Se dovessimo ripensare a com’era la nostra vita sei o sette anni fa, probabilmente la più grande differenza che noteremmo – al di là delle scelte di vita e degli accadimenti personali – sarebbe legata agli smartphone. Certo, nel 2006 e 2007 avevamo tutti un cellulare, ma lo usavamo per mandare sms, magari usufruendo di una qualche promozione estiva, o per chiamare gli amici mentre eravamo in giro. Al limite, se avevamo pochi soldi, sfruttavamo quell’ormai vetusta pratica dello “squillino” che i più giovani tra i nostri lettori forse neppure conoscono.

La rivoluzione, nel settore, è stata introdotta dall’iPhone di Steve Jobs, che indubbiamente ha cambiato il mercato sia dei produttori che degli operatori, portando all’introduzione di tariffe più o meno flat per la navigazione internet via cellulare e dando vita al proficuo settore delle app.

L’innovazione di Google

Ma se Apple ha aperto la strada, molti l’hanno poi ingrandita, ed in particolare negli ultimi anni il pallino dell’innovazione sembra essere passato a Google, che col suo Android ha introdotto varie significative migliorie ai sistemi operativi mobile.

Proprio qualche giorno fa, l’azienda di Mountain View ha presentato a San Francisco, all’interno dell’evento Google I/O 2014, le direttrici verso cui si muoverà nei prossimi mesi, direttrici tra loro anche molto diverse, a mostrare come gli interessi della società fondata da Larry Page e Sergej Brin ormai spazino a 360°. Vista la grande varietà di argomenti, vi abbiamo chiesto di scegliere la novità che a voi pareva più interessante: ecco come ci avete risposto.

 

Android Auto

Il sistema per far comunicare automobili e smartphone

Android Auto permetterà di integrare il cellulare con l'automobile (foto di Maurizio Pesce via Flickr)
Android Auto permetterà di integrare il cellulare con l’automobile (foto di Maurizio Pesce via Flickr)

Ormai non è più una novità: la nuova frontiera per gli smartphone è andare oltre agli smartphone stessi. Detta in altri termini, gli sviluppatori (non solo di Google, ma anche di Apple) stanno lavorando per portare i loro sistemi operativi fuori dallo schermo del cellulare, per creare un sistema integrato che ci segua in ogni stanza della casa ma anche fuori, mentre siamo per strada, quando entriamo al lavoro, quando ceniamo in un ristorante, quando facciamo sport e così via.

I Google Glass, da questo punto di vista, sono l’esempio più rappresentativo di questa tendenza, ma di sicuro a Mountain View non hanno intenzione di fermarsi qui: al quinto posto della nostra classifica infatti troviamo Android Auto, la nuova tecnologia che permetterà ai telefoni Android di integrarsi perfettamente con l’automobile.

Le marche con cui si sta lavorando

Il sistema, per quanto si è visto finora, è piuttosto semplice ed intuitivo. Grazie ad un accordo con 40 produttori anche molto importanti (Audi, Ford, Honda, Hyundai, Kia, Mazda, Nissan, Opel, Renault, Seat, Skoda, Volvo, ma anche le nostre Fiat ed Alfa Romeo) le nuove automobili saranno dotate di una plancia che si sincronizzerà con lo smartphone.

Utilizzerà non la classica interfaccia con tutte le app, ma delle notifiche simili a quelle di Google Now, dando ampio spazio ovviamente al navigatore ma permettendo anche ricerche al volo grazie al riconoscimento vocale e alle risorse di Google Maps.

Inoltre sarà facilitato l’accesso alla libreria musicale (sia quella di Play Music, sia quella di servizi terzi come Spotify e altri). Le prime auto pronte per il nuovo sistema dovrebbero uscire entro il 2014; le marche più quotate per aprire le danze sono Audi, Chevrolet, Honda e Hyundai, che sono state non a caso utilizzate anche per le dimostrazioni al Moscone Center.

 

Android TV

Per trasmettere i contenuti sul televisore

Il logo di Android TV
Il logo di Android TV

Come hanno ben spiegato gli sviluppatori alla Google I/O, la televisione non sembra più di tanto risentire della comparsa dei nuovi media. In tutto il mondo i canali televisivi continuano a tenere incollati allo schermo milioni e milioni (se non addirittura miliardi) di persone ogni giorno, e il trend non sembra destinato a calare.

Ecco quindi che gli operatori informatici cominciano a guardare con sempre maggior interesse al settore: d’altro canto, Apple ha già sperimentato qualcosa con la Apple TV, che comunque è rimasta un prodotto abbastanza di nicchia, mentre più successo stanno avendo le Smart TV prodotte direttamente da industrie come Samsung, LG, Philips e altre.

Come verrà distribuito

Ora anche Google sta facendo i suoi passi in questa direzione, tanto che alla conferenza è stata presentata la Android TV, che però sarà disponibile solo a partire dall’anno prossimo. Anche qui si tratta di un prodotto che sarà distribuito tramite alcuni partner commerciali, sia già integrato nel televisore (accordi sono stati siglati con Sony, Sharp e Philips), sia come box esterno da collegare a qualsiasi apparecchio (con l’intervento di Asus e Razer).

L’Android TV sarà controllabile direttamente dallo smartphone tramite un’apposita app o anche addirittura dallo smartwatch, mentre grande attenzione durante la presentazione è stata riservata al lato gaming, visto che nelle idee di Google il dispositivo verrà usato soprattutto per poter sfidare i propri amici in modalità multiplayer.

L’unico problema è che ora Chromecast potrebbe diventare un inutile doppione, ma meno potente nelle possibilità videoludiche: nei prossimi mesi capiremo meglio quali sono le idee della grande G al proposito.

 

Android Wear

Il sistema operativo per gli smartwatch

Alla scoperta di come funzionano gli smartwatch che vanno tanto di moda
Alla scoperta di come funzionano gli smartwatch che vanno tanto di moda

Più che l’auto o la tv, a voi – a giudicare da come avete votato nel nostro sondaggio e soprattutto da quello che ci avete scritto per spiegarci il vostro voto – sembrano interessare gli orologi, i device su cui d’altronde si stanno buttando a capofitto un po’ tutti, sicuri che il mercato sia pronto ad accogliere una nuova generazione di prodotti touch da polso.

Il team di Android, per questo motivo, ha già messo a disposizione una sua versione del sistema operativo per smartwatch che, sebbene ancora in fase di ampliamento, offre già una panoramica piuttosto chiara di come la situazione evolverà nei prossimi mesi.

Adatto ad ogni forma di orologio

Capace di adattarsi alle diverse forme dell’orologio (da quella rettangolare a quella più classica e circolare), si basa anch’esso sulle schede di Google Now. Permette infatti di consultare sull’orologio le notifiche del cellulare ma anche di rispondere ai messaggi tramite il riconoscimento vocale (per quegli smartwatch che hanno un microfono integrato).

Inoltre si possono consultare i propri appuntamenti e il meteo, ricevere indicazioni per la navigazione mentre si sta camminando per strada, contare i propri passi e controllare la propria attività fisica. Oltre che ovviamente ricevere tutti quei suggerimenti personalizzati e intelligenti che fanno di Google Now uno dei prodotti più interessanti degli ultimi tempi.

Il tutto comandato o con la voce – cosa che comunque in ambienti pubblici è possibile solo fino ad un certo punto – o con lo swipe, il movimento di trascinamento e scorrimento del dito con cui ormai, sui moderni dispositivi touchscreen, facciamo quasi tutto. Ora si tratta di aspettare lo sviluppo di applicazioni terze, per integrare ancora di più i servizi del cellulare col proprio orologio.

 

Google Fit

Le API per il fitness

L'icona di Google Fit
L’icona di Google Fit

Le prime due novità più interessanti secondo voi, però, non sono legate all’introduzione di nuovi dispositivi, ma al miglioramento di quelli già esistenti. D’altro canto, di soldi da spendere ce ne sono ancora pochi ed è comprensibile che un’innovazione che arrivi gratuitamente sul proprio telefono tramite un semplice aggiornamento software possa rivelarsi più interessante di altre che vogliono costringerci a tirar fuori denaro per qualcosa che magari è ancora in fase di rapida evoluzione.

Al secondo posto della nostra graduatoria, infatti, troviamo Google Fit, un’innovazione che di per sé non può essere toccata con mano dall’utente, ma che dovrebbe portare alla nascita di una miriade di importanti e nuove applicazioni.

Salute ed allenamento

Si tratta infatti di una serie di API (ovvero di un set di strumenti specifici consegnati agli sviluppatori) che permetteranno di monitorare tramite il telefono e gli altri dispositivi Android tutta una serie di dati legati allo stato di salute ed al fitness.

In sostanza, Google ha voluto rispondere alla mossa di Apple, che poche settimane fa ha annunciato l’HealthKit per i device che utilizzano iOs: la differenza principale è che mentre Apple ha accentrato tutti i dati in una propria app, con la quale i software terzi dovranno interagire, Google ha scelto come al solito la “delocalizzazione”.

Infatti fornisce solo degli strumenti che ogni sviluppatore potrà utilizzare a proprio piacimento (mossa che, a quanto pare, sarà seguita anche da aziende partner come Adidas, che ha già annunciato che permetterà anche ad applicazioni di utilizzare i sensori dei loro strumenti). Finora al progetto hanno aderito mostri sacri del settore come Nike, RunKeeper, RunTastic, la stessa Adidas e le tecnologiche Asus, HTC, Intel, LG e Motorola.

 

Material Design

La nuova grafica flat di Android

Un esempio dei principi del Material Design di Google
Un esempio dei principi del Material Design di Google

La novità che però più di tutte ha affascinato i nostri lettori è forse la meno clamorosa, ma di sicuro quella più appariscente: all’evento I/O, infatti, i tecnici di Mountain View hanno annunciato che la nuova release di Android, per ora chiamata Android L, sarà rinnovata drasticamente nel design all’insegna di un nuovo stile che è stato battezzato Material Design.

La mossa pare seguire le orme di quanto fatto da Apple con iOs 7, che tante perplessità aveva suscitato al momento dell’annuncio e che però alla resa dei conti è stato ben accolto dagli utenti; allo stesso modo, infatti, i designer di Android hanno approntato una grafica più leggera e minimale, in cui grande peso avranno i font e le immagini, una grafica volta soprattutto a rendere più fluida l’esperienza dell’utente grazie ad animazioni coerenti, un’interfaccia flat e colori sgargianti.

L’effetto che fa

L’impressione generale è quella di un sistema operativo all’apparenza più semplice, più visivo e più immediatamente riconoscibile, in cui la piattezza dei colori e delle forme sarà in parte attenuata dall’uso di animazioni e ombreggiature che dovrebbero dare comunque l’idea della profondità.

La nuova grafica sarà disponibile, come detto, con la prossima release, ma nel frattempo Google sta iniziando ad aggiornare alcune sue app secondo il nuovo stile e soprattutto sta cercando di convincere gli sviluppatori a seguirla sulla nuova strada, in modo da dare agli utenti un ambiente di lavoro e gioco il più possibile coerente al proprio interno.

Per questo motivo, oltre alle presentazioni di rito, è stato approntato anche un intero sito che spiega ai programmatori i vantaggi della nuova grafica ed i suoi principi di base.

 

I risultati del sondaggio

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