Le migliori frasi di Oceano mare di Baricco

Le migliori frasi da Oceano Mare di Baricco

Oceano mare è, senza dubbio, uno dei romanzi più famosi ed apprezzati di Alessandro Baricco. Uscito nel 1993, era all’epoca il suo secondo lavoro di questo tipo, dopo Castelli di rabbia, pubblicato due anni prima e accolto con un certo interesse sulla scena letteraria1. Il nuovo scritto, però, si rivelava ancora più radicale nelle sue scelte e mostrava uno stile che poi Baricco avrebbe abbracciato per tutti i suoi volumi successivi. Uno stile che emerge anche analizzando le principali frasi di Oceano mare.

Qui di seguito, infatti, troverete una trentina di citazioni tratte da quel volume, che vi permetteranno di conoscere più a fondo il modo di scrivere di Baricco e i temi affrontati. Sulle prime cinque frasi spenderemo anche qualche parola in più.

 

1. Una somma di limiti

Nonostante i tanti personaggi che si alternano sulle sue pagine, il vero protagonista del romanzo di Baricco è il mare. E con esso, la natura. Una natura che viene di solito analizzata dal punto di vista emozionale, ma, di tanto in tanto, anche da quello filosofico e razionale. Come nel caso seguente.

La natura ha una sua perfezione sorprendente e questo è il risultato di una somma di limiti. La natura è perfetta perché non è infinita.

      

 

2. L’infinito grembo del possibile

Anche il destino ritorna spesso tra i temi del romanzo. Un destino che tesse le fila delle vite dei vari protagonisti e li riconduce al mare, oltre a metterli davanti ai loro limiti e alle loro sconfitte. E la frase seguente esprime tutto questo con un tocco di poesia e di musicalità, fattori che nel libro hanno un peso rilevante.

Davvero ci sono momenti in cui l’onnipresente e logica rete delle sequenze causali si arrende, colta di sorpresa dalla vita, e scende in platea, mescolandosi tra il pubblico, per lasciare che sul palco, sotto le luci della libertà vertiginosa e improvvisa, una mano invisibile peschi nell’infinito grembo del possibile e tra milioni di cose, una sola ne lasci accadere.

      

 

3. Le donne

Si parla spesso, oggi, di caratteristiche femminili e maschili, di capacità specifiche dell’uno o dell’altro genere; o, anzi, più spesso della loro mancanza. Baricco esaltava però, qui, la capacità delle donne di fare alcune cose in modo unico e irripetibile.

Fanno delle cose, le donne, alle volte, che c’è da rimanerci secchi. Potresti passare una vita a provarci: ma non saresti capace di avere quella leggerezza che hanno loro, alle volte. Sono leggere dentro. Dentro.

      

 

4. Il mare cancella

Tra le tante specificità del mare c’è quella di essere quasi un assoluto che finisce, indirettamente, per mostrarci la nostra relatività. Confrontandoci con lui usciamo differenti, più consapevoli di noi stessi e dei nostri limiti. Anche perché, come sottolinea lo stesso Baricco, il mare cancella in un certo senso la nostra presenza.

Sai cos’è bello, qui? Guarda: noi camminiamo, lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia, e loro restano lì, precise, ordinate. Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia e non ci sarà più nulla, un’orma, un segno qualsiasi, niente. Il mare cancella, di notte. La marea nasconde. È come se non fosse mai passato nessuno. È come se noi non fossimo mai esistiti. Se c’è un luogo, al mondo, in cui puoi pensare di essere nulla, quel luogo è qui. Non è più terra, non è ancora mare. Non è vita falsa, non è vita vera. È tempo. Tempo che passa. E basta.

      

 

5. L’attesa

Il mare è anche un elemento che, come abbiamo appena visto, altera il tempo. O, per meglio dire, lo annulla. Questo emerge in tutto il clima del romanzo, che appare sospeso in un momento indeterminato, che non scorre e non cambia. Un’eterna fissità che l’uomo non riesce davvero a scalfire.

– Ogni tanto mi chiedo cosa mai stiamo aspettando.
Silenzio.
– Che sia troppo tardi, madame.

 

Altre 24 frasi di Oceano mare di Baricco, oltre alle 5 già segnalate

Se queste prime cinque frasi non vi hanno ancora soddisfatto, qui di seguito ne trovate altre 24, più o meno lunghe, che vi aiuteranno a farvi un’idea più chiara del romanzo. Eccole, in rapida successione.

– Volevo dire che io la voglio, la vita, farei qualsiasi cosa per poter averla, tutta quella che c’è, tanta da impazzirne, non importa, posso anche impazzire ma la vita quella non voglio perdermela, io la voglio, davvero, dovesse anche fare un male da morire è vivere che voglio. Ce la farò, vero?

– Poi avvicina il pennello al volto della donna, esita un attimo, lo appoggia sulle sue labbra e lentamente lo fa scorrere da un angolo all’altro della bocca. Le setole si tingono di rosso carminio. Lui le guarda, le immerge appena nell’acqua, e rialza lo sguardo verso il mare. Sulle labbra della donna rimane l’ombra di un sapore che la costringe a pensare “acqua di mare, quest’uomo dipinge il mare con il mare” – ed è un pensiero che dà i brividi.

– Aveva la bellezza di cui solo i vinti sono capaci. E la limpidezza delle cose deboli. E la solitudine, perfetta, di ciò che si è perduto.

– È uno specchio, questo mare. Qui, nel suo ventre, ho visto me stesso. Ho visto davvero.

– Forse il mondo è una ferita e qualcuno la sta ricucendo in quei due corpi che si mescolano.

– Il mare è senza strade, il mare è senza spiegazioni.

– Io ti ho amato, André, e non saprei immaginare come si possa amare di più. Avevo una vita, che mi rendeva felice, e ho lasciato che andasse in pezzi pur di stare con te. Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce ad immaginarsi il desiderio. Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti. Sapevo che lo avrebbe fatto lei. E lo ha fatto. È scoppiata tutto d’un colpo. C’erano cocci ovunque, e tagliavano come lame.

– Quando facevo i ritratti alla gente iniziavo dagli occhi. Li studiavo per minuti e minuti, li abbozzavo con la matita e quello era il segreto perché una volta che voi avete disegnato gli occhi.. Succede che tutto il resto viene da sé, è come se tutti gli altri pezzi scivolassero da soli intorno a quel punto iniziale […] il problema è: dove cavolo sono gli occhi del mare?

– La sconcertante scoperta di quanto sia silenzioso, il destino, quando, d’un tratto, esplode.

– Non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada. Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo… salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai.

– Non si è mai lontani abbastanza per trovarsi.

– Perché nessuno possa dimenticare di quanto sarebbe bello se, per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi. E qualcuno un padre, un amore, qualcuno capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume immaginarlo, inventarlo e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio. Questo, davvero, sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce, la vita, qualunque vita. E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare. Farsi ferire, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe, finalmente, umano. Basterebbe la fantasia di qualcuno un padre, un amore, qualcuno. Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio, in questa terra che non vuole parlare. Strada clemente, e bella. Una strada da qui al mare.

– Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna. Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità. Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi, se non a lei? Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle –Ti aspettavo. Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu si prenderà gli anni –i giorni, gli istanti– che quell’uomo, prima ancora di conoscerla, già le aveva regalato. O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell’uomo –Tu sei matto. E per sempre lo amerà.

– Sensazione meravigliosa. Di quando il destino finalmente si schiude, e diventa sentiero distinto, e ormai inequivocabile, e direzione certa. Il tempo interminabile dell’avvicinamento. Quell’accostarsi. Si vorrebbe non finisse mai. Il gesto di consegnarsi al destino. Quella è un’emozione: Senza più dilemmi, senza più menzogne. Sapere dove. E raggiungerlo. Qualunque sia, il destino.

– Tra tutte le vite possibili, ad una bisogna ancorarsi per poter contemplare, sereni, tutte le altre.

– Un pretesto per tornare bisogna sempre seminarselo dietro, quando si parte.

– Come glielo dici, a un uomo così, che adesso sono io che voglio insegnargli una cosa e tra le sue carezze voglio fargli capire che il destino non è una catena ma un volo, e se solo ancora avesse voglia davvero di vivere lo potrebbe fare, e se solo avesse voglia davvero di me potrebbe riavere mille notti come questa invece di quell’unica, orribile, a cui va incontro, solo perché lei lo aspetta, la notte orrenda, e da anni lo chiama.

– Il mondo di fuori è sempre là. Puoi fare qualsiasi cosa ma stai certo che te lo ritrovi al suo posto, sempre. C’è da non crederci, ma è così.

– “Voi avete dei cattivi ricordi, dottore. E dei cattivi ricordi guastano la vita. “È una vita cattiva, Marie, che guasta i ricordi.”

– Questo, mi ha insegnato il ventre del mare. Che chi ha visto la verità rimarrà per sempre inconsolabile.

– Il problema è questo, che ho tante strade intorno e nessuna dentro.

– Non è che io non abbia le idee chiare, le ho chiarissime ma solo fino a un certo punto della questione. So perfettamente qual è la domanda. È la risposta che mi manca.

– È un bel modo di perdersi, perdersi uno nelle braccia dell’altra.

– Immobile, sotto le coperte, aspettava di scoprire se sarebbe arrivato prima il sonno o la paura.

Note e approfondimenti

  • 1 Un’eco di quel successo inaspettato può essere ritrovata leggendo qui.

 

 

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