Le 5 proteste più grandi della storia recente

Le proteste in America per le violenze della polizia contro gli afroamericani (foto di Johnny Silvercloud via Flickr)
Le proteste in America per le violenze della polizia contro gli afroamericani (foto di Johnny Silvercloud via Flickr)

In questi giorni gli Stati Uniti sono messi a ferro e fuoco dalle proteste scaturite dopo la brutale uccisione di George Floyd, con la classe politica americana che sembra incapace di dare risposte alla folla inferocita per le brutalità della polizia. Ma questa non è certo la prima né la più grande delle proteste che hanno attraversato il mondo negli ultimi anni. Ricordate le altre? Vi rinfreschiamo noi la memoria.

Abbiamo infatti raccolto qui di seguito cinque tra le più grandi proteste di piazza della storia recente, ovvero dal Novecento in poi. Si tratta, come vedrete, di eventi che sono entrati nella storia, anche quando sono falliti e non hanno portato a cambiamenti diretti. Procediamo, in ordine cronologico.

 

1. La marcia del sale di Gandhi

Per cominciare torniamo al 1930 e partiamo dall’India. Il grande paese era allora sotto il dominio britannico, anche se gli indiani da anni reclamavano maggiore autonomia ed indipendenza. Già da qualche tempo, tra loro era emersa la figura di Gandhi, profeta della disobbedienza civile e della non violenza.

Proprio nel marzo del 1930 quest’uomo, già leader del fronte nazionalista, decise di varare un’azione che doveva colpire l’odiata tassa sul sale che gli inglesi imponevano a tutti gli indiani, penalizzando soprattutto le classi più umili, che fino ad allora si erano prodotte il sale autonomamente dall’acqua del mare.

La marcia del sale di Gandhi nel 1930
Il 12 marzo Gandhi diede così il via ad una marcia simbolica, inizialmente con solo 78 discepoli al seguito. Gli uomini camminarono per circa 320 chilometri, spostandosi da Ahmedabad a Dandi, e raccolsero lungo il percorso migliaia di altri manifestanti.

Quando giunsero a destinazione trovarono la polizia britannica ad attenderli, che iniziò a picchiarli con gli sfollagente. Gli indiani però non reagirono, per preciso ordine di Gandhi, e se anche alcuni cadevano altri proseguivano verso il mare, per potersi simbolicamente produrre un po’ di sale in violazione della legge inglese.

L’esito della protesta

Gandhi venne immediatamente arrestato, assieme ad altri 80.000 manifestanti. La protesta però non si fermò e proseguì per un altro anno, attirando l’attenzione non solo di tutta la stampa indiana, ma anche di quella britannica.

Proprio per il grande clamore suscitato, il viceré, che in precedenza si era rifiutato di incontrare il politico indiano, decise di farlo scarcerare e di indire una nuova Tavola Rotonda per discutere della questione.

I colloqui, alla lunga, si rivelarono comunque infruttuosi e per il momento Gandhi non ottenne nessuna concessione di rilievo, ma il lungo cammino verso l’indipendenza era comunque cominciato.

 

2. La marcia su Washington di Martin Luther King

Tutti voi conoscerete sicuramente il celebre discorso di Martin Luther King solitamente intitolato I Have Dream. Il pastore afroamericano tenne quell’orazione al culmine di quella che fu ribattezzata la Marcia su Washington per il lavoro e la libertà.

La marcia si tenne il 28 agosto 1963, durante la presidenza di John Fitzgerald Kennedy, che sarebbe stato ucciso a Dallas appena tre mesi dopo. In quella data estiva alcune organizzazioni afroamericane, sia sindacali che religiose, portarono infatti nella capitale circa 250.000 persone.

Martin Luther King a Washington
All’epoca infatti il razzismo non era solo un problema sentito dalla gente, ma in parte anche legalizzato, perché nel sud erano ancora in vigore leggi che permettevano la discriminazione sulla base del colore della pelle. In alcuni stati, ad esempio, erano perfino proibiti i matrimoni “misti”. Inoltre per i neri era difficile esercitare il diritto di voto.

La marcia fu un grande successo, sia per il celebre discorso di King al Lincoln Memorial, sia per la grande affluenza (non solo di afroamericani, visto che si stima che un 20-25% dei partecipanti fosse bianco). Si ritiene che proprio il successo di quella manifestazione rese poi possibile, l’anno dopo, il varo del Civil Rights Act.

Le marce da Selma a Montgomery

Quello fu però solo il primo tassello di un puzzle più ampio, che si arricchì due anni dopo con le tre marce da Selma a Montgomery, che videro ancora impegnati diversi attivisti di colore. Quelle marce – che si svolsero questa volta in Alabama – furono importanti per costringere lo stato a riconoscere un vero diritto di voto ai neri.

Tra l’altro lo stato dell’Alabama e diversi esponenti di gruppi segregazionisti fecero di tutto per impedire quelle marce, ricorrendo anche alla violenza: ci furono feriti e morti. Le marce però alla fine ebbero successo anche grazie all’appoggio di Martin Luther King, che diede il suo contributo. Il pastore sarebbe però stato ucciso tre anni dopo.

 

3. Il maggio parigino

Le proteste di Gandhi e di Martin Luther King hanno molto in comune, in particolare nella scelta della non violenza per scardinare un sistema di pregiudizio razziale e sfruttamento. Molto diversa è invece la terza protesta del nostro elenco, quella del maggio parigino, l’evento più famoso del ’68 europeo.

In quell’anno, sull’esempio di quello che già stava in parte avvenendo negli Stati Uniti, in varie città europee prese il via un movimento di protesta spontaneo, che non partiva da leader politici già affermati – e, anzi, spesso li criticava – ma dagli studenti delle università.

Uno dei manifesti del maggio parigino

A Parigi in particolare fin dall’inizio di maggio gli universitari si riversarono nelle strade, scontrandosi spesso anche con la polizia, che usò contro di loro manganelli e gas lacrimogeni. Mentre gli studenti chiedevano riforme profonde a livello istituzionale – sia nell’istruzione che fuori –, lo Stato rispondeva con il pugno duro.

Grazie anche alla televisione, che trasmise le immagini degli scontri, il movimento studentesco incontrò il favore dell’opinione pubblica e rapidamente ingrossò le sue fila: il 13 maggio protestava a Parigi più di 1 milione di persone, grazie anche a uno sciopero generale tramite cui i lavoratori si schierarono al fianco degli studenti.

La vittoria di De Gaulle

Per qualche giorno il movimento studentesco e quello operaio sembrarono sul punto di ottenere ascolto dalla politica e vedere esaudite le varie richieste di riforma e cambiamento. Ma il presidente De Gaulle – che per qualche giorno aveva preferito rimanere in disparte – scompaginò le carte non concedendo nulla ed indicendo invece nuove elezioni.

A queste elezioni, contrariamente alle attese, le forze di sinistra vennero duramente sconfitte e De Gaulle ottenne la più alta vittoria di sempre, con una larghissima maggioranza in Parlamento, segno che le proteste di piazza avevano finito per allarmare una buona parte dei francesi.

 

4. Le proteste di Piazza Tienanmen

Molto moderne, per diversi motivi, sono le proteste di Piazza Tienanmen, a Pechino, che si svolsero nel 1989. Moderne perché anticipano quello che forse sta accadendo in queste stesse settimane a Hong Kong, dove il governo cinese, disattendendo alle proprie stesse promesse, sta compiendo un’assimilazione forzata della regione1.

Le proteste di cui parliamo qui ebbero però luogo, come detto, nel 1989, tra il 15 aprile e il 4 giugno. La miccia che accese lo scontento della popolazione, e in particolare anche qui degli studenti universitari, fu la morte di Hu Yaobang, esponente riformista del Partito Comunista Cinese.

Con la sua scomparsa sembrava morire la speranza di una modernizzazione del partito e di un’apertura a forme di democrazia simili a quelle che, in quegli stessi mesi, c’erano state in Unione Sovietica e nell’est Europa. Per questo gli studenti cominciarono a scendere in piazza, spesso accompagnati dai loro professori, per chiedere libertà di parola e pluralismo.

Il regime però reagì molto duramente. Il segretario generale – l’altro riformista Zhao Ziyang – cercò un compromesso coi rivoltosi, ma fu subito messo in minoranza (e poi purgato) dal vero dittatore della Cina dell’epoca, Deng Xiaoping, che, dopo qualche giorno d’attesa, diede ordine all’esercito di marciare sulla piazza.

La repressione

A inizio giugno i carri armati arrivarono nel centro di Pechino, malmenando, arrestando e probabilmente uccidendo centinaia e centinaia di manifestanti. Dati certi, però, non ce ne sono, perché il regime operò una censura di Stato che continua ancora oggi, visto che in Cina è proibito parlare o scrivere di quegli eventi.

A noi restano solo degli sprazzi di notizia e delle voci. Come la celebre immagine del “Rivoltoso Sconosciuto“, un ragazzo che si piazzò davanti a una colonna di carri armati per impedire loro di proseguire verso la piazza. Nessuno sa chi fosse quel ragazzo2 e quale fu il suo destino.

 

5. La primavera araba

La più recente grande protesta popolare che ha attraversato il mondo è stata senza dubbio la cosiddetta Primavera araba, che nel 2011 ha sconquassato molti paesi del nord Africa e del Medio Oriente, lasciando sperare in cambiamenti radicali.

Cambiamenti che però, nel medio periodo, non sono affatto avvenuti. Come a volte accade, quella della Primavera araba è stata infatti perlopiù una rivoluzione mancata, in cui, dopo un iniziale momento di cambiamento, è seguita poi la repressione.

Piazza Tahrir, al Cairo, il 24 novembre 2011 (foto di Lilian Wagdy via Flickr)
Piazza Tahrir, al Cairo, il 24 novembre 2011 (foto di Lilian Wagdy via Flickr)

Tutto è cominciato nel dicembre 2010 con una rivolta in Tunisia, dovuta al gesto estremo di un uomo che si diede fuoco dopo i maltrattamenti subiti dalla polizia. Questo atto diede origine a quella che sarebbe poi divenuta la Rivoluzione dei Gelsomini e avrebbe ispirato varie altre rivolte.

A partire dal gennaio 2011 furono così costretti alle dimissioni vari dittatori militari, come Ben Ali in Tunisia, Hosni Mubarak in Egitto, Mu’ammar Gheddafi in Libia e Ali Abdullah Saleh in Yemen. Presto furono coinvolti nelle proteste anche Marocco, Algeria, Siria, Arabia Saudita, Giordania e altri paesi.

L’esito globalmente negativo

Come anticipato, l’esito però fu tutt’altro che positivo. Se infatti in Tunisia si instaurò un regime più democratico del precedente, in molti altri paesi si aprì un periodo di profonda instabilità, con guerre civili, morte e distruzione e, soprattutto, nuovi o vecchi dittatori al potere.

Questo è stato l’esito, ad esempio, in Egitto, Libia e Siria. Nel primo caso si è arrivati ad un colpo di stato con cui il nuovo dittatore al-Sisi ha deposto il Presidente Morsi, instaurando un regime ampiamente criticato per lo scarso rispetto dei diritti umani.

In Libia e in Siria, infine, sono scoppiate delle guerre civili particolarmente sanguinose che perdurano ancora oggi, con diverse centinaia di migliaia di morti.

 

E voi, quale protesta preferite?

Note e approfondimenti

  • 1 Alcune notizie recenti sulla questione si trovano qui.
  • 2 Se ne parla anche qui.

 

Conosci altre grandi proteste della storia recente? Indicale nei commenti.

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