Se andate a ripescare i vostri ricordi dell’infanzia, soprattutto quelli relativi alle prime esperienze col mondo dell’arte, sicuramente vi sovvengono alla mente i cosiddetti colori primari. Ce li facevano imparare già alle elementari e poi li riprendevamo alle medie, imparando anche come da essi si potessero ricavare, magari usando le tempere, anche le altre tonalità. Ma ricordate anche quali erano quei colori? E più in generale, sareste in grado di rispondere alla domanda: quali sono i colori primari?

Oggi cerchiamo di darvi una mano noi, perché in realtà la risposta è meno semplice di quella che ricordate. Perché da piccoli vi insegnavano che i colori primari sono tre e solo tre, ma quella è solo una delle varie possibili classificazioni. Altri raggruppamenti, usati ad esempio nei software di fotoritocco, identificano i colori primari in modi diversi.

Vi daremo quindi una panoramica di tutti i modi in cui si può intendere l’espressione “colori primari”, partendo comunque da quello che ci avevano insegnato da piccoli (in modo che, se avete dei bambini che vengono a chiedervi aiuto, sappiate rispondere loro). Procediamo.

 

1. Quali sono i colori primari in arte

Partiamo dalle cose più semplici: i colori primari che ci insegnavano da piccoli erano, come detto, solo tre. Ovvero: il giallo, il rosso e il blu. I nostri insegnanti ci mostravano subito, d’altra parte, che mescolando il giallo e il rosso si otteneva l’arancione; mescolando il rosso e il blu si otteneva il viola; mescolando il giallo e il blu si otteneva il verde.

I colori primari
In pittura, questa è stata da sempre la classificazione base, quella più elementare. A voler essere precisi, qui si usa una tecnica di mescolanza sottrattiva. Infatti i due colori si miscelano tra loro assorbendo rispettivamente una diversa parte della luce.

Giallo, rosso, blu (1925) di Kandinskij, conservata al Centro Pompidou
Così, il colore che il nostro occhio percepisce è dato da quella parte della luce che non viene assorbita né dal primo né dal secondo colore di partenza. È, insomma, quel che rimane dopo la doppia sottrazione. Questa è la tecnica di mescolanza più comune, usata anche quando misceliamo tra loro inchiostri e altre sostanze colorate.

 

2. Esistono in realtà altre triadi di colori primari

Come dicevamo, però, non esiste solo questa classificazione classica. Ad esempio, vi sarà capitato di imbattervi nella sigla RGB, usata spesso in fotografia. Si tratta di un acronimo che deriva dall’inglese e che sta per red-green-blue. In questo caso, quindi, i colori primari – perché così vengono comunque chiamati – sono quindi il rosso, il verde e il blu.

I colori RGB
Ci si chiederà: perché questa differenza? Come al solito gli inglesi e gli americani hanno deciso di utilizzare una scala diversa, come fanno davanti al sistema metrico decimale o, per quanto riguarda i britannici, con la guida a destra? In realtà una spiegazione c’è, e deriva dalla definizione di colore primario.

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Formalmente, i colori primari sono infatti quei colori da cui è possibile ricavare, per addizione o sottrazione, tutti gli altri colori. Ed effettivamente, anche da rosso, verde e blu, mescolati secondo un metodo non più sottrattivo ma additivo, si ricavano tutte le tinte.

 

3. I colori primari e l’informatica

Questa particolarità viene evidenziata, al giorno d’oggi, soprattutto dall’informatica. È nei programmi di fotoritocco come Photoshop e simili, infatti, che troviamo queste diverse “palette” di colori, a cui magari non eravamo abituati.

L'interfaccia di Photoshop
Oltre alla già citata sigla RGB, in questi software si incappa spesso nell’acronimo CMY, o CMYK. Anche in questo caso si tratta di colori primari, molto più simili a quelli da cui siamo partiti perché da questi si ricava tutto il resto tramite la già citata mescolanza sottrattiva.

I colori CMYK
Quelle lettere stanno infatti per Cyan (ciano, un azzurrino con toni di verde), Magenta (magenta, appunto, cioè un rosso tendente al blu), Yellow (giallo) e blacK (nero). Cioè, a parte il nero, dei colori molto simili a quelli da cui in fondo siamo partiti.

 

4. Cosa sono i colori secondari, i terziari e i complementari

La definizione di colori primari l’abbiamo perciò data. Ora però ci rimane da capire cosa siano i colori secondari, terziari e complementari, di cui si sente spesso parlare in egual misura. Anche perché i vostri figli vi verranno presto a chiedere conto di questa cosa, e voi probabilmente non ricorderete più la spiegazione esatta.

Ruota di colori realizzata da Peter Forster (via Wikimedia Commons)
Ruota di colori realizzata da Peter Forster (via Wikimedia Commons)

Chiariamo dunque le cose. I colori secondari sono il frutto della mescolanza dei colori primari in uguali quantità. Così il verde si ottiene usando giallo e blu in parti uguali, l’arancione usando giallo e rosso in parti uguali e così via. I terziari, invece, si ottengono mescolando i primari in quantità diverse tra loro.

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Schema dei colori complementari di Ellywa (via Wikimedia Commons)
Schema dei colori complementari di Ellywa (via Wikimedia Commons)

Infine, una parola sui colori complementari. Si tratta di coppie di colori, legati tra loro in questo modo: si prendono un colore secondario e il corrispettivo colore primario che non è stato usato per formarlo. Ad esempio, l’arancione viene formato, come detto, dall’unione di giallo e rosso; il suo colore complementare è quindi il blu.

 

5. La teoria dei colori primari puri

Concludiamo con un’ulteriore classificazione dei colori primari. Una classificazione però più originale delle altre che abbiamo presentato finora. Fu elaborata infatti alla fine dell’Ottocento dal fisiologo tedesco Ewald Hering, che voleva individuare i colori primari psicologici o “puri”.

Ewald Hering

La sua teoria dei colori infatti identificava sei tonalità principali, opposte tra loro in tre coppie da due. Si tratta di colori che, in base ai suoi studi, non si mescolano mai tra loro, né si influenzano, e in quanto tali rappresentano la massima opposizione cromatica.

Lo schema dei colori puri realizzato da Spooky (via Wikimedia Commons)
Lo schema dei colori puri realizzato da Spooky (via Wikimedia Commons)

Ma quali sono questi colori primari puri? Come detto sono sei: la prima coppia è costituita da bianco e nero; la seconda da verde e rosso; la terza da giallo e blu.

Questa classificazione di Hering ha avuto notevole influenza nel corso del secolo scorso1, sia per gli effetti psicologici di queste coppie di colori, sia per la creazione di modelli di colori informatici.

 

Note e approfondimenti

  • 1 Se volete approfondire, sulla questione esistono vari studi scientifici, come ad esempio questo.

 

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