%, il che la rende una delle più leggere del mercato nordamericano, e ha trovato un grande slancio commerciale soprattutto negli anni ’90 grazie ad una serie di azzeccate ed ironiche campagne radiofoniche e televisive, campagne pubblicitarie che negli anni hanno conquistato più di un centinaio di premi nel settore e che sono generalmente note sotto il nome di Real Men of Genius.

Oltre alla Bud Light “base”, commercializzata con un’etichetta blu e rossa, la Budweiser nel tempo ha lanciato anche la Bud Light Platinum, con l’etichetta tutta blu e un gusto più denso e forte, la Bud Light Lime, con etichetta verde e ovviamente l’aggiunta di lime, la Chelada, una strana mistura di birra e Clamato (succo di pomodo concentrato con l’aggiunta di spezie e brodo di vongole), e le Bud Light Ritas, cocktail aromatizzati alla mela, al lime, alla fragola, al mango e ad altri gusti a base di frutta.

 

Budweiser

La tradizione ceca e tedesca e il senso degli affari statunitense

Budweiser, nota marca di birra americanaSe la Bud Light non arriva in Italia ma nemmeno in nessun altro paese d’Europa – e ciò nonostante riesce a guadagnarsi il terzo posto assoluto della classifica dei marchi di birra più venduti al mondo –, diversa è la situazione del marchio “padre”, quella Budweiser che in Europa occidentale viene generalmente commercializzata tramite il più semplice Bud.

Il marchio venne lanciato a St. Louis, in Missouri, nel 1876: gli artefici di questa nuova birra, una lager leggera che subito riscosse un discreto successo, erano da un lato l’industriale Eberhard Anheuser, che mise i capitali e che già possedeva un birrificio nella città, e dall’altro l’immigrato Adolphus Busch, suo genero, che proveniva da una famiglia di birrai tedeschi e si era trasferito negli Stati Uniti proprio per cercare lavoro nel settore. Dopo un periodo di espansione culminato all’inizio del Novecento, con l’avvento del proibizionismo la fabbrica dovette convertirsi a produrre gelati, lievito di birra, perfino automobili, prima di ritornare al progetto originario a partire dal 1933, quando l’amministrazione Roosevelt portò alla fine di quel periodo.

La Budweiser prende il suo nome dall’aggettivo tedesco per ciò che proviene dalla città ceca di České Budějovice (in tedesco appunto Budweis), dove si produce birra fin dal XIII secolo, ed è usato in parte anche da altri due marchi cechi che non hanno legami con la fabbrica americana, cosa che ha portato a diverse dispute legali negli anni e ha imposto, come detto, alla ditta americana di variare leggermente il suo nome per la versione europea; ad ogni modo la birra è oggi esportata in più di 80 paesi e prodotta secondo una ricetta che, nonostante si arricchisca di alcune varianti locali, si basa su una presenza di riso che arriva anche al 30%, a cui si devono aggiungere poi luppolo e malto d’orzo.

 

Skol

Dalla Scandinavia al Brasile

La Skol, la birra più venduta in BrasileNessuna delle birre che vi abbiamo presentato finora ha una solida traduzione in Europa: alcune, come la Bud Light o la Snow, nemmeno vengono commercializzate nel nostro continente; altre invece vengono sì vendute anche da noi, ma non stanno certo nelle prime posizioni delle varie classifiche locali.

Il discorso vale anche per l’ultima birra della nostra cinquina, l’unica prodotta – almeno inizialmente – in Europa, cioè la danese Skol, di proprietà della Carlsberg: lanciata nel nostro continente nel 1964, era inizialmente prodotta da una ditta che riuniva capitali provenienti dalla Gran Bretagna, dal Canada, dal Belgio e dalla Svezia, e si è poi fusa – o, meglio, è stata assorbita – dalla Carlsberg; nonostante una discreta presenza nei paesi scandinavi (il suo nome deriva proprio dalla parola skål, il corrispettivo del nostro “salute” durante un brindisi) e nell’est Europa, ha però i suoi mercati principali in Africa (Angola, Burundi, Congo, Guinea, Madagascar e Ruanda) ma soprattutto in Sud America, dove domina in particolare l’ampio e ricco mercato brasiliano. La chiave per cui certe marche riescono ad entrare in classifica ed altre – magari molto note, come la stessa Carlsberg, la Tuborg, la Beck’s, la Heineken, la Stella Artois, la Leffe, la Coors e così via – invece non ce la fanno è che il mercato in Europa è estremamente frazionato e, d’altro canto, da noi la birra deve subire un’agguerrita concorrenza dei vini e di altri soft drinks, mentre nelle restanti parti del mondo poche marche si spartiscono il dominio di determinate zone geografiche.

Prodotta tramite licenza direttamente in Brasile, la Skol è infatti oggi considerata dai sudamericani come una birra brasiliana vera e propria e comunque è molto stimata, per la sua qualità, anche nel resto del mondo visto che si è aggiudicata nel 2012 il riconoscimento d’oro nelle World Quality Selections del settore.

 

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