Cinque memorabili frasi di Anna Karenina di Lev Tolstoj

Le migliori frasi di Anna Karenina di Lev Tolstoj

Ultimamente ci siamo trovati a parlare di Lev Tolstoj piuttosto spesso: prima l’abbiamo citato tra i grandi scrittori russi dell’Ottocento, dei quali, assieme a Dostoevskij, è il maestro e capostipite; poi abbiamo analizzato il suo Guerra e pace come modello di molti romanzi di guerra (e non solo); ora concludiamo il percorso – festeggiando l’anniversario della sua nascita, che cade proprio oggi – dando un’occhiata rapida, ma speriamo utile, al suo secondo immortale capolavoro, Anna Karenina.

Poco prima della “conversione”

Pubblicato per la prima volta tra il 1873 e il 1877 – subito prima che Tolstoj completasse la sua conversione all’etica pacifista e al vegetarianesimo che lo rese il capofila di un nuovo movimento che avrebbe trovato il suo apice decenni dopo con Gandhi –, il libro racconta la difficile, contrastata ma travolgente storia d’amore tra Anna Karenina e il conte Vronskij, spesso in antitesi a quella, autobiografica e più pura, tra Levin e Kitty.

Tramite le vicende dei suoi molti protagonisti, Tolstoj conduce il lettore lungo un percorso di perdizione e di incapacità di trovare la felicità che ha esiti tragici, col famoso suicidio della protagonista che si getta sotto ad un treno in corsa.

E il tema principale, tra i tanti che si affacciano all’interno del lungo romanzo, è proprio quello dell’impegno e della fatica che sono necessari per essere felici, rifuggendo i precetti – o, meglio, la mancanza di precetti – dell’alta società in vista di un ideale più autentico.

Un percorso che Tolstoj traccia con la forza delle sue parole, sempre evocative, potenti e lungimiranti. Alcune, più di altre, sono rimaste nella storia della letteratura e vengono spesso citate. Scopriamo insieme quali.

 

1. Tutte le famiglie felici sono simili…

Il nucleo d’origine di Anna e l’impossibile rinascita con Vronskij

Ci sono tanti incipit famosi nella storia della letteratura. Qui in Italia abbiamo ovviamente a cuore «Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno» e «Nel mezzo del cammin di nostra vita», ma pure in altre letterature ci sono degli inizi da far tremare i polsi.

Citando a casaccio, vengono subito in mente «È verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie» di Jane Austen e «Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi» di Vladimir Nabokov, entrambe storie d’amore scritte in lingua inglese ma tra loro così diverse.

Anna Karenina con suo figlioL’incipit di Anna Karenina, però, non ha nulla da invidiare a nessuno e meriterebbe sicuramente di stare tra i primi della storia, per capacità analitica, sintesi e, perché no, anche anticipazione delle tematiche del libro.

La via della felicità, sembra dirci Tolstoj, è una via che tutto sommato è unica e porta ad un solo esito; le vie dell’infelicità invece sono molteplici. Mille sono i modi in cui una persona può condannarsi, da sola, alla rovina, non solo assecondando le proprie passioni, ma soprattutto non riuscendo a far chiarezza all’interno dei propri pensieri e dei propri desideri.

Tutte le famiglie felici sono simili le une alle altre; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo

La famiglia di Anna all’inizio della storia è formata da lei, dal marito Aleksei Karenin, funzionario statale, e dal figlio Serëža. I tre vivono assieme a San Pietroburgo un’esistenza felice, con Anna che è considerata una delle donne più belle ed affascinanti dell’alta società.

La rottura avviene quando la donna si reca a Mosca per aiutare il fratello, e qui si imbatte in Vronskij, un uomo che le dedica subito grandi attenzioni, attenzioni alle quali la protagonista all’inizio non sa e poi non vuole sottrarsi.

I due daranno vita prima a una relazione clandestina, con Anna che resterà pure incinta dell’uomo, e poi, pur senza avere ottenuto il divorzio (che Karenin, ostinatamente e mal consigliato, non vuole concederle), partirà per l’Europa, abbandonando per lungo tempo il figlio.

 

2. Come si fa col sole

L’amore puro di Levin per Kitty

Come dicevamo in apertura, Anna Karenina non è, come spesso si pensa erroneamente, un romanzo dedicato ad un’unica figura di donna, ma accanto ad Anna si ergono vari coprotagonisti, le cui vicende spesso esulano da quelle della donna. In particolare grande spazio, soprattutto nella terza, quinta e settima parte, è riservato a Konstantin Levin, l’alter ego di Tolstoj.

Levin è un aristocratico serio e moralmente ineccepibile, che ha scelto di vivere in campagna, non comprendendo lo stile di vita della città in cui sembra che la vanità e il doppiogiochismo la facciano da padroni.

Levin timido davanti a KittyCiononostante, all’inizio del libro si trova anch’egli a Mosca, desideroso di chiedere la mano di Katerina Ščerbackaja detta Kitty, la sorella minore di Dolly, a sua volta moglie del fratello di Anna, Stiva.

Scese, evitando di guardarla a lungo, come si fa col sole, ma vedeva lei, come si vede il sole, anche senza guardare

Di Kitty egli è innamoratissimo e da lei è profondamente intimidito. La frase che abbiamo scelto di inserire in questo secondo punto della nostra cinquina arriva proprio in un momento in cui Levin sta cercando di avvicinarsi all’amata: la scorge infatti mentre pattina in un campo, circondata da moltissimi altri avventori, ma subito la nota come se brillasse di luce propria.

«Era lei il sorriso»

«Non c’era nulla di particolare – scrive Tolstoj –, almeno così sembrava, nell’abito suo e nella sua posa; ma per Levin era così facile riconoscere lei tra tanta gente, così come una pianta di rose fra le ortiche. Tutto prendeva luce da lei: era lei il sorriso che illuminava tutto, d’ogni intorno».

Il rapporto con Kitty, però, almeno inizialmente non andrà come sperato da Levin: la sua proposta di matrimonio infatti viene rifiutata dalla ragazza, che spera di riceverne una analoga da Vronskij, non sapendo ancora che quest’ultimo nel frattempo si è perdutamente innamorato di Anna Karenina. Kitty e Levin, d’altro canto, si chiariranno e riconcilieranno tempo dopo, alla fine della quarta parte.

 

3. L’elica intorno alla quale tutto gira

Levin, un integralista morale, e il dramma di Stiva

Soffermiamoci ancora per un altro attimo su Levin, il personaggio che più si fa portatore delle idee autentiche di Tolstoj sulla vita e sull’amore. Sempre nelle prime battute del libro si trova, ad un certo punto, a bere con Stepan Oblonskij, il fratello di Anna.

La storia comincia proprio da lui, perché Anna si reca a Mosca per intercedere presso sua cognata dopo che Stiva l’ha tradita; e il dialogo tra l’uomo e il suo amico Levin davanti a qualche bicchierino serve ai due per confrontarsi sull’amore e le donne.

Levin parla con StivaIn primis, infatti, Stiva avverte un innamoratissimo Levin di non essere l’unico ad ambire alla mano di Kitty: è infatti presente in città il nobile Vronskij, un uomo bello e capace che ha da qualche tempo messo gli occhi sulla sua giovane cognata.

Stiva ritiene che Levin abbia ancora delle buone possibilità di convincere Kitty a sposarlo, ma gli consiglia di fare in fretta, perché più passa il tempo, più Vronskij riuscirà – coi suoi modi affabili ed il suo denaro – ad insinuarsi nel cuore della fanciulla.

Eh, già, amico mio, le donne… ecco l’elica intorno alla quale tutto gira

Ma la conversazione passa presto su altri temi, e in particolare sulle donne, come conferma la frase che abbiamo scelto, pronunciata proprio da Stepan.

Egli infatti è combattuto tra il rispetto che prova per sua moglie, che però, a suo dire, non riesce più a tenere il passo della sua vitalità, e la giovane amante, che d’altro canto nulla gli chiede ma verso la quale si sente enormemente in debito. E proprio su questo dissidio interiore tra la fedeltà verso l’una e la riconoscenza verso l’altra chiede un consiglio a Levin.

Il buon uomo, un po’ scosso dalla comparsa in scena di Vronskij a mettergli i bastoni tra le ruote, all’inizio reagisce in modo piuttosto duro: con alcune frasi mezze accennate, afferma che per lui le donne si dividono in due categorie, lasciando intendere in sante e prostitute, e si lancia in un panegirico sui doveri della fedeltà, sull’amore platonico e sulle donne che invece si degradano.


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Nemmeno l’appello di Stiva a Maria Maddalena serve a mitigarne il furore censorio, anche se poi, d’improvviso, Levin ricorda le proprie debolezze e si fa più comprensivo: «Ecco, vedi – conclude Stiva –, tu sei un uomo tutto d’un pezzo. Questo è il tuo pregio e il tuo difetto. Tu sei tutto d’un pezzo e vorresti che la vita fosse fatta di avvenimenti integrali, e questo non succede».

 

4. Tante specie d’amore quanti cuori

Le malelingue di San Pietroburgo contro Anna e Vronskij

La storia procede. Vronskij ha conosciuto Anna, incontrandola per caso in stazione, e se ne è perdutamente innamorato, rivolgendole subito importanti attenzioni. Lei è spaventata dall’ardire dell’uomo, e quanto prima lascia Mosca e ritorna a San Pietroburgo, senza riuscire in realtà a liberarsi dell’innamorato, che la segue addirittura sullo stesso treno.

Se, infatti, Vronskij ha subito ben chiari i suoi sentimenti per Anna e cosa vuole ottenere da lei, la donna è invece inizialmente molto confusa. È devota al marito, il pur noioso e monotono Aleksei Karenin, e soprattutto ha un figlio, quindi respinge varie volte le attenzioni di Vronskij, pur senza mai pronunciare una parola decisiva e risolutiva sull’argomento.


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Nella seconda parte, ad un certo punto, Anna si reca a casa della principessa Betsy, dove si trovano riunite varie personalità dell’alta società della capitale, tra cui lo stesso Vronskij. Le donne non staccano gli occhi di dosso alla coppia, sulla quale cominciano già a circolare i primi pettegolezzi nonostante non sia ancora accaduto nulla tra loro.

Anna con una letteraLe signore, inoltre, non mancano di cercare di mettere i due in imbarazzo, elogiando i pregi del matrimonio d’interesse rispetto a quello d’amore, visto che il primo può eventualmente concedersi anche qualche scappatella per placare i desideri.

«Io penso – disse Anna, giocando con un guanto che si era tolto – io penso… se è vero che ci sono tante sentenze quante teste, così pure tante specie d’amore quanti cuori»

Varie persone dicono la loro sull’argomento, e mentre Vronskij si dimostra scettico nei confronti di chi denigra l’amore, un parere viene chiesto pure ad Anna, che se ne esce con la frase che abbiamo riportato qui sopra, a sottolineare come sia impossibile dare una legge morale davanti a una casistica così ampia come quella dell’amore.

Subito dopo, uscita con eleganza d’impaccio, la nostra protagonista si rivolge a Vronskij, rimproverandolo e poi appartandosi con lui su alcune poltroncine in disparte: ha infatti ricevuto una lettera da Mosca in cui si dice che Kitty sta male, a causa dell’improvviso addio del suo amato.

Ma il vero tema della conversazione privata non è Kitty, che viene presto dimenticata, bensì le attenzioni che l’uomo continua a rivolgere alla Karenina, attenzioni che lei gli rimprovera ma che non riesce, e anzi è ormai chiaro che non vuole, fermare.

 

5. Il desiderio dei desideri

L’infelicità che deriva da un desiderio appagato

Superiamo, per concludere, la metà del libro e avviamoci verso la conclusione. Vari fatti sono accaduti nel frattempo: Anna si è infine concessa a Vronskij e ha iniziato una relazione adulterina con lui, facendo sparlare mezza San Pietroburgo.

La relazione l’ha fatta restare incinta e l’ha costretta a confrontarsi col marito, che, indeciso sul da farsi, davanti alla scelta di Anna di non voler “salvare le apparenze”, decide di non concederle il divorzio e di tenersi stretto il figlio, Serëža.

Anna e Vronskij nel recente adattamento cinematografico interpretato da Keira Knightley, Aaron Taylor-Johnson e Jude LawAnna quindi abbandona il tetto coniugale (e il figlio) e con Vronskij inizia a viaggiare per l’Europa. I due sperano così di poter coronare il loro sogno d’amore, ma dopo l’entusiasmo iniziale il loro stato d’animo si rivela essere contrario a quelle che erano le aspettative.

Ben presto sentì che nell’animo suo s’era destato il desiderio dei desideri: la malinconia

Anna, infatti, ritiene di doversi sentire in colpa per quanto accaduto, e sinceramente vorrebbe provare rimorso per aver fatto soffrire suo marito e suo figlio, abbandonandoli; ma non le riesce, ed è invece felice e sollevata di essere lì, con un nuovo compagno e la appena nata nuova figlia.

Vronskij, invece, che tanto aveva desiderato unirsi ad Anna e che tanto aveva premuto perché si verificasse quanto stava effettivamente accadendo, si rende conto di non essere felice come si aspettava. «Vronskij intanto, malgrado il completo appagamento di quello ch’egli aveva così a lungo desiderato, non era pienamente felice».

La delusione di Vronskij

«Ben presto sentì che l’appagamento del desiderio gli aveva dato solo un granello di sabbia di quella montagna di felicità che si attendeva. Questo appagamento – scrive con sagacia Tolstoj – gli aveva mostrato l’errore che commettono gli uomini che si figurano la felicità nell’appagamento di un desiderio».

E così Vronskij, non potendo neppure frequentare l’alta società locale a causa della situazione incresciosa in cui si trova, si dà a vari passatempi e in particolare all’arte, cercando prima nel collezionismo e poi direttamente nella pittura una forma di appagamento per quella felicità non raggiunta: se la realizzazione del suo massimo desiderio non gli aveva dato la felicità, allora rispondeva aumentando i desideri.

 

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