Chi non ricorda le canzoni degli 883, che hanno costituito negli anni Novanta la colonna sonora delle estati lunghe e spensierate di migliaia di adolescenti?

Nata nel 1991 dall’idea di Max Pezzali e Mauro Repetto, due ragazzi che qualche anno prima si erano ritrovati compagni di scuola al Liceo Scientifico “Copernico” di Pavia, la band è entrata a pieno titolo nella storia della musica italiana grazie ai suoi brani pop, pop-rock e dance.

Brani che non erano soltanto canzoni leggere, ma anche profonde e attente alla società (Se tornerai, per citarne una, che tratta il tema della droga), al delicato passaggio dall’adolescenza alla fase adulta, alle vicende e ai tormenti d’amore, di cui parlano le ballate romantiche e coinvolgenti.

Nell’arco di poco più di dieci anni gli 883 hanno pubblicato sette album: Hanno ucciso l’Uomo Ragno (1992), Nord sud ovest est (1993), La donna, il sogno & il grande incubo (1995), La dura legge del gol! (1997), la raccolta Gli anni (1998), Grazie mille (1999), Uno in più (2001).

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In questo articolo vi propongo cinque canzoni che, a mio parere, sono tra le più belle pubblicate e cantate dal gruppo e che vale la pena ascoltare anche oggi.

 

1. Hanno ucciso l’Uomo Ragno

Non potevo non inserire nella mia cinquina Hanno ucciso l’Uomo Ragno [1], brano che dà il titolo all’album d’esordio degli 883. Un disco che ha come tema conduttore la vita adolescenziale e le sue situazioni tipiche, raccontate con un linguaggio semplice e, molto spesso, gergale.

Hanno ucciso l'Uomo Ragno, il primo grande successo degli 883In una intervista a TV Sorrisi e canzoni, venne chiesto a Max perché avesse dedicato una canzone e intitolato l’album all’Uomo Ragno. Per lui «rappresentava la purezza adolescenziale ammazzata dal mondo degli adulti. Forse non è morto – rispose –. Mi piace pensare che sia ancora da qualche parte a coltivare il sogno, la chimera…».

Un invito a non perdere mai la capacità di sognare e la forza per andare avanti, anche quando la vita cambia o si fa dura.

Il testo

Solita notte da lupi nel Bronx,
nel locale stan suonando un blues degli Stones.
Loschi individui al bancone del bar,
pieni di whisky e margaridas.
Tutto ad un tratto la porta fa “slam”,
il guercio entra di corsa con una novità:
«Dritta sicura, si mormora che
i cannoni hanno fatto “bang”».
 
Hanno ucciso l’Uomo Ragno,
chi sia stato non si sa,
forse quelli della mala,
forse la pubblicità.
Hanno ucciso l’Uomo Ragno,
non si sa neanche il perché.
Avrà fatto qualche sgarro
a qualche industria di caffè.
 
Alla centrale della polizia
il commissario dice: «Che volete che sia?
Quel che è successo non ci fermerà,
il crimine non vincerà».
Ma nelle strade c’è il panico ormai,
nessuno esce di casa, nessuno vuole guai.
Ed agli appelli alla calma in TV
adesso chi ci crede più?
 
Hanno ucciso l’Uomo Ragno,
chi sia stato non si sa,
forse quelli della mala,
forse la pubblicità.
Hanno ucciso l’Uomo Ragno,
non si sa neanche il perché.
Avrà fatto qualche sgarro
a qualche industria di caffè.
 
Giù nelle strade si vedono gang
di ragionieri in doppio petto pieni di stress.
Se non ti vendo mi venderai tu
per 100 lire o poco più.
Le facce di Vogue sono miti per noi,
attori troppo belli sono gli unici eroi.
Invece lui, sì, lui era una star
ma tanto non ritornerà.
 
Hanno ucciso l’Uomo Ragno,
chi sia stato non si sa,
forse quelli della mala,
forse la pubblicità.
Hanno ucciso l’Uomo Ragno,
non si sa neanche il perché,
avrà fatto qualche sgarro
a qualche industria di caffè.

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2. Come mai

Come mai [2] è il terzo singolo estratto dal secondo album, Nord sud ovest est. Sembra che, in origine, non dovesse neppure essere incluso nel disco perché secondo Pezzali richiamava troppo le ballate tradizionali italiane.

Nord Sud Ovest Est, album degli 883 in cui era contenuta Come maiFu il produttore Claudio Cecchetto a fargli cambiare idea e mai decisione fu migliore. Come mai fu il secondo singolo più venduto in Italia nel 1993 e contribuì moltissimo al successo dell’album, che vendette un milione e trecentomila copie.

Al di là del successo dei numeri, quello di Come mai è uno dei testi più belli degli 883 e, a mio avviso, di tutta la musica italiana.

Il testo

Le notti non finiscono all’alba nella via.
Le porto a casa insieme a me, ne faccio melodia.
E poi mi trovo a scrivere chilometri di lettere,
sperando di vederti ancora qui.
 
Inutile parlarne sai, non capiresti mai.
Seguirti fino all’alba e, poi, vedere dove vai.
Mi sento un po’ bambino, ma lo so con te non finirà
il sogno di sentirsi dentro un film.
 
E poi all’improvviso, sei arrivata tu,
non so chi l’ha deciso, m’hai preso sempre più.
Una quotidiana guerra con la razionalità,
ma va bene purché serva, per farmi uscire.
 
Come mai, ma chi sarai, per fare questo a me?
Notti intere ad aspettarti, ad aspettare te.
Dimmi come mai, ma chi sarai, per farmi stare qui,
qui seduto in una stanza, pregando per un sì?
 
Gli amici se sapessero, che sono proprio io…
Pensare che credevano che fossi quasi un Dio,
perché non mi fermavo mai, nessuna storia inutile,
uccidersi d’amore… ma per chi?
 
Lo sai all’improvviso, sei arrivata tu,
non so chi l’ha deciso, m’hai preso sempre più.
Una quotidiana guerra, con la razionalità
ma va bene purché serva, per farmi uscire.
 
Come mai, ma chi sarai, per fare questo a me?
Notti intere ad aspettarti, ad aspettare te.
Dimmi come mai, ma chi sarai, per farmi stare qui,
qui seduto in una stanza, pregando per un sì?
 
Dimmi come mai, ma chi sarai per fare questo a me?
Notti intere ad aspettarti, ad aspettare te.
Dimmi come mai, ma chi sarai, per farmi stare qui,
qui seduto in una stanza, pregando per un sì?

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3. Ti sento vivere

Nel 1995 gli 883, senza più Mauro Repetto, pubblicarono La donna, il sogno & il grande incubo. Melodie più complesse, testi più intimi e curati stilisticamente segnarono un cambiamento di rotta e diedero, se ce ne fosse stato bisogno, ancora più popolarità alla band.

La donna, il sogno & il grande incubo, disco degli 883 che conteneva il brano Ti sento vivereDa questo disco ho scelto Ti sento vivere [3], una canzone che ho ascoltato decine, centinaia di volte, senza mai stancarmi. Romantica e nostalgica, è un canto d’amore alla propria lei, che, anche quando non c’è, il protagonista della canzone – Max e tutti gli innamorati come lui – sente sempre vicina, in tutto quello che fa e non fa.

Dovunque guardi, qualunque cosa pensi, ogni cosa gli ricorda lei, che è sempre presente nel suo cuore.

Il testo

Non so che cosa fare,
il sonno se n’è andato e non tornerà.
Un vetro da cui guardare,
il silenzio fermo della città.
 
E ti vorrei chiamare,
sì, però a quest’ora ti arrabbierai.
E poi per cosa dire?
A metà io so che mi bloccherei.
 
Perché non è facile,
forse nemmeno utile,
certe cose chiare dentro poi
non escono, restano, restano…
 
Vorrei dirti, vorrei,
ti sento vivere
in tutto quello che faccio e non faccio ci sei,
mi sembra che tu sia qui,
sempre.
 
Vorrei dirti, vorrei,
ti sento vivere.
Dovunque guardo ci sei tu,
ogni discorso sempre tu,
ogni momento io
ti sento sempre più.
 
Seduta lì a parlare
con i tuoi amici, che bella sei.
Mi sembra di impazzire,
per essere lì con te non so che darei.
 
Ti vorrei far vedere
tutti i miei foglietti e le lettere
che ti vorrei spedire,
ma non ho il coraggio e non so perché.
 
Perché non è facile,
forse nemmeno utile,
certe cose chiare dentro poi
non escono, restano, restano…
 
Vorrei dirti, vorrei,
ti sento vivere
in tutto quello che faccio e non faccio ci sei,
mi sembra che tu sia qui,
sempre.
 
Vorrei dirti, vorrei,
ti sento vivere.
Dovunque guardo ci sei tu,
ogni discorso sempre tu,
ogni momento io
ti sento sempre più.

 

4. Se tornerai

Come detto all’inizio, tra le canzoni scritte ce ne sono anche alcune che trattano temi importanti, come quello dell’uso della droga e delle tragiche conseguenze che può avere.

La dura legge del gol, disco degli 883 che conteneva Se torneraiSe tornerai [4] è dedicata ad un amico di Max, Flavio, con cui da ragazzo condivideva le sue giornate, le mille avventure che si hanno da giovani, divertendosi con cose da poco, semplici.

Piano piano le loro strade si divisero e i due amici si persero di vista. Fino al giorno in cui Max aprì il giornale e si trovò davanti la foto di un corpo steso su una panchina, di un ragazzo morto per overdose. In cui riconobbe il suo amico Flavio.

Il testo

Ti ricordi quell’estate,
in moto anche se pioveva,
tentavamo un po’ con tutte,
cosa non si raccontava…
Ci divertivamo anche
con delle cose senza senso,
questo piccolo quartiere
ci sembrava quasi immenso.
 
Poi le strade piano piano
ci hanno fatto allontanare
e il motivo sembra strano
non lo saprei neanche dire.
Solo ti vedevo qualche volta
in giro con quegli altri,
tu che mi dicevi
qualche sera passerò a trovarti.
 
Io che avevo i fatti miei…
Ti ricordi quella
con quegli occhi grandi
che anche tu
mi dicevi: «È troppo bella».
 
Forse è stato il tempo,
forse quella solitudine
che ci portiamo dentro,
però credimi…
 
Se tornerai,
magari, poi,
noi riconquisteremo tutto,
come tanti anni fa,
quando per noi,
forse la vita era più facile.
 
Forse è stato il tempo,
forse quella solitudine,
che ci portiamo dentro
troppo grande per noi.
 
Ti ho rivisto stamattina,
sul giornale la tua foto,
steso su quella panchina
non sembravi neanche tu.
Forse te la sei cercata,
forse non sei stato forte.
Non m’importa, ma non so
se eri pronto per la morte.
 
Io che ho sempre i fatti miei,
con un’altra donna con degli
occhi grandi che anche tu
mi diresti: «È troppo bella».
 
Forse è stato il tempo,
forse quella solitudine
che ci portiamo dentro,
però, credimi…
 
Se tornerai,
magari, poi,
noi riconquisteremo tutto,
come tanti anni fa,
quando per noi,
forse la vita era più facile.

 

5. Nient’altro che noi

Chiudiamo la scelta delle canzoni con il testo di Nient’altro che noi [5], pezzo tratto dall’album Grazie mille.

Grazie mille, l'album con Nient'altro che noi degli 883Una ballata dolce e romantica, il cui video ufficiale è un tenero cartone animato girato in stile anime giapponese, ambientato nel West.

Questo racconta la storia d’amore tra il cane Rocco (di Max, rappresentato nel video dal cowboy che si sta riposando) e una cagnolina, arrivata nella cittadina a bordo di una delle tante carovane che passano di là.

Leggi anche: Le cinque canzoni italiane più famose e vendute della storia

Il testo

Potrei stare ore e ore qui
ad accarezzare
la tua bocca ed i tuoi zigomi
senza mai parlare,
senz’ascoltare altro, nient’altro che
il tuo respiro crescere,
senza sentire altro che noi,
nient’altro che noi.
 
Potrei star fermo immobile
solo con te addosso,
a guardare le tue palpebre
chiudersi ad ogni passo
della mia mano lenta che scivola
sulla tua pelle umida
senza sentire altro che noi,
nient’altro che noi.
 
Non c’è niente al mondo
che valga un secondo
vissuto accanto a te,
che valga un gesto tuo,
o un tuo movimento.
Perché niente al mondo
mi ha mai dato tanto
da emozionarmi come quando siamo noi,
nient’altro che noi.
 
Potrei perdermi guardandoti
mentre stai dormendo,
col tuo corpo che muovendosi
sembra stia cercando
anche nel sonno di avvicinarsi a me,
quasi fosse impossibile
per te sentire altro che noi,
nient’altro che noi.
 
Non c’è niente al mondo
che valga un secondo
vissuto accanto a te,
che valga un gesto tuo,
o un tuo movimento.
Perché niente al mondo
mi ha mai dato tanto
da emozionarmi come quando siamo noi,
nient’altro che noi.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Potete rivedere il videoclip ufficiale, che vedeva anche la partecipazione di Jovanotti, qui.
[2] Qui il video d’epoca.
[3] Il video con il solo Max Pezzali può essere rivisto qui.
[4] Qui potete riascoltare il brano.
[5] L’ultima canzone della selezione potete ascoltarla qui.

 

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