Nell’antica Grecia c’erano vari edifici che avevano una funzione importantissima a livello politico, sociale e soprattutto religioso. Tra questi, indubbiamente il tempio greco è quello più imponente e studiato, tanto da esser diventato in un certo senso il simbolo di tutta l’architettura antica: si pensi, ad esempio, alla fama di cui gode il Partenone, fama certamente meritata.

Per questo tali edifici vengono affrontati durante le ore di storia dell’arte, in quelle scuole in cui questa materia fa parte del piano di studi. Purtroppo però, come accade per molte conoscenze, i dati relativi ad essi si perdono con l’andar del tempo nella nostra memoria.

Oggi vogliamo invece recuperare assieme a voi gli elementi e le caratteristiche fondamentali del tempio greco, sia per chi le ha già studiate e poi rimosse, sia per chi invece le sta apprendendo solo ora. Cercheremo di essere chiari e (relativamente) sintetici.

 

1. Caratteristiche generali: orientamento e luoghi sacri

Prima di tutto cerchiamo di capire quali sono le caratteristiche più generali dei templi greci. La prima cosa da dire, importantissima per comprendere la natura di queste strutture, è che il tempio non era pensato tanto per i riti, quanto per ospitare la statua della divinità a cui l’edificio era dedicato.

Pertanto, l’altare usato durante le celebrazioni si trovava davanti al tempio, e non al suo interno, anche se comunque sempre dentro al recinto sacro. Il cuore del tempio era comunque la cella, il naos, che simboleggiava la casa del dio, cella in cui però solo i sacerdoti potevano accedere regolarmente1.

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Interessante anche l’orientamento del tempio. A differenza di quelli romani, i templi greci erano infatti disposti sull’asse est-ovest, con ingresso ad est.

Le parti del tempio

Visto però che hanno nomi molto particolari, cerchiamo di capire anche come si chiamavano le varie zone del tempio greco. Qui di seguito trovate uno schema, ma vi elenchiamo anche le varie parole specifiche e il loro significato, una ad una.

Le varie parti del tempio greco (immagine di Feibs via Wikimedia Commons)
Le varie parti del tempio greco (immagine di Feibs via Wikimedia Commons)

Frontone: la parte alta della facciata, con il timpano triangolare e varie sculture.
Trabeazione: la parte – formata da architrave, fregio e cornice – su cui poggiavano le travi del tetto.
Colonne: poggiavano sullo stilobate e sostenevano la trabeazione; si concludevano con un capitello.
Naos: la cella interna, in cui si collocava la statua della divinità.
Pronao: lo spazio antistante alla cella.
Opistodomo: lo spazio retrostante la cella.
Peristasi: il colonnato porticato che circondava il naos.
Stilobate: il piano su cui poggiava il colonnato.
Crepidoma: gli scalini che sopraelevavano il tempio rispetto al terreno.
Temenos: il recinto sacro entro cui si svolgevano i riti.

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2. La classificazione dei templi

Abbiamo mostrato alcuni degli elementi importanti presenti nel tempio greco, ma quelli che abbiamo appena visto non sono certo gli unici. Qui, in questo secondo paragrafo, vogliamo parlare quindi in particolare di quelli che aiutavano i greci (e, dopo di loro, gli studiosi) a classificare i vari templi.

Vitruvio, il celebre architetto romano, ci ha tramandato nel suo De architectura la classificazione dei tipi di pianta dei vari templi, in base alla disposizione delle colonne. Vediamoli rapidamente, con anche una essenziale rappresentazione grafica.

Alcune piante di templi greci secondo le varie tipologie (immagine di B. Jankuloski via Wikimedia Commons)
Alcune piante di templi greci secondo le varie tipologie (immagine di B. Jankuloski via Wikimedia Commons)

Il tempio in antis, cioè tra le ante, è forse il più semplice, perché è formato solo dalla cella, dal pronao e da due colonne antistanti.

La sua evoluzione naturale è il tempio in doppio antis, in cui le due colonne del davanti vengono in un certo senso “doppiate” con altre due colonne che sorgono nell’opistodomo, cioè sul retro del naos.

Aumenta il numero di colonne

Nel tempio prostilo invece le colonne non sono più nel pronao, ma lievemente più avanti. Di conseguenza non sono più solo due, ma quattro o più. Il tempio anfiprostilo ha lo stesso numero di colonne (quattro o più) anche nella parte posteriore.

C’è poi il tempio periptero che presenta un colonnato tutto attorno ai quattro lati della cella. Questa fila di colonne è chiamata perìstasi. Se però la perìstasi è doppia, e quindi ci sono due file di colonne, il tempio è detto diptero.

Il Tempio di Era o di Nettuno a Paestum, periptero esastilo di ordine dorico, con 6 colonne in facciata e 14 sul lato lungo
Il Tempio di Era o di Nettuno a Paestum, periptero esastilo di ordine dorico, con 6 colonne in facciata e 14 sul lato lungo

Una menzione particolare la merita il tempio pseudoperiptero, diffuso in epoca ellenistica. In questo caso sembrano esserci due file di colonne, ma in realtà quella più interna è costituita da semicolonne addossate ai muri esterni della cella. Sui lati più corti della cella, comunque, poteva esserci una fila aggiuntiva di colonne.

Nei casi rari in cui il tempio ha pianta circolare si parla di tempio monoptero quando manca la cella e invece di tempio a tholos quando la cella c’è.

In base al numero di colonne

Inoltre esiste una classificazione dei templi che si basa anche sul numero di colonne in facciata. Un tempio con due sole colonne, infatti, è detto distilo, con quattro tetrastilo, con sei esastilo, con otto ottastilo. A volte, raramente, potevano essercene anche 12, nel qual caso si parla di tempio dodecastilo.

Sulla facciata comunque poteva esserci anche un numero dispari di colonne, ma questo era piuttosto raro ed è oggi considerato un segno di arcaicità.

Inoltre bisogna considerare che i greci prestavano ovviamente grande attenzione alle proporzioni, quindi il numero di colonne sui lati era sempre numero dispari di colonne a quello della facciata. Esse erano di solito il doppio di quelle anteriori, oppure il doppio più una, oppure il doppio più due.

Pertanto abbiamo di solito templi esastili con 12, 13 o 14 colonne sui lati lunghi, e templi tetrastili con 8, 9 o 10 colonne sui lati lunghi.

 

3. Il tempio dorico

Come sapete bene se avete conservato qualche memoria dei vostri studi di storia dell’arte, i templi greci vengono però più solitamente divisi in tre tipologie, a seconda dell’ordine architettonico a cui appartengono. Si parla infatti di tempio dorico, ionico e corinzio. Vediamoli nel dettaglio.

L'ordine dorico nel Partenone
L’ordine dorico nel Partenone
Il primo a comparire fu l’ordine dorico, che già attorno al VII secolo a.C. era ormai conformato. Si ritiene che inizialmente i più antichi templi di questo tipo fossero in legno, ma che poi la struttura di quelle costruzioni venne sostituita, come ci racconta ad esempio Plutarco, con il marmo.

 
Il tempio dorico presenta colonne che poggiano direttamente sullo stilobate, che mancano della base e che si alzano in maniera non troppo slanciata, per via di una rastremazione verso l’alto non accentuata. Le colonne presentano inoltre larghe scanalature e sulla cima hanno un semplice capitello.

Il fregio ha poi stessa larghezza ed altezza dell’architrave e alterna metope (formelle scolpite a rilievo) e triglifi (formelle con tre scanalature verticali). Sopra ad esso c’è un frontone triangolare con cornice.

L’armonia

La cosa più importante da sottolineare, però, è l’armonia intrinseca che sempre caratterizza il tempio dorico. I greci avevano infatti profondamente studiato l’equilibrio tra pieni e vuoti fondandolo sul modulo, ovvero sulla misura del diametro della colonna a terra.

Così, la colonna in altezza misurava sempre 4 o 5 volte il modulo, la trabeazione ⅓ della colonna, l’architrave e il fregio entrambi metà della trabeazione e così via.

Il tempio di Efesto ad Atene, di ordine dorico (foto di sailko via Wikimedia Commons)
Il tempio di Efesto ad Atene, di ordine dorico (foto di sailko via Wikimedia Commons)

Inoltre sempre in quest’ottica vanno inquadrati particolari accorgimenti ottici apportati via via nel corso dei secoli dagli architetti greci. Ad esempio le colonne presentavano spesso l’entasi, cioè un rigonfiamento che serviva a correggere un particolare effetto ottico generato dalla luce del sole.

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Oppure anche il fatto che le colonne angolari risultassero leggermente ovali, o l’inclinazione delle colonne del fronte verso l’interno del tempio, per correggere la percezione imperfetta dell’occhio umano. Insomma, si pensava ad ogni soluzione utile per dare l’impressione dell’ordine e dell’armonia.

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4. Il tempio ionico

Il tempio ionico si sviluppò quasi contemporaneamente a quello dorico, tanto è vero che i primi esemplari di quest’ordine risalgono appunto al VI secolo a.C. Rispetto all’altro tipo di tempio, quello ionico appare però più slanciato e leggero, anche per via dell’introduzione di alcuni nuovi elementi.

Ad esempio ai piedi della colonna compare la base, mentre al suo vertice c’è il più slanciato e leggero. Quest’ultimo merita qualche parola specifica: si tratta infatti di una struttura composta di abaco e volute, spesso con decorazioni. Lo potete vedere, molto riconoscibile, anche nell’immagine in questo paragrafo.

Le cariatidi dell'Eretteo
Le cariatidi dell’Eretteo

Sopra al capitello poggiava un architrave diviso orizzontalmente in tre fasce, in cui quelle superiori erano un po’ più ampie di quelle inferiori e pertanto sporgevano in fuori. Quindi arrivava il fregio decorato con bassorilievi e infine la cornice, decorata con dentelli.

Questo stile, come si può intuire dal nome, si sviluppò inizialmente nella Ionia, cioè sulle coste dell’Asia Minore, dove erano presenti varie colonie greche e dove però era anche più forte l’influenza architettonica orientale. Poi si diffuse comunque anche nel Peloponneso: ad Atene lo si ritrova ad esempio nell’Eretteo e nel tempio di Atena Nike.

 

5. Il tempio corinzio

Molto più simile al tempio ionico è il tempio corinzio, l’ultimo del trittico classico degli ordini greci. I primi esempi di questo stile risalgono alla fine del V secolo a.C., ancora in maniera piuttosto rara.

Capitelli corinzi alla Maison Carrée di Nîmes
Capitelli corinzi alla Maison Carrée di Nîmes
Iniziarono a diffondersi poi maggiormente nei secoli successivi, fino a diventare la tipologia più frequente in epoca ellenistica. Non è un caso che questo tipo di tempio sia stato ripreso poi dai fine del V secolo a.C., trovano amplissima diffusione nella loro architettura.

 
Due sono le principali differenze rispetto al tempio ionico, legate alla colonna. In primo luogo, il fusto poggia su una base attica semplificata, diversa da quella ionica. Ma è soprattutto il capitello a caratterizzare quest’ordine architettonico.

Esso è infatti decorato a foglie d’acanto, facilmente riconoscibili. Secondo quanto ci tramanda Vitruvio, questo particolare capitello fu inventato dall’architetto Callimaco, forse nativo proprio di Corinto.

L’ispirazione gli venne vedendo un cesto abbandonato vicino ad una tomba, con una pietra quadrata sopra, al di sotto della quale era cresciuta una pianta d’acanto. Le foglie attorno al cesto avrebbero quindi dato l’idea per il capitello.

 

Note e approfondimenti

  • 1 Il popolo, comunque, non era completamente escluso dall’accesso all’interno del tempio, visto che in certe occasioni le porte della cella si aprivano. In generale non bisogna quindi pensare che il tempio greco fosse votato all’esclusione del popolo; tutt’altro. Le celebrazioni si tenevano davanti all’edificio proprio perché il tempio era del popolo e per il popolo. Per avere qualche informazione in più sulle pratiche religiose dei greci si può inoltre leggere anche qui.

 

Segnala altre caratteristiche del tempio greco nei commenti.