Oggi – tramite una sorta di lettera per i professori delle medie – vorremmo spezzare una lancia a loro favore. Anzi, un ulivo. Quella degli insegnanti risulta essere una categoria bersagliata su più fronti, e credo sia meglio alzare un segno di pace che riferirsi a qualcosa di bellicoso.

Tra insegnanti e vigili

Il sentimento prevalente nei confronti degli insegnanti, a parte qualche straordinaria eccezione, è paragonabile a ciò che si prova di fronte ad un vigile urbano che fa solo il suo lavoro. Un lavoro che qualcuno deve fare, ma che non riscuote una grande simpatia soprattutto, quando ci mette una multa.

Almeno quando la mette a noi, ovviamente, e non ad uno sconosciuto che ha parcheggiato di fronte al nostro garage. Quando una disavventura del genere colpisce un altro e non noi, il senso di giustizia ci pervade. Un po’ come quando a scuola finalmente il prof zittisce il bulletto che ci dà il tormento. E allora vale la pena ringraziare anche questi professori, soprattutto adesso che siamo arrivati a fine anno. Vediamo per quali motivi.


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Le radici

La solidità dei prof

Gli insegnanti e le radici dei loro studentiOgni insegnante a volte è costretto a mettere “multe”, a usare i rimproveri, alzare la voce, arrabbiarsi, dare delle annotazioni, assegnare un voto/giudizio non positivo, bocciare uno studente… A quanti di noi tutto questo fa piacere? A quale genitore dà soddisfazione dire un “no” al proprio pargolo sapendo che questo causerà frustrazione e rabbia?

Vorremmo vederli sempre felici e gioire della vita insieme a loro, ma hanno bisogno anche di altro, della forza della ragione, di imparare le buone abitudini e l’arte di vivere, di sentirci autorevoli ed affidabili, di sapere che siamo “forti” e capaci. Di sapere, insomma, che nessun vento sradicherà le nostre radici e quindi nemmeno loro verranno mai sradicati se chiederanno ospitalità sui nostri rami o se sentiranno il bisogno di un valido sostegno.

Per questo dobbiamo ringraziare anche gli insegnanti, e soprattutto gli insegnanti delle medie. Che si trovano a gestire un’età non certo facile, fatta di antagonismi, incomprensioni e forze nuove che emergono.

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L’originalità

Un grande campionario umano

Un'originale lezione di scienzeI prof, si sa, sono tipi bizzarri, ben caratterizzati sia fisicamente che psicologicamente. Ci sono le prof minute, ma temutissime, quelle con un vocione da uomo cavernicolo, quelle giovani e carine, quelle con il naso aquilino, quelle bonaccione con le guance rosate. Ci sono i professori bellissimi e moderni che sembrano Scamarcio, quelli vecchio stampo, quelli con le mani a forma di badile alti due metri per due, quelli sportivissimi, quelli timidi e intellettuali, quelli scattanti e quelli noiosi.

Cosa c’è di più bello che lasciarsi affascinare da questo spettacolo, spaccato di umanità, campionario di vite vissute? Fiction televisive viventi, assolutamente mai banali né noioise? Insomma il bello dei prof è che tanto più sono strani ed insoliti, tanto più sono autentici e veri.

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La giovinezza

Un modo per non invecchiare mai

Una professoressa durante un esperimentoPer quanto avanti negli anni, tutti i prof restano giovani: simili a fanciullini se lavorano con i bambini, adolescenti se lavorano alle superiori, non del tutto definiti se lavorano alle medie, ma di fatto giovani.

Anche quando dicono: «Eh, noi ai nostri tempi… Eh, mica come voi», continuano a sentire una particolare sintonia e simpatia per il mondo dei giovanissimi, per ciò che resta sempre uguale (le piccole grandi paure, il desiderio di essere quotato/a nel gruppo, i primi segreti, le amiche del cuore, le prime cotte) e per ciò che cambia velocemente (i giochi, gli interessi, i modi di dire, i modi di fare, i gesti).


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Si lamentano di continuo dei loro studenti, delle loro classi, ma poi si affezionano sempre. Alcuni sono persino possessivi, dicono la “mia classe” come fosse davvero una loro creazione/possesso, solo loro e di nessun altro. E quando i loro riescono in ciò che fanno li vedi orgogliosi e fieri che si beano come bimbi del loro castello di sabbia o adolescenti della loro squadra di calcio del cuore che vince e vince e vince.

 

La ritualità

In una lettera per i professori delle medie non si può dimenticare la costanza

Alcune delle armi dell'insegnanteI prof sono gli esseri viventi più costanti della terra. Fermi nella quotidianità e nell’abitudine del registro da compilare, l’appello da fare, i banchi e la scelta dei posti, la cattedra, la penna nera, la sala docenti, lo spettacolo di fine anno, i progetti, le verifiche, i temi da correggere.

Bisogna avere un animo da amarcord, uno spirito nostalgico, un’affezione sincera per la carta, le penne, i diari, le agende. Ma anche per il profumo dei libri nuovi, la conoscenza, il sapere di non sapere, l’infinita ricerca di saggezza con disciplina e pazienza, passo dopo passo, giorno dopo giorno…

L’elenco degli alunni, i nomi, i volti, volti che cambiano per assomigliarsi sempre un pochino. Ogni anno cercando di migliorarsi, rito dopo rito, come un fiume lento che scorre e lima tutti gli spigoli del sasso fino a renderlo sottile sabbia che scorre, la vita.

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I Don Chisciotte

Ogni anno, una nuova avventura

I professori-Don ChisciotteI prof sono degli inguaribili e folli romantici, idealisti Don Chisciotte. Non possono fare a meno di combattere battaglie poetiche, di difendere casi impossibili o di sentirsi giustizieri della notte. Salvo poi in entrambi i casi finire tra le pale dei mulini, depressi, affranti, con la gastrite o peggio.

Ma è nella loro natura riprovarci e riprovarci ancora, confidando in amici, mariti, mogli, familiari più sancho panzesi che li riportino alla realtà della vita con i suoi destini da compiere, le sue leggi giuste anche quando sembrano così dure.

Eppure li vedrai sempre iniziare un nuovo anno come si spacchetta la bici nuova appena comprata. Con gli occhi contenti, pieni di curiosità, la mente mobile piena di idee, progetti in cui infilarsi, riforme da attuare, novità che si ripetono. È in fondo il ciclo delle vite che incarnano un po’ ogni giorno.

Visti così, non sono poi così male questi prof, o no?

 

Segnala altre cose belle da dire in una lettera per i professori delle medie nei commenti.

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Francesca di Gennaro
Francesca di Gennaro è nata a Trento il 17 novembre 1978; laureata in Lettere Moderne, insegna dal 2007. Ha vinto un concorso di poesie nel 2002 e nel 2015 ha pubblicato online una piccola raccolta di poesie di autori vari dal titolo “Tracce 27”. Ha molte passioni creative e l’hobby di non finire mai ciò che comincia. Il suo motto è “ridere è una cosa seria”, ma non si ricorda chi l’ha già detto. Il suo augurio è “non è mai troppo tardi”.