Le cinque migliori serie lanciate dalla Bonelli negli ultimi dieci anni secondo i nostri lettori

Dragonero è una delle più amate serie Bonelli dell'ultimo periodo

Si riflette molto, ultimamente, sulla cosiddetta crisi del fumetto: un tendenziale calo delle vendite e la fine di quel periodo d’oro che aveva toccato l’editoria del settore tra gli anni Ottanta e Novanta, infatti, hanno suscitato soprattutto sul web un ampio dibattito, teso di volta in volta a trovare responsabili diversi nella concorrenza di altri media, nella qualità delle storie, nella varietà delle testate.


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C’è da dire, a questo proposito, che il principale editore italiano, la Sergio Bonelli Editore, non è certo stato con le mani in mano: negli ultimi vent’anni ha creato serie e miniserie in numero francamente impressionante, cercando di avvicinarsi anche a generi distanti dalla sensibilità tradizionale della casa editrice, come il fantasy, e provando formule nuove per il nostro mercato come quelle della graphic novel o del “bonelliano” a colori. In occasione della nascita della nuova testata Lukas, firmata da Michele Medda, vi abbiamo quindi chiesto con uno dei nostri sondaggi quali sono le migliori serie lanciate dalla Bonelli in questi ultimi dieci anni: ecco come avete risposto.

 

Brad Barron

La fantascienza anni ’50

La copertina del primo numero di Brad BarronPartiamo come di consueto dalla quinta posizione uscita dalla vostra graduatoria e andiamo, via via, a salire verso la vetta. In realtà in questo caso abbiamo parecchi ex aequo: al primo posto si sono infatti piazzati due titoli, mentre altri tre hanno pareggiato nell’inseguimento alla vetta, quindi di fatto partiamo da una effettiva terza posizione.

E subito vi troviamo Brad Barron, il fumetto che nel 2005 ha aperto per primo la lunga stagione delle miniserie bonelliane, testate cioè lanciate per durare un numero ben determinato di mesi e in un certo senso per “testare” il mercato.

Creato da Tito Faraci e da Fabio Celoni (anche se il primo numero fu disegnato per intero da Bruno Brindisi), il personaggio è un biologo della Columbia University e reduce della Seconda guerra mondiale che, nell’America degli anni Cinquanta, si trova a fronteggiare un’invasione aliena da parte dei malvagi Morb; cercando di ricreare l’atmosfera dei fumetti e dei romanzi pulp proprio di quel periodo – in cui la paura per esseri di altri pianeti era un leitmotiv ricorrente – Faraci scrisse per intero tutti i 18 episodi della miniserie, che si chiuse, come previsto fin dall’inizio, nell’ottobre 2006 con Vincitori e vinti, disegnata da Giovanni Bruzzo, Fabio Celoni e Bruno Brindisi.

Il personaggio, però, forte anche della buona popolarità raggiunta in edicola, ha continuato già dal 2008 e fino al novembre 2012 a comparire in numeri speciali, disegnati alternativamente da Massimiliano Avogadro e Walter Venturi, entrambi al lavoro già sulla serie mensile.

 

Volto Nascosto

Tra l’Africa e l’Italia

La copertina del primo numero di Volto NascostoUn paio d’anni dopo l’esordio di Brad Barron, nel 2007 la Bonelli diede il via libera ad un’altra miniserie, questa volta di quattordici episodi, affidandone l’ideazione a Gianfranco Manfredi, già da tempo al lavoro per l’editore milanese su Magico Vento, western inconsueto pubblicato dal 1997 che proprio da un paio d’anni era passato alla periodicità bimestrale, lasciando evidentemente un po’ di tempo libero al suo creatore.

Volto Nascosto, ideata assieme al disegnatore Goran Parlov, presentava una serie di elementi innovativi: da un lato l’ambientazione, per una volta lontana dall’America o dall’Europa e spostata almeno in parte addirittura in Etiopia e in Eritrea durante l’occupazione italiana; dall’altro, il fatto di non avere per forza un unico protagonista ma di essere di fatto una serie corale, visto che al fianco dell’eroe mascherato che guida la resistenza etiope trovano spazio personaggi italiani fittizi – su tutti Ugo Pastore – ma anche figure storiche realmente esistite, come il re Menelik II, sua moglie Taitù o il conte Antonelli.

La serie è stata pubblicata fino al novembre 2008, con copertine (e un paio di episodi) illustrati da Massimo Rotundo; dall’ottobre 2011 ha però trovato una sorta di seguito nel nuovo albo di Gianfranco Manfredi, Shanghai Devil, che mostra Ugo Pastore che si sposta in Cina assieme al padre e viene coinvolto nella ribellione dei Boxer, una serie che ha raccolto qualche volto anche nel nostro sondaggio ma non è riuscita ad arrivare in cinquina.

 

Le Storie

Graphic novel in salsa Bonelli

La copertina del primo numero de Le StorieL’abbiamo detto in apertura: alla Bonelli non si può certo imputare di non aver provato ad esplorare territori nuovi, non solo dal punto di vista narrativo ma anche di quello editoriale.

Prova probabilmente più emblematica di tutto questo è Le Storie, collana che ha esordito nell’ottobre 2012 con cadenza mensile e nel classico formato – anche se le tavole a fumetti non sono le solite 94, ma le 110 della foliazione di Tex, per dare un po’ più di respiro alla trama – ma che presenta un elemento di assoluta novità: non è una serie con un protagonista fisso ma sostanzialmente un’antologica di graphic novel.

Sia chiaro, in casa Bonelli non si tratta di un esperimento inedito: già alla fine degli anni ’70 aveva avuto un buon riscontro di critica la collana Un uomo un’avventura, con albi di grande formato e firmati da alcuni dei nomi più importanti del panorama fumettistico dell’epoca, come Sergio Toppi, Hugo Pratt, Guido Crepax, Bonvi, Milo Manara ed altri; nel 2007, poi, proprio Sergio Bonelli aveva dato il là ad una serie di Romanzi a fumetti che in principio dovevano avere cadenza annuale ma in seguito, grazie al successo delle prime uscite, hanno cominciato ad uscire con due diversi numeri all’anno.


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Le Storie, però, è il primo mensile che tenta con continuità questa strada in Italia: finora sono usciti una ventina di volumi, sceneggiati e disegnati da autori già al lavoro per la casa editrice come da un lato Paola Barbato, Roberto Recchioni, Pasquale Ruju, Diego Cajelli ed altri, e dall’altro Giampiero Casertano, Bruno Brindisi, Carlo Albertini, Giovanni Freghieri e così via, ma sempre caratterizzati da ambientazioni e tematiche cangianti.

 

Lilith

La cronokiller nata dalla penna di Luca Enoch

La copertina del primo numero di LilithArriviamo così alla vetta della classifica formata dai vostri voti, dove troviamo due serie unite dalla firma di Luca Enoch, che della prima è autore completo mentre della seconda è co-creatore.

Milanese, classe 1962, dopo una militanza prima all’Intrepido e poi alla Star Comics, Luca Enoch lavora alla Bonelli dal 1996, prima come disegnatore di Legs Weaver, poi, a partire dall’anno successivo, come autore completo proprio su Legs e sul suo personaggio di Gea, pubblicata in albi semestrali dal 1999 al 2007.

Chiusa quell’esperienza, Enoch ha potuto dedicarsi a due nuovi progetti: come autore completo ha lanciato Lilith, sua nuova eroina che, come la precedente, continua ad uscire due volte all’anno in albi da 132 pagine; come sceneggiatore, invece, ha creato assieme a Stefano Vietti la serie di Dragonero, di cui parleremo tra pochissimo visto che si tratta dell’altra testata che divide con Lilith l’onore del primo posto e che fa di Enoch decisamente l’autore preferito dai nostri lettori.

Per quanto riguarda Lilith, vi basti sapere che si tratta di una cronoagente, cioè una ragazza che viaggia nel tempo in cerca di portatori inconsapevoli di un parassita alieno, il Triacanto, che nel suo tempo è giunto a germinazione e a sterminare gran parte della razza umana: per questo si sposta tra gli scenari della guerra di Troia e quelli della Battaglia di Caporetto accompagnata da Lo Scuro, una sorta di guida che solo lei può vedere e dotato delle fattezze di un grosso felino, cercando di capire i paradossi temporali a cui la sua stessa esistenza è sottoposta e di comprendere anche perché non sia la sola a viaggiare nel tempo.

 

Dragonero

Il fantasy senza data di scadenza

La copertina del primo numero di Dragonero, la migliore serie lanciata dalla Bonelli negli ultimi dieci anni secondo i nostri lettoriConcludiamo la nostra cinquina con la già citata Dragonero, serie tra le più recenti della casa editrice, essendo attualmente la terzultima dopo l’appena nata Lukas e Orfani, di cui abbiamo parlato qualche tempo fa.

Anche in questo caso, si tratta di una importante novità in casa Bonelli: prima di tutto, infatti, bisogna dire che la storia venne sviluppata nel 2007 da Luca Enoch e Stefano Vietti per la sceneggiatura e Giuseppe Matteoni per i disegni, pubblicata come primo numero di quei Romanzi a fumetti di cui abbiamo già detto; il successo, sia di vendite che di critica, di quella prima avventura però convinse la casa editrice a proporre agli stessi autori un seguito a quella storia, tramutando poi quel progetto addirittura in una serie regolare con cadenza mensile, lanciata nel giugno dello scorso anno.

Sceneggiatori ufficiali sono sempre Enoch e Vietti, che nei primi quattro numeri hanno lavorato assieme ma poi si sono alternati nei vari albi usciti finora, mentre ai disegni – oltre al solito Matteoni che si occupa anche delle copertine – figurano tra gli altri Giancarlo Olivares, Giuseppe De Luca e Francesco Rizzato.

Ma non è solo la storia editoriale a fare di Dragonero una serie fuori dagli schemi: per la prima volta in Italia, infatti, un albo fantasy viene non solo prodotto dalla Sergio Bonelli Editore, ma anche lanciato in un mensile senza una fine già stabilita in anticipo, come una serie regolare a tutti gli effetti, andando addirittura oltre agli esperimenti portati avanti in questi anni soprattutto dalla Star Comics (con Khor o Nemrod, giusto per citarne un paio) o dalla stessa Bonelli nell’antologico Zona X in tempi più remoti.

 

I risultati del sondaggio

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