Le cinque più grandi sorprese alle elezioni europee del 2014

La bandiera dell'Unione Europea e le elezioni europee del 2014

Sono passate ormai due settimane dalle elezioni europee e proprio ieri qui in Italia si sono svolti i ballottaggi per le consultazioni locali: se nella prima occasione si era fatta registrare una forte affermazione del PD di Matteo Renzi in Italia e però di molti partiti antieuropeisti all’estero, nella tornata elettorale di ieri la situazione si è in parte riequilibrata, con le vittorie a Livorno del Movimento 5 Stelle, a Padova della Lega Nord, a Perugia del centrodestra (anche se il PD si è comunque imposto a Bari e Bergamo).

Due settimane fa, però, con in mano i risultati freschi freschi delle elezioni nei vari paesi dell’Unione Europea, vi abbiamo chiesto quali secondo voi erano stati gli esiti più sorprendenti.

Vi presentiamo ora come avete risposto al nostro sondaggio, elencandovi le cinque più grandi sorprese alle elezioni europee del 2014, partendo dal quinto posto e salendo fino al primo.

 

5. Iniziativa Femminista in Svezia

La rom Soraya Post al Parlamento Europeo

Non se ne è parlato molto né sui giornali, né tantomeno in TV, però – al di là delle tante spinte antieuro o nazionaliste che sono sorte in varie parti d’Europa – dalla Svezia è arrivato un segnale sicuramente originale ed inatteso col buon risultato ottenuto da Iniziativa Femminista.

Soraya Post (foto di Oscar Wettersten via MyNewsDesk.com)
Soraya Post (foto di Oscar Wettersten via MyNewsDesk.com)

Il partito ha una forte identità di genere ma, cosa ancora più originale, ha portato a Strasburgo una nuova parlamentare di etnia rom.

Soraya Post è infatti nata nel 1956 in Svezia, figlia di un ebreo tedesco e di madre rom, e ha sempre lavorato nell’ambito dei diritti umani e delle minoranze etniche, arrivando però alla notorietà nazionale solo nel momento in cui il suo partito, Feministiskt Initiativ, non l’ha piazzata come capolista alle europee, facendone la prima rom ad essere candidata in Svezia.

 
La sua nuova carriera politica però non le ha risparmiato fin da subito di essere investita dalle polemiche, visto che a quel punto i giornali hanno dato ampio risalto alla storia della figlia della Post, sposatasi, con il consenso della madre e della comunità rom, a 16 anni, un’età in cui in Svezia si è ovviamente minorenni.

Nonostante queste polemiche, il partito fondato nel 2005 ha trovato con lei il suo risultato migliore di sempre, visto che alle europee precedenti si era fermato al 2,2% (mentre nelle elezioni nazionali non è mai arrivato all’1%) mentre questa volta ha portato a casa il 5,3%, aggiudicandosi così un seggio. La Post ha già annunciato che si aggregherà al gruppo socialdemocratico.

 

4. Il Fronte Nazionale di Marine Le Pen in Francia

La destra nazionalista diventa primo partito di Francia

Non è invece certo una novità, nella scena politica europea, l’affermazione del Fronte Nazionale in Francia, partito che già da molti anni ormai si ripresenta, minaccioso, ad ogni crisi politica, sociale o economica.

Marine Le Pen durante un incontro con Vladimir Putin (foto ufficiale del Cremlino)
Marine Le Pen durante un incontro con Vladimir Putin (foto ufficiale del Cremlino)

Fondato nel 1972 da Jean-Marie Le Pen, leader indiscusso fino alle sue dimissioni nel 2011, il partito nazionalista ha ottenuto i primi risultati di rilievo a partire dal 1984, arrivando al 15% nel 1997 grazie soprattutto all’erosione trasversale di consensi ai partiti tradizionali, accusati di essere corrotti e di non avere a cuore gli interessi dei cittadini.

Il risultato più eclatante però il partito lo ottenne alle elezioni presidenziali del 2002, quando Le Pen superò il candidato socialista Lionel Jospin, arrivando al ballottaggio contro il presidente uscente Jacques Chirac.

 
Per Marine Le Pen, subentrata al padre, i risultati elettorali in questi primi anni sono stati altalenanti, fino al clamoroso colpo di scena alle recenti europee, con il sorprendente 24,86% che ha proiettato il Fronte Nazionale alla prima posizione nazionale, con la conquista di 24 dei 74 seggi spettanti alla Francia.

Un’affermazione che ha letteralmente scioccato l’opinione pubblica francese ed europea, tanto che ad esempio il ministro delle finanze tedesche non ha mancato di attaccare il partito, accusandolo di posizioni fasciste; di sicuro gran parte della campagna elettorale è stata calibrata contro l’euro e le politiche di immigrazione. Nel Parlamento europeo il Fronte Nazionale ha già stretto un’alleanza di intenti con la Lega Nord.

 

3. Syriza di Alexis Tsipras in Grecia

Contro le politiche di austerità, ma da sinistra

Il candidato straniero che più si è fatto conoscere in Italia durante la recente campagna elettorale è stato senza ombra di dubbio Alexis Tsipras, il leader di Syriza, la Coalizione della sinistra radicale greca.

Alexis Tsipras (foto di EU2017EE Estonian Presidency)
Alexis Tsipras (foto di EU2017EE Estonian Presidency)

Grazie a una lista italiana appoggiata in gran parte da intellettuali, infatti, e ad un programma elettorale che proponeva la fine delle politiche di austerità, il giovane politico greco ha portato avanti in tutta Europa la sua campagna elettorale volta anche in questo caso ad un attacco frontale nei confronti delle politiche dell’Unione Europea, ma stavolta “da sinistra”.

Il partito, infatti, si è costituito in Grecia da appena una decina d’anni, raccogliendo l’eredità di varie formazioni antifasciste elleniche, e i suoi risultati elettorali sono stati contraddistinti da un crescendo che andava di pari passo col malcontento diffuso nel paese, fino a diventare il secondo partito su base nazionale nel 2012.

 
Per quanto riguarda le elezioni europee, la lista italiana L’Altra Europa con Tsipras – appoggiata da nomi famosi come quelli di Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà, Carlo Freccero, Michele Serra, Rita Borsellino, Vauro Senesi, Sergio Staino, Gino Strada, Sabina Guzzanti e molti altri – è arrivata al 4,03%, appena appena sopra alla soglia di sbarramento del 4%.

Nel resto d’Europa

Un risultato giudicato più che positivo per l’Italia, ma molto meglio è andata in Grecia, dove Syriza ha raggiunto il 26,6% dei voti diventando il primo partito del paese, senza contare che gli alleati del KKE (il Partito Comunista Greco) hanno portato a casa un ragguardevole 6,1%.

A livello europeo Syriza aderisce al gruppo della Sinistra Unitaria Europea, che un tempo accoglieva gli italiani di Rifondazione Comunista e oggi è assimilabile a SEL, che non a caso ha appoggiato la campagna elettorale di Tsipras.

 

2. Lo UKIP di Nigel Farage in Gran Bretagna

Gli antieuropeisti britannici che piacciono a Grillo

Al secondo posto nella nostra graduatoria si è piazzato l’UKIP, il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito di Nigel Farage, che è salito agli onori della cronaca non solo per i lusinghieri risultati elettorali, ma anche per la probabile alleanza col Movimento 5 Stelle e alle consultazioni portate avanti dal leader britannico e da Beppe Grillo.

Nigel Farage durante un'intervista televisiva

D’altro canto, anche alcuni dei nostri votanti – quelli che hanno usato il form posto di fianco al sondaggio per spiegarci il loro voto – hanno sottolineato che la vera sorpresa è stato Farage, perché il Fronte Nazionale ma anche Syriza erano realtà già piuttosto solide nel loro paese e dagli inglesi era più difficile aspettarsi un voto che uscisse degli schemi tradizionali.

Lo UKIP è nato nel 1993 da una scissione a destra del Partito Conservatore, con l’obiettivo di far uscire la Gran Bretagna dall’Unione Europea, secondo una politica isolazionista che, nel paese della regina, ha una storia molto lunga.

 
Dopo anni di scarsi risultati, il partito ha guadagnato consensi di recente, grazie alla crisi economica e alla propaganda del segretario, che ai temi antieuropeisti ha aggiunto una politica economica liberale e dichiarazioni però anche contraddittorie contro le donne e gli immigrati.

Questa politica ha pagato molto a livello locale e di elezioni europee, meno in quelle nazionali; mai però il partito era arrivato al 27,5% raccolto alle recenti elezioni europee, risultato che ha quasi raddoppiato il punteggio ottenuto nel 2009 e ha permesso allo UKIP di surclassare sia il Partito Conservatore che i Laburisti, fermatisi rispettivamente al 24 e al 25%.

 

1. Il PD di Matteo Renzi in Italia

Il più netto risultato di un partito dai tempi della DC

Spesso, nei sondaggi che vi proponiamo, il vostro voto di divide abbastanza equamente, e i primi cinque classificati finiscono per entrare nella cinquina per una semplice manciata di voti in più rispetto agli esclusi.

Nel sondaggio di questa settimana, invece, il vostro voto si è concentrato in massa su una formazione politica che avete individuato, di conseguenza, come la vera vincitrice di queste elezioni europee: il PD di Matteo Renzi.

Matteo Renzi intento a spiegare la sua Buona Scuola
Anche se, come dicevamo all’inizio, il successo del partito del Presidente del consiglio più giovane della nostra storia è stato in parte ridimensionato dai ballottaggi di ieri, è innegabile che il risultato conseguito due settimane fa era inatteso da tutti, PD compreso.

Nonostante la forte campagna elettorale del Movimento 5 Stelle, una tradizione alle europee che punisce i partiti di governo e premia i movimenti di protesta e il rischio dell’astensionismo, il Partito Democratico ha infatti portato a casa quasi il 41% dei voti.

Un record

Questo è il risultato più alto mai raggiunto nel nostro paese da un partito di sinistra (sopra al 40% era arrivata solo la Democrazia Cristiana, e unicamente in tre occasioni, l’ultima delle quali nel lontano 1958), tra l’altro quasi doppiando i voti del secondo partito del paese, il Movimento 5 Stelle, fermatosi al 21,1%.

Per Renzi è stata l’ennesima iniezione di fiducia, dopo l’ottimo risultato alle Primarie dello scorso dicembre e il controverso passaggio a Palazzo Chigi a febbraio.

 

E voi, quale “sorpresa” preferite?

 

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