Il panorama della musica italiana, soprattutto quella d’autore, è molto variegato. Ci sono musicisti importanti che trovi in ogni dove: tutto l’anno in TV, sui giornali, in giro per l’Italia senza soste. Altri, invece, non li scorgi quasi mai, come se il loro tempo fosse passato, anche se in realtà quel tempo l’hanno segnato profondamente. Altri ancora vanno e vengono: e tra questi c’è Riccardo Cocciante.

Negli ultimi vent’anni, il cantante italo-francese ha infatti alternato lunghe pause a periodi al centro della scena, o in Italia o in Francia. Lo si è visto ad esempio qualche anno fa a The Voice, talent in cui ha portato alla vittoria la sua protetta Elhaida Dani. Qualche anno prima era sulla bocca di tutti per le sue opere. Ma poi anche tanti silenzi, tra l’una e l’altra cosa.

E d’altronde questo è probabilmente proprio il tratto caratteriale di quell’artista. Un musicista che ha tanto da dire, ma lo dice quando e come vuole, perché nel suo stile c’è anche una vena di timidezza. Un musicista capace di creare opere, ma anche di pubblicare appena una manciata di dischi negli ultimi vent’anni.

Insomma, Riccardo Cocciante è sempre stato e sempre sarà un autore fuori dagli schemi, lontano dallo star system tradizionale. Un musicista che a volte sembra voler far di tutto per farsi dimenticare, anche se in realtà le sue canzoni sono ben lungi dall’essere cancellate dalle memoria collettiva.

I duetti importanti

E invece Cocciante ha ormai superato quota 70 anni, con quasi 50 d’attività nel campo merita di essere considerato un maestro. Anche perché, per inciso, ha duettato con tutti i più grandi, da Mina a Mietta, da Paola Turci a Scarlett Von Wollenmann.

Nonostante questo e forse a causa proprio della sua naturale riservatezza, Cocciante ha spesso suscitato la curiosità morbosa del pubblico, che voleva conoscerne la moglie, il figlio, le vicende personali [1]. Trascurandone a tratti la musica, che invece merita grande attenzione.

E proprio alle sue canzoni vogliamo dedicare oggi il nostro articolo. Ripercorrendo la sua carriera, che trovò i suoi picchi tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, abbiamo selezionato cinque brani memorabili della sua produzione. Ve li presentiamo qui di seguito, ma non esitate a segnalarcene casomai altri anche nei commenti.

 

1. Bella senz’anima

Come cambiano i tempi. Oggi, ascoltare Bella senz’anima [2] – il primo classico della discografia di Riccardo Cocciante – non provoca particolari problemi. A metà degli anni ’70, però, quando il singolo uscì nei negozi di dischi, molte furono le polemiche attorno a questo pezzo.

Gli anni ’70

Erano anni di lotte, a vario livello. Le femministe, in particolare, si battevano perché alla donna venisse riconosciuto finalmente un ruolo di parità nei confronti degli uomini. E la loro era una battaglia tanto più difficile perché andava ad incidere non solo sull’aspetto legislativo, ma anche sulla mentalità delle persone.

Per questo motivo il testo di Bella senz’anima sollevò molte polemiche [3]. Il primo verso di ogni strofa è infatti celeberrimo e, anche se in realtà non attacca il ruolo della donna in sé e per sé, poteva essere inteso come un tentativo di ridurre la donna al silenzio. O, più avanti, come una sua riduzione a puro oggetto sessuale.

E adesso siediti su quella seggiola,
stavolta ascoltami senza interrompere,
è tanto tempo che volevo dirtelo.
Vivere insieme a te è stato inutile,
tutto senza allegria, senza una lacrima,
niente da aggiungere ne da dividere,
nella tua trappola ci son caduto anch’io,
avanti il prossimo, gli lascio il posto mio.

La tournée coi futuri cantautori

La canzone era firmata da Marco Luberti, Paolo Casella e dallo stesso Riccardo Cocciante ed era contenuta nel terzo album del cantautore, Anima, datato 1974. Dopo Mu e Poesia, quello fu il suo primo lavoro a convincere il pubblico e ad arrivare nelle zone alte della classifica, lanciandone la carriera.

Il brano, però, era già stato presentato al pubblico qualche mese prima della pubblicazione su disco. Nel 1973, durante una tournée che Cocciante condusse assieme ai giovani Antonello Venditti e Francesco De Gregori, la eseguì infatti più volte, preparando la strada al proprio successo (e, poco dopo, a quello dei due compagni di viaggio).

Il singolo poi arrivò fino alla testa della classifica italiana, divenendo il settimo più venduto dell’anno nel nostro paese. E ottenendo anche una censura dalla Rai, che all’epoca per un cantautore della nuova generazione era quasi una medaglia al valore.

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2. Quando finisce un amore

Ci sono autori che scrivono canzoni che solo loro sanno cantare, e che quando vengono eseguite da altri perdono molto del loro fascino. Ce ne sono però altri – ed è questo il caso di Riccardo Cocciante – che cantano con un tratto personale i propri brani, ma sanno anche consegnarli nelle sapienti mani di altri interpreti.

La copertina di Anima, l'album di Riccardo Cocciante che conteneva Quando finisce un amoreQuando finisce un amore [4], ad esempio, è una canzone famosa sia nella versione di Cocciante che in quella, altrettanto intensa, di Mia Martini. Proprio le cantanti femminili, e in particolare quelle dotate di una voce roca e personale, hanno infatti spesso saputo consegnare agli annali delle cover sorprendenti dei suoi brani.

Il secondo pilastro di Anima

Il pezzo appariva nello stesso disco di Bella senz’anima, Anima, e rafforzò la crescita di Cocciante nel cuore degli ascoltatori italiani. D’altronde, gli autori erano gli stessi del brano con cui abbiamo aperto, Marco Luberti, Paolo Casella e Riccardo Cocciante. E gli arrangiamenti erano curati nientemeno che da Ennio Morricone.

Quando finisce un amore così com’e’ finito il mio
senza una ragione ne’ un motivo, senza niente
ti senti un nodo nella gola,
ti senti un buco nello stomaco
ti senti un vuoto nella testa e non capisci niente
e non ti basta più un amico e non ti basta più distrarti
e non ti basta bere da ubriacarti
e non ti basta ormai più niente
e in fondo pensi, ci sarà un motivo
e cerchi a tutti i costi una ragione.

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3. Margherita

Dopo il successo – in parte inatteso – di Anima, Cocciante fece uscire nel 1975 un disco interlocutorio, L’alba, che non andò particolarmente bene in classifica. Ma si confermò ad altissimi livelli già l’anno dopo, nel 1976, quando uscì Concerto per Margherita [5].

Il singolo di Margherita, una delle più belle canzoni di Riccardo CoccianteIl primo singolo estratto dall’album, Margherita, era un brano su cui in realtà il cantautore nato in Vietnam non puntava particolarmente. L’aveva scritto e registrato, ma fino all’ultimo era stato incerto se inserirlo o no in scaletta. Anche l’arrangiatore, il futuro premio Oscar Vangelis, espresse qualche perplessità.

Così Cocciante si era rivolto al direttore della RCA, Ennio Melis, spiegandogli che avrebbe voluto lasciarlo fuori. Questi, però, non solo lo sconsigliò dal farlo, ma gli disse che Margherita sarebbe diventato il brano di traino di tutto il disco [6]. Salvandolo da un errore madornale.

Come fu scritta Margherita

La canzone ebbe tra l’altro un iter molto particolare. Fu scritta dallo stesso Cocciante per la musica e da Marco Luberti per le parole. I due lavorarono a lungo alla stesura di questo brano, di cui c’era la partitura ma ancora non si riuscivano a trovare le parole.

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Una sera, dopo aver discusso fino alle 2 di notte, i due si divisero, tornando alle rispettive case. Ma Luberti, mentre era a letto, ebbe l’illuminazione, trovando l’ispirazione per le frasi d’apertura. Chiamò subito Cocciante al telefono, nonostante fossero le 4 di notte, e stese il resto del testo di getto.

Io non posso stare fermo con le mani nelle mani,
tante cose devo fare prima che venga domani.
E se lei già sta dormendo io non posso riposare,
farò in modo che al risveglio non mi possa più scordare.
Perché questa lunga notte non sia nera più del nero
fatti grande dolce luna e riempi il cielo intero.
E perché quel suo sorriso possa ritornare ancora
splendi sole domattina come non hai fatto ancora.

Il successo internazionale

Questo brano ebbe uno straordinario successo non solo in Italia, ma sfondò in tutto il mondo. Da noi consegnò ancora una volta la vetta della classifica a Cocciante, ma immediatamente ne furono registrate anche una versione in francese (Marguérite) e una in spagnolo (Margarita), che andarono altrettanto bene.

Inoltre, nel corso degli anni molti artisti si sono cimentati col pezzo, incidendone una loro cover. Tra i tanti, vale la pena di ricordare almeno Mina (già nel 1978), Fiorella Mannoia, Marcella Bella e Al Bano.

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4. A mano a mano

Abbiamo scritto, qualche paragrafo fa, che Cocciante era ed è un compositore capace di scrivere brani perfetti per la sua voce, ma anche adatti a quella di altri interpreti. E, nel sostenere questa affermazione, abbiamo portato l’esempio di Mia Martini e di altri grandi nomi della nostra tradizione musicale, soprattutto femminile.

Per questo vogliamo concludere con due pezzi che appartengono pienamente al repertorio di Cocciante, ma in un certo senso sono anche di altri. Tra poco parleremo di Questione di feeling, che è un duetto, ma ora vogliamo cominciare da A mano a mano.

Rino Gaetano durante la tournée con Riccardo Cocciante

Alcuni di voi, leggendo queste parole, probabilmente resteranno un po’ perplessi. «Ma come – si staranno chiedendo –: A mano a mano non era un brano di Rino Gaetano?» Non vi preoccupate, non vi state sbagliando: perché questa canzone è infatti molto celebre nella versione dell’artista calabrese.

Non fu però lui a scrivere ed incidere il pezzo. A mano a mano [7] comparve per la prima volta nell’album Riccardo Cocciante del 1978 e lì ottenne il suo primo importante successo.

Da Riccardo a Rino

Nel 1980, due anni dopo l’uscita del disco, Riccardo Cocciante andò in tournée con i New Perigeo – un gruppo progressive dell’epoca – e proprio Rino Gaetano. E fu in quest’occasione che l’autore di Nuntereggae più cominciò ad eseguire il pezzo, dandogli un’impronta personalissima.

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Oggi, tutte e due le versioni, sia quella più lenta di Cocciante che quella più ritmata di Gaetano, sono entrate, giustamente, nella storia della nostra canzone d’autore.

A mano a mano, ti accorgi che il vento
ti soffia sul viso e ti ruba un sorriso.
La bella stagione che sta per finire
ti soffia sul cuore e ti ruba l’amore.
 
A mano a mano, si scioglie nel pianto
quel dolce ricordo sbiadito dal tempo
di quando vivevi con me in una stanza.
Non c’erano soldi ma tanta speranza

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5. Questione di feeling

Come anticipato, chiudiamo con un duetto, uno dei tanti della carriera di Cocciante. Anzi, sicuramente uno dei più riusciti e il più famoso in assoluto: quello con Mina per l’incisione di Questione di feeling [8].

Questione di feeling di Mina e Riccardo Cocciante

Era il 1985 quando i due decisero di registrare insieme una canzone. La scelta cadde su questo pezzo, che parlava d’amore, come molti altri della carriera di Cocciante, ma offriva una narrazione a due voci.

La musica era come al solito del musicista italo-francese, mentre il testo era di Mogol, paroliere con cui Cocciante aveva cominciato a collaborare da qualche tempo.

Dal punto di vista discografico, il singolo salì fino alla seconda posizione della classifica, confermando l’amore del pubblico verso questa coppia di interpreti. Fu poi pubblicato due volte, sia nell’album di Cocciante – Il mare dei papaveri – che in quello di Mina [9].

Il successo

Il brano fu un grande successo, anche perché fu scelto per diventare la sigla della trasmissione TV Pentatlon, quiz di Mike Bongiorno che andava in onda a metà anni ’80 sulle reti Fininvest. Un programma che faceva registrare, all’epoca, ottimi dati di ascolto.

Cantiamo insieme in libertà
lasciando andar la voce dove va.
Così per scherzo tra di noi.
Posso provarci anch’io, se vuoi.
Inizia pure, vai

Inoltre Questione di feeling ebbe il merito di proporre la musica di Cocciante – che apparteneva musicalmente al decennio precedente – a un nuovo pubblico, diverso da quello a cui il cantante si era proposto agli esordi.

L’operazione di svecchiamento proseguì poi poco dopo con la partecipazione al Festival di Sanremo del 1991. Lì Cocciante si esibì con il pezzo Se stiamo insieme, scritto ancora una volta assieme a Mogol. E riuscì ad aggiudicarsi il primo posto, superando Renato Zero e Marco Masini, rispettivamente secondo e terzo classificato.

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Note e approfondimenti

[1] Se siete curiosi, la moglie si chiama Catherine Boutet ed è una produttrice discografica francese. Il figlio invece si chiama David Cocciante ed è nato nel 1990. L’altezza, per chiudere la questione, è di 1,58 metri.
[2] La si può ascoltare qui.
[3] Le ha ricordate, qualche anno fa, lo stesso Cocciante in una intervista. Aggiungendo però che nei paesi latinoamericani quella stessa canzone fu accolta invece come un inno rivoluzionario.
[4] Qui il brano cantato da Cocciante e qui, invece, la versione di Mia Martini registrata già nel 1975.
[5] Se volete riascoltarla, qui trovate il video di un’esibizione live particolarmente riuscita.
[6] Lo racconta lo stesso Cocciante qui.
[7] Qui potete sentirla eseguita a fine anni ’70 alla TV dallo stesso Cocciante. In quest’altra registrazione, invece, potete ascoltare la versione di Rino Gaetano.
[8] Potete riascoltare la canzone qui.
[9] Il disco della tigre di Cremona si intitolava Finalmente ho conosciuto il conte Dracula. Era un album doppio composto da un disco di cover e l’altro di inediti. La stessa Mina, molti anni più tardi, avrebbe poi reinciso Questione di feeling cantandola in duetto con Tiziano Ferro.
[-] L’immagine di copertina è una foto di Ray Attard (via Flickr)

 

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