Le opere di Klimt: tutti i quadri più belli e famosi

Alla scoperta delle opere di Klimt, qui in una foto del 1914

Il nome e l’arte di Gustav Klimt sono tra le più note del Novecento. Capofila della Secessione viennese, l’artista austriaco ha vissuto una stagione breve ma molto intensa dal punto di vista creativo, che gli ha consentito di dipingere diversi capolavori, entrati anche a buon diritto nell’immaginario collettivo. Oggi vi presentiamo tutte le opere di Klimt principali.

Come al solito, qui di seguito troverete subito, ben descritte, le cinque più importanti, i capolavori che davvero non si possono non conoscere. In coda all’articolo, però, troverete anche altri 14 quadri molto belli, che ci aiuteranno anche a delineare il percorso artistico compiuto da Klimt. Cominciamo.

 

1. Giuditta I (1901)

Abbiamo pensato di disporre, nel nostro articolo, le opere di Klimt in ordine cronologico, e questo vale sia per i cinque capolavori principali, sia per gli altri quadri che seguono più sotto. Cominciamo così con un’opera del 1901 intitolata Giuditta e la testa di Oloferne, meglio nota come Giuditta I.

La Giuditta I di Klimt

L’opera è quella che apre il cosiddetto “periodo aureo” di Klimt, contrassegnato da un uso massiccio dell’oro ma anche da un forte simbolismo. La prima Giuditta rende subito evidente, infatti, tutto questo: la stessa protagonista, circondata dall’oro, diventa il simbolo della seduzione femminile.

Giuditta è qui, propriamente, la femme fatale, la donna che con la forza del suo fascino riesce ad avere la meglio sulla forza bruta di Oloferne, la cui testa mozzata si intravede appena, in basso a destra. La stessa posa e la resa estremamente verticale servono a dare un gusto erotico a tutta la composizione.

 
Se il volto di Giuditta è quello di Adele Bloch-Bauer, donna dell’alta società viennese di cui parleremo ancora, tutto attorno a lei emergono decorazioni bidimensionali che richiamano un tempo antico, arcaico. Lo sfondo, ad esempio, composto da alberi di fico e viti, richiama un fregio assiro di Ninive, ma lo stesso si può dire per la veste della donna.

L’opera, oggi conservata alla Galerie Belvedere di Vienna, è racchiusa in una cornice di legno scabro che venne preparata dal fratello di Klimt, Georg, falegname.

 

2. Il bacio (1908)

Tra tutti i quadri del periodo d’oro, Il bacio è sicuramente quello più famoso. Realizzato tra il 1907 e il 1908, sposava pienamente l’estetica liberty, aggiungendoci però svariate altre influenze, la più evidente delle quali proveniva dai mosaici di Ravenna.

Il bacio di Klimt

L’oro e le forme geometriche, infatti, dominano la scena, sia a contornare che ad esaltare i due soggetti in primo piano. Il tema è, ovviamente, quello di un bacio appassionato, ma dietro a una prima lettura se ne nasconde una seconda più allusiva e spiccatamente erotica.

I due soggetti, infatti, sono coperti con lunghe vesti, simili a quelle che lo stesso Klimt era solito portare, soprattutto quando dipingeva. Ma sulla veste dei due soggetti rappresentati emergono forme geometriche ben differenti, che simboleggiano il sesso e l’accoppiamento dei due.

 
Su di lui, infatti, appaiono rettangoli neri e spigolosi, che alludono al fallo, mentre sulla veste di lei cerchi sinuosi e concentrici, che ne riecheggiano l’organo sessuale. Così, la scena poetica e magica – e dorata – rivela anche una matrice erotica che non mancava quasi mai nelle composizioni mature di Klimt.

 

3. Danae (1908)

Praticamente contemporaneo a Il bacio fu anche Danae, altra tela dal carattere forse ancora più evidentemente erotico. Al centro della scena c’è, infatti, all’apparenza solo una donna dormiente, ma la conoscenza del soggetto e l’osservazione rendono evidente anche altro.

Danae, secondo la mitologia greca, venne infatti fecondata da Zeus nel sonno, trasformandosi in una pioggia d’oro. Questo mito diede a Klimt l’occasione di utilizzare nuovamente l’oro, che caratterizza tutte queste opere, ma gli consentì anche di lavorare sui simboli della fertilità e del femminino.

La Danae di Klimt
Danae è infatti rappresentata in una inusuale posa sinuosa, quasi ellittica. L’intento pare essere quello di presentarla in una sorta di posizione fetale ma anche, di nuovo, di richiamare la forma del cerchio, simbolo pure della maternità. Il sonno di Danae, d’altronde, non è pacifico, ma venato ancora una volta di erotismo.

La posizione della fanciulla, infatti, lascia pensare a una sorta di piacere erotico, lettura che viene poi confermata dalla presenza, vicino ai suoi organi genitali, di un rettangolo nero, simbolo già usato da Klimt ne Il bacio per rappresentare il membro maschile (e in questo caso l’inseminazione di Zeus).

 

4. Ritratto di Adele Bloch-Bauer (1907)

Rimaniamo sempre al 1907 con il Ritratto di Adele Bloch-Bauer, donna che per la verità aveva già fatto da modella per Klimt anche in opere precedenti (ad esempio nella stessa Giuditta I). Anche in questo caso, la donna assurge a simbolo della femme fatale, fascinosa e pericolosa.

Il ritratto di Adele Bloch-Bauer

Considerato l’ultimo capolavoro del periodo d’oro, questo quadro ha avuto tra l’altro una storia molto particolare. Realizzato a Vienna, venne ovviamente acquistato da Adele, che lasciò istruzioni al marito affinché dopo la propria morte il dipinto venisse donato alla Galerie Belvedere, il celebre museo austriaco.

I nazisti però annetterono l’Austria e incamerarono le proprietà della famiglia, ebrea. Il vedovo di Adele, nel frattempo, si era rifugiato in Svizzera, ma lasciò in eredità tutti i suoi averi ai nipoti, tra cui anche il dipinto, che effettivamente dopo la fine della Seconda guerra mondiale tornò in mano alla famiglia.

 
Così, nei primi anni Duemila il governo austriaco e gli eredi dei Bloch-Bauer si contesero a lungo la proprietà del quadro, anche in sede giudiziaria. Alla fine ebbe la meglio la famiglia, che di recente ha venduto il dipinto per 135 milioni di dollari a Ronald Lauder, che da allora lo espone alla Neue Galerie di New York, aperta nel 2001 a Manhattan.

 

5. La speranza II (1908)

Concludiamo la prima parte della nostra panoramica con La speranza II, realizzata anch’essa tra il 1907 e il 1908 e inizialmente intitolata da Klimt Visione. Il nuovo titolo le fu assegnato un anno dopo, quando l’artista presentò al pubblico un altro lavoro realizzato sei anni prima.

La speranza II di Klimt

Quel quadro, chiamato La speranza, presentava la stessa modella di questo secondo, sempre incinta ma completamente nuda, e proprio per questo motivo non era stato esposto per molto tempo. Quando fu finalmente mostrato, il quadro che vedete qui di fianco – molto simile ma meno scandaloso – divenne automaticamente La speranza II.

La modella rappresentata è Herma, una delle preferite di Klimt, vestita di nuovo con abiti sgargianti e pieni di forme geometriche. Lo sfondo dorato e il taglio verticale della rappresentazione richiamano alla mente certe icone ortodosse, così come il contrasto tra la vita della gravidanza e la morte, rappresentata dal teschio.

 
Il dipinto è passato di mano più volte nel corso degli anni ma nel 1978 venne acquistato dal Museum of Modern Art (MoMA) di New York, dove è tuttora esposto.

 

Altre 14 opere di Klimt, oltre alle 5 già segnalate

Nonostante Klimt sia morto relativamente giovane, nel 1918, i suoi quadri e i suoi capolavori sono molto numerosi. Qui di seguito vi segnaliamo, velocemente, altre 14 opere che secondo noi vale la pena di conoscere e studiare.

 

Pallade Atena (1898)

Pallade Atena è il quadro che apre la stagione più originale di Klimt, quella in cui – seguendo l’esempio della Secessione di Monaco – l’artista diventa il capofila della Secessione viennese. Nonostante l’armatura, la dea rifulge qui di erotica bellezza, esaltata anche dalle differenze tra la pelle, l’oro e lo sfondo.

Pallade Atena
Molto forti sono i contrasti, all’interno di questo dipinto. In primo luogo si segnala la bella cornice dorata realizzata sempre dal fratello, ma anche lo sfondo scuro – decorato alla maniera dei vasi attici – si stacca nettamente rispetto alla figura in primo piano.

Nuda veritas (1899)

Nuda Veritas di Klimt

Di Nuda Veritas esistono due versioni. La seconda è quella che vedete qui di fianco, estremamente verticale; la prima, realizzata nel 1898 sotto forma di litografia, comparve invece sulla rivista Ver Sacrum, sorta di organo ufficiale della Secessione viennese.

Questa seconda versione è però più completa e, a suo modo, inquietante. La donna al centro della scena, completamente nuda, è dipinta in modo quasi evanescente, in parte anche grazie al contrasto con lo sfondo. Inoltre il suo sguardo penetrante genera inquietudine, visto anche che sorregge uno specchio rivolto verso lo spettatore.

La citazione in alto è del filosofo danese Friederick Canning Scott Schiller e si traduce così: «Non puoi piacere a tutti con la tua azione e la tua arte. Rendi giustizia a pochi. Piacere a molti è male».

 

Pesci d’oro (1901-1902)

Pesci d'oro di Klimt

Spiccatamente erotico è anche il tema di Pesci d’oro, quadro realizzato tra il 1901 e il 1902 ed esposto due anni più tardi a Dresda, suscitando anche uno scalpore così grande che portò lo stesso Klimt a chiamare l’opera anche col titolo di Ai miei critici.

Una critica non inattesa, per la verità. In quello stesso periodo Klimt aveva proposto un suo soggetto molto simile per la decorazione del soffitto dell’Università di Vienna, che era stato però rifiutato dai politici della capitale austriaca perché ritenuto osceno.

Klimt accantonò quel progetto ma rispose dunque con quest’opera, in cui, con forme sinuose, richiama anche certi lavori di Rodin.

Fregio di Beethoven (1902)

Il Fregio di Beethoven fu una delle opere più impegnative – ma anche che costarono più problemi – a Klimt. Si tratta di un dipinto che si sviluppa su tre pareti per la lunghezza complessiva di 34 metri, preparato per addobbare una mostra della Secessione viennese incentrata su Beethoven.

Una parte del Fregio di Beethoven di Klimt
Klimt realizzò il grande fregio ispirandosi alla Nona Sinfonia, ma le nudità da lui rappresentate ed alcune figure orribili, in particolare le allegorie di Impudicizia, Lussuria e Intemperanza, gli attirarono molte critiche. Oggi l’opera, dopo vari passaggi di mano, è ospitata nel Palazzo della Secessione a Vienna.

 

Faggeto (1902)

Nonostante sia ricordato soprattutto per le sue pose erotiche e per i ritratti, Klimt fu anche pittore di paesaggi, a cui si dedicava spesso durante le vacanze estive passate non distante da Salisburgo. Questo Faggeto è uno dei suoi quadri più belli da questo punto di vista, datato 1902.

Faggeto di Klimt
Nell’opera emerge quasi un gusto impressionista, rafforzato dal fatto che anche Klimt dipingeva in questi casi en plein air, cercando le inquadrature migliori e soffermandosi molto sui colori. Qui però c’è anche un senso di velata inquietudine, dovuto alle foglie autunnali, alla verticalità irregolare dei fusti e alla linea dell’orizzonte molto alta.

La speranza I (1903)

La speranza I di Klimt

Abbiamo parlato, nella prima parte del nostro articolo, di La speranza II, ma vale la pena ora di soffermarci brevemente anche su La speranza I, il primo quadro con quel titolo, datato 1903. Il soggetto mostra di nuovo una donna incinta, questa volta però, come già anticipato, completamente nuda.

Anche per questo il quadro non poté che suscitare scandalo, ma la sua interpretazione rimane ancora oggi in parte misteriosa. Se la futura nascita inquadra il tema della speranza, non è del tutto chiara la presenza dello scheletro e delle figure inquietanti alle spalle della donna protagonista.

 

Le tre età della donna (1905)

Le tre età della donna di Klimt

In Italia non è facile poter ammirare i capolavori di Klimt, che si trovano perlopiù a Vienna, nell’area tedesca o negli Stati Uniti. Fanno eccezione poche opere, tra cui Le tre età della donna, uno dei più bei quadri del pittore, acquistato già nel 1911 dalla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma.

Il lavoro, come il titolo lascia ben intuire, si concentra appunto sulla donna ritratta in tre diverse età della vita, con pose per certi versi simili a quelle già mostrate in altre opere del maestro. Non mancano i richiami geometrici – in particolare alla forma circolare – ma anche la tenerezza nel rapporto madre-figlia.

L’albero della vita (1909)

Conclusosi il periodo d’oro, l’arte di Klimt cercò nuove strade, non dimenticando comunque quelle vecchie. L’artista viennese, infatti, cercò di mantenere il suo stile secessionista, incorporando però all’interno delle sue opere anche altre influenze, come ad esempio quelle egiziane o giapponesi.

L'albero della vita di Klimt
Lo si vede bene anche ne L’albero della vita, pannello centrale di alcuni cartoni realizzati, tra il 1905 e il 1909, per Palazzo Stoclet a Bruxelles (anche se l’opera oggi si trova a Vienna). Forti sono qui soprattutto gli elementi simbolici e geometrici, con grande volute volte appunto a rappresentare la vita e le sue ramificazioni.

 

Giuditta II (1909)

Giuditta II di Klimt

Il tema di Giuditta che stacca la testa a Oloferne venne ripreso da Klimt nel 1909 in un quadro noto come Giuditta II, di nuovo estremamente verticale, influenzato da curve sinuose tipiche del liberty ma anche da un certo gusto giapponese.

Anche quest’opera è oggi conservata, come Le tre età della donna, in Italia, per la precisione a Venezia, presso la Galleria internazionale d’arte moderna. Il quadro, tra l’altro, ha un ruolo centrale anche nella trama del film Prendimi l’anima di Roberto Faenza.

Signora con cappello e boa di piume (1909)

Signora con cappello e boa di piume di Klimt

È invece conservata alla Galerie Belvedere la Signora con cappello e boa di piume, opera del 1909 diversa dagli schemi tradizionali di Klimt. Qui l’artista rinuncia, infatti, alle pose erotiche in cui aveva fino ad allora sempre rappresentato le donne, per un quadro più sfuggente.

La donna rappresentata, infatti, quasi si confonde con lo sfondo della notte e viene tratteggiata rapidamente, proprio di sfuggita, mentre il suo viso emerge poco dal cappello e dalla boa di piume. Forse proprio per questo, rimane un velo di mistero che affascina ed incuriosisce.

 

La vergine (1913)

La vergine di Klimt

La vergine è una delle ultime grandi opere realizzate da Klimt prima dello scoppio della Prima guerra mondiale e del crollo di quell’Impero Austro-Ungarico che gli aveva dato i natali (e una certa fama). Il tema è ancora spiccatamente erotico, ma quasi irrealistico.

Al centro della scena c’è una serie di corpi femminili aggrovigliati, con in primo piano una ragazza – probabilmente la vergine che dà il titolo all’opera – che sembra quasi in estasi, come se stesse risvegliando i propri sensi, anche dal punto di vista erotico.

Ritratto di signora (1917)

Ritratto di signora di Klimt

Ritratto di signora fu realizzato nel 1917 e rappresenta sotto diversi aspetti una svolta per Klimt. Come abbiamo detto, l’artista aveva spesso eseguito dei ritratti, ma qui il tono pare quasi virare verso l’espressionismo per alcune macchie di colore acceso presenti anche sul volto della ragazza.

Anche questo quadro è conservato in Italia, a Piacenza, ma è stato protagonista di una sorta di giallo. Nel 1997 fu infatti improvvisamente rubato e scomparve. Un suo falso fu ritrovato pochi mesi dopo, ma l’originale è stato recuperato solo nel dicembre 2019, nascosto nell’incavo di una parete esterna della galleria che lo conservava.

 

Ritratto di Johanna Staude (1918)

Ritratto di Johanna Staude di Klimt

Il Ritratto di Johanna Staude è uno degli ultimi dipinti di Klimt, realizzato tra il 1917 e il 1918 e rimasto non finito. La donna rappresentata era già stata modella altre volte per l’artista viennese1 ed aveva posato, negli anni precedenti, pure per l’allievo Egon Schiele, che sarebbe poi morto, per cause diverse, lo stesso anno di Klimt.

La donna viene presentata in veste moderna: guarda dritta verso l’osservatore e porta i capelli tagliati corti, nonostante indossi un abito tipico viennese, impreziosito da motivi come al solito geometrici. L’espressione pare sospesa tra tranquillità e inquietudine, anche per via della scelta dei colori, che negli ultimi anni di vita di Klimt si fece un po’ più cupa.

Adamo ed Eva (1918)

Adamo ed Eva di Klimt

L’influenza di Schiele emerge in diverse di queste ultime opere che abbiamo elencato, virate a tratti verso l’espressionismo; ma è particolarmente evidente in Adamo ed Eva, altro quadro incompiuto iniziato poco prima di morire.

L’opera si concentra su Adamo ed Eva, con la donna, nuda, in primo piano e un sorriso quasi malizioso, mentre alle sue spalle compare, sognante, un Adamo che pare tratto proprio da un disegno di Schiele. Lo stile di Klimt, comunque, emerge chiaramente nei motivi floreali in basso, nei capelli di Eva e nella sinuosità delle forme.

 

E voi, quale opera di Klimt preferite?

Note e approfondimenti

  • 1 Se ne parla, ad esempio, qui.

 

Conosci altri capolavori di Gustav Klimt? Segnalali nei commenti.