Le 39 migliori frasi di Aristotele, spiegate

Alla scoperta delle migliori frasi di Aristotele, qui ritratto in un codice antico

Aristotele è stato, indubbiamente, uno dei più grandi filosofi di ogni tempo. Autore di veri e propri classici del pensiero, capace di dominare il panorama culturale per duemila anni, lo stagirita era anche abile nel sintetizzare il suo pensiero in brevi sentenze. Ecco perché è molto interessante ed utile analizzare le migliori frasi di Aristotele.

Qui di seguito abbiamo raccolto le 39 secondo noi più significative, che cercheremo anche velocemente di spiegarvi. Sulle prime cinque diremo qualcosa in più, sulle altre procederemo un po’ più velocemente, cercando comunque di essere esaustivi.

 

1. La meraviglia

Dalla Metafisica di Aristotele

È sempre difficile definire che cosa sia la filosofia. Un po’ perché gli argomenti che questa disciplina affronta sono davvero tantissimi e nel caso di Aristotele addirittura infiniti, visto che il pensatore greco spaziò dalla biologia alla metafisica. Ma inoltre, soprattutto, perché è difficile sintetizzare in poche parole una disciplina così complessa.

Una delle migliori definizioni, però, l’ha data proprio Aristotele, con la celebre frase che trovate qui di seguito, tratta proprio dalla Metafisica, uno dei suoi libri più importanti e famosi.

La Metafisica di Aristotele

Per il pensatore, infatti, la filosofia è l’effetto della sensazione di meraviglia che l’uomo ha provato davanti al mondo. In primo luogo, questa definizione richiama lo stupore degli antichi, che non sapevano spiegarsi nulla della realtà in cui vivevano. Ma vale anche per gli uomini più moderni, che magari qualcosa cominciano a capire ma rimangono comunque sempre stupefatti davanti alla complessità del mondo.

Gli uomini, sia nel nostro tempo sia dapprincipio, hanno preso dalla meraviglia lo spunto per filosofare, poiché dapprincipio essi si stupivano dei fenomeni che erano a portata di mano e di cui essi non sapevano rendersi conto, e in un secondo momento, a poco a poco, procedendo in questo stesso modo, si trovarono di fronte a maggiori difficoltà, quali le affezioni della luna e del sole e delle stelle e l’origine dell’universo.

 

2. Filosofare è necessario?

Dal Protreptico o Esortazione alla filosofia di Aristotele

Si potrebbe pensare che la filosofia sia una materia inutile, e spesso anche a scuola questa è l’accusa che più spesso si rivolge a chi si trova ad insegnare tale disciplina. A cosa serve, infatti, passare il proprio tempo a riflettere sulle sfere celesti o sulle regole di un sillogismo quando ci sono tante altre questioni molto più pratiche e concrete da affrontare?

Una obiezione del genere ha anche un suo senso, ma rimane piuttosto superficiale. Ed è lo stesso Aristotele a dare forse la miglior risposta possibile, visto che probabilmente anch’egli si sentiva spesso rivolgere quelle accuse. La risposta, che vi riportiamo qui di seguito, può sembrare complessa ma in realtà è più semplice di quanto non appaia.

Un ritratto di Aristotele

In pratica, sintetizzandone il senso, Aristotele sottolinea che anche chi vuole accusare la filosofia di essere inutile deve usare la filosofia stessa per farlo, perché per dimostrare la sua tesi ho bisogno del ragionamento e il ragionamento è sempre filosofico. Insomma, la filosofia è l’unica disciplina che può essere criticata solo da se stessa, e già questo ne dimostra intrinsecamente il valore.

Chi pensa sia necessario filosofare deve filosofare e chi pensa non si debba filosofare deve filosofare per dimostrare che non si deve filosofare; dunque si deve filosofare in ogni caso o andarsene di qui, dando l’addio alla vita, poiché tutte le altre cose sembrano essere solo chiacchiere e vaniloqui.

 

3. Platone, la verità e l’amicizia

Dall’Etica Nicomachea di Aristotele

Come fosse ricorderete, Aristotele non era nativo di Atene ma di Stagira, che si trovava relativamente in periferia nell’allora mondo culturale greco. Il filosofo però si trasferì presto nella più importante delle poleis e lì entrò nell’Accademia, la scuola di Platone, che divenne quindi suo maestro.

Il rapporto con Platone, però, fu complesso e frastagliato. Aristotele di sicuro lo ammirava molto e vedeva in lui un grande pensatore, ma ben presto, con la crescita intellettuale dello stesso allievo, quest’ultimo non poté esimersi dal rivolgere al maestro delle critiche.

L'Etica Nicomachea di Aristotele

Lo stesso sistema filosofico di Aristotele, a ben guardare, è di fatto una risposta a Platone, un aggiustamento delle sue teorie o addirittura, in alcuni casi, una aperta critica. Questo però non deve sorprendere, visto che, come lo stesso Aristotele sottolinea, essere amici di una persona non vuol dire evitarle le critiche, perché il filosofo deve essere primariamente amico della verità.

Platone è mio amico, ma la verità è ancora più mia amica.

 

4. L’uomo è un animale sociale

Dalla Politica di Aristotele

In ogni epoca i filosofi che si sono occupati di politica si sono posti un chiaro interrogativo: l’uomo è portato a vivere in società con gli altri o le comunità nascono solo dalla paura e dal vantaggio? Domanda che si può tradurre anche in questo modo: l’uomo è per sua natura buono nei confronti dei propri simili oppure cattivo?

Aristotele su questo punto aveva le idee molto chiare, tanto è vero che la sua concezione divenne una delle basi da cui partirono poi tutti i filosofi successivi. Secondo lui l’uomo era essenzialmente un animale sociale, un animale cioè naturalmente portato ad unirsi assieme agli altri in società.

La Politica di Aristotele

La frase che vi riportiamo qui di seguito è una delle più famose della Politica di Aristotele, ma non è certo l’unica interessante. Nel prossimo punto del nostro elenco, infatti, ve ne presenteremo un’altra altrettanto valida e famosa.

L’uomo per natura è un essere socievole.

 

5. O una bestia o un Dio

Dalla Politica di Aristotele

Come promesso, ecco la seconda citazione tratta dalla Politica di Aristotele. Una citazione che conferma con parole diverse quanto già detto prima: per il pensatore greco l’uomo è naturalmente fatto per vivere assieme ai suoi simili.

Qui però l’argomento viene affrontato al rovescio, quasi in chiave negativa. Aristotele infatti concentra la sua attenzione sugli uomini che, al contrario, pretendono di vivere da soli, lontani da tutti gli altri. Solo che non tutti possono farlo o sono in grado di farlo.

Secondo il filosofo, solo un Dio, cioè qualcuno di perfetto e superiore agli uomini, o una bestia, cioè qualcuno che non riesce ad avere neppure la dignità dell’essere umano, può stare realmente da solo. Solo gli incivili o coloro che vivono al di sopra della civiltà, pertanto, possono uscire dalla società. Per tutti gli altri, invece, c’e lo Stato.

Chi è incapace di vivere in società, o non ne ha bisogno perché è sufficiente a se stesso, deve essere una bestia o un dio.

 

Altre 34 frasi di Aristotele, oltre alle 5 già segnalate

A parte queste cinque frasi ce ne sono poi molte altre di Aristotele che ci sembrano particolarmente significative. Ne abbiamo selezionate 34 che vi proponiamo velocemente qui di seguito, ma sulle quali diamo comunque una rapida spiegazione, per chiarire gli eventuali dubbi che possono lasciare.

Chi si accinge a diventare un buon capo deve prima essere stato sotto un capo.
Questa frase può riguardare la politica ma più in generale ogni assunzione di responsabilità all’interno delle varie comunità umane. Secondo Aristotele ogni capacità si apprende sempre tramite l’esperienza e questo è tanto più vero quando si parla delle posizioni di comando.

Dunque, è meglio, come ben si vede, che la proprietà sia privata, ma si faccia comune nell’uso: abituare i cittadini a tale modo di pensare è compito particolare del legislatore.
Al contrario di quanto pensava Platone, Aristotele riteneva che lo stato migliore fosse quello basato su una classe media e sulla proprietà privata, in quanto gli uomini avevano bisogno di possedere qualcosa. La situazione migliore, però, e quello in cui di questa proprietà possono comunque usufruire in molti, in modo che i vantaggi non siano troppo sbilanciati.

E alcuni affermano che l’anima è mescolata proprio nell’universo, per cui – forse – anche Talete ritenne che tutte le cose sono piene di dei.
Il discorso sull’anima di Aristotele sarebbe troppo complesso per esaminarlo qui, ma questa frase, in cui il pensatore richiama addirittura Talete, ci mostro l’idea secondo la quale nell’universo esiste qualcosa che vada oltre il piano materiale, qualcosa di spirituale che lega gli uomini e le cose.

Esercitare liberamente il proprio ingegno, ecco la vera felicità.
Tra i discorsi più interessanti che Aristotele fa nei suoi vari libri c’è quello riguardante la felicità. Secondo lui essa dipende da ciò che è più proprio dell’uomo, in particolare dalla ragione: solo l’uomo che pensa, che usa il suo ingegno e che può farlo ovviamente in maniera libera può realmente dirsi felice, in quanto questo lo fa addirittura assomigliare a Dio.

Essere irragionevoli è un diritto umano.
Molto spesso si sottolinea il fatto che Aristotele sia il grande padre della logica e del ragionamento. Cosa ovviamente vera, ma il pensatore non era un intransigente fanatico della ragione e ben comprendeva che a volte nella vita ci deve essere anche un po’ di irragionevolezza.

Gli inferiori si ribellano per ottenere l’uguaglianza e coloro che hanno ottenuto l’uguaglianza si ribellano per ottenere dei privilegi.
Questa frase di Aristotele per la verità risulta molto moderna e sembra puntare l’attenzione su un’abitudine umana riscontrabile in diverse epoche: spesso gli umili fanno rivoluzioni per avere uguali diritti, ma quando passano dall’altra parte della barricata ottengono tali diritti sono disposti a combattere ancora per ottenere stavolta dei privilegi.

Il discorso falso trae le mosse da una falsa premessa.
Dicevamo prima che Aristotele è il padre nobile della logica e in effetti nessuno più di lui si è domandato come poter giungere a discorsi veri e a conclusioni affidabili. Sicuramente uno dei punti chiave del suo ragionamento sta però nelle premesse: solo partendo da premesse vere, e utilizzando un buon metodo, si può arrivare veramente a conclusioni affidabili.

Il proverbio è un avanzo dell’antica filosofia, conservatosi fra molte rovine per la sua brevità ed opportunità.
Per certi versi Aristotele fu un filosofo il buon senso, un pensatore cioè che non amava fare grandi voli pindarici ma preferiva suggerire agli uomini delle misure di moderazione per cercare di essere felici e vivere bene. In questo si trova ovviamente a proprio agio coi proverbi che esprimono questa ragionevolezza in modi spesso molto accattivanti.

In tutte le realtà naturali v’è qualcosa di meraviglioso.
Come accennavamo, Aristotele non si occupò solo di logica e metafisica, ma affrontò davvero ogni ramo dello scibile umano dedicando pagine su pagine per esempio agli animali o alle piante, dai più elevati alle più umili. D’altronde secondo lui in tutto ciò che esiste di naturale c’è qualcosa di meraviglioso.

La cultura è un ornamento nella buona sorte ma un rifugio nell’avversa.
Se la felicità la si può raggiungere solo con l’uso dell’intelletto e della ragione, allora la cultura, che non è altro che un esercizio della mente, diventa uno strumento indispensabile per essere felici. Quando la fortuna è favorevole spesso ci se ne dimentica, ma quando essa diventa sfavorevole, la cultura diviene indispensabile.

Alla scoperta della filosofia di Aristotele per quanto riguarda la felicità, tramite alcuni suoi celebri aforismi

La dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli.
In più pagine della sua opera Aristotele cerca di mettere in guardia l’uomo riguardo all’importanza degli onori. Spesso si rincorrono prestigio e fama, ma la cosa più importante anche per la felicità individuale è la dignità, cioè la sicurezza di essersi veramente meritati quegli onori, che sono solo un mezzo e non un fine.

Lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero.
Il lavoro è necessario, e lo è oggi come lo era nell’antica Grecia, anche se a volte ovviamente è molto faticoso e snervante. Aristotele lo sapeva bene, ma con questa frase sottolinea che esso è necessario per poter poi oziare, ovvero potersi dedicare al riposo e allo studio.

Lo studio è la migliore previdenza per la vecchiaia.
A proposito di studio, ancora una volta Aristotele ribadisce l’importanza del dedicarsi ad una vita di letture e riflessioni, cioè una vita da filosofo. Questo è ciò che più di tutto preserva dalla vecchiaia, ovvero garantisce una tarda età lieta e serena.

Non si deve nutrire un infantile disgusto verso lo studio dei viventi più umili: […] occorre affrontare senza disgusto l’indagine su ognuno degli animali, giacché in tutti vi è qualche cosa di naturale e di bello.
Dicevamo che Aristotele si occupò molto di biologia, in particolare di zoologia e botanica. Agli animali dedicò anche alcune classificazioni, descrivendo ad esempio decine di uccelli e cercando di designarne di ognuno le caratteristiche. Lo stesso fece poi con gli animali della terra, anche con esseri particolarmente umili che però lui riusciva a far risaltare.

Pensate da uomini saggi, ma parlate come la gente comune.
Quando si studia Aristotele lo si può immaginare come un filosofo astruso, complesso e in effetti in alcune opere lo è davvero. Se però si analizza il complesso dei suoi lavori ci si accorge che l’interesse di Aristotele era spesso rivolto più alle cose concreti di tutti i giorni che a quelle elevate della metafisica. Questo si vede anche con la sua attenzione verso le persone umili.

Prima bisogna vivere, e dopo si può filosofare.
Nonostante abbia teorizzato il sillogismo, cioè un modo di ragionamento deduttivo, Aristotele rimase per tutta la vita essenzialmente un osservatore, quasi uno scienziato ante-litteram che andava a scoprire il mondo e cercava di ragionarci sopra. Questo lo si vede bene anche nella frase qui sopra, secondo cui ogni filosofo deve partire dalla sua esperienza diretta.

Senza amici nessuno sceglierebbe di vivere, anche se avesse tutti gli altri beni.
Nell’Etica Nicomachea Aristotele dedicò un ampio spazio all’analisi dell’amicizia, che riteneva particolarmente importante, addirittura fondamentale per una vita felice. Tra tutti i beni, l’amicizia era infatti sicuramente quello più rilevante.

Cos’è un amico? Una singola anima che vive in due corpi.
Questa frase non arriva direttamente da un testo di Aristotele ma dalle Vite dei filosofi di Diogene Laerzio, con quest’ultimo che comunque la attribuisce al grande filosofo greco. Ancora una volta vi si sottolinea l’importanza e l’unicità dell’amicizia, che sembra essere più importante addirittura dell’amore.

Gli uomini colti sono superiori agli incolti nella stessa misura in cui i vivi sono superiori ai morti.
Abbiamo detto prima che il filosofo deve stare anche in mezzo alla gente, quindi conoscere le opinioni anche delle persone non colte. Non deve però confondersi troppo con esse perché, come riporta questa frase sempre tramandata da Diogene Laerzio, tra i colti e gli incolti c’è una differenza veramente abissale.

La gratitudine è un sentimento che invecchia presto.
Come dicevamo, Aristotele sapeva leggere gli uomini e a volte li descriveva con una punta di cinismo o comunque con un po’ di sana ironia. Con questa frase qui sopra mostra che la gratitudine è un sentimento che sentiamo spesso dentro di noi, sì, ma che muore altrettanto rapidamente visto che invecchia molto in fretta.

L’errore avviene in molti modi (infatti il male è proprio dell’infinito, come raffigurano i Pitagorici, mentre il bene è proprio del finito), mentre l’esser retti avviene in un sol modo.
Questa frase, che cita anche i pitagorici, sembra quasi richiamare quella celebre di Tolstoj con cui si apre il suo romanzo Anna Karenina, secondo la quale tutte le famiglie felici si somigliano, ma quelle infelici sono infelici ognuna a modo suo.

È cosa propria di ciascuno e facile l’adirarsi, il donar denaro e lo spendere: invece il sapere con chi e quanto e quando e perché e come si deve far ciò, questo non è né proprio di ciascuno, né facile.
Il problema della vita umana non consiste tanto nel provare determinate emozioni o nel fare determinate azioni, visto che in fondo sia il saggio che lo stolto molto spesso compiono le stesse azioni. Il problema per essere felici, secondo Aristotele, sta nel capire quale sia la misura giusta di queste azioni e di questi sentimenti, e questo non è affatto facile saperlo.

Non è possibile o non è facile mutare col ragionamento ciò che da molto tempo si è impresso nel carattere.
Quando parla di etica, Aristotele, in modo anche piuttosto in anticipo sui tempi, ci sottolinea che il buon comportamento deve venire radicato e interiorizzato dall’uomo, trasformandosi in una abitudine. Infatti solo chi cresce con un carattere ben disposto a fare il bene può realmente fare il bene e chi invece cresce con un carattere poco adatto al bene fa fatica a cambiare.

Chiamiamo libero un uomo che vive per sé e non per un altro.
La libertà, in Aristotele e in generale nel mondo greco, è un elemento molto importante. Ma come si fa a stabilire quando un uomo è libero? Aristotele cerca di dare questa definizione, forse un po’ vaga e generica ma comunque piuttosto famosa.

Noi reputiamo di sapere, solo quando siamo riusciti a discernere le cause.
Questa frase invece ci mostra ancora una volta l’approccio già prescientifico di Aristotele, che davanti ai fenomeni intende sempre trovare le cause, separarle, analizzarle una ad una. Non a caso il grande pensatore aveva teorizzato l’esistenza di quattro cause davanti ad ogni fatto: la causa formale, la causa materiale, la causa efficiente e la causa finale.

I vecchi sono due volte bambini.
La vecchiaia è un’età della vita che può essere molto interessante ma può essere anche molto penosa. Aristotele con questa frase sembra quasi volerci un po’ ridere sopra, mostrando che i vecchi sono come dei bambini, ma forse bambini – potremmo dire – all’ennesima potenza.

Il tutto è maggiore della somma delle sue parti.
Qui Aristotele invece sembra anticipare le cosiddette dottrine olistiche, in quanto sottolinea come è vero che un tutto può essere composto da molte parti, ma che allo stesso tempo è vero anche che questo tutto vale di più della somma delle parti che lo compongono.

Se Dio esiste dobbiamo riconoscerlo nella natura immobile e indipendente.
La natura di Dio è un bel tema che ha attanagliato tutta la storia della filosofia. Aristotele la identificava con una sorta di motore immobile, come lui stesso lo chiamava, causa prima di tutto eppure indipendente da tutto.

Tutti gli uomini per natura tendono al sapere.
Dicevamo già qualche riga più sopra che la felicità per Aristotele si può raggiungere con l’esercizio della ragione. Secondo il filosofo questo non è un compito troppo arduo per l’uomo, perché questa sembra essere la sua stessa natura, visto che tende spontaneamente al sapere, oltre che al vivere in società.

La natura […] non fa niente senza scopo.
Forse perché meravigliato dalle bellezze della natura che tanto studiava, Aristotele si convinse che nel mondo tutto avesse uno scopo, tutto avesse un fine e che quindi il lavoro della natura non fosse mai sprecato né mai casuale. Non a caso, te le varie cause che elencavamo prima c’è anche – e in posizione per certi versi privilegiata – la causa finale.

È nella natura del desiderio di non poter essere soddisfatto, e la maggior parte degli uomini vive solo per soddisfarlo.
Per essere felice l’uomo deve cercare di vivere, secondo Aristotele, una vita serena, una vita dedicata allo studio e alla ragione, senza farsi troppo attanagliare dai vari desideri, dalle passioni che spesso ci scuotono senza portarci a una vera felicità. Così i desideri sono fatti per alimentarsi continuamente e quindi per non essere mai pienamente realizzati.

La comunità statale migliore è quella fondata sul ceto medio.
L’abbiamo detto già prima: al contrario di quanto sosteneva Platone, Aristotele era convinto che in uno stato la proprietà privata servisse e soprattutto che il fondamento di ogni società dovesse essere il ceto medio, quello che oggi chiameremmo la borghesia. Una visione più tradizionale e meno estrema, quindi, di quella del suo maestro che voleva affidare il potere ai filosofi.

I mali congiungono gli uomini.
Gli uomini sono naturalmente portati a vivere insieme, l’abbiamo detto già più volte. Ma soprattutto quando gli uomini vengono minacciati o subiscono il male, queste comunità si fanno ancora più forti.

È impossibile che una cosa sia o divenga senza una causa o un principio.
Chiudiamo con un’altra frase, infine, di argomento scientifico. Tutto nell’ordine della natura secondo Aristotele ha una sua causa perché tutto è legato, tutto parte da una direzione e si muove verso un’altra direzione. Il che significa anche che tutto ha un senso. Una visione, questa, che poi la scienza moderna metterà sotto accusa ma che nell’antichità dominò veramente la scena.

 

E voi, quale frase di Aristotele preferite?

 

Segnala altre frasi di Aristotele nei commenti.

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