I libri di Sciascia che dovete assolutamente recuperare

Alla scoperta dei libri di Leonardo Sciascia

Leonardo Sciascia è oggi considerato uno dei più grandi scrittori italiani del dopoguerra, forse addirittura dell’intero Novecento. Nonostante abbia scritto relativamente pochi libri e spesso all’interno di un genere letterario considerato “minore” come quello del giallo, la sua prosa continua ad essere studiata ed ammirata, così come la sua passione civile. Ma quali sono i libri di Sciascia più importanti, quelli che bisogna assolutamente recuperare?

Abbiamo cercato di rispondere a questa domanda selezionando cinque agili volumetti che ben fotografano i diversi campi d’interesse esplorati dallo scrittore siciliano. Qui di seguito ve li presenteremo brevemente, cercando di farvi capire anche i tratti essenziali (ma senza spoiler) della trama di ognuno. Procediamo.

 

1. Il giorno della civetta

Il giorno della civetta rappresenta il romanzo d’esordio di Sciascia. Non uscì certo presto: venne pubblicato infatti nel 1961 da Einaudi, quando il suo autore aveva già quarant’anni, una famiglia e una carriera avviata nel campo dell’istruzione pubblica.

Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia, il primo romanzo di buon successo a parlare di mafia

Sciascia era infatti stato per un certo periodo maestro elementare a Racalmuto, in provincia di Agrigento, per poi trovarsi distaccato all’interno di vari uffici scolastici. Negli anni ’50 aveva già tentato la strada della letteratura, perlopiù con poesie, favole, saggi ma anche con una raccolta di racconti che aveva suscitato grande interesse, Gli zii di Sicilia.

Il giorno della civetta, così, rappresentava il suo balzo verso una dimensione nuova, più impegnativa, anche per via dell’appoggio di un editore importante come Einaudi. E le speranze in questo nuovo narratore siciliano furono presto ripagate.

 
Il libro destò infatti subito una grande attenzione in tutto il paese, anche perché si trattava della prima opera letteraria che affrontava di petto il tema della mafia, in un momento storico in cui la politica tendeva a negarne l’esistenza. Basti dire che appena un decennio dopo era già un libro in lettura nelle scuole italiane, e quindi un classico.

La mafia, la Sicilia e i quaquaraquà

Il racconto parte come un giallo tradizionale: un uomo viene ucciso mentre sta salendo su un autobus diretto a Palermo. Il problema è che il “detective” incaricato delle indagini, il capitano Bellodi, incontra subito una serie inattesa di resistenze, perlopiù di carattere omertoso.

Nessuno infatti ha visto nulla, nessuno ricorda nulla; alcuni dei testimoni arrivano addirittura a dire di non essersi neppure accorti degli omicidi. Bellodi, che proviene da Parma e quindi è in parte estraneo alle dinamiche siciliane, continua però ad indagare e arriva ad un certo punto a fermare dei mafiosi.

Proprio durante l’interrogatorio di don Mariano Arena, capomafia locale, emerge un discorso che è diventato quasi proverbiale nella lingua italiana: «Quella che diciamo l’umanità – spiega Arena – […] la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà».

Bellodi non riuscirà, purtroppo, a mandare in carcere i veri mandanti ed esecutori dell’omicidio, perché la mafia metterà in campo le sue forti protezioni, soprattutto sul versante politico. Ma il romanzo proprio per questo diventa un durissimo atto d’accusa nei confronti soprattutto della Democrazia Cristiana, mai citata esplicitamente eppure sempre presente.

 

2. Il Consiglio d’Egitto

Tre anni dopo l’uscita de Il giorno della civetta e il suo successo, Sciascia tornò in libreria con un altro romanzo dedicato alla Sicilia, ma profondamente diverso dal primo. Se i lettori si aspettavano un’altra denuncia della mafia, rimasero infatti parzialmente delusi.

Il Consiglio d'Egitto di Leonardo Sciascia

Con Il Consiglio d’Egitto lo scrittore siciliano preferì infatti spostarsi indietro nel tempo, andando alla fine del Settecento. Traendo spunto da una vicenda storica realmente accaduta, raccontò infatti le vicissitudini dell’abate Vella, un maltese protagonista di un clamoroso caso di falso storico.

La storia – gustosa e non priva di colpi di scena – serviva però ancora una volta a Sciascia per ampliare il discorso, affrontando il tema dell’arretratezza siciliana. Vella, infatti, realizzò la sua truffa nel secolo dei lumi, proprio nel periodo in cui nel Regno di Napoli si stavano avviando delle timide riforme illuministe.

 
La sconfitta del Vella e, in parallelo, di Francesco Paolo Di Blasi, giovane avvocato e rivoluzionario, segnò in un certo modo anche la sconfitta storica della Sicilia. L’isola, sembrava dirci Sciascia, aveva avuto la sua occasione per rinnovarsi, per avviarsi verso la giustizia e la democrazia, ma l’aveva sprecata.

Una storia vera

Come dicevamo, c’è poco di inventato in questo romanzo. I fatti generali, infatti, sono tutti reali e si sono svolti così come Sciascia li racconta, nella medesima successione e negli stessi tempi. Quello che Sciascia aggiunge sono i pensieri dei protagonisti e il senso più profondo degli avvenimenti.

Vella, il protagonista, è sì un truffatore e un uomo con pochi scrupoli, ma viene presentato con simpatia dallo scrittore per il suo desiderio di approfittarsi dei nobili e allo stesso tempo deriderli. Così Vella si trasforma in un certo senso in un “amico” di Di Blasi, in un rivoluzionario, perché con le sue bugie smaschera quelle, più gravi, dei baroni.

La trama, d’altra parte, è intrigante. Per una serie di circostanze fortuite, Vella si trovò, nel 1782, a fare da interprete per un ministro marocchino. In quella posizione poté millantare di aver recuperato un codice antico e importantissimo, scritto in arabo, in cui si spiegavano la storia e il diritto della Sicilia musulmana.

Lanciatosi nella traduzione, inventata, di quel codice (che in realtà era una vita di Maometto), iniziò a creare falsi su falsi, ottenendo così ampie ricompense, come una cattedra universitaria e l’appoggio di diversi mecenati. Dopo qualche anno però venne smascherato.

 

3. A ciascuno il suo

A ciascuno il suo, pubblicato nel 1966, rappresentò il ritorno di Sciascia al giallo poliziesco. Solo che, in questo caso, le indagini davanti a un reato – ancora un volta, omicidio – non vennero condotte tanto dalla polizia ufficiale, quanto da un dilettante.

A ciascuno il suo di Leonardo Sciascia

La trama prendeva avvio, infatti, dalla morte del farmacista di un piccolo borgo dell’entroterra siciliano, una morte avvenuta durante una battuta di caccia assieme a un amico. Il delitto appariva ad ogni modo inspiegabile, perché il farmacista era benvoluto in paese.

Solo un professore locale, Laurana, si spingeva ad indagare più in profondità, quasi ossessionato da questo omicidio inspiegabile. E così arrivava a scoprire che una spiegazione ovviamente c’era, legata a temi passionali ma anche alla connivenza della Sicilia che conta, del potere in un certo senso costituito.

 
Il giallo, che per certi versi può sembrare consueto, si trasformava quindi in un nuovo atto d’accusa nei confronti della Sicilia, e anche e soprattutto di quella parte della popolazione che più avrebbe dovuto tutelare la moralità della popolazione.

Il cancro della Sicilia

Il titolo del romanzo, che può a prima vista apparire enigmatico, ha infatti una spiegazione che emerge via via che la trama procede. E si lega addirittura al quotidiano del Vaticano, l’Osservatore romano, che presenta in prima pagina due motti latini, uno dei quali è Unicuique suum, appunto “A ciascuno il suo”.

Emblematico, in questo senso, è ancora una volta il finale del libro, che non vi staremo ovviamente a spiegare ma che manifesta il pessimismo di Sciascia, convinto che i problemi della Sicilia non siano risolvibili grazie alla buona volontà dei singoli, ma rappresentino quasi un cancro che miete solo vittime.

 

4. Il contesto

Anche Il contesto è, a suo modo, un romanzo giallo, ma sicuramente originale, impostato alla maniera di Sciascia. Vale a dire che non ci si deve aspettare un detective che, con la forza della logica, riesce a mettere assieme i tasselli di un puzzle altrimenti inestricabile, quanto piuttosto una denuncia sociale.

Il contesto di Leonardo Sciascia

Non è un caso che la scrittura di questo romanzo – pubblicato poi per la prima volta nel 1971 – sia avvenuta vari anni prima della stampa e che lo stesso autore sia stato a lungo incerto sulla sua pubblicazione. Come si trovò a spiegare, il racconto era nato infatti come una satira dal carattere quasi grottesco.

 
Man mano che procedeva a scriverlo, però, Sciascia se ne lasciò in qualche modo inquietare e conquistare, fino a trasformarlo in un romanzo vero e proprio, in cui il sapore parodistico – pur rimarcato dal sottotitolo, che è appunto “Una parodia” – si fa quasi secondario rispetto al tutto.

Non viene neppure esplicitata, solo per fare un esempio, l’ambientazione della storia, anche se è evidente a tutti che ci si trova in Italia e probabilmente in Sicilia, viste le dinamiche che si vengono rapidamente a creare.

Il potere e la pista eversiva

La trama prende avvio dall’omicidio di un giudice, sul quale viene chiamato ad indagare l’ispettore Rogas, uomo di buona cultura dotato anche di una certa ironia. Man mano che le indagini si addentrano nel mistero, però, iniziano ad aumentare anche le pressioni dall’alto.

La politica infatti vuole indirizzare l’ispettore verso la pista eversiva, quando a lui appare sempre più evidente che gli omicidi eccellenti – che cominciano a moltiplicarsi – abbiano invece come chiave il potere e il mantenimento dello stesso.

Ancora una volta, insomma, Sciascia ci presenta un giallo per parlarci della politica italiana, una politica spesso immorale, impegnata unicamente nel mantenimento del proprio ruolo e ben pronta a qualsiasi compromesso, foss’anche l’omicidio, pur di raggiungere lo scopo.

 

5. L’affaire Moro

Abbiamo parlato, in questo nostro elenco, di romanzi e soprattutto di romanzi gialli. Ma l’attività letteraria di Leonardo Sciascia è stata ampia e variegata. Soprattutto con l’andare del tempo, anzi, ha scoperto anche il genere del saggio, quasi sempre di profondo impegno civile.

L'affaire Moro di Leonardo Sciascia

A questo genere appartiene anche L’affaire Moro, che, oltre ad essere un buon libro, è anche particolarmente importante dal punto di vista storico e quindi merita di essere recuperato prima di altri. Contiene infatti un testo scritto di getto pochi giorni dopo l’omicidio di Aldo Moro e poi ampliato negli anni successivi.

Sciascia, infatti, partì dalle lettere che il Presidente della DC scrisse durante la prigionia, quand’era ostaggio delle Brigate Rosse. Lettere che in quelle settimane venivano sovente derubricate, dai giornali e dalla politica, come deliranti o comunque poco affidabili, perché scritte sotto costrizione1.

 
Sciascia, al contrario, riteneva che in quelle lettere ci fosse la chiave di volta per comprendere non solo Aldo Moro e il suo rapimento, ma anche l’intricato sistema di potere che reggeva la situazione italiana. Lo scrittore infatti pensava che Moro non fosse stato ucciso solo dalle BR, ma più in generale anche dal sistema.

Un’opera in tre parti

Per questo, dopo aver riportato alcune delle lettere, Sciascia si lanciava in un’analisi della situazione sotto diversi punti di vista, elencando anche le omissioni e le stranezze delle indagini compiute durante la prigionia. Le indagini, infatti, sembravano sempre sul punto di arrivare alla svolta ma poi, sempre, fallivano.

Infine, dopo le lettere e dopo il racconto di Sciascia, nell’ultima parte del libro veniva presentata la relazione di minoranza che lo stesso scrittore firmò nel 1982, al termine dei lavori della Commissione d’inchiesta parlamentare di cui egli stesso aveva fatto parte.

Bisogna ricordare che nel 1979, infatti, Sciascia decise di gettarsi nell’agone politico, candidandosi col Partito Radicale di Marco Pannella e venendo eletto alla Camera. Proprio in quanto deputato poté lavorare all’interno della Commissione d’inchiesta, anche se le sue opinioni, lì, rimasero decisamente minoritarie.

 

E voi, quale libro di Sciascia preferite?

Note e approfondimenti

  • 1 Un resoconto degli attacchi subiti da Moro per quanto scrisse in quelle missive può oggi essere letto qui.

 

Conosci altri bei libri di Sciascia? Segnalali nei commenti.