Le cinque migliori canzoni del Festival di Sanremo 2014 secondo i nostri lettori

Se Sanremo fosse un tema del dibattito politico – e a volte lo è pure stato – sicuramente sarebbe uno di quei temi che alla stampa piace definire “divisivi”; si litiga infatti già prima ancora che il Festival cominci su varie questioni: se sia il caso o meno di guardarlo, se i conduttori siano quest’anno degni di fiducia e se i cantanti siano migliori o peggiori di quelli dell’anno precedente. Figuriamoci poi quando si arriva a stabilire la classifica finale, quando si scontrano i gusti, le antipatie e le preferenze personali. Noi abbiamo cercato di convogliare tutto questo storico amore per la polemica sanremese in un sondaggio con cui abbiamo inaugurato la rubrica “Decidono i lettori”, attraverso cui vorremmo che di tanto in tanto, sui temi più popolari e attuali, costruiste voi la nostra cinquina.

Ricordandovi che è ancora aperto il quesito sugli Oscar e annunciandovi che ne abbiamo appena aggiunto uno sui nuovi ministri del governo Renzi, passiamo quindi a presentarvi i primi cinque classificati della nostra mini-inchiesta su Sanremo che ha riscosso un inatteso successo, con anche una buona quantità di commenti inviatici tramite l’apposito form. Per presentarvi i cinque prescelti, partiremo dal fondo e poi andremo a salire, come nella storica tradizione del Festival; in coda, infine, troverete i risultati completi del sondaggio.

 

Francesco Sarcina – Nel tuo sorriso

Un brano sanremese con le giuste “vibrazioni”

Ad aprire la nostra cinquina, e quindi a piazzarsi al quinto posto della nostra graduatoria, è l’ex leader delle Vibrazioni, Francesco Sarcina, autore e interprete de Nel tuo sorriso, che ha già trovato collocazione all’interno del primo album da solista del cantante milanese, Io. I fatti sono piuttosto noti: baciata da grandi successi all’inizio degli anni Duemila, la band delle Vibrazioni è entrata negli ultimi anni in una fase di stanchezza creativa che ha portato prima a diradare le uscite discografiche e poi a far sì che i vari membri partecipassero autonomamente a progetti paralleli (Sarcina, per rimanere nell’ambito sanremese, era così apparso sul palco dell’Ariston nel 2007 assieme a Stefano Verderi per duettare con i Velvet e nel 2011, da solo, per cantare con Giusy Ferreri); tutto questo nel 2012 ha portato i membri della band a prendersi ufficialmente una pausa a tempo indeterminato e lo stesso Sarcina a firmare con la Universal per iniziare a lavorare a un album solista. I frutti di questo lavoro sono stati due singoli usciti negli ultimi mesi e soprattutto i due brani portati a Sanremo, In questa città, subito eliminato, e appunto Nel tuo sorriso, che ha invece ottenuto un discreto riscontro tra il pubblico ma è crollato a causa della bassa considerazione della giuria di qualità, che ha teso a diversificare meno il proprio voto e a puntare molto di più su pochi nomi ben precisi. Ciononostante, Sarcina è riuscito a emergere nel nostro sondaggio – precedendo anche nomi da podio come quelli di Renzo Rubino o Arisa – in parte grazie a una fiducia pregressa sul suo nome (qualcuno, nei commenti con cui ha accompagnato il voto, ha fatto ampiamente riferimento al ruolo nelle Vibrazioni), in parte anche a una canzone dal tipico carattere sanremese in cui comunque è evidente un’impronta personale piuttosto netta.

 

Cristiano De André – Il cielo è vuoto

Emancipandosi dai propri padri

La vicenda di Cristiano De André a questo Festival è stata piuttosto strana e travagliata. Habitué della manifestazione (vi ha partecipato infatti una volta in ognuno degli ultimi quattro decenni: nel 1985 tra i giovani aggiudicandosi il premio della critica, nel 1993 arrivando secondo tra i big e incassando un altro premio della critica e nel 2003), sembrava destinato per l’ennesima volta a lasciare il segno più come “il figlio di Fabrizio” che non per le sue capacità, se non altro per l’apertura del Festival che – oltre ai due disoccupati in cerca di visibilità – aveva presentato Ligabue intento a rendere omaggio proprio al padre e per i perenni riferimenti di Fabio Fazio. De André jr., invece, per una volta è andato oltre: al di là della serata dedicata ai cantautori, in cui ha rispolverato i ricordi e Verranno a chiederti del nostro amore, i brani che ha presentato segnavano un distacco dalla sua solita tradizione. Il primo, Invisibili, subito escluso ma capace di conquistare il premio per il testo e quello della critica, in un verso recitava “la mia incudine era un cognome inesorabile”, che comunque il coautore (Fabio Ferraboschi) assicura non c’entrare nulla con le vicende personali del cantante; il secondo, Il cielo è vuoto, settimo classificato finale, era infine una canzone in cui una ritmica e un’aggressività nuove sembravano fare capolino a sparigliare le carte. A giudicare dai commenti giunti a noi, è piaciuto il connubio tra una voce tipicamente alla De André – abituata ai toni bassi e quasi alla confidenzialità – e un testo per una volta rabbioso e quasi urlato; inoltre i nostri lettori hanno concesso ampi segni di stima ad un artista che, tra alti e bassi personali, a 51 anni d’età sembra finalmente aver trovato una propria cifra stilistica.

 

Frankie hi-nrg mc – Pedala

Un brano per l’Italia di oggi

Che ci sia una discreta scollatura tra i voti del nostro sondaggio e quelli espressi sia dal pubblico che dalla giuria di qualità del Festival di Sanremo è reso evidente non solo dai nostri primi classificati, che vedremo a fine cinquina, ma anche dal podio, dove da noi figurano personaggi che il concorso ufficiale ha relegato in posizioni di sostanziale mediocrità. Eppure Frankie hi-nrg, che nella nostra graduatoria si piazza al terzo posto a pari merito con De André, aveva tutto sommato qualche carta da giocare per ben impressionare: la canzone Pedala infatti suona semplice senza essere semplicistica, si ricollega ad altri brani del genere e quindi risulta fin da subito piacevole all’orecchio e presenta un testo che, per quanto non rivoluzionario, si collega benissimo al momento che sta attraversando l’Italia. Più in generale, Di Gesù ha confermato a Sanremo di essere cresciuto e di voler trattare temi più corposi, come ci ha segnalato una delle nostre lettrici spiegando il suo voto, e di voler parlare non più solo ai più giovani. Inoltre c’è stato anche chi, ciclista, ha apprezzato la metafora principale della canzone. Frankie hi-nrg mc aveva già partecipato a Sanremo nel 2008 col bravo Rivoluzione, mentre nel 2010 aveva scritto per Simone Cristicchi la canzone Meno male.

 

Raphael Gualazzi & The Bloody Beetroots – Liberi o no

Un brano che fa venir voglia di ballare

Seconda classificata in assoluto nella classifica ufficiale, dove è stata superata solo da Arisa (che comunque nel nostro sondaggio non è andata benissimo, raccogliendo appena il 3% dei voti), la strana coppia Gualazzi-Bloody Beetroots ha rappresentato probabilmente il connubio più riuscito di questo Festival tra anime diverse: jazz con influenze gospel e soul il primo, elettronico e tendente alla musica dance il secondo, hanno saputo unire due mondi che di sicuro non sono incomunicabili ma che in Italia raramente avevano trovato spazio assieme. Ne è nata una canzone, Liberi o no, che magari può aver fatto storcere il naso a qualche massaia – e non a caso il solo televoto li avrebbe fatti piazzare attorno al sesto posto – ma che è stata apprezzata sia dalla critica che dalla giuria di qualità, che in pratica ha lasciato la propria impronta proprio sulla promozione dell’inedito duo e sulla bocciatura di Renga, che col solo voto popolare avrebbe dato del filo da torcere fino all’ultimo per la vittoria finale. Ai nostri votanti, a giudicare dai messaggi che ci sono giunti, sono piaciute soprattutto la ballabilità del pezzo e il coraggio anche “scenografico” nel presentare un musicista mascherato sul palco. Se infatti di Gualazzi – vincitore di Sanremo giovani tre anni fa e ora apprezzato performer internazionale – il pubblico televisivo conosceva già più o meno tutto, The Bloody Beetroots era invece un perfetto sconosciuto perfino ai due presentatori Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, che non hanno perso occasione per rimarcare la loro ignoranza sull’argomento; il ragazzo che ama esibirsi con una versione modificata della maschera di Venom, invece, non è affatto un novellino: sir Bob Cornelius Rifo – nome d’arte personale che si affianca a quello di The Bloody Beetroots, tutti usati per mascherare il nome anagrafico di Simone Cogo – si esibisce infatti dalla metà degli anni Duemila e vanta collaborazioni importanti come quelle con il rapper Marracash, con Tommy Lee e addirittura con Paul McCartney, che “sir” lo è davvero.

 

Perturbazione – L’unica

Il successo inatteso dell’indie

Forse la più clamorosa sorpresa del nostro sondaggio ma anche in generale di tutto il Festival sono stati i Perturbazione, band storica del panorama discografico indipendente ma che sul palco dell’Ariston sono riusciti in maniera inattesa a conquistare il consenso sia del pubblico che della critica, tanto da piazzarsi al sesto posto assoluto (e al quarto nelle prime serate in cui contava solo il voto da casa) e poi a portare a casa il premio della sala stampa intitolato a Lucio Dalla. D’altro canto, che i Perturbazione fossero sicuramente in grado di produrre brani appetibili anche per il grande pubblico era chiaro un po’ a tutti i loro fan, abituati a canzoni sofisticate ma sostanzialmente pop, in cui un ruolo centrale è riservato all’ironia e al ritmo. L’unica – più e meglio dell’altro brano presentato in concorso, L’Italia vista dal bar – racchiudeva perfettamente tutto ciò, tra storie d’amore numerose ma pur sempre uniche e un motivetto vivace ma facile da ricordare. A quanto ci dicono i nostri votanti che hanno motivato la loro scelta tramite il già citato form, quel che è piaciuto è stato sicuramente lo stile scanzonato e “anti-sanremese”, il sapersi prendere poco sul serio e, soprattutto, la lunga e gloriosa carriera della band torinese che meritava un riconoscimento importante.

 

I risultati del sondaggio

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