Dicono che il fumetto sia in crisi, e forse è vero. Anzi, è sicuramente vero guardando i dati di vendita, i conti delle case editrici, le testate che chiudono o che si ridimensionano. Però ci sono dei casi, o meglio dei personaggi, che sono superiori alle crisi, capaci di resistere a cali di vendite e passare del tempo.

Uno di questi – e l’ha dimostrato recentemente anche con il grande successo della collana della Collezione storica a colori pubblicata dal Gruppo Editoriale L’Espresso – è sicuramente Tex, personaggio capofila della Sergio Bonelli Editore e di tutto il fumetto italiano.

Creato nel 1948 da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini – che, come vedremo, si firmava Galep – esce ininterrottamente da più di 65 anni ed è una delle serie a fumetti più vendute del mondo, perché oltre ai dati delle edicole italiane si devono aggiungere le traduzioni di grande successo in Finlandia, Norvegia, ex Jugoslavia, Turchia, Israele e soprattutto Brasile, dove ha una tiratura non di troppo inferiore a quella nostrana.

Un successo che si è basato su una incredibile stabilità degli sceneggiatori (per decenni le storie sono state scritte quasi esclusivamente da Gian Luigi Bonelli prima e Claudio Nizzi poi) ma anche su un parco disegnatori tra i migliori in Italia.

E proprio ai disegnatori di Tex vogliamo dedicare questo articolo, perché tra di loro se ne annoverano alcuni dal tratto classico e altri più innovativi, alcuni di una certa età ed altri molto giovani, alcuni capaci di ben rappresentare la dinamicità delle scene d’azione ed altri più portati per la monumentale staticità.

Un gruppo di disegnatori del passato e del presente che, anche grazie alle sapienti scelte dell’editore, ha saputo dare accenti diversi alle varie avventure, rendendo il personaggio e i suoi comprimari sempre nuovi nonostante compaiano sulle pagine stampate da, letteralmente, una vita.

Vediamo dunque cinque storici e rappresentativi disegnatori dei fumetti di Tex Willer.

 

Galep

Il creatore grafico di Tex

Se c’è un disegnatore che più di tutti ha rappresentato il prototipo dell’artista dedito anima e corpo al personaggio di Tex, quello è sicuramente il suo creatore grafico Aurelio Galleppini, meglio conosciuto come Galep.

Nato in provincia di Grosseto nel 1917 da genitori sardi che presto sarebbero ritornati sull’isola, si avvicinò al mondo del fumetto passando prima dall’animazione e comunque specializzandosi nella riproduzione di cavalli, capacità che gli sarebbe tornata molto utile per Tex.

L’esordio avviene nel 1936 su varie riviste, pubblicate anche da editori importanti come la Mondadori o la Nerbini, fino a quando nel 1948 non viene chiamato da Tea Bonelli a lavorare per le Edizioni Audace, che erano state rilevate qualche anno prima da Gian Luigi Bonelli e che adesso lei dirigeva.

L’incarico è quello di disegnare due nuovi personaggi creati da Gian Luigi: Occhio Cupo, sul quale si ripongono molte speranze anche per il nuovo formato con cui lo si lancia, e Tex.

Galleppini si trasferisce addirittura a casa di Tea e lavora di giorno alle tavole del primo e di notte a quelle del secondo personaggio, tenendo un ritmo di lavoro forsennato e al giorno d’oggi improponibile, ma il sacrificio paga: mentre Occhio Cupo si rivela infatti un flop, Tex è un successo inaspettato, dal quale non si separerà più fino alla morte.

Stabilitosi in Liguria, disegnerà tantissime storie e tutte le copertine degli albi del personaggio fino al 1994 quando, colpito da una malattia, dovette lasciare il testimone a Claudio Villa. Sarebbe morto in quello stesso anno, mentre era ancora al lavoro su una nuova storia.

Tra i racconti da lui realizzate si ricordano Tra due bandiere del 1970 (albi 113/115) e Il figlio di Mefisto (1971, albi 125/128), entrambi su testi di Gian Luigi Bonelli, e El muerto (1976, albi 190/191) su testi di Guido Nolitta alias Sergio Bonelli.

 

Guglielmo Letteri

Il disegnatore di El Morisco

Dopo una prima fase intensissima in cui i disegni delle avventure di Tex Willer erano curati in toto da Galep, nel giro di poco tempo ci fu bisogno di affiancargli altri disegnatori che potessero dargli respiro e sostenere la frenetica domanda dei lettori, che aumentavano costantemente di numero.

Fecero così il loro ingresso nel team creativo Erio Nicolò, Giovanni Ticci (che approfondiremo a breve), Fernando Fusco, Virgilio Muzzi e soprattutto Guglielmo Letteri, il secondo più prolifico disegnatore di Tex dopo Galep e autore del racconto in assoluto più lungo di tutta la storia del personaggio, Ritorno a Pilares.

Nato a Roma nel 1926, si trovò a vivere la prima parte della sua vita in giro per il mondo. Durante il fascismo si trasferì con i suoi genitori in Albania, poi nel dopoguerra frequentò alcuni corsi a Ingegneria a Roma e fondò un gruppo jazzistico (era in particolare un ottimo chitarrista), fino a quando non decise di trasferirsi in Argentina, dove conobbe altri italiani del calibro di Hugo Pratt, Alberto Ongaro e Sergio Tarquinio.

Fu proprio qui che decise di lasciar perdere la carriera da musicista e di intraprendere quella da disegnatore di fumetti.

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Dopo un periodo a Londra e un altro ancora in Sud America, nel 1963 tornò in Italia e poco dopo esordì su Tex in uno degli ultimi racconti nel formato a striscia.

Tra le sue storie più celebri vanno sicuramente citate El Morisco (numeri 101/103 del 1969, su testi di Gian Luigi Bonelli), Mescaleros (numeri 151/154, ancora testi di Bonelli padre, 1973) e Oklahoma! (Maxi Tex 1, 1991, su testi di Giancarlo Berardi). Letteri è scomparso a Roma nel 2006.

 

Giovanni Ticci

Il tratto distintivo di Tex

Altro nuovo disegnatore che fu introdotto nella serie verso la fine degli anni Sessanta per aiutare Galep a sostenere il pesante carico di lavoro fu Giovanni Ticci, senese classe 1940, artista forse col tratto più particolare e riconoscibile tra quelli che abbiano mai disegnato il volto di Tex Willer.

Al fumetto si era avvicinato giovanissimo, già a 16 anni, lavorando soprattutto per il mercato estero con storie western e fantascientifiche che trovarono spazio anche negli Stati Uniti.

Con la Bonelli i primi approcci avvennero quasi subito, prima con la serie Un ragazzo nel Far West, scritta da un altrettanto giovane Sergio Bonelli alias Guido Nolitta, poi con Judok, di Gian Luigi Bonelli.

Nel 1966 fece finalmente il suo esordio su Tex, con una delle ultimissime storie uscite nel formato a striscia, passando poi a disegnare i racconti per il nuovo formato che da lì in poi avrebbe preso il nome di “bonelliano”.


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Tra le sue storie più memorabili non si possono dimenticare Sulle piste del nord (albi 121/124, tra 1970 e 1971, su testi di Gian Luigi Bonelli), Terra promessa (albi 146/149, tra 1972 e 1973, testi ancora di Gian Luigi Bonelli) e Orgoglio Navajo (albi 384/387, del 1992, su testi di Claudio Nizzi).

Attualmente lavora ancora sulla testata: anche se manca dalla serie regolare dal 2011, ha infatti nel frattempo collaborato ad alcuni dei supplementi che periodicamente accompagnano il mensile di casa Bonelli.

 

Fabio Civitelli

Il maestro del puntinismo

Andiamo avanti nel tempo e, dopo aver presentato alcuni dei più importanti disegnatori classici del personaggio, avviciniamoci ora ai maestri dell’età moderna, se così vogliamo chiamarla, cioè a quegli autori che si sono avvicinati a Tex quando il ranger della Bonelli era già un mito consolidato, cioè negli anni Ottanta.

Il primo dei nostri due ultimi autori è infatti Fabio Civitelli, aretino classe ’55, che al fumetto collabora ininterrottamente dal 1985.

Dopo aver esordito giovanissimo a metà anni ’70 su una gran varietà di collane anche erotiche – genere che aveva una grande diffusione all’epoca e che ha fatto da palestra a molti futuri maestri – si trovò presto a collaborare con editori importanti come la Dardo e la Universo, per le quali disegnò Il grande Blek, Gordon Link e vari racconti sulle storiche riviste Il monello e Intrepido, firmandosi spesso con lo pseudonimo spagnoleggiante di Pablo de Almaviva.

Nel 1980 arrivò finalmente in Bonelli, prima messo al lavoro su Mister No per poi essere promosso a Tex, il mensile (allora come oggi) più venduto della casa editrice.

Qui Civitelli avrebbe lavorato per anni in coppia con lo sceneggiatore Claudio Nizzi, sviluppando un tratto personale molto curato e riconoscibile – giocato, soprattutto negli ultimi tempi, soprattutto sul chiaroscuro e sugli effetti ottenuti col puntinismo – che ne ha fatto nel tempo uno dei più apprezzati disegnatori della serie.

Tra le sue migliori storie si ricordano Missione a Boston, pubblicata nel 1995 sui numeri 414/416 e scritta da Claudio Nizzi, Il presagio, scritta dallo stesso Civitelli assieme a Nizzi e pubblicata sui numeri 475/477 del 2000, e infine la recente La cavalcata del morto, scritta da Mauro Boselli per lo speciale numero 27 (meglio noto come Texone) del 2012.

 

Claudio Villa

Il copertinista attuale

Concludiamo con quello che è al momento il disegnatore principe della serie in quanto incaricato, dal 1994, di sostituire Galep nelle copertine, cioè il comasco Claudio Villa.

Nato nel 1959, dopo alcune brevi esperienze con editori minori arriva alla Bonelli nel 1982, lavorando prima su Martin Mystère e, poco dopo, su Tex, sul quale esordisce nel 1986.

Proprio il 1986 è un anno decisivo per la carriera del disegnatore: Sergio Bonelli, che lo considera uno dei giovani più interessanti nello staff della casa editrice, gli affida la realizzazione grafica di due nuovi personaggi da lanciare di lì a poco, Dylan Dog e Nick Raider.

Se il secondo verrà poi passato a Giampiero Casertano, che ne disegnerà le copertine per qualche anno, il primo rimane in capo a Villa che, pur non disegnandone mai una storia (tranne un breve racconto in un Albo Gigante degli anni ’90 e un incontro speciale con Claudio Baglioni), ne realizza le prime 41 copertine.

Oltre a dedicarsi quasi completamente a Tex, fuori dalla Bonelli ha inoltre realizzato per la Marvel la storia speciale di Devil e Capitan America Doppia morte sceneggiata da Tito Faraci.

Le sue storie più celebri su Tex sono probabilmente Un artiglio nel buio (pubblicata nel 1992 sui numeri 381/384 e scritta da Claudio Nizzi), L’uomo senza passato (ancora su testi di Claudio Nizzi e apparsa nel 1996 sui numeri 423/425) e Mefisto! (di nuovo testi di Nizzi, numeri 501/504 del 2002).

 

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