Quello di Francesco De Gregori è uno dei grandi nomi del cantautorato italiano. Da un certo punto di vista, anzi, è forse quello che meglio ha saputo unire il lato intellettuale a quello popolare, parlando ai giovani politicizzati degli anni ’70 come a quelli disimpegnati del decennio successivo, pur rimanendo sempre fedele a se stesso. D’altronde, le canzoni di De Gregori costituiscono in un certo senso un paradosso.

A guardare i testi di quei brani, infatti, si trovano frasi spesso oscure, ermetiche. Anche le canzoni che parlano d’amore finiscono per stupire e lasciare interdetto l’ascoltatore, e non si sa mai cosa si nasconda dietro ai testi del “Principe”. E il dubbio ogni volta è lo stesso: come possono canzoni così complesse essere anche così dirette?

Pensate, ad esempio, a Buonanotte fiorellino, uno dei suoi pezzi più celebri. Perché la chiama “monetina”? Perché l’anello resterà sulla spiaggia? Che storia c’è dietro?

Oppure alle parole di Atlantide, quando per descrivere il suo amore non trova altro che l’espressione: «Conoscete per caso una ragazza di Roma la cui faccia ricorda il crollo di una diga?»

De Gregori il poeta

Gli esempi sarebbero ancora parecchi. Sia quando scrive lui le sue canzoni, sia quando ne interpreta di altrui (come recentemente con quelle di Bob Dylan), De Gregori non parla mai direttamente. Arriva al tema in maniera obliqua, per immagini affastellate, spesso incoerenti o sorprendenti. Proprio come un poeta.

Francesco De Gregori a inizio anni '90

Tra tutti i cantautori della sua generazione, anzi, Francesco De Gregori è stato probabilmente quello più “poeta” nel senso novecentesco del termine. De André – che pure a tratti ne seguì l’esempio – aveva uno stile di solito più chiaro e limpido, seppur amante anch’egli del paradosso.

Guccini maneggiava meglio la metrica e i versi, ma i suoi testi non lasciavano spazio all’immaginazione, dicendo tutto e anche di più di quello che c’era da dire.

De Gregori invece è sempre stato quello più evocativo, quello capace di tracciare storie che rimanevano poi sospese tra le note delle sue canzoni. Storie che affascinavano gli intellettuali e il popolo, che parlavano di temi alti e bassi allo stesso tempo, come una partita di calcio e il senso della vita e della giovinezza.

Le canzoni più belle

Ma, appunto, rimaniamo sulle canzoni. Abbiamo ripreso in mano tutta la discografia dell’autore romano e abbiamo cercato di selezionare una cinquantina di canzoni, quelle che ci sembrano più significative della sua produzione. Alcune sono celeberrime, altre meno famose ma molto apprezzate dai suoi fan.

Ve le elenchiamo qui di seguito in ordine alfabetico, in modo che possiate farvele tornare alla mente. Alcune, magari, le avrete anche suonate da ragazzi con la vostra chitarra, trovando a orecchio gli accordi. Altre le avrete dedicate a un amore, a un amico o a un padre. Ma quali sono le vostre preferite? Votatene cinque.

Se poi volete approfondire l’argomento, potete leggere questi nostri articoli al riguardo:
I testi e gli accordi di cinque grandi canzoni di Francesco De Gregori
Cinque canzoni della buonanotte da dedicare all’amata o all’amato


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