Poligamia femminile: cinque cose da sapere

Una storica famiglia poliandrica in Nepal (foto di Thomas Kelly)

Sappiamo bene tutti cos’è la poligamia. Lo impariamo fin da quando siamo piccoli, quando ci spiegano qualche passo dell’Antico Testamento o qualche antica storia araba. Si tratta dell’usanza – ora decaduta, ma non dappertutto – di un uomo di avere più mogli. Allo stesso tempo ci chiediamo, però: esiste solo la poligamia maschile o c’è anche la poligamia femminile?

Queste sono le premesse. Ora però, prima di affrontare l’argomento e cercare di dare delle risposte, vediamo di capire bene i termini. “Poligamia“, infatti, è una parola generica. Indica semplicemente un matrimonio dove una persona (maschio o femmina che sia) è sposata con più persone e non solo con una.

La poligamia maschile, quella in cui un uomo ha molte mogli, ha invece il nome specifico di poliginia (letteralmente, “più donne”). La poligamia femminile, quella in cui a una donna corrispondono più mariti, viene invece chiamata poliandria. Ed è proprio di questa di cui abbiamo intenzione di parlare oggi.

Esiste? È esistita in passato? Quali sono i paesi poligami? Da qualche parte è permessa? E per quali motivi? Tra i mormoni, in America, è diffusa? Oppure, nell’Islam? E – sai mai che ci sia una qualche sorpresa – in Italia? Sono tutte domande interessanti, che non ci poniamo quasi mai ma che è bello approfondire. Ecco le nostre risposte.

 

1. Le società antiche che ammettevano la poliandria

Ebbene sì, è esistita qualche società che nel passato ha praticato la poliandria. Anzi, qualcuna, a dire il vero, pare esistere ancora oggi. Ma dell’attualità parleremo più avanti. Ora parliamo del passato.

La forma più antica documentata di poligamia femminile era presente tra i sumeri. Lo sappiamo perché attorno al 2.300 a.C. il re sumero Urukagina sancì le pene per le donne con più mariti. Secondo la legge, esse dovevano essere lapidate con pietre su cui doveva essere inciso il loro reato. Questo implica, ovviamente, che donne del genere già esistessero.

Soprattutto in Tibet

Gli studi degli antropologi hanno però stabilito che con ogni probabilità la pratica era molto comune in passato in Tibet. Anche per questo motivo, nel 1950, quando i cinesi conquistarono la regione, decisero di dichiarare fuorilegge questa modalità matrimoniale [1].

Una storica famiglia poliandrica in Nepal (foto di Thomas Kelly)Casi del genere, anche se con numeri minori, sono documentati poi in Nigeria e in alcune società polinesiane antiche. In quest’ultimo caso, però, pare che la pratica fosse limitata alle donne delle classi sociali più alte. Inoltre altri esempi sembrano essere acclarati in Africa, tra il Kenya e la Tanzania.

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Anche i Guanci, antichi abitatori delle Isole Canarie oggi estinti, pare abbiano praticato la poliandria. Casi simili, infine, si sono registrati pure tra alcune antiche tribù brasiliane.

L'iscrizione funebre di Allia Potestas (foto di Kleuske via Wikimedia Commons)Una parola, per concludere, sull’Europa. Qui non abbiamo documenti che ci attestino antiche e diffuse tradizioni in tal senso, con però qualche sparuta eccezione.

Una addirittura in Italia. Ad esempio Allia Potestas, una donna vissuta attorno a Perugia probabilmente nel II secolo, fu sepolta con una iscrizione funeraria che parlava di due amanti maschi che avevano vissuto con lei [2].

Inoltre sono note anche citazioni di Giulio Cesare, che attribuiva la poliandria ai britanni, o più indietro di Polibio e di Plutarco riguardo a pratiche che possono essere ricondotte a forme di poliandria.

 

2. E tra gli animali?

Abbiamo visto che in passato, nelle civiltà più antiche, la poliandria non era così rara come di solito pensiamo. E presto vedremo che qualche sparuto gruppo che pratica la poligamia femminile probabilmente esiste ancora. Prima di farlo, però, vorremmo provare ad allargare il discorso.

Al di là dell’uomo, in natura il “matrimonio”, o meglio l’accoppiamento, di una femmina con più maschi in una sola stagione riproduttiva è una pratica comune? Anche in questo caso, siamo più spesso abituati a pensare alla poliginia, che è presente dove c’è un cosiddetto maschio alfa che insemina più femmine [3].

Un esemplare di passera scopaiola (foto di Karsten via Wikimedia Commons)La poliandria, comunque, è presente anch’essa. Ad esempio nel grillo di campo, in alcuni coleotteri e in alcuni ragni, nelle rane e nelle puzzole. È stato riscontrata inoltre in alcuni casi anche tra esemplari di scimmie, marsupiali, passere scopaiole e pesci pipa. Infine, sono poliandriche anche alcune balene, focene e megattiere.

Femmine alfa?

Esistono poi dei casi che potremmo definire impropriamente di “femmina alfa”. Cioè apparati sociali in cui la femmina, di solito addirittura una sola, è dominante rispetto al collettivo. È il caso dell’ape regina, ad esempio, e del ratto senza pelo.

Perché più partner?

Varie sono le ipotesi che gli scienziati hanno fatto per spiegare questi comportamenti. In primo luogo, la poliandria aumenterebbe le possibilità di procreare, portando la femmina a una maggiore inseminazione e, in certe specie, a una produzione di uova maggiore.

Una tartaruga di ululone dal ventre rossoInoltre si è ipotizzato che la competizione tra più esemplari maschi possa creare una sorta di rivalità spermatica o genetica. In alcuni casi la femmina – ad esempio in certi ragni – sarebbe in grado di incamerare diversi campioni di sperma e poi dare la prevalenza a quello coi geni migliori [4].

Così avviene ad esempio anche per le tartarughe, che sembrano capaci di immagazzinare anche per notevole tempo il seme maschile. Quando una tartaruga è fecondata da più maschi, si verificano inoltre dei casi di uova con paternità multiple, come se l’animale riuscisse a combinare i diversi campioni. Inoltre i cuccioli mostrano un aumento della variabilità genetica.

Infine, a quanto pare la poliandria potrebbe anche essere un’istintiva strategia per limitare l’infanticidio, soprattutto tra i mammiferi. Purtroppo, in alcune specie è infatti relativamente comune che il maschio uccida la propria prole.

L’inseminazione da più esemplari, però, farebbe diminuire in maniera consistente il numero dei casi, proprio perché ci sarebbe da parte del padre un rapporto molto meno esclusivo col figlio.

 

3. Cosa dicono le religioni

Generalmente le religioni principali non approvano la poliandria. Se la poliginia è di tanto in tanto ammessa, non lo è praticamente mai il suo corrispettivo femminile. Com’è noto, ad esempio, il cristianesimo proibisce ogni forma di poligamia, ma si esprime anche molto chiaramente contro la poliandria [5].

Pure i mormoni, che rappresentano un unicum all’interno della cristianità, hanno a volte ammesso la poligamia maschile ma mai quella femminile. D’altro canto, quella forma religiosa era, soprattutto agli inizi, rigidamente patriarcale, e i “santi degli ultimi giorni” potevano prendere in sposa anche delle minorenni.

L’Islam

Per quanto riguarda l’Islam, questa religione si impegnò fin da subito, una volta salita al potere, per sradicare alcune tradizioni precedenti presenti nella penisola araba. Una di queste era il cosiddetto Nikah Ijtimah, un matrimonio combinato molto particolare.

In pratica, un gruppo di alcuni uomini poteva instaurare una relazione sessuale con un’unica donna. Se poi la donna rimaneva incinta e partoriva, poteva scegliere a quale uomo affidare la paternità del bimbo e questi non poteva rifiutarla [6].

In nero, le zone in cui la poligamia è legale e praticata (ovvero nel mondo musulmano), in viola quelle in cui è tollerata e in azzurro quelle in cui è vietata (elaborazione Wikipedia)
In nero, le zone in cui la poligamia maschile è legale e praticata (ovvero nel mondo musulmano), in viola quelle in cui è tollerata e in azzurro quelle in cui è vietata

Questa pratica fu severamente vietata dall’Islam, soprattutto per due motivi: in primo luogo, perché la nuova religione non ammetteva sesso fuori dal matrimonio; poi, perché una donna avrebbe dovuto avere relazioni intime solo col proprio marito.

Poliginia e poliandria nel mondo musulmano

Quindi ancora oggi la poliandria è vietata nel mondo musulmano. Al contrario, la poliginia è invece permessa. Ogni uomo può infatti avere fino a quattro mogli contemporaneamente, anche se questa norma non è applicata in tutti i paesi islamici.

In ogni caso, una forma di poliandria è sopravvissuta in passato anche qui, ma più come eccezione (o aggiramento delle regole) che come norma. Sostanzialmente, quando una donna veniva ridotta allo stato di schiavitù, il suo padrone aveva diritto di fare sesso con lei, anche se lei stessa era già sposata [7].

L’ebraismo, inoltre, non menziona nella Bibbia casi di poligamia femminile, ma si scaglia duramente contro l’adulterio femminile. Il che lascia supporre che nella tradizione di quel popolo non fosse neppure immaginabile che una donna potesse avere più mariti. Anche i figli illegittimi, d’altro canto, subivano discriminazioni pesanti.

L’induismo

Draupadī e i suoi cinque maritiInfine, una parola sull’induismo. Come abbiamo visto, infatti, le zone in cui la poliandria è stata storicamente più diffusa sono quelle al confine tra Cina ed India, e quindi questa religione ha dovuto spesso confrontarsi col tema. Oggi la maggior parte delle tradizioni induiste rifiuta la poliandria, ma non è sempre stato così.

Ad esempio, nel poema epico Mahābhārata (composto tra il IV secolo a.C. e il IV secolo d.C.) troviamo vari riferimenti a questa pratica. La principessa Draupadī, in realtà incarnazione della dea Śrī, lì sposa infatti cinque fratelli [8]. Ma anche Gautam-clan Jatila sposa sette fratelli e Pracheti ne sposa addirittura dieci.

 

4. Dove la si può ancora trovare oggi

Se la poliginia e la poliandria sono state relativamente diffuse tra i popoli in passato, poco sappiamo, oggi, riguardo alla seconda di queste. Dato che è spesso vietata ufficialmente e criminalizzata dalle religioni, è infatti difficile catalogare e analizzare situazioni del genere, che pure esistono.

Solo per fare un esempio, nel 1980 un apposito Atlante Etnografico ha catalogato più di un migliaio di società, per la precisione 1.231. Di queste, 186 erano monogame e 453 occasionalmente poligame. 588 ammettevano prevalentemente la poliginia e solo 4 ammettevano la poliandria. 4 su 1.231 [9].

Un'altra famiglia in cui più mariti condividono una sola moglieStudi successivi, in realtà, hanno dimostrato che quell’atlante aveva sottostimato il fenomeno. Indagando soprattutto nelle zone dell’Himalaya, si è scoperto che esistono almeno 50 diverse società che praticano la poliandria. Proprio in Nepal ancora oggi sopravvivono le più numerose comunità che praticano la poligamia femminile [10].

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Gli studiosi hanno ipotizzato che questa particolare forma di società si crei più facilmente dove c’è una certa scarsità di risorse. Infatti un sistema del genere limita il numero delle nascite, rafforzando la probabilità di sopravvivenza dei nuovi individui.

La poliandria fraterna

La forma più comune di poliandria è la poliandria fraterna. Ovvero, quella in cui una donna sposa una serie di fratelli [11]. Questa metodologia è particolarmente sviluppata in Nepal, in parte della Cina e nel nord dell’India. Storicamente, secondo alcuni questo è il risultato di un processo volto alla salvaguardia della terra.

Voir la mer è un film francese in cui due fratelli si innamorano della stessa ragazza e danno vita a un ménage à trois
Voir la mer è un film francese in cui due fratelli si innamorano, ricambiati, della stessa ragazza e danno vita a un ménage à trois

Quando tutti i fratelli di una famiglia sposano una stessa donna, infatti il numero di discendenti cala drasticamente. E così ci sono meno eredi con cui spartire la terra.

In Europa, durante il Medioevo e l’Età moderna, lo stesso problema fu affrontato in maniera diversa, facendo sì che i secondogeniti, i terzogeniti e così via prendessero i voti religiosi. In queste zone dell’Asia, invece, si è scelta la poliandria.

 

5. La poliandria torna di moda?

Da quel che abbiamo visto finora, la poligamia femminile è stato un fenomeno del passato che, in qualche caso, è sopravvissuto fino ai giorni nostri. Il che lascerebbe pensare che, con l’andare del tempo, questo particolare tipo di unione sia destinato a scomparire. Alcuni segnali, invece, fanno pensare che andrà diversamente.

Negli ultimi anni, infatti, il dibattito attorno alla poliandria, o più in generale alla poligamia femminile, sembra aumentare invece che calare. Complici le (sacrosante) lotte per la parità dei sessi, ci si chiede: perché nella storia si è sempre parlato solo di poligamia al maschile? Perché le donne non hanno quasi mai potuto avere più uomini?

Una scena di The Dreamers di Bernardo BertolucciMa non è solo una questione accademica, quella che porta alla ribalta questa strana parola. Dietro ci sono anche i cambiamenti della società. Non è raro, infatti, che una donna che ha avuto un figlio con un uomo poi (o tramite il divorzio, o tramite la fine di una convivenza) trovi un partner diverso.

Famiglie allargate

In quel caso, se i rapporti col padre del figlio sono buoni, può capitare che il trio genitoriale dia vita ad una sorta di famiglia allargata, in cui il nuovo compagno lega col vecchio, si vive tutti assieme e il figlio riconosce entrambi come figure paterne.

Se la donna, poi, accetta una partnership (sessuale o spirituale) con entrambi gli uomini, ci si trova davanti a una poligamia femminile magari non di nome, ma certamente di fatto.

Un fenomeno in crescita

I miei due papà, sitcom anni '80 che presentava due uomini che avevano amato la stessa donna e ora ne allevavano la figlia
I miei due papà, sitcom anni ’80 che presentava due uomini che avevano amato la stessa donna e ora ne allevavano la figlia

Fenomeni di questo tipo sembrano essere in crescita. Sono stati documentati, tra gli altri, da ABC News, parlando più in generale di polyamorous families, cioè famiglie poliamorose, ma concentrandosi in particolare proprio sul caso di una mamma e due papà [12].

È presto per dire se questi casi diventeranno numericamente rilevanti. È però chiaro che, davanti sia a problemi economici che a figli in cerca di stabilità, questa situazione – magari non dichiarata esplicitamente – potrebbe già oggi essere più diffusa di quanto si creda [13].

 

 

Note e approfondimenti

[1] Per approfondire, vi consigliamo di leggere l’articolo della Wikipedia inglese sull’argomento.
[2] L’iscrizione potete leggerla per intero qui.
[3] Ad esempio tra i leoni e tra alcuni primati.
[4] Per approfondire, c’è una gustosa pagina sulla Wikipedia inglese.
[5] Nella Lettera ai Romani, capitolo 7, versetti 2-3: lì si dice che la donna che dovesse sposare un secondo marito col primo ancora vivo dovrebbe essere chiamata adultera.
[6] Ulteriori informazioni qui.
[7] Se conoscete un po’ di arabo, la fonte è questa.
[8] Ulteriori informazioni (in inglese) qui.
[9] Qui trovate tutti i dati. Sono interessanti perché inquadrano non solo le abitudini matrimoniali, ma anche quelle alimentari, sociali, di comportamento.
[10] In Himalayas, Brothers Share Everything And A Wife As Well.
[11] Questo tipo di unione è chiamata anche poliandria adelfica.
[12] Qui i servizi dedicati dall’emittente americana alla questione.
[13] Tempo fa, il canale via cavo americano TLC da questa tendenza – virata però sulla poliandria fraterna – ha tratto anche una serie TV, Brother Husbands. Qui una clip.
[-] La foto della lapide funeraria di Allia Potestas è di Kleuske.
[-] L’immagine della passera scopaiola è da accreditare a Karsten.
[-] Il grafico sulla diffusione della poligamia è frutto di un’elaborazione di Wikipedia.

 

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