Le cinque religioni di Westeros, il Continente Occidentale delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco

I sette dei del Trono di Spade

Una delle saghe letterarie più famose degli ultimi anni è A Song of Ice and Fire (tradotta in italiano con Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco) dello scrittore americano George R.R. Martin, da cui è stata tratta anche la serie TV Il trono di spade.

La peculiarità di questi romanzi sono senza dubbio la caratterizzazione dei personaggi – ben lontani da tipi stereotipati esclusivamente positivi o negativi, ma resi molto più simili agli esseri umani in tutte le sfaccettature che li contraddistinguono – e il realismo sul quale s’impernia l’intera opera.


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Uno degli aspetti che contribuiscono a questo realismo è proprio la rilevanza data ai culti religiosi in un quadro quanto più crudo e dettagliato (basti pensare ad alcune usanze professate dai sacerdoti dei vari culti). Martin analizza la devozione, spesso prossima al fanatismo, di alcuni personaggi ma allo stesso tempo il disinibito scetticismo di altri verso qualsiasi divinità, spaziando ad ogni capitolo da un punto di vista ad un altro.

 

Antichi Dei

Un culto individuale senza testi sacri né sacerdoti

Un'immagine che illustra la saga di George R.R. Martin Inizialmente venerate dai Figli della Foresta, queste antiche divinità dai nomi sconosciuti sono state sostituite a sud della Incollatura dal culto dei Sette Dei a seguito dell’invasione degli Andali. L’unica eccezione è data dai Blackwood di Raventree Hall, situata nelle Terre dei Fiumi, unica Casa del sud ad esser rimasta fedele agli Antichi Dei. Di questo culto non esistono testi sacri, né veri e propri sacerdoti o ministri; la religione nel nord dei Sette Regni si tramanda di generazione in generazione ed è una questione quanto più individuale. Il singolo è libero di rivolgere le proprie preghiere agli Dei, senza che sia necessario alcun tipo di intercessione da parte di terzi.

In accordo con la forte componente individualistica di questa fede, non esistono templi dedicati alle divinità. I devoti sono soliti rivolgersi ad esse pregando di fronte agli alberi-diga (caratterizzati da una pallida corteccia bianca e foglie rosso scuro), risalenti ai tempi dei Figli della Foresta ed ormai inesistenti al sud, perché completamente bruciati dai Primi Uomini provenienti dal Continente Orientale. Gli alberi superstiti si trovano nei parchi degli Dei (boschi sacri situati all’interno dei castelli appartenenti alle nobili Case del nord) e al di là della Barriera.

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Secondo la credenza comune, infatti, le divinità sarebbero in grado di esercitare i propri poteri solo in presenza di questi alberi-diga e di scrutare tutto ciò che accade attraverso i volti scolpiti secoli prima sui loro tronchi dai Figli della Foresta. Nonostante il culto dei Sette Dei sia stato ufficializzato come religione del Continente Occidentale, gli uomini del nord possono liberamente venerare gli Antichi Dei. Gli stessi Guardiani della Notte, ordine di confratelli al servizio del Regno nella difesa della Barriera eretta all’estremo confine settentrionale del Continente, permettono ai propri novizi di scegliere se recitare il giuramento di fronte ai Sette oppure al cospetto degli Antichi Dei.

 

Sette Dei

La religione ufficiale del Continente Occidentale

La stella a sette punte degli adepti alla religione dei Sette Dei Proveniente dal Continente Orientale e giunto ad Occidente ad opera degli Andali, i quali determinarono la caduta dei regni dei Primi Uomini, il culto dei Sette Dei è la religione ufficiale del Continente Occidentale, praticata soprattutto al sud nonché nella capitale stessa del regno (Approdo del Re). Questo culto religioso, a differenza di quello degli Antichi Dei, presenta una certa organizzazione interna. Il clero è composto da sacerdoti (septon) e sacerdotesse (septae). Il capo del Credo è il Sommo Septon, eletto dai Più devoti e risiedente nel Tempio di Baelor ad Approdo del Re.

Uno degli ordini monastici più ricorrenti è quello delle Sorelle del silenzio, composto da sole donne fedeli allo Sconosciuto e votate per l’appunto al silenzio e alla castità, le quali si dedicano alle cerimonie funebri. Un tempo il Credo disponeva di una propria forza militare, che venne utilizzata durante la rivolta – denominata Ribellione del Credo – contro la dinastia reggente dei Targaryen (ripetutamente dedita ad atti incestuosi considerati deprecabili dalla religione dei Sette Dei), in seguito duramente repressa da Maegor I il Crudele, il quale vietò agli esponenti del Credo di possedere armi.


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Il numero sette è sacro. Sono previsti sette inferi ed esistono sette Dei (il Padre, la Madre, la Vergine, la Vecchia, il Guerriero, il Fabbro e lo Straniero), i quali rappresentano i sette aspetti di un’unica divinità e vengono venerati in appositi templi eretti ed appositamente dedicati ad essi. Il Padre rappresenta la giustizia divina e decide delle vite dei mortali. La Madre la misericordia, la compassione e la fertilità. La Vergine la purezza e l’innocenza delle giovani fanciulle. La Vecchia la saggezza. Il Guerriero la forza e il coraggio in battaglia. Il Fabbro l’artigianato e il duro lavoro. Infine, lo Straniero rappresenta la morte e tutto ciò che è ignoto. Esistono numerosi testi sacri di riferimento, tra i quali primeggia La stella a sette punte.

 

R’hllor

L’eterna dicotomia tra il bene e il male

Tra la religioni di Westeros, quella di R'hllor è una delle principali Anche questo misterioso culto proviene dall’Oriente ma sta lentamente prendendo piede anche all’interno del Continente Occidentale. Si tratta di una religione imperniata sull’eterna dicotomia tra il bene e il male e dunque sul dualismo tra R’hllor (Signore della Luce, Dio del bene) e l’innominabile Dio Estraneo (Dio delle tenebre e della morte). I sacerdoti vengono definiti preti rossi e sacerdotesse rosse per via delle loro vesti color porpora. Sono soliti spostarsi lungo il Continente Occidentale alla ricerca di proseliti e nuovi adepti disposti ad abbracciare il culto di R’hllor.

Alcuni di essi sembrano possedere poteri magici – tra i quali la capacità di far resuscitare i morti. Inoltre ogni notte accendono numerosi fuochi dal momento che «la notte è oscura e piena di terrori» e scorgono il futuro tra le fiamme. Non di rado compiono sacrifici umani per ottenere la benevolenza del Signore della Luce e sostengono che la morte tramite il fuoco sia la più pura delle morti. Secondo la profezia, l’eterno scontro tra il bene e il male terminerà quando il messia Azor Ahai risorgerà e sconfiggerà le tenebre con la sua spada magica, chiamata Portatrice di Luce.

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La leggenda di Azor Ahai narra che l’uomo tentò invano per due volte di forgiare la spada che gli avrebbe permesso di dissolvere le tenebre che attanagliavano il mondo, riuscendoci però solo al terzo tentativo, dopo cento giorni e cento notti e solo tramite il sacrificio della sua amata moglie Nissa Nissa. A partire dal secondo volume de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco ci viene presentata quella che sarà destinata ad essere una figura ricorrente tra i seguaci del culto di R’hllor: la sacerdotessa rossa Melisandre di Asshai. La quale vede in Stannis della Casa Baratheon la reincarnazione di Azor Ahai e decide dunque di sostenere la sua causa di ascesa al Trono di Spade.

 

Dio Abissale

Il culto monoteista delle Isole di Ferro

Il battesimo degli adoratori del Dio Abissale Coerentemente con il culto religioso di R’hllor, anche quello del Dio Abissale è un culto monoteista, circoscritto però al solo territorio delle Isole di Ferro, nelle quali la religione dei Sette Dei diffusa dagli Andali non ha attecchito. Anche in questo caso esiste un’antitesi, il Dio della Tempesta. La natura del Dio Abissale rispecchia quella propria degli abitanti delle Isole. Uomini non a caso definiti “di ferro” in quanto duri e spietati, dediti a razzie, atti di pirateria e stupri (basti pensare al motto di Casa Greyjoy, «Noi non seminiamo»).

Questa religione viene analizzata in modo specifico solo a partire dal quarto libro della saga, tramite il personaggio di Aeron Greyjoy detto “Capelli Bagnati”, sacerdote del Dio Abissale, un tempo uomo debole e dedito a vizi lascivi, ma ora redento e dalla solida e incrollabile fede, prossima al fanatismo. Il culto prevede il fondamentale rito del battesimo, chiamato non a caso annegamento, durante il quale un sacerdote immerge l’individuo nell’acqua salata fino a fargli perdere i sensi per poi rianimarlo. Si tratta di una “morte” che indica il passaggio alla nuova vita sulla via della fede, una vera e propria resurrezione spirituale.

Il battesimo degli uomini di ferro prevede delle formule rituali. Il sacerdote pronuncia la frase «Lasciate che il tuo servo nasca di nuovo dal mare, come lo siamo stati, benedicilo con sale, benedicilo con la pietra, benedicilo con l’acciaio» e la risposta del battezzato sarà «Ciò che è morto non può mai morire». Dopodiché la cerimonia termina con la frase finale pronunciata dal sacerdote: «Ciò che è morto non può mai morire, ma si rialza, più duro e più forte».

Gli uomini di ferro non temono la morte in battaglia, specialmente se sopravvenuta sulla tolda della propria nave, dal momento che potranno così ricongiungersi con il loro Dio. Infatti, una delle frasi ricorrenti pronunciate dai sacerdoti (o Uomini Annegati) in riferimento ad un defunto è: «Ora egli banchetta nelle liquide sale del Dio Abissale».

 

Madre Rhoyne

La divinità portata dai Rhoynar

Dorne, il regno più meridionale del Continente OccidentaleA Dorne, il regno più a meridione dell’intero Continente Occidentale, viene ancora venerata – seppure in misura minore – una divinità portata dai Rhoynar durante la loro traversata del Mare Stretto per scappare alla conquista dei valyriani: Madre Rhoyne. Essa non ha nulla a che vedere con la Madre venerata dai fedeli alla religione dei Sette Dei e con questa non va confusa. Guidati dalla regina Nymeria, i Rhoynar fuggirono dal Continente Orientale per stabilirsi in Occidente, approdando sulle coste di Dorne. Qui, forti dell’alleanza con lo sposo della regina, Mors Martell, conquistarono ed unificarono la penisola meridionale sotto il nome di Casa Martell.

I culti e le usanze del popolo dei Rhoynar sono così filtrati all’interno della tradizione dorniana, il più rilevante dei quali riguarda la successione in linea diretta secondo cui l’eredità spetta al primo figlio nato, indipendentemente dal sesso, ponendo Dorne in netto contrasto con la tradizione successoria propria di tutto il Continente Occidentale. Madre Rhoyne prende il nome dal fiume – a cui i devoti si rivolgono spesso come “fiume madre” – che scorre nel Continente Orientale nei pressi del quale si è venuta ad originare la popolazione dei Rhoynar.

I seguaci di questa divinità sono localizzati lungo il corso del Sangue Verde (uno dei maggiori fiumi dorniani) che percorrono su apposite zattere costruite con i resti della flotta della regina Nymeria e si fanno chiamare “orfani” ritenendosi, per l’appunto, orfani della Madre Rhoyne da cui tutti loro si sono originati. Essi, giunti nel Continente Occidentale, non furono in grado di accettare la religione dei Sette Dei, perciò decisero di rimanere fedeli alle proprie radici rhoynar e continuare a venerare il fiume madre insieme ad altre divinità minori (l’unica di cui siamo a conoscenza è il Vecchio Uomo del Fiume).

 

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